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5 tipi di contenuti per migliorare la comunicazione B2B della tua azienda

Secondo Beth Comstock – senior vice president e CMO di General Electric – “che sia B2B o B2C i fondamenti del buon marketing sono gli stessi. Tutti siamo esseri emozionali in cerca di pertinenza, contesto e connessioni.”

Nel 2016 le strategie di content marketing B2B e B2C devono avere come obbiettivo quello di sviluppare testi chiari, concentrarsi sulle parole chiave e offrire ai lettori valide risposte alle loro curiosità.

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Il problema riguardante la scelta dei contenuti si pone per tutti i siti aziendali con orientamento B2B che mirano a raggiungere i primi posti nel posizionamento SERP di Google.

Nella SERP è importante elaborare contenuti originali e di valore: per farlo bisogna tener presente quali sono le peculiarità dell’azienda e creare contenuti che si adattino alle esigenze del formato web.Ad esempio, Google terrà presente l’attinenza, l’ originalità e altri fattori della valutazione dei contenuti che insieme contribuiranno a determinare la posizione nella sua SERP.

Come rendere più efficace la comunicazione della tua azienda

Contenuti che raccontano

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La storia di un’azienda è anche la storia del settore in cui opera.
Raccontare come venga prodotto un bene o un servizio può infondere nel lettore un senso di appartenenza e identificazione. Legare ad una narrazione aziendale il suo sviluppo in uno specifico territorio o comunità, è un metodo di narrazione efficace per trasmettere i valori dell’azienda.

Contenuti che spiegano

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Nel content marketing il “cosa facciamo” diventa “come siamo stati in grado di farlo”.

Dietro alla domanda di un servizio o di un prodotto c’è sempre un problema che il cliente vuole risolvere. Racconta di quella volta che hai intrapreso percorsi sbagliati e di come sei stato in grado di correggerti per arrivare al prodotto/servizio che offri oggi.

Contenuti che creano la tua reputazione

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Tutte le aziende sono brave a parlare di se stesse, ma quante hanno il coraggio di far parlare i loro clienti?
Citare l’esperienza di un cliente attraverso storie condivisibili attiva un meccanismo d’identificazione. Il sito non sarà più una semplice pagina web ma diventerà una possibile risposta ai problemi dell’utente.

Contenuti che evidenziano la tua professionalità

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I business case sono un potente mezzo narrativo per trasmettere la professionalità della tua azienda.
Un breve documento in cui si spiega come sono stati risolti i problemi di un cliente dimostra quanto sia importante la soddisfazione di chi si affida alla tua azienda per un determinato prodotto/servizio. Scegli alcune esperienze significative condivisibili dal pubblico e spiega come si è giunti a una soluzione.

Contenuti che mostrano

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A cosa serve il prodotto che vuoi vendere? A chi è rivolto ? Quali bisogni soddisfa?
I contenuti applicativi servono a illustrare i risultati che il tuo cliente otterrà una volta acquistato il tuo prodotto o servizio. Per ogni contenuto di questo tipo vi è una specifica parola chiave che consente di ampliare il campo di azione della strategia di posizionamento.

I giusti contenuti possono migliorare notevolmente l’efficacia della comunicazione B2B della tua azienda, ma devono sempre essere supportati dalla giusta strategia di marketing. In vent’anni ne abbiamo viste di aziende e di strategie marketing: il segreto sta sempre nel trovare quella più giusta per il tuo business.

Ti va di metterci alla prova?

3 tecniche efficaci per promuovere il tuo nuovo Blog

C’era una volta un uomo che camminava per il web. Indossava un blog nuovo di zecca, tagliato e cucito a misura, di buona fattura e un cappello di keyword alla moda quando una SERP si presentò sul suo cammino: “E’ lei quello che cerco?” “Non lo so – rispose l’uomo – sono nuovo”.

No, non basta avere un blog, anche se questo è un primo, indispensabile passo, per potersi garantire una buona permanenza nel grande oceano della rete; ma avere un blog e avere un blog di successo sono due cose molto diverse tra loro.

