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Marketing: il futuro è mobile

È molto probabile che stiate leggendo questo post da un device mobile, un cellulare o un tablet. Audiweb infatti rivela che il trend di fruizione della rete degli utenti italiani avviene sempre meno per mezzo del vecchio computer, in favore dei più pratici smartphone. Con una media di 11.6 milioni di individui online al giorno, i computer vengono surclassati dai device mobili, usati per navigare da 18,5 milioni di italiani con una frequenza media d’uso di 150 volte al giorno.

Ciò è determinato dall’alto numero di attività che possiamo gestire attraverso smartphone e simili: cercare informazioni, social media, mappe, shopping, ecc. Quest’ultimo settore, quello del mercato mobile, è stato oggetto di analisi del Convegno dell’Osservatorio Mobile B2C Strategy del Politecnico di Milano, svoltosi lo scorso febbraio. Tra i risultati emerge che gli addetti al marketing in Italia, a partire dal 2015, hanno compreso il potenziale dello smartphone, visto come un touch point per l’attrazione e la fidelizzazione dei consumatori. Gli investimenti delle aziende italiane in Mobile Advertising sono cresciute nel 2015 del 53% rispetto all’anno precedente, raggiungendo quota 462 milioni di euro.

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Altro risultato interessante è che ben tre italiani su quattro utilizzano lo smartphone per effettuare acquisti. Di questi, la maggior parte è nel settore dell’elettronica, al secondo posto l’abbigliamento, seguito dalle spese alimentari. Se la domanda cresce, l’offerta si struttura. Il 20% della pubblicità online è occupato specificatamente da quella destinata ai dispositivi mobili; tuttavia, il più alto numero di introiti rimane legato alle inserzioni pubblicitarie dei motori di ricerca (Google in primis seguito dai social network). Facebook e simili trascinano il mercato raccogliendo quasi il 60% degli incassi pubblicitari per via di annunci visualizzati su smartphone, i cui formati sono sempre più intriganti e rilevanti rispetto agli interessi dei singoli utenti.

Cosa ci riserba il futuro? Un report di Cisco prova a dare una risposta. Secondo gli analisti dell’azienda quotata al Nasdaq, il traffico dati continuerà ad espandersi nei prossimi anni ad un ritmo quasi esponenziale: complice la diffusione della rete 4G che permette elevate velocità di download e upload, nel 2020 sugli smartphone si prevede che viaggeranno 24 milioni di TB ogni 30 giorni, contro i meno di 3 milioni del 2015. La maggior parte del traffico sarà riservato ai contenuti video, che già oggi corrispondono a più del 55% dei dati trasmessi via mobile.

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L’accesso al web è ormai letteralmente a portata di mano, e lo sarà per sempre più persone: dunque è necessario che anche i fornitori di servizi e prodotti si adeguino a questa rivoluzione. Il marketing italiano sta iniziando ad aprire gli occhi sul potenziale del settore mobile, e tu? La tua azienda è al passo coi tempi sotto questo aspetto? Se cerchi una soluzione su misura, contattaci.

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Quando il marketing si confonde con la realtà: il proximity marketing.

Immaginate di camminare tranquilli per la città. Passate la piazza, vi dirigete verso casa ma tutto ad un tratto sentite il cellulare richiamare la vostra attenzione: lo prendete dalla tasca, accendete lo schermo e vedete un messaggio con dei coupon e i prezzi delle ultime offerte di un supermercato. Spam? Alzate lo sguardo e vi accorgete, stupiti, di essere proprio di fronte al supermercato dell’offerta.

Siete in giro la sera con gli amici, avete appena finito di cenare e ora siete alla ricerca di un posto dove poter passare il resto della serata. Camminate per le vie del centro, tra bar e chioschi quando… “drin”! Ecco un popup con i prezzi dei drink del pub proprio accanto a voi.

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Sembra fantascienza, invece è realtà: si chiama proximity marketing ed è la nuova frontiera del marketing.

Questa nuovo modo di fare pubblicità si definisce come una tecnica di marketing che opera in una specifica e definita area geografica, attraverso tecnologie mobili e connesse tra di loro. In sostanza, si tratta dell’applicazione pratica dell’Internet of Things: in questo modo, qualsiasi dispositivo connesso alla rete e in grado di comunicare con altri apparecchi può interagire con essi e dare informazioni rilevanti su oggetti, luoghi o attività.

