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Non rincorrere i tuoi clienti, fatti trovare!

Le aziende B2B oggi hanno a disposizione molti strumenti per far conoscere il loro brand, ma molte di loro non conoscono l’importanza dell’inbound marketing (per conoscere la sua reale efficacia nel B2B clicca qui).

È ormai l’essenza del marketing moderno e si occupa di far nascere l’interesse dei potenziali clienti per la propria azienda grazie alla creazione di contenuti utili, interessanti e di qualità.

Grazie a questa strategia il processo d’acquisto cambia radicalmente: nel marketing tradizionale il cliente subiva passivamente gli annunci pubblicitari alla radio, in TV o sui giornali, mentre con l’inbound marketing l’obiettivo è quello di fidelizzare il cliente offrendogli un’ottima conoscenza del brand.

Si cerca di stimolare i prospect con pagine ottimizzate, contenuti e call to action coinvolgenti per acquisire informazioni sui clienti, targettizzare e stabilire un’azione di lead generation.

Vediamo allora alcuni dei vantaggi offerti dall’inbound marketing:

È più economico del marketing tradizionale

I cartelloni e gli annunci pubblicitari sono decisamente più costosi, la creazione di contenuti utili, le tecniche di SEO e l’email marketing sono tecniche perfette per l’era digitale e monitorabili con il calcolo del ROI (conosci la nostra formula ROI Garantito®?), evitando così gli sprechi

Sfrutta i contenuti e genera nuovi clienti

Il consiglio è: scrivi regolarmente! Infatti l’82% delle aziende che si dedicano ogni giorno al proprio blog hanno avuto un riscontro più che positivo in termine di nuovi clienti.

Il tuo successo si basa sul blog

Il blog aziendale è uno strumento importante per raggiungere i potenziali clienti: gli articoli che scrivete devono tenere conto che in genere nel B2B il pubblico è altamente qualificato, è quindi importante offrire informazioni approfondite e che aumentino la brand awareness.

Acquisire il lead tramite i contenuti

La fidelizzazione del cliente passa attraverso il content marketing, facendogli conoscere l’azienda e mantenendo alta la sua attenzione fino al momento dell’acquisto

Email marketing

Impostare una newsletter può essere molto utile per la vostra strategia inbound, grazie al basso costo e agli ottimi risultati.

SEO friendly

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Il 73% delle persone che usano i motori di ricerca non clicca oltre la prima pagina di risultati, di conseguenza dovete controllare che il vostro sito sia veloce, responsive e in una buona posizione grazie proprio alla rilevanza dei contenuti.

L’inbound marketing è una strategia in linea con i  nuovi mezzi di comunicazione, noi possiamo aiutarti a creare contenuti utili per far conoscere la tua azienda e trasformare i vostri clienti in promotori del vostro marchio!

Francesca Zia
Ha studiato Economia e Gestione Aziendale presso l’Università degli Studi di Trieste. Appassionata di marketing e di economia, segue con attenzione le ultime tendenze in fatto di comunicazione
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La situazione dell’email marketing nel B2B

Quanti di voi avrebbero scommesso sulla progressiva scomparsa dell’email marketing dopo l’arrivo dei social network e dei sistemi di messaggistica istantanea come Whatsapp o Telegram? Probabilmente, fino a 4 anni fa praticamente tutti.

I trend più recenti sembrano sfatare questo mito, anzi: pare proprio che l’email marketing abbia sfruttato questa fase di stallo per rimodularsi ed evolversi. I social e le nuove tecnologie non hanno cambiato né snaturato le email, anzi hanno permesso a queste ultime di integrare le strategie più efficaci nate con i social e diventare così uno strumento inedito.

Se con la rapidità, la precisione e l’adattabilità dei social le email sembravano lente, macchinose e monolitiche ora stanno diventando sempre più originali, diverse, specifiche grazie ad accorgimenti come i servizi di automazione, design ancora più ricercati, layout responsive, contenuti immersivi e sapiente utilizzo dello storytelling.

Italia: com’è la situazione?

