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Ecco il metodo più creativo per aumentare la tua reputazione

Lo sapevi che migliorando la tua brand awareness (ovvero come il pubblico reputa la tua azienda) puoi essere visibile ad ancora più clienti?

Appassionato di scrittura e di tecnologia, ha sempre cercato il modo per coniugare queste due passioni. Scrive sul web e del web. Innamorato dei social network, è sempre in cerca di nuovi modi per fare marketing con gli strumenti online più innovativi.
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Marketing emozionale: la strategia che fa battere il cuore

Viviamo in un’epoca in cui la comunicazione ha fatto grandi progressi e si è inserita in ogni aspetto della quotidianità delle persone. In questo contesto il marketing emozionale diventa uno strumento indispensabile per ogni azienda, perché che si tratti di B2B o B2C sarà sempre con delle persone che dovremo trattare.

A cosa serve il marketing emozionale?

Il suo scopo è coinvolgere ogni cliente, offrendogli un’esperienza da ricordare che rimanga ben impressa, riconoscibile e collegata a un brand.

Ecco 3 ingredienti da ricordare per rendere le esperienze dei vostri clienti memorabili!

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Non sottovalutare i collegamenti emotivi con i clienti

Un report della Bergische University di Wuppertal ha rilevato che “l’emozione evocata dai brand più amati dal cliente è forte quanto quella evocata da un caro amico”.

Non solo i brand B2C suscitano pathos nei consumatori, ma in media i clienti B2B sono collegati emozionalmente molto di più ai loro venditori rispetto ai consumatori. Il motivo si ritrova nella diversità del processo decisionale: quello B2B include rischi personali, infatti se la scelta d’acquisto non va come previsto le parti interessate perdono tempo e credibilità o addirittura il lavoro; essendo la posta in gioco molto alta, è ovvio che le persone sentano una connessione maggiore per un fornitore rispetto a un prodotto.

La trasparenza è fondamentale

Le persone comprano da altre persone, non da aziende” fa notare Guy Yehiav, CEO di Profitect. Per questo motivo la connessione emotiva è molto importante per ogni decisione dell’azienda. Yehiav continua “ora i potenziali clienti si creano un’impressione dell’azienda ancora prima di incontrarla.”

In un mondo super tecnologico dove tutti sono connessi attraverso computer, smartphone e tablet gli acquirenti riescono a identificare velocemente le aziende leader del settore e quali invece soddisfano i loro bisogni; è quindi importante mettersi nei panni dei potenziali clienti per capire i loro bisogni e creare poi un’immagine dell’azienda trasparente e coerente con il messaggio che si vuole mandare.

Ricordate che quando toccate i sentimenti dei clienti associate al vostro brand sensazioni e ricordi piacevoli, rendendo l’esperienza indimenticabile e facendo così diventare gli acquirenti i vostri più grandi promotori.

Emoticons on note paper attched to rope with clothes pins

Raccontate una storia

Michael Ballard, Senior Manager del Digital Marketing presso Lenovo, chiarisce che “le storie sono il modo in cui le persone stanno in connessione fra loro: una storia interessante, vale più di qualsiasi semplice parola.”

Le storie di successo hanno all’interno 3 elementi: emozione, coinvolgimento e curiosità. Se la vostra comunicazione possiede almeno 2 di questi elementi farà nascere interesse nel pubblico, creando interazione emotiva col brand e aumentando la brand awareness.

Questa tecnica di marketing emozionale è la soluzione adatta per le aziende che vogliono fidelizzare i propri clienti o acquisirne di nuovi e noi possiamo aiutarti a capire i loro bisogni per creare un’esperienza entusiasmante e memorabile!

Ha studiato Economia e Gestione Aziendale presso l’Università degli Studi di Trieste. Appassionata di marketing e di economia, segue con attenzione le ultime tendenze in fatto di comunicazione
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Vendere con le parole? Ecco la tecnica perfetta!

La sottile linea che divide l’informazione dal marketing si sta facendo via via sempre più flebile. Man mano che le tecnologie progrediscono e danno nuove prospettive al marketing, man mano che gli studi neurologici forniscono risultati sempre più precisi e misurabili, questa linea di demarcazione tende sempre più a restringersi, fino a confondersi se non ad eliminarsi.

