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La Nike è nel pallone

È tempo di un nuovo spot per Nike. L’azienda produttrice di abbigliamento e accessori sportivi ha recentemente lanciato la seconda parte della campagna dedicata al calcio “Risk Everything”.

Il nuovo video, “Winner Stays”, si apre in un parco dove due squadre si sfidano in una partita il cui risultato deciderà chi rimarrà in campo. La partita inizia e uno dei due ragazzi dice “Ora vorrei essere Cristiano Ronaldo“ e il suo avversario risponde: “Sì? Allora io sono Neymar“.

Ecco, fatto! Nel giro di pochi secondi una semplice amichevole si trasforma in una partita tra i più grandi calciatori del mondo: i ragazzi continuano nominando il giocatore che di volta in volta corrisponde alle caratteristiche necessarie al gioco ed ecco che compaiono sul campo Wayne Rooney, Zlatan Ibrahimovic, Eden Hazard e Gonzalo Higuain.

Il video prosegue con Ronaldo che segna un goal e si avvicina al suo avversario dicendo “Il pubblico ora impazzisce” indicando i tifosi esultanti in tribuna e mettendo in evidenza che ai piedi indossa le inedite Mercurial Superfly.

Il suo avversario risponde con altrettanta prepotenza facendo notare che 50.000 persone stanno urlando il suo nome e che lui sta indossando le Magista, un altro modello di scarpe non ancora in commercio.

Ma i calciatori non sono ancora finiti. Ecco scendere in campo Gerard Pique, David Luiz clonato, e Iniesta vittima di uno scambio di persona. Neymar porta il risultato sull’1-1 tramite un pallonetto poi ci pensa il vero Iniesta a dare il suo contributo portando il punteggio sul 2-1. Rooney però risponde con un tiro dalla lunga distanza e si va sul 2-2.

Lo speaker annuncia l’ultimatum: “Chi segna il prossimo goal vince“.

Tutti i giocatori sono in ansia e tentano di non commettere falli; l’unico ragazzo che non si è ancora trasformato in un campione però subisce un fallo in area da David Luiz. Cristiano Ronaldo è quindi in procinto di tirare il rigore ma fa spazio al giovane calciatore che vuole viversi il suo momento e assumersi tutta la responsabilità dell’azione.

Una partita tra amici, il sogno di giocare con i propri idoli e il desiderio di voler diventare come loro: questo è il concetto base di questo ultimo spot di Nike Football.

Pubblicato su YouTube il 25 aprile, in pochi giorni ha superato i 30 milioni di visualizzazioni. Evidentemente la gente non si è ancora stufata di vedere il calcio ovunque, voi che ne pensate?

Ha studiato Economia e Gestione Aziendale presso l’Università degli Studi di Trieste. Appassionata di marketing e di economia, segue con attenzione le ultime tendenze in fatto di comunicazione

La verità attraverso un “Fuck”

Vi è mai capitato di conoscere persone che si improvvisano moraliste soltanto in determinate occasioni? Pilion Trust, un ente di beneficienza del Regno Unito, ha approfittato proprio di queste persone per condurre il suo esperimento sociale e rispondere così anche ai tagli che il governo britannico ha attuato nei suoi  confronti.

Si tratta di un video, realizzato con la collaborazione dell’agenzia pubblicitaria Publicis e in seguito diventato virale, in cui si ha la dimostrazione dell’indifferenza accentuata della gente nei confronti del tema della povertà e della facilità con cui il perbenismo spicca in alcune circostanze.

Il video è diviso in due parti: nella prima un ragazzo in versione “uomo sandwich” cammina per Londra indossando un cartello con scritto “Fuck the poor”. Indignazione e sconcerto trapelano dalle reazioni dei passanti, i quali manifestano il loro interesse nei confronti della questione offendendo l’uomo o addirittura ricorrendo alle forze dell’ordine per allontanarlo.

Nel secondo momento del video invece il messaggio viene completamente capovolto: “Help the poor” è la scritta che compare nel medesimo cartellone. Le dinamiche della prima parte si ripetono con un invito diverso, quello di “aiutare i poveri”, che sembra però destare meno interesse e attenzione di quello precedente.

Il ragazzo riceve solo qualche moneta e tanta indifferenza e lo spettatore assiste così allo scarto molto marcato tra le due situazioni presentate nel video: da un lato, l’atteggiamento aggressivo dei passanti davanti ad un messaggio inconsueto e sicuramente poco perbenista, dall’altro una reazione di impassibilità nei confronti di una richiesta di aiuto legittima.