MailUp ha condotto una ricerca nella quale ha monitorato 13 miliardi di invii in 28 diversi settori merceologici in tutto il 2015, tenendo conto di 3 tipologie di invii: le mail newsletter, le DEM (contenuti pubblicitari) e le mail transazionali (quelle automatiche in risposta a un’azione del cliente). Il quadro che ne viene fuori è davvero sorprendente: sembra infatti che l’email marketing goda di ottima salute, nonostante le cupe previsioni che molti di noi facevano anni fa!

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Messaggi e target

Nel 2015, il 74% delle mail sono state inviate a target B2C, mentre solamente il 6% delle mail è stata indirizzata ad un target B2B. Il rimanente 20% è stato inviato a un database misto. Lato contenuti, le newsletter hanno costituito il 56% degli invii, le mail DEM il 42% mentre le mail transazionali hanno costituito solamente l’1%.

Tecnologie di invio

Il primo dato che salta all’occhio, rispetto al precedente report sull’anno 2013, è il numero di mail non recapitate: una diminuzione del 84,5%. Questo dato incredibile è dovuto sia al fatto che le aziende sono più attente alla cura del database sia al fatto che le tecnologie di invio e ricezione sono migliorate notevolmente. Ad aumentare è anche il tasso di apertura delle mail e dei click, con un incremento rispettivamente pari a +35.5% e +12.3%. Anche le condivisioni sui social network sono aumentate, con un incremento del +123% (se ci fate caso molte mail integrano i pulsanti per la condivisione social).

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Newsletter: ottimi risultati per il B2B

I dati sono molto più favorevoli per il B2B, con un tasso di apertura delle mail del 26% contro il 13% delle mail B2C. Tra le varie tipologie di email inviate, le newsletter sono quelle che annoverano il tasso di apertura più elevato.

Dalla ricerca emerge che le mail con il tasso di apertura più elevato sono quelle inviate dalle associazioni e dalle organizzazioni politiche (53.8%), seguite da quelle della grande distribuzione e quelle del settore finanziario (tassi di apertura intorno al 50%).

Seguono le mail di newsletter del settore fiere ed eventi (33.4%), quelle inerenti ai viaggi e ai trasporti (24.2%), quelle di marketing e pubblicità (19.3%) ed infine le mail sul turismo e sugli hotel (18.3%).

Contenuti pubblicitari

Per quanto riguarda i contenuti pubblicitari, le maggiori aperture delle mail si ritrovano nei messaggi del settore moda e abbigliamento (59.3%), seguite da fiere ed eventi (48.8%), trasporti e viaggi (21.9%), turismo e hotel (19.4%) ed infine marketing e pubblicità (12.3%). Da notare però come il settore delle fiere ed eventi sia allo stesso tempo quello con il maggior numero di mail non consegnate (17%), che secondo MailUp sono da imputare all’utilizzo di elementi spesso valutati come spam (offerte, molte immagini, poco testo).

Quale strategia adotti per fare email marketing?

Spesso vengono offerti servizi e applicazioni che promettono la luna ma ti restituiscono una manciata di stelle.

Ricorda sempre: la migliore strategia marketing è quella più completa e inclusiva e l’email marketing è solamente una parte di essa.

Se vuoi sapere di più sui nostri sistemi di marketing, visita la pagina dedicata!

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Come convertire i dati Facebook Insights in opportunità (GUIDA)

Nella parte 1 abbiamo visto come definire target e punti di forza, ovvero la preparazione della tua strategia di marketing.

Nella parte 2 abbiamo definito le regole della pubblicazione più efficace.

Molti si fermano qui, pensando che definendo l’obiettivo e costruendo un messaggio su misura il lavoro sia finito e non basta che attendere i frutti del proprio lavoro.

Come se il marketing si riducesse ad una paziente attesa.

No. La parte più cruciale e dove va posta la maggior attenzione è proprio quella della terza fase. Il momento in cui verranno rivelati l’efficacia e la potenza delle strategie definite nelle fasi precedenti, sulla base delle quali poi si potranno costruire le successive campagne.

Quest’ultima parte, con una lettura attenta e supportata da precisi dati, permette di calibrare le mosse future e fare in modo da rendere sempre più efficace la strategia iniziale, grazie agli strumenti del marketing.

Stiamo parlando della colonna portante del marketing, il monitoraggio.

Fase 4

Il termometro del marketing, ovvero il monitoraggio.

Avete definito a chi inviare il vostro messaggio, con tutti i suoi punti di forza e unicità.