Un prodotto di questa tendenza è il native advertising.

Molti di noi lo sfruttano nel web quasi sempre senza rendersene conto. Non è una nuova tecnica di marketing perché esisteva già da molto, ma non è nemmeno una semplice riscoperta di un vecchio metodo di fare pubblicità.

Il native advertising è la costruzione di un messaggio pubblicitario senza che questo sia recepito dal pubblico come pubblicità.

Non stiamo parlando di un puro e vile messaggio subliminale (messaggio sotto la soglia di percezione), bensì di una notizia, di una storia che molto semplicemente racconti il brand o un prodotto in particolare.

È una tecnica già sfruttata in passato: nei giornali e nei siti web si legge spesso “articolo promozionale”, oppure “contenuto scritto con la partecipazione di (brand)”. Il native advertising è proprio la forma evoluta di questi contenuti, che sintetizzano la capacità di informazione degli articoli giornalistici puri con le tecniche della pubblicità.

Questa tecnica, che molti hanno descritto come un imbroglio ma che è definita chiaramente a livello legale (le forme pubblicitarie devono essere chiaramente esplicitate e distinguersi dagli articoli d’informazione), ha l’obiettivo di catturare l’utente e portarlo fino in fondo alla storia finché non incapperà nel prodotto che l’autore vorrà proporgli. Utilizzando le tecniche narrative proprie dello storytelling.

Secondo recenti ricerche del settore, inserire immagini in un articolo aumenta di molto la probabilità che il lettore legga l’articolo fino alla fine, portandolo dunque al punto focale dove viene proposto il prodotto da vendere, come le nostre proposte per le imprese B2B.

Vedete? Abbiamo perfettamente inserito il prodotto che vendiamo nella storia... Basterà infarcire il tutto con un po’ di dati supportati da tesi interessanti per acchiappare il lettore e garantire l’efficacia dei consigli che abbiamo dato. Poi basterà fornire la soluzione a tutto, ovvero il prodotto che vendiamo. Et voilà!

Questo che avete appena letto è un esempio di native advertising, l’advertising che nasce direttamente e spontaneamente dall’articolo stesso, spesso anche in maniera involontaria. Ma se volete andare davvero oltre, c’è un altro insieme di tecniche infallibili del marketing…

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Lo storytelling: la chiave per entrare nel cervello degli esseri umani

Non occorre essere dei neuroscienziati per rendersi conto che un’informazione si ricorda più facilmente quando è associata a una storia. La spiegazione è molto semplice: quando ascoltiamo o leggiamo un racconto si attivano tutte le aree del cervello che useremmo se vivessimo in prima persona le esperienze al centro della narrazione che stiamo seguendo.

Per questo quando raccontiamo una storia riusciamo a far provare ai nostri interlocutori sensazioni ed emozioni realistiche, stimoliamo cioè la loro capacità di empatizzare, un risultato a cui mirano tante campagne di marketing e comunicazione.

Ma perché il nostro cervello si “sveglia” quando gli viene presentata una sequenza di avvenimenti?  È un comportamento che dipende da come si è sviluppato il pensiero degli esseri umani, sempre alla ricerca di rapporti di causa/effetto nell’ambiente che li circonda. Un racconto, infatti, se ridotto ai minimi termini non è altro che una concatenazione di eventi legati da un nesso di causa/effetto. Le congetture che derivano da tali rapporti vengono sempre confrontate con ciò che la nostra esperienza ci ha insegnato: ecco perché, per fare queste comparazioni, varie aree del cervello entrano in azione, non solo quelle deputate ad analizzare il linguaggio.

Attenzione però, non basta raccontare una storia per emozionare, bisogna saperla raccontare bene, perché il nostro cervello si evolve in continuazione e, per esempio, quando si imbatte troppo spesso in un termine o un concetto, gli attribuisce un minor valore evocativo. Questo è stato scoperto grazie a delle ricerche scientifiche e sul campo dai nostri esperti in comunicazione e marketing. Se vuoi approfondire l’argomento e far decollare il tuo business con uno storytelling avvincente, sono a tua disposizione!