Il proximity marketing sfrutta a pieno le ultime tecnologie in materia di connessione low energy: si parla in questo caso di NFC, Wi-Fi, RFID ma soprattutto Bluetooth 4.0 (Bluetooth Low Energy). Quest’ultima tecnologia può rimanere attiva senza un consumo rilevante di energia, connettendosi e interagendo con altri dispositivi. Tutte queste tecnologie si chiamano Beacons (“faro”, in italiano): sono dei localizzatori che permettono di rilevare la presenza di un dispositivo compatibile e scambiare informazioni con esso.

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Le possibilità che queste tecnologie permettono sono ampie e variegate, ma ci sono alcuni problemi a cui far fronte, come ad esempio la questione della privacy e la compatibilità con le app e i diversi dispositivi. Tuttavia le potenzialità sono enormi: sei pronto a sfruttarle per la tua attività?

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Il primo smartphone targato Pepsi: nuova frontiera del marketing?

Come si dice, non c’è nessun limite al marketing. Così, può capitare che colossi del food come Pepsi  decidano per un momento di lasciare le bibite e fare un tuffo nel tech: avete capito bene, pare che il prossimo 20 ottobre la PepsiCo lancerà il suo primo smartphone (e con caratteristiche di tutto rispetto).

Pepsi Cola

Si chiamerà P1 e verrà venduto solamente in Cina ad un prezzo di 1299 yuan (circa 200 Euro): il fantomatico dispositivo si dovrebbe piazzare nella categoria medio-bassa nell’arena degli smartphone; display da 5,5” Full HD, fotocamera da 13 megapixel, processore da 1,7 GHz con 2GB di RAM e 16GB di memoria interna, il tutto equipaggiato con Android 5.1 Lollipop.

Sembra una barzelletta, eppure è da parecchio tempo che si vocifera di un’improbabile quanto azzardato dispositivo targato Pepsi Cola. Ciò che è chiaro, è che si tratta (sebbene limitata, per ora, al solo territorio della Repubblica Popolare) di una pura strategia di marketing. Non contenuti veicolati attraverso lo smartphone dunque, ma lo smartphone stesso si fa ambassador del marchio.

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Che sia l’ultima frontiera del marketing? Chi può dirlo, resta solo da vedere se questa ingegnosa quanto bizzarra campagna darà i suoi frutti. Intanto, il marchio nemesi della Coca Cola ha in mente di distribuire una versione reale della Future, la “cola” bevuta da Marty McFly nel sequel della famosa pellicola “Ritorno al Futuro” che, a bordo della mitica DeLorean, sbarcò in un futuro davvero familiare, quello del 21 ottobre 2015.

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P.A.: sfide evolutive per rincorrere i cittadini

In un tempo dove ognuno di noi ha uno smartphone, un tablet o un computer in un tempo dove le informazioni ormai vengono cercate sempre più online attraverso questi dispositivi, le Pubbliche Amministrazioni non possono rimanere a guardare, rischiando così di essere travolte e calpestate da questa incessante e ineluttabile evoluzione del cittadino – che ormai potremmo definire cittadino 2.0.

Da qui l’esigenza di rinnovare completamente il modo di fare comunicazione delle P.A. Proprio questo infatti è stato il leitmotiv della conferenza organizzata dal Ministero dell’Interno tenutasi lo scorso 11 maggio a Palazzo Rospigliosi a Roma (sul colle del Quirinale), chiamata “Comunicare con il cittadino digitale”. Il convegno ha avuto come punto di discussione principale quello di migliorare il rapporto tra le Pubbliche Amministrazioni e i cittadini, e ha visto la partecipazione di numerosi  esponenti delle aree più “innovative” delle P.A., come ad esempio responsabili della comunicazione, dei servizi IT, dell’innovazione, e delle relazioni con i cittadini. Presente anche Antonio Abruzzese,  direttore della Polizia Postale e delle comunicazioni (questo fa intendere quanto stia diventando importante il settore dell’IT e dell’informatica nelle Pubbliche Amministrazioni).