“Siamo consapevoli che alcuni possono essere scioccati da questo filmato, ma siamo più offesi del fatto che persone in tutto il Regno Unito vivono in situazioni avverse” ha affermato il CEO di Pilion Trust, Savvas Panas.

Sebbene la viralità del video sia dovuta specialmente alla sua condivisione su YouTube, questo spot è apparso e continuerà ad apparire per tutto il mese di aprile anche nelle sale cinematografiche.

Una verità così esplicitata riuscirà a sensibilizzare le persone sul tema della povertà o sarà l’ennesimo motivo di rivalsa per perbenisti ed ipocriti?

Ha studiato Economia e Gestione Aziendale presso l’Università degli Studi di Trieste. Appassionata di marketing e di economia, segue con attenzione le ultime tendenze in fatto di comunicazione

Ti arrotolo e ti rispondo

A differenza di brand come Barilla, il cui presidente è stato etichettato come omofobo dopo alcune sue scottanti affermazioni, Honey Maid ha lanciato qualche settimana fa il video “This is Wholesome”,  dedicato invece  a tutte le famiglie, comprese quelle formate da una coppia omosessuale.

A dimostrazione del fatto che una famiglia può essere composta da genitori dello stesso sesso, l’industria dolciaria statunitense ha deciso di affiancare questa tipologia a quella della famiglia tradizionale formata da moglie e marito.Ma come accade sempre nei casi di spot di questo genere, i commenti in merito alla scelta del messaggio veicolato non sono mancati.

Sebbene gran parte di essi siano stati positivi, alcune persone hanno reagito con disappunto all’iniziativa.

Fin qui nulla di nuovo, se non fosse per la reazione del brand: Honey Maid, infatti, ha deciso di rispondere a tono a tali commenti, trasformandoli in un’occasione per ribadire il messaggio di amore.

Due artiste sono state incaricate di comporre la parola “LOVE” utilizzando i fogli di carta arrotolati sui quali erano stati stampati i commenti di disprezzo. Per quanto riguarda invece quelli positivi, questi ultimi sono stati posti attorno agli altri per fare in modo di attenuare la diffusione di messaggi negativi e sottolineare la quantità decisamente più alta di quelli positivi.

Un’ottima strategia di marketing quella adottata dal brand che all’indifferenza ha preferito il replicare in maniera intelligente alle critiche, lasciando tutti a bocca aperta.

Tutto questo amore sarà servito a far cambiare idea ai criticoni oppure no? Voi che ne pensate?

La campagna finisce dove inizia la libertà di parola

Voltaire in passato disse “Posso anche non condividere la tua idea, ma darei la vita affinché tu la possa esprimere.”. Un pensiero nobile, rappresentativo della lotta secolare per la libertà di parola ma che certamente non fa riferimento alla nuova campagna di marketing realizzata dalla filiale italiana della birra danese Ceres.

Quest’ultima ha messo online lunedì scorso un sito completamente rosa che annuncia il lancio della nuova bevanda, la Ceres Soft Ale: una birra a bassa gradazione alcolica, aromatizzata al lampone e allo zenzero e indirizzata ad un pubblico femminile.

Un filtro rosa accompagna anche lo spot nel quale compaiono giovani donne impegnate a sorseggiare questa nuova birra a bordo piscina e ad ammiccare ai ragazzi che sono in loro compagnia.

Non si tratta certamente di un gran capolavoro di marketing ma se soltanto si fossero limitati al video un po’ trash avrebbero di certo fatto meglio. E invece no. Nella logica della partecipazione condivisa e dell’interazione promossa dal web 2.0, l’azienda ha deciso di chiedere agli utenti di lasciare un messaggio, rivolto alla nuova birra, all’interno del suo sito.

Sarà per il filtro rosa adottato sia nel video che nel sito o per l’idea del gusto nauseabondo di una birra così aromatizzata per un pubblico italiano già poco propenso alle novità particolari, ma il riscontro non è stato per niente positivo.

Insulti, battute ciniche, derisioni a livelli esorbitanti compaiono tra i messaggi degli utenti che esprimono con gran convinzione e senza alcuna moderazione le loro idee a riguardo del nuovo prodotto.

Secondo le aspettative di molti il 1 aprile, giorno del lancio del prodotto, la Ceres esordirà ammettendo che si è trattato di uno scherzo ma anche se così fosse ormai dissapori vari ed eventuali sono ormai venuti a galla.