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Storytelling, quando l’azienda si racconta ai clienti

Vi ricordate il nostro precedente articolo sulla campagna marketing di Blendtec? Abbiamo parlato di come un brand di nicchia è riuscito a incrementare notevolmente le vendite online (+522%,) merito di un approccio diverso e innovativo di marketing, poi diventato virale.

Ma la campagna Blendtec è molto di più: è diventata storytelling. Tom – e la Blendtec – narrano infatti una storia, dove il valore dell’azienda incontra la parte più intime del cliente, la sua umanità e le sue emozioni. La forza dello storytelling è proprio questa: essere vicini alle persone, perché il racconto di un’esperienza vissuta nella vita quotidiana è qualcosa di potente e innato. Come non possiamo fare a meno di comunicare, così non possiamo fare a meno di descrivere qualcosa. E di ascoltare.

La definizione di questa tecnica è semplice: raccontare l’azienda attraverso una storia. Che sia scritta, sia un video, sia un racconto di un cliente soddisfatto o un semplice tour tra gli impianti produttivi di una fabbrica di scarpe, c’è sempre una storia dietro.

Vediamo dei famosi casi di successo di storytelling.

Dove – Senza dubbio la campagna più famosa ed efficace è “Evoluzione”(metti il link della campagna). Va dritta al cuore e alle emozione delle donne. Con un semplice e breve video, Dove ha voluto far capire come tutti i canoni di bellezza insiti nella mente sono in realtà sbagliati, smontando il mito dei corpi perfetti. La forza di questa campagna sta nell’aver interpretato i bisogni e le preoccupazioni delle proprie clienti, essersi messi dalla loro parte e aver raccontato il tutto. Semplice.

Honda – Un bellissimo video (metti il link della campagna)narra tutta la storia di Honda: delle mani che, partendo da un singolo bullone dell’azienda costruiscono aerei, auto, moto da corsa, barche e robot. In questo storytelling, in cui il valore della creazione e i toni epici la fanno da padrone, l’azienda si racconta da un punto di vista umano. Tutto è a portata di mano, piccolo, tangibile, manipolabile: proprio come vuole essere Honda, un costruttore di prodotti per tutti, alla portata di tutti e per qualsiasi scopo.

Lego – Non esiste modo migliore di raccontare un’azienda se non con un video. Se poi lo si fa attraverso un film, abbiamo vinto alla lotteria. È proprio ciò che ha fatto LEGO con il film “The LEGO movie” (metti il link del trailer). Un semplice omino LEGO, con una vita che rispecchia i giorni nostri, si ritrova nel bel mezzo di una fantastica avventura. La morale è inequivocabile: “Ora tocca a te, cosa sapresti fare con dei semplici mattoncini di LEGO?”

E tu, hai mai pensato di fare una campagna di storytelling per la tua attività? Raccontaci la tua esperienza!

Brand Storytelling: ma cosa significa esattamente?

Oggi si parla continuamente di storytelling, e se ne parla in particolare come nuova arma di marketing, soprattutto sul web. Ma cosa significa esattamente? Cosa vuol dire comunicare un brand attraverso lo storytelling? Come dice la parola stessa, per storytelling s’intende, essenzialmente, creare una storia, un racconto. Ma di che tipo di storia stiamo parlando?

  • Raccontare il brand
  • Lo storytelling di un brand sarà un contenuto da affiancare al brand, condivisibile sul web per aumentarne la visibilità. Raccontare la nascita di un prodotto o di un’azienda, mostrarne le varie fasi di creazione e produzione può essere un buon punto di partenza, ma per trasformare prodotti ed aziende in vere e proprie storie bisogna fare qualcosa in più.

  • Iniziare con la propria storia
  • Dobbiamo iniziare tracciando il profilo del brand: qual è la storia, quali sono gli obiettivi a lungo termine, la visione o la filosofia del marchio. Quali sono gli episodi salienti accaduti fino ad ora, i luoghi in cui è nato il progetto. Senza dimenticare poi, quali prospettive e svolte ci saranno nella nostra narrazione aziendale, o quali nuove intuizioni ci guideranno. In sostanza bisogna raccontare non solo da dove veniamo, ma soprattutto dove vogliamo andare.