Molti proprietari di nuovi blog si concentrano esclusivamente sull’ottenere un buon posizionamento su Google tramite la SEO per avere un grande afflusso di traffico. Ovviamente, non c’è niente di sbagliato in questo, eppure, di per sé, questa potrebbe essere la ricetta per un fallimento.

In questo modo, infatti, avremo uno scarso controllo su chi arriva e nessuna strategia per trattenerlo. Se anche riuscissimo, per una fortunata combinazione, ad ottenere traffico, non potremmo essere sicuri di mantenerlo in futuro. Stiamo infatti mettendo in atto una tecnica del tutto passiva. Esistiamo, ma non è sufficiente.

Se si vuole costruire un traffico costante per il proprio blog, bisogna andarselo a prendere. Dobbiamo uscire dal nostro territorio e andare a conquistarci il pubblico, gli spazi, i nostri link e i nostri follower. Ci serve una strategia.

Le domande esistenziali di un nuovo Blog

Anche i blog hanno i loro dilemmi esistenziali.

“Chi sono? – cominciò a domandarsi l’uomo – Perché esisto? Che cosa cerco?”

Qualche volta un blog nasce proprio come risposta a queste domande ma spesso, molto più spesso di quanto non si creda, non è affatto così. È importantissimo definire i propri obiettivi e il proprio target perché, come diceva Seneca, “Nessun vento è favorevole al marinaio che non sa in che porto vuole andare”. Oltre agli obiettivi, ci servono i contenuti e senza contenuti originali, di qualità, di valore, non esiste strategia vincente. Una volta definite le basi, ecco tre suggerimenti utili per farsi conoscere:

#1. Esci e visita i luoghi che frequentano i tuoi potenziali follower. Diffida dei software che promettono autostrade a sei corsie di traffico. Vai a prendertelo.

Visita siti e blog del tuo settore e offri un guest post. Una volta che hai individuato quali sono i siti o i blog di riferimento del tuo settore, non pensare che siano quelli da “battere”, pensa invece a loro come a potenziali alleati con cui collaborare.

Chi gestisce un grande blog è sempre alla ricerca di buoni contenuti. Quello che ti serve, quindi, sono contenuti davvero buoni, da poter offrire come guest post. Procurati un “great content”, perché è quello che sarà sempre ben accetto.

#2. Visita i luoghi frequentati dal tuo potenziale target e partecipa alle stesse community.

Questo punto è fondamentale per due ragioni: la prima è che ti permetterà di conoscere a fondo il tuo target, i dubbi, le domande, le esigenze a cui dovrai cercare di dare una risposta nel tuo blog.

In secondo luogo ti farai conoscere e, se i partecipanti apprezzeranno i tuoi contenuti, li condivideranno, regalandoti una preziosa rete di link qualificati. Ti presteranno sempre maggiore attenzione e guadagnerai credibilità. Evita accuratamente di fare spam o autopromozione, difficilmente ti verrebbe perdonato. Partecipa con il sincero intento di conoscere, di capire, di condividere.

#3. Condividi i tuoi contenuti sui social network e utilizza i siti gratuiti per ottenere maggiore esposizione.

Facebook, LinkedIn, Twitter, Pinterest, Google+, possono dare un grande contributo alla diffusione dei tuoi contenuti e a farti conoscere in rete. Il traffico che ne verrà sarà prezioso, fatto di raccomandazioni reali e vero interesse.

Cogli l’opportunità di avere maggiore esposizione per i tuoi contenuti pubblicandoli su siti gratuiti che ti consentano di linkare al tuo blog. Un buon contenuto è come una moneta di valore che puoi spendere ovunque. Chi ha detto che tutto il tuo “denaro” deve stare nei tuoi forzieri? Investi, e avrai un ritorno molto interessante.

Un giorno, un uomo camminava per il web vestito di un blog di ottima stoffa e squisita fattura. Camminava sicuro di sé, ma senza ostentazione. Stava andando a trovare un amico, molto conosciuto, dove avrebbe sicuramente incontrato una SERP. Stavolta, sapeva esattamente cosa rispondere.

Altre 21 idee per farti conoscere gratuitamente le trovi qui . Se ne conosci altre, condividile nei commenti!