Non solo si ha avuto l’ennesima dimostrazione di quanto il mondo del web sia intriso di persone rabbiose e senza filtri nella condivisione dei propri pensieri (vedi i casi recenti di Cynar e o IKEA), ma si sa per certo che tutti questi sfoghi personali rimarranno, in qualche modo, ancorati al brand.

Certa è la colpa della mancata presenza di moderatori che filtrassero i messaggi lasciati nel sito ma la domanda che sorge è: non potrebbero gli utenti diventare moderatori di loro stessi?

Ha studiato Economia e Gestione Aziendale presso l’Università degli Studi di Trieste. Appassionata di marketing e di economia, segue con attenzione le ultime tendenze in fatto di comunicazione

Il mondo dagli occhi di una donna

I Google Glass, nati dall’idea di realizzare un paio di occhiali dotati di realtà aumentata, non sono solo un ottimo prodotto di innovazione tecnologica ma anche uno strumento efficace nella creazione di campagne pubblicitarie.

Lo dimostra il primo esperimento effettuato dall’agenzia di creativi londinese Banjo Eyes Films, la quale ha utilizzato il particolare dispositivo di Google per realizzare il video Woman’s Day #throughglass, che porta alla luce uno degli innumerevoli casi di violenza sulle donne.

I Google Glass vengono infatti indossati da una donna per creare un coinvolgimento maggiore da parte di coloro che guardano il video, spostando il punto di vista da un ipotetico narratore a quello della protagonista.

La donna si sveglia di buonumore, fa colazione, esce e va a fare un po’ di shopping, incontra un’amica e poi … il dramma. La musica allegra di sottofondo si interrompe. Al suo rientro a casa, infatti, ad aspettarla c’è il suo partner al quale stupita dice “Sei tornato presto” e lui le risponde “E tu no, invece” prima di sferrarle un colpo tremendo.

Un video che, se decontestualizzato e privo di introduzione, lascia a bocca aperta per il finale inaspettato. Creato in occasione della Giornata internazionale della donna, tratta un tema sempre più discusso: una donna su quattro subisce violenza da parte del compagno almeno una volta nella vita. Ogni anno 1,3 milioni di donne vengono picchiate e tale violenza non viene quasi mai denunciata.

A conclusione dello spot vi è uno slogan: “Nonostante il progresso le donne sono costrette a vedere scene come questa ogni giorno. Riflettici”. È un chiaro riferimento all’innovazione che rappresentano i Google Glass inseriti in un contesto, quello della nostra società, in cui sembra risultare più semplice progredire con la tecnologia che con i valori.

Ha studiato Economia e Gestione Aziendale presso l’Università degli Studi di Trieste. Appassionata di marketing e di economia, segue con attenzione le ultime tendenze in fatto di comunicazione

Disintossicarsi? Basta un collare!

Siamo abituati a vederli attorno alle teste dei nostri animaletti a quattro zampe, ma grazie a Coca Cola ora anche le persone potrebbero indossarli.

Stiamo parlando dei collari elisabettiani, utilizzati solitamente per impedire agli animali domestici di leccarsi ferite o piaghe, ma che nello spot della bevanda più amata al mondo diventano il rimedio contro la dipendenza da social network.

Si chiama Social Media Guard la campagna realizzata da Coca Cola che rimprovera la nostra schiavitù da connessione e il nostro eccessivo distacco da ciò che di piacevole ed insostituibile ci offre il mondo “off line”.

Come ovviare a questo problema? Indossando il collare Elisabetta! Quest’ultimo costringe la persona che lo porta a guardare dritta davanti a sé, distogliendo l’attenzione dallo smartphone e spingendolo finalmente a guardare ciò che gli/le sta intorno.

È ormai indubbio che il tempo passato a condividere le nostre esperienze sui social network sia spesso nettamente superiore al tempo che dedichiamo a viverle direttamente. E questo dovrebbe spingerci ad una seria riflessione non sul modo in cui utilizziamo le tecnologie, ma sul modo in cui permettiamo loro di monopolizzare il nostro tempo libero.

Che sia davvero il caso di far indossare alle persone un collare o possiamo sperare in un esame di coscienza con esiti ragionevoli? Magari senza aspettare che ci venga suggerito dalla Coca Cola.

Le opinioni sulla pubblicità di 29.000 consumatori

Nielsen ha da poco reso noti i dati riguardanti l’indagine globale sulla fiducia dei consumatori e sull’interazione di spesa. Tale ricerca permette di capire quali siano le pubblicità più incisive e quanto riescono a influenzare i consumatori. Lo studio ha coinvolto più di 29.000 consumatori online in 58 diversi paesi in tutto il mondo nel maggio 2013.