  • Concentrarsi sul consumatore
  • In un secondo momento è importante concentrarsi sul consumatore. La storia che vogliamo raccontare sarà infatti la sua. Dobbiamo avere un’idea il più precisa possibile del target cui ci stiamo rivolgendo, di quali siano le sue esigenze, i suoi problemi, le sue aspirazioni, creando un modello di interlocutore a cui ci possiamo rivolgere. Intorno al profilo dell’acquirente ideale costruiamo una storia.

  • L’aiutante e il protagonista
  • Il terzo step sarà cercare i punti di contatto tra la nostra storia e la storia di chi ci segue, la storia delle persone cui ci rivolgiamo, individuare qualcosa che ci accomuna, che ci vede partecipi fianco a fianco. Il brand non sarà più quindi il protagonista, ma l’aiutante che mette le sue risorse (i prodotti, i servizi, le competenze che offre) a disposizione del consumatore – il vero protagonista – per permettergli di risolvere un problema o migliorare la qualità della vita.

  • Le regole del gioco
  • Se siamo a corto di idee ed abbiamo bisogno di consigli pratici per costruire delle storie interessanti possiamo sempre seguire le indicazioni di di storytelling è maestro, come Pixar, gigante dell’animazione che ha elencato le sue “22 regole dello storytelling”. Un principio universalmente valido vede prevalere i personaggi rispetto agli avvenimenti: dare più risalto alle persone ed alle loro personalità e caratterizzazioni significa creare empatia e identificazione. Un’altra cosa da tenere a mente è la piattaforma che vogliamo usare per raccontare: una storia raccontata su un sito sarà ovviamente diversa dalla stessa storia raccontata su un blog o sui social network.

  • Contenuti che creano engagement
  • Un buon brand storytelling sarà capace di creare partecipazione, engagement e quindi visibilità. La storia non sarà più soltanto quella del brand, ma sarà una storia comune, più forte ed efficace, che resterà nel tempo.

     

    Post Scritto in collaborazione con http://www.greatcontent.it/

    Marketing: se quello tradizionale parla alle persone, il content parla con le persone

    Negli Stati Uniti il marketing di contenuto è usato da anni; l’industria italiana della comunicazione non è al passo coi tempi come quella oltre oceano, ma fortunatamente negli ultimi tempi anche le aziende del Bel Paese stanno percependo sempre più la necessità di coinvolgere il cliente in dinamiche più profonde rispetto alla mera vendita del prodotto.

    La particolarità di questo genere evoluto di marketing  è di creare ciò che ruota intorno al brand, puntando a suscitare emozioni ed esperienze correlate ad esso.

    Il fine del content marketing non è più solo quello di proporre un prodotto, bensì di promuovere la cultura del prodotto stesso, portando il cliente a provare un senso di condivisione di motivazioni e di ideali con il brand.

    Ad esempio il content marketing non interrompe: anziché proporre prodotti e servizi, offre informazioni, che rendono più consapevole l’acquirente. I nuovi contenuti che vengono utilizzati per coinvolgere i clienti sono divulgati attraverso diverse azioni che prevedono ad esempio white paper, social network, article marketing, blogging, infografiche e case history.

    La Marketo, azienda americana leader nei sistemi di Marketing Automation, ha realizzato un interessante infografica, nella quale ha sintetizzato in modo chiaro e semplice alcuni importanti dati sul content marketing. Suggerisce alle imprese di utilizzarlo perché sviluppa la fiducia nei compratori. Twitter, Facebook e LinkdIn sono i social network più utilizzati.

    Ovviamente le aziende devono fornire del contenuto coinvolgente, che sia sufficiente per realizzare gli obiettivi prefissi, e disporre di un budget che permetta la creazione e la distribuzione dei contenuti.

    Il video “The Power of Story“, presentato in occasione del Content Marketing Word 2011, traccia una timeline della storia moderna utilizzando uno storytelling e spiega come il content marketing sia sempre stato tra gli obiettivi delle aziende, ma che solo ora abbia raggiunto il ruolo che merita.

    Usando questa tecnica di marketing, l’azienda può diventare un punto di riferimento importante per tutti i suoi clienti, potenziali e acquisiti, che cercano informazioni utili sui suoi prodotti e servizi.