Questo Post è stato scritto da greatcontent.it Il content marketplace italiano ci proporrà di volta in volta spunti di riflessione sui temi del content marketing, della scrittura per il web e della creatività.

Dal pagerank all’Author Rank

Negli ultimi tempi abbiamo parlato più volte di ottimizzazione SERP e soprattutto delle novità e dei cambiamenti introdotti da Google Panda. Qual è la direzione intrapresa oggi da Google? Quella della meritocrazia. Per classificare al meglio i contenuti all’interno del motore di ricerca, infatti, Google oggi privilegia i contenuti prodotti da esperti del settore.

Il nome scelto? Author Rank, brevetto depositato nel settembre scorso con il nome Google Agent Rank. Non un vero e proprio algoritmo, anche se l’obiettivo è quello di migliorare assieme al pagerank la qualità e la quantità di link di una pagina web e soprattutto la content curation.

Da qualche giorno, infatti, se cerchiamo sul web il nome di un blogger o di un blog ci appare la scritta rel=”author”. Un’etichetta in grado di aumentare il grado di fiducia che condiziona la scelta al momento di cliccare su un risultato piuttosto che su un altro.

Un altro obiettivo dell’Author Rank è quello di migliorare i risultati dell’indice di Google filtrando quelli inutili agli utenti in maniera da penalizzare coloro che abusano di tecniche SEO sia nell’homepage che off site.

Il pagerank non verrà sostituito ma migliorato e l’Author Rank andrà ad integrarsi con esso. In questo modo sarà possibile linkare utenti e creatori di contenuti di cui ci fidiamo e che hanno una buona reputazione all’interno del mondo web.

Inoltre Google favorirà quei risultati che hanno una certa quantità di inbound links di qualità e che sono riferiti ad un utente che, ad esempio, è nelle cerchie di molti utenti su Google+, ha parecchi followers, retweet, like, commenti e visite al suo blog.

L’identità potrà essere accertata per mezzo di una firma digitale (il rel author) che aiuterà Google a far capire chi è l’autore, in quale nicchia è attivo e chi sono i suoi follower.

Ecco un’utile infografica:

I personal brand? Sulle SERP di Google grazie ai social network

Ormai è dato per assodato il ruolo dei social network all’interno del cangiante mondo del marketing. Soltanto dalle ultime ricerche, apprendiamo che l’86% delle aziende li utilizza, con un recente incremento anche nel settore del B2B.

Ora, dal momento che oltre alla presenza sui social per un’azienda è fondamentale posizionarsi all’interno delle pagine SERP, qual è il rilievo che Google assegna ai risultati che provengono da piattaforme social?

Per rispondere a questa domanda ci viene in aiuto un grafico che altro non è se non il risultato di una ricerca realizzata recentemente da Conductor, un’azienda specializzata in tecnologie per la SEO. La ricerca in questione dimostra le diverse priorità che vengono assegnata alle singole piattaforme in fase di ricerca.

Per portarla a termine, Conductor ha attinto dall’elenco denominato Tech News People, ovvero circa 500 tra i blogger più influenti del web.

Ecco il grafico:

1. Al primo posto si trova Twitter, presente nei primi 10 risultati di Google con una percentuale pari al 91%. Nel 62% dei casi, il link è nei primi tre posti della SERP.

2. La seconda posizione è attribuita a LinkedIn, con una presenza del 67%.

3. Il terzo posto spetta a Facebook con un 52% dei risultati. Ma con una bassa percentuale (solo l’8%) di posizionamento tra i primi tre risultati.

4. Quora si posiziona al quarto posto, perché soltanto nel 36% dei casi è presente tra i primi tre risultati.

5. Google+ ha una posizione bassa nella SERP e si trova al quinto posto, solo il 5%, contro il 36% di Quora.

6. YouTube tocca quasi il 30% dei risultati entro le prime 10 pagine di Google.

7. La settima posizione è occupata da MySpace, presente in quasi un quinto dei primi dieci risultati di Google.

Avete aperto gli account giusti?

 

Troppa SEO? Google vi mette in riga!