Avete definito la tipologia migliore di contenuto, il taglio, l’immagine, avete scelto accuratamente le parole.

Avete anche definito una calendarizzazione del post, in modo che venga visto dal maggior numero di persone in quella determinata fascia oraria.

Ma ora che tutte vostre teorie si sono condensare in quel singolo post, come facciamo a sapere se ha avuto davvero successo?

Se usate Facebook dovete affidarvi a Insights. Si tratta dello strumento interno al social network dela effe blu che vi permette di controllare tutta una serie di parametri riguardo alla vostra pagina e al pubblico che la segue.

Copertura

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La copertura indica il numero di persone che hanno visualizzato i contenuti della vostra pagina. Si divide in “organica”, che comprende i contenuti che non fanno uso di sponsorizzazioni, e “a pagamento” per i contenuti sponsorizzati (per i quali avete pagato).Questi grafici sono utili per capire i trend della pagina con i rispettivi contenuti, ovvero per vedere se la linea editoriale è efficace o meno per il pubblico della pagina. È una macro analisi dell’impatto dei contenuti.

Pubblico

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Vi seguono di più gli uomini o le donne? Che età ha il tuo pubblico? Sono delle ragazze tra i 25 e 34 anni che conoscono la tecnologia e seguono le mode o sono uomini tra i 45 e 54 anni più interessati all’utilità dei tuoi contenuti e senza tempo da perdere? E il tuo pubblico da dove ti legge? Se ti segue maggiormente il pubblico di Milano potresti pensare di sfruttare qualche evento o attività locale. Vedi quanto puoi sfruttare questi dati per costruire il post perfetto (ti ricordi il discorso delle personas?)

Post

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Qual è l’ora di maggior attività del tuo pubblico? Verso pranzo o verso cena? Ti leggono di più nel week-end o nei giorni lavorativi? Da questi grafici puoi capire quando postare i tuoi contenuti in base all’attività del tuo target. Postare un contenuto, anche se fosse il più attraente del mondo, alle 3.00 di notte non avrà mai lo stesso effetto dello stesso contenuto pubblicato alle 14.00 – pausa pranzo, momento tipico di relax.

Sei stato efficace?

Insights ti offre dei dati incredibili che ti permetteranno di definire in maniera ancora più precisa la tipologia di post più efficace, consentendoti di sfruttare al massimo le potenzialità offerte da Facebook per raggiungere i tuoi obiettivi.

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Oltre ai dati di Insights, se hai attivato una campagna di sponsorizzazione potrai accedere a Facebook Audience Insights: si tratta di un’evoluzione degli Insights tradizionali che ti permetterà di conoscere i dispositivi utilizzati dagli utenti per raggiungerti, i comportamenti del pubblico e i dettagli professionali. Ma leggere i dati è solo la punta dell’iceberg: per rendere davvero efficaci questi numeri, bisogna saperli analizzare e sfruttare.

Come? Seguendo questa strategia red-arrow-left-hi

 

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Facebook: la guida per fare marketing sui social (la pubblicazione)

Il precedente articolo era incentrato sulla definizione del target e dei punti di forza del vostro prodotto. Dopo aver definito cosa e a chi vendere, vedremo la parte più importante: il come.

Oggi vi parleremo di una delle ultime due fasi del Facebook Marketing, quella più delicata e con i maggiori rischi.

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Il lavoro sporco del marketing: la pubblicazione.

Conosci il tuo target, la sua composizione e i suoi interessi. Grazie alle definizioni delle personas, del probabile comportamento degli utenti e delle sperimentazioni che avrai provato a fare sei pronto a pubblicare il tuo contenuto, il tuo prodotto.

Tutto deriva dalle prime due fasi: il tuo pubblico è giovane? Prediligi immagini, grafiche e frasi graffianti. Il tuo target è costituito da imprenditori che non vogliono perdere tempo in fronzoli ma vogliono andare dritti al sodo? Scrivi un testo utile e che faccia immaginare i risultati. Approccio emotivo o approccio funzionale: in base alle persone che devi raggiungere opta per uno di questi due approcci.

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Funzionale -> testo utile, infografiche chiare, ragionamenti

Emotivo -> immagini, testi vivaci, video, emozioni

Due esempi pratici.