Dai dati emerge che, ancora una volta, il passaparola rimane la forma di pubblicità più efficace poiché trasmette fiducia, tanto che il 78% (84% nel mondo) dei consumatori italiani si basa sui consigli dei conoscenti per l’acquisto dei prodotti, ma, stranamente, il dato risulta in calo rispetto alla scorsa ricerca. Segue immediatamente la consultazione delle recensioni online di altri consumatori, di cui si fida circa il 64% degli italiani, trend in crescita. Al terzo posto, col 50% del consenso dei consumatori italiani, troviamo i pubbliredazionali.

La pubblicità televisiva continua a mantenere un ruolo di una certa rilevanza: il 42% degli italiani la considera attendibile come guida agli acquisti. Inoltre il trend è in aumento e segno di come la tv sia ancora uno dei media centrali per la cultura italiana. Tuttavia, il valore risulta inferiore rispetto alla quota mondiale, che si aggira attorno al 62%. Totalizza il 50% la pubblicità sui quotidiani, mentre in coda troviamo la pubblicità radiofonica, che in Italia raggiunge la soglia del 41% contro il 57% globale.

Trattiamo ora i dati riguardanti la fiducia nelle pubblicità in digitale. In testa, col 40% (69% mondiale) di consumatori  in Italia che si fidano del messaggio, c’è la pubblicità sui siti aziendali. In seconda posizione, col 35% su scala nazionale (48% nel mondo), i messaggi pubblicitari dei video online. A seguire, al terzo posto, l’email marketing con il 33% di credito in Italia (56% nel mondo) con trend in crescita. In Italia, dal 2011, è aumentato di ben 7 punti percentuali. Si distingue, infine, la pubblicità sui social, che totalizza un 32% di fiducia dei consumatori a livello nazionale (48% nel mondo).

Ma non è tutto. La ricerca Nielsen ha diffuso anche i dati riguardanti l’efficacia dei media pubblicitari. Al primo posto, col 73% dei consensi su scala nazionale (84% mondiale), c’è ancora il passaparola, comunque in calo. Segue col 59%, dato nazionale (70% mondiale), opinioni e recensioni online dei consumatori. Al terzo gradino del podio, gli spot televisivi col 49% (68% globale) degli intervistati che vi ripone la propria fiducia per consigli sugli acquisti.

Chiudiamo riportando la dichiarazione dell’Amministratore Delegato Nielsen Italia, Roberto Pedretti: ” L’ecosistema mediatico offre numerose opportunità di contatto con clienti e prospect. Tale varietà comporta per le aziende un’attenta riflessione sugli strumenti da utilizzare in relazione al target e agli obiettivi da raggiungere. La necessaria ottimizzazione che ne consegue non significa semplicemente “scegliere” mezzi e stili, ma sviluppare una coerente strategia di comunicazione che leghi tra loro le differenti piattaforme mediatiche, declinando su ognuna di esse il messaggio nelle sue forme più appropriate: da un lato, cioè, raggiungere un pubblico sempre più frammentato e ‘nomade’, dall’altro progettare contenuti e registri della comunicazione secondo le aspettative del target e le specifiche caratteristiche dei mezzi, così da renderla il più efficace possibile”.

Lo spot che ha fatto commuovere milioni di persone

La compagnia telefonica thailandese True Move H ha lanciato uno spot di tre minuti che racconta di come la vita delle persone possa essere trasformata positivamente da un sincero atto di generosità senza nessun tipo di previsione di tornaconto personale.

True Move H crede fermamente che il dare sia la migliore forma di comunicazione, da qui la tag line “giving is the best communication”. La storia raccontata in questo spot è stata ispirata da tutte quelle raccontate sui social media consultati dalla compagnia telefonica.

La pubblicità è stata ideata per pubblicizzare le nuove tecnologie di comunicazione dell’azienda thailandese volte a creare nuove opportunità di sviluppo e promuovere un miglioramento della qualità della vita nell’intero Paese.

Il video è paragonabile a un corto, davvero emozionante, e ha fatto commuovere milioni di persone in tutto il mondo, grazie alla sua diffusione virale da parte degli utenti di internet.

Non aggiungiamo altro lasciandovi alla visione dello spot.

 

Appassionato di scrittura e di tecnologia, ha sempre cercato il modo per coniugare queste due passioni. Scrive sul web e del web. Innamorato dei social network, è sempre in cerca di nuovi modi per fare marketing con gli strumenti online più innovativi.