Dopo il Panda, gli scraper, l’eccesso di banner above the fold, a inizio marzo il colosso di Mountain View, durante un panel dell’SXSW dal titolo “Dear Google & Bing: Help Me Rank Better!”, ha dichiarato di voler penalizzare i siti web che sfruttano eccessivamente strategie SEO per ottenere traffico e visibilità.

A breve, infatti, uno degli algoritmi di Google conterrà una novità volta a livellare la SERP, allo scopo di filtrare i siti che presentano un uso consistente di tecniche SEO.

Matt Cutts, principale portavoce di Google ha dichiarato: “Parliamo di chi ottimizza in modo davvero pesante facendo un sacco di SEO. Normalmente non annunciamo in anticipo le modifiche, ma ultimamente stiamo lavorando a qualcosa che verrà rilasciato fra poche settimane, mesi. Stiamo cercando di livellare un po’ il campo di gioco a favore di chi lavora per creare ottimi contenuti e ottimi siti, rispetto a chi eccede con l’ottimizzazione e con la SEO”.

L’over optimization penalty esisteva già, e puntava a colpire i siti che facevano un uso massiccio di keywords nell’homepage dei loro siti web. D’ora in poi, sarà ancor più rigida la regola secondo la quale chi vuole imporre i propri contenuti online dovrà puntare sulla loro qualità.

Sempre secondo Matt Cutts, gli ingegneri di Google starebbero lavorando instancabilmente per rendere GoogleBot più intelligente, dando più peso allo spessore dei siti web e alla comunicazione di eventuali abusi sul lato SEO, ottenuti tramite il numero eccessivo di keywords all’interno di una pagina web, l’eccesso di link e tecniche di ranking non convenzionali.

D’ora in poi sarà sempre più importante avvalersi di risorse dotate di skill adeguati. Ovvero figure in grado di produrre contenuti o impostare graficamente pagine in maniera tale da sfuggire alle trappole di una penalizzazione sempre più severa.

Ne usciremo vivi?

Consigli utili per migliorare la business page di Google Plus

Ormai avere un profilo Google+ è un imperativo imprescindibile. Ancor di più se si intende promuovere le proprie attività commerciali. Secondo alcune autorevoli fonti, infatti, l’irresistibile ascesa del social network di Mountain View arriverà a toccare entro la fine di quest’anno i 400 milioni di iscritti.

Qual è il segreto di cotanta attrazione? Semplice: essere su Google+ con una propria business page significa posizionarsi in maniera significativa all’interno delle SERP. Strategia ineludibile per il personal branding, ma soprattutto per la brand reputation della propria azienda. Insomma, diventa indispensabile esserci.

Sì, esserci. E non solo pubblicare contenuti di qualità, o coinvolgere gli utenti in qualsiasi modo, ma fare anche il possibile per rendere appetibile la propria pagina per Google. Vediamo in che modo con alcuni suggerimenti:

Scegliere un titolo adeguato. Dal momento che deve rappresentare il brand da promuovere, determinante sarà includere al suo interno almeno una keyword che ne illustri il business. Ciò è importante anche ai fini di una presenza più completa all’interno delle SERP.

Dare un senso alla description, ovvero a quel sottotitolo rappresentato da uno slogan o una frase più discorsiva. Qualcosa comunque in grado di identificare la mission aziendale. E che deve essere accompagnato da semplici keywords che ne descrivono la pagina.

Ottimizzare il campo informazioni. In modo da consentire a chiunque capiti sulla pagina di venire a conoscenza delle informazioni principali (telefono, mail, sito etc). Ma lavorare anche sulla creazione di link che portino a diverse pagine del nostro sito (contatti, servizi, prodotti etc).

Utilizzare i campi dei link consigliati, ricordando di inserire tutti i link che rimandano all’azienda, così come quelli ai profili social, blog, account Twitter, fanpage di Facebook, canale Youtube.  Adattando ogni campo con le keyword, o parole esplicite che riportino al link.

Curare al massimo design e grafica della pagine inserendo un logo e alcune thumbnail sotto il titolo. Anche le immagini, infatti, hanno un ruolo considerevole per le ricerche degli utenti, basti soltanto pensare a quelle effettuate tramite Search Plus Your World.

Cosa aspettate a creare la vostra business page?