Ho un ecommerce di scarpe. Ho visto che il mio pubblico è costituito da giovani donne sui 25-30 anni d’età, che seguono le mode e si tengono sempre aggiornate su tutte le novità di stile (moda, cibi, locali).

Si tratta di un pubblico che segue un approccio emotivo.

Nella mia pagina Facebook pubblicherò la foto degli ultimi arrivi, correlata di una brevissima descrizione delle qualità uniche del prodotto. Magari accompagnando il tutto con un piccolo consiglio di stile “Ecco cosa indossare per una serata davvero speciale!” oppure “Ti senti trasgressiva o classica stasera?”.

Consideriamo ora un pubblico più formale. Ad esempio gli imprenditori delle PMI.

Come conquistare un mercato esigente e di nicchia come questo? Semplice: proponendo contenuti di nicchia ed “esigenti”. A questo target non interessano i consigli su come sfruttare il loro business o a come vestirsi per un incontro di lavoro. Questo target vuole vedere risultati, vuole avere dei consigli utili e concreti. Ecco che scatta l’approccio funzionale.

Usate testi brevi (nessuno sui social vuole perdere tempo), incisivi ma soprattutto che diano un valore al vostro target. Se vendo scarpe, voglio capire come venderne di più. Se mi occupo del settore automotive, voglio conoscere l’andamento delle azioni e le partnership tra brand del settore – non mi interessano gli optional le motorizzazioni dei modelli.

Meglio una frase utile con una buona call che un’immagine fatta dal miglior grafico del mondo.

Il fine ultimo del marketing

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Call to action, esatto. Ricordiamoci che la logica dietro ad ogni contenuto di marketing è sempre quella: vendere! Dobbiamo accompagnare gentilmente e con il minor sforzo possibile l’utente a diventare cliente. Quindi indirizziamo con le parole, i ragionamenti o con le immagini gli utenti verso il nostro prodotto, la nostra offerta. Dimostrando che è unica, utile e perfetta per loro.

Gli utenti diventeranno clienti solamente quando vedranno un’offerta utile, unica e personalizzata.

Avete già messo in pratica queste tecniche? Hanno funzionato?

Diccelo nei commenti!

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Facebook: la guida per fare marketing sui social (Parte 1)

Avete una pagina Facebook.

Avete un cliente (o forse siete un cliente).

Volete pubblicizzare qualcosa.

In buona sostanza, volete fare del social media marketing.

Premessa: noi del settore non finiremo mai di ripeterlo, utilizzare i social in modo efficace non è cosa da poco e richiede conoscenze, abilità e non ultimo una certa dose di cultura. Perché cultura? Conoscere l’etichetta del web, stare al passo con le tecnologie infine essere appassionati dei social: senza queste conoscenze sarete spazzati via in poco tempo da una concorrenza che ha una marcia in più – la cultura.

E infine: se non ami ciò che fai, come potrai trasmettere la passione del prodotto (e del mezzo) ai tuoi potenziali clienti?

Ora, vogliamo regalarvi degli spunti da utilizzare nei social per promuovere qualsiasi prodotto.

Fase 1

Qual è il tuo target?

Qual è il tuo prodotto?

Definisci in dettaglio a chi vorrai rivolgerti: sono uomini, donne, giovani, frequentano l’università, amano la tecnologia? Crea un prototipo (personas) di un potenziale cliente – sì, ci vorrà anche una buona dose di fantasia. Immagina come potrebbe comportarsi questo utente: legge i quotidiani online? Acquista spesso negli ecommerce? Quanto utilizza i social? E quali di questi preferisce? Cerca quindi di immedesimarti nel tuo potenziale cliente.

A questo punto, metti insieme questi dati qualitativi con quelli quantitativi, quali visite al sito (il tuo cliente sicuramente ne avrà uno), dispositivi utilizzati, pagine visitate, comportamento d’acquisto (carrello) e metodo di accesso al sito (Google? Social? Newsletter?). Non hai ancora questi dati? Non temere: sperimenta, studia ancora più a fondo il prodotto e costruisci un archetipo di consumatore e adatta di conseguenza la tua strategia online. In un secondo momento, potrai confrontare i tuoi dati qualitativi iniziali con quelli quantitativi finali.

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Fase 2

Quali sono i punti di forza del prodotto?