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I cittadini sempre più spesso richiedono servizi che si adattino alle loro esigenze (parliamo di personalizzazione) ma soprattutto al loro modo di vivere, profondamente diverso da quello a cui le P.A. hanno sempre fatto riferimento. Infatti ciò che è cambiata è stata proprio la comunicazione in sé ma anche i mezzi con i quali viene diffusa. Oggigiorno, per ricercare un orario, per chiamare un ufficio o per trovare una struttura  si cerca il sito istituzionale e si fa un “tap”. Insomma, non siamo più nei tempi delle telefonate infinite e dei tomi con elenchi di aziende, dunque serve un cambiamento all’interno delle P.A.

Ciò che è emerso dal convegno è che le Pubbliche Amministrazioni non devono solamente adattarsi  al cittadino e all’era informatica, perché questo cambierebbe soltanto l’approccio finale e non tutto il processo – quindi porterebbe frammentazione e inutili conversioni dei servizi. No, qui si parla di re-inventarsi, di ri-crearsi fino in fondo, perché la comunicazione deve nascere 2.0 e deve evolversi. Deve nascere sui computer e gli smartphone per finire sugli smartphone. Le P.A. devono comprendere e quindi governare questo cambiamento, cambiamento sia interno che esterno: l’ambiente stesso delle P.A. dovrà rispecchiare fedelmente quello dei cittadini, in modo da fornire una continuità dei servizi. Non è un cambio di processo ma di mentalità, quasi un adattamento biologico, un darwinismo comunicativo.

Google Android e la sua campagna “Be togheter not the same”.

 

Be togheter Not the same. Ormai lo slogan è noto al pubblico. Android continua con la sua campagna pubblicitaria nata per la pubblicizzazione di Lollipop 5.0, l’ultima versione del suo sistema operativo.

Google sembra aver finalmente sviluppato un piano marketing legato al brand Android capace di competere con lo spietato mercato. Nei video  l’attenzione non è focalizzata sulle qualità del prodotto o sulle sue caratteristiche tecniche. Quello che Android ricerca è la sensibilizzazione del cliente puntando sul fattore emotivo

Il suo ultimo spot ha per oggetto la condivisione e la registrazione ( sia audio che video) di momenti unici quotidiani. Momenti che nessuno di noi vuole perdere o dimenticare e grazie alle funzioni di Lollipop è possibile immortalare o condividere in tempo reale. I soggetti inquadrati non sono definiti dalla classe sociale o dall’età, la caratteristica che gli accomuna è l’utilizzo di Android .

Lavorando di creatività Google sembra aver trovato la soluzione giusta per coinvolgere il pubblico creando quel senso di appartenenza che mancava a  tablet e smartphone Android. Bisogna attendere feedback per capire il successo della campagna. Non ci rimane che guardare lo spot.

Buona Visione.

La rivincita degli smartphone

L’Audiweb conferma che il sorpasso degli accessi ad Internet tramite smartphone e tablet piuttosto che da computer ha avuto luogo a marzo, mese in cui gli italiani che hanno preferito i dispositivi mobili sono stati 7,4 milioni, ovvero il 37% degli utenti online nel giorno medio. Hanno superato i 5,3 fedeli al computer e i 7,2  che invece non esprimono preferenze.

L’Italia, sempre un po’ meno tecnologica rispetto al resto d’Europa si dimostra invece al passo con i tempi con una percentuale sempre più alta di persone connesse. Gli utenti connessi sono 25 milioni e di questi, 17,2 milioni preferiscono il cellulare.

I firmatari della rivoluzione tecnologica sono i più giovani: la fascia d’età tra i 18 e 24 anni, infatti, è quella più propensa all’uso dei dispositivi mobili preferiti ai vari pc o addirittura alla televisione.

I due terzi degli italiani hanno almeno uno smartphone in casa e una persona su due possiede un tablet, mentre i cellulari normali scendono sempre più arrivando al 30%.

Questi dati non solo dimostrano un cambiamento delle abitudini legate a divertimento, apprendimento, fruizione delle notizie, ma sono importanti per l’influenza che hanno su investimenti e scelte strategiche legate al  mondo del marketing e delle imprese.

L’Osservatorio Mobile Marketing&Service del Politecnico di Milano parla chiaro: per il 2014 sono previsti i 300 milioni di euro di investimenti per la pubblicità sui dispositivi mobili che corrispondono al 14% degli investimenti totali per la pubblicità su internet e il 5% di quelli su tutti i mezzi.