Come posso esprimere al meglio questi punti in Facebook?

Su Facebook possiamo pubblicare testi, foto, video, note, GIF, link oppure tutto questo assieme. Nota: il concetto di “più pubblico meglio è” (es. testo+foto+link), non sempre funziona. L’essere umano cerca la semplicità e se gliela saprai fornire l’avrai catturato. Ma questa semplicità deve fornire anche un’utilità.

Dunque torniamo al prodotto: quali sono le unicità del mio prodotto? Quali sono gli elementi che lo differenziano dalla concorrenza? Ovviamente devono essere in linea con quelli del target definito sopra, altrimenti non venderemo niente. Trovate queste caratteristiche, dovremo farle esprimere.

Si tratta di un prodotto che fa dell’estetica, della bellezza e dello stile il suo punto forte? Come delle scarpe o dei vestiti? Allora sfrutta le foto. Oppure si tratta di un servizio, come delle consulenze o dei corsi? Allora sfrutta ciò che sfruttano questi servizi: le parole. Devi vedere ciò che il cliente vende: non è una banalità. Se il cliente vende bellezza (=scarpe), tu proponi bellezza. Se il cliente vende utilità (=corsi), tu proponi utilità.

Prodotto = punti di forza = proposta.

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Se ciò che ti vendiamo sono delle suite di marketing -> che utilizzano modelli consolidati e misurabili -> allora ti proporremo un modello consolidato, misurabile e scalabile.

Avete visto? Prodotto (suite), Punti di forza (modello), Proposta (modello unico).

Il concetto è: non vendere il prodotto ma i suoi punti di forza.

Di prodotti ne è pieno il mondo. Ma i punti di forza sono ciò che renderanno il tuo prodotto unico.

Nella seconda parte dell’articolo vedremo le altre due fasi: la pubblicazione e il monitoraggio.

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Nella nostra società super veloce, è permesso andare Slow?

Con la diffusione capillare di strumenti smart che offrono soluzioni ad ogni nostra necessità, possiamo dire che l’era dell’Internet of Things è già cominciata. Con un’app controlli gli orari dei treni e acquisti il biglietto, mentre sei in viaggio dai un occhio alle notizie e nel frattempo organizzi un’uscita con gli amici, consulti l’app che ti consiglia la pizzeria migliore e ti prenota un tavolo, poi più tardi magari si va al cinema, dunque già che ci sei leggi le recensioni dei film in proiezione nei cinema della tua zona. Questo è solo un esempio di un numero di attività che solo dieci anni fa avrebbero richiesto molto più tempo e fatica.

Questa immensa disponibilità di informazioni e azioni a portata di touchscreen però, se vista da un’altra prospettiva, ci ha viziati. La frenesia del “tutto e subito” ci ha resi più suscettibili a momenti di estrema, eccessiva, spesso ingiustificata frustrazione quando il device non risponde come vorremmo. Questa necessità di velocità e immediatezza si riflette nelle modalità in cui vengono costruite la maggioranza delle campagne di marketing, ne è esempio la dominante avanzata del Content Marketing.

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Bisogna ricordare però che il Marketing oggi implica conoscere il proprio target e rispondere alle sue esigenze.

Alcuni brand negli ultimi mesi hanno riconosciuto che le tecniche spesso utilizzate per ottenere l’engagement del pubblico possono risultare asfissianti, e hanno deciso di andare controcorrente lanciando una nuova controtendenza il cui nome non ha bisogno di spiegazioni: Slow Marketing.

Il movimento Slow ha inizio negli anni ’80 con le proteste contro il fast food capitanate dallo scrittore Carlo Petrini. In seguito il concept ha contagiato i settori della moda, del cibo, della fotografia e molti altri. Tutto ruota intorno all’idea dell’interrompere la sottomissione psicologica ai rapidi ritmi forzati dalla routine e liberare la mente in tranquillità. Oggi dall’Inghilterra arriva l’esempio della slow-tv, che propone programmi come una diretta di un viaggio in treno di 7 ore, 12 ore di persone che cuciono a maglia, un tragitto in barca di 5 giorni, il tutto rigorosamente in silenzio, senza narrazioni.