Le aziende che desiderano restare al passo con i tempi devono, quindi, fare tesoro di queste notizie e adattarsi alle nuove tendenze. Le persone tendono a passare il tempo online sui social network, su siti o app per i cellulari e su portali e siti d’intrattenimento.

È importante dunque sfruttare appieno le potenzialità che i social offrono e adattare i propri siti aziendali alla navigazione tramite tablet o smarphone al fine di essere accessibili nel migliore dei modi all’enorme percentuale di utenti fedeli al proprio telefono.

 

Andrea Marson
Ha studiato Economia, Commercio Internazionale e Mercati Finanziari presso l’Università degli studi di Trieste.
Appassionato di marketing e comunicazione, segue con curiosità le ultime novità economiche.

Vivere come in Minority Report

L’azienda tedesca Metaio sta lavorando su una tecnologia in grado di utilizzare raggi infrarossi e una fotocamera plenottica al fine di permetterci di interagire col mondo che ci circonda con un semplice gesto.

Questa nuova tecnologia, applicata a degli occhiali simili a quelli di Google Glass, permette di riconoscere il calore corporeo della persona e quindi captare i suoi movimenti e le azioni. Lo schermo degli occhiali crea a quel punto un’ immagine con cui si può interagire con un semplice tocco.

Vi ricordate la scena del film Minority Report in cui Tom Cruise dotato di speciali guanti controllava uno schermo grande come una parete? Era il 2002 e sembrava qualcosa di lontano e impossibile, ma ormai la realtà aumentata sta per diventare parte del quotidiano.

Nel video è possibile vedere due ragazzi giocare a scacchi su una scacchiera virtuale e una donna che sfogliando un giornale può, con un semplice tocco, scoprire informazioni sul prodotto illustrato su di esso. Non è fantastico? L’idea dell’azienda è quella di rendere la tecnologia accessibile a smartphone e ai cosiddetti wearable devices, ma chissà quali e quanti utilizzi possibili possono esserci nel prossimo futuro.

La tecnologia Thermal Touch, con la sua capacità di aggiungere terza e quarta dimensione agli oggetti, è ancora un prototipo e ha debuttato proprio in questi giorni alla fiera “Augmented World Expo” a Santa Clara in California.

Che pensereste nel vedere qualcuno gesticolare per la strada con un paio di strani occhiali addosso? Forse fra un paio di anni sarà una cosa del tutto naturale!

I prodotti parlano da soli

La distanza tra azienda e consumatore è sempre più breve grazie alle continue innovazioni che la tecnologia ci presenta. Oggi parliamo in particolare di idOO, una piattaforma frutto dell’omonima startup con sede a Trento, specializzata in soluzioni per l’Internet of Things e già selezionata da Microsoft per il suo programma Bizspark.

Questo portale ha come scopo quello di rendere più coinvolgente l’attività di shopping promuovendo il prodotto stesso come canale di comunicazione tra imprese e clienti.

Ma in cosa consiste esattamente? Vi è innanzitutto una piattaforma che mette in connessione i prodotti ai sensori IoT, applicati agli articoli attraverso un sistema di protezione proprietario che garantisce livelli di sicurezza analoghi a quelli delle transazioni finanziarie.

Il cliente, avvicinando il suo smartphone al prodotto dotato di identità idOO, tramite l’applicazione scaricata, potrà scoprire l’identità del prodotto stesso e verificarne l’autenticità, accertarne la composizione, avere accesso alle istruzioni d’uso, visualizzare un video della sua realizzazione, entrare a conoscenza della storia e anche come averne cura nel tempo.

L’app infatti interagisce con l’IP del prodotto che rimanda ad un contenuto che l’azienda produttrice ha scelto di condividere con il cliente.

Il vantaggio delle aziende? I feedback ricavati e analizzati tramite idOO permetteranno loro di realizzare nuove strategie di marketing maggiormente mirate (personalized advertising, mobile couponing, mobile signage, personalized mobile promotion, cross selling e lead generation per e-Commerce) e aumentare quindi il livello di customer satisfaction.

I consumatori d’altra parte saranno più informati, costantemente aggiornati e svolgeranno la loro esperienza di shopping in maniera più sicura e completa.

Saranno davvero i prodotti i nuovi portavoce del marketing?