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Nel marketing il concetto è stato interpretato in diversi modi. L’azienda produttrice di materiali per il legno Ronseal ha diffuso uno spot di 3 minuti che mostra un uomo mentre dipinge la sua staccionata in silenzio, prendendosi una pausa per bersi un tè e osservare il suo lavoro. Due settimane prima Waitrose, catena inglese di supermarket, ha lanciato la sua campagna con un livestream da una sua fattoria, con GoPro posizionate tra gli animali. La media del tempo di visualizzazione è stata di 4 minuti e 48 secondi.

L’efficacia di questa trovata dipende indubbiamente da una serie di fattori, a partire dal settore in cui opera l’azienda e dal target a cui si rivolge: se si tratta dei Millennials, che vivono per la velocità, forse non si tratta della strategia ottimale. Ciò che è certo è che affidandosi a un’agenzia esperta nella gestione del marketing si ha la sicurezza di non sbagliare. Ce ne occupiamo da vent’anni, conosciamo ogni segreto del settore.

Per concludere, ecco lo spot che ha abbracciato l’etica Slow con più spirito. 45 minuti di Nick Offerman, attore comico statunitense, seduto su una poltrona vicino a un caminetto acceso che sorseggia, rigorosamente in silenzio, uno scotch Lagavulin.

https://www.youtube.com/watch?v=LS-ErOKpO4E

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La crescita del settore vinicolo italiano, una questione (anche) di marketing

Il vino è una parte integrante della cultura e del modo di vivere italiano fin dall’epoca degli antichi romani.  Nel 2015 il nostro paese appariva al terzo posto nella classifica di consumo totale di questa bevanda con un volume di 20.5 milioni di ettolitri nei dodici mesi. Ma non sono solo gli italiani ad apprezzare questo prodotto.

Lo studio annuale di MedioBanca sui dati prodotti nel 2015 dalle 136 maggiori società vinicole italiane rivela infatti che il fatturato estero è aumentato del +6,5% rispetto al 2014. In particolare, le vendite in Sud America sono cresciute del 18,3% rispetto all’anno precedente, in Nord America del 13,3% e in Europa solo del 3,7%. Questo è indubbiamente legato agli investimenti nei materiali (+17,9%) e nella spesa pubblicitaria, salita del 2,1%.

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Il Made in Italy è una garanzia per gli acquirenti oltreconfine per qualità, fascino dell’Italian style e varietà. Un’indagine del Wine lab dell’Università  Bocconi di Milano ha rilevato che all’estero i vini più rappresentativi dell’Italia risultano essere nell’ordine: Chianti, Barolo, Pinot Grigio e Prosecco, poi Brunello e Lambrusco. Il problema che impedisce all’industria vitivinicola italiana di ottenere il primato mondiale è proprio connesso a questa grande varietà di marche, produttori e denominazioni che spesso si sovrappongono con un effetto cannibalizzante.

Il team di ricercatori del Wine Lab segnala inoltre una miopia nell’identificazione di un target che, finora, gran parte delle aziende del settore non hanno considerato: i Millennials. Questa fascia di popolazione cerca nel vino un qualcosa di particolare, diverso dalle generazioni precedenti: sono persone attente ed esigenti, che hanno conosciuto il vino servito dal decanter in un bel calice. Una campagna efficace rivolta a loro sarà semplice, valorizzando la relazione intima con questa bevanda, non decantandola come fosse una questione esclusivamente da sommelier, che è ancora la strategia di comunicazione più praticata.

Occorre rivolgersi ad operatori specializzati nell’ambiente del marketing, che ne conoscano i segreti e sappiano sfruttare gli strumenti e le tecnologie più adatti affinché il proprio prodotto ottenga i risultati auspicati.

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A proposito di tecnologia, il settore sta pian piano muovendosi in direzione 2.0 in Italia. Numerosi sono i siti web e blog che trattano i vari risvolti dell’industria vinicola. Ne segnaliamo alcuni: bereilvino.it, wine2wine.net, marketingdelvino.it. Anche per il mobile, che oggi è lo strumento preferito per la navigazione web, sono disponibili un gran numero di applicazioni per coinvolgere anche i meno esperti e aiutarli ad apprezzare il nettare degli dei: Vivino è la più diffusa e permette, scattando una foto all’etichetta della bottiglia, di scoprirne tutti i segreti; MySommelier aiuta a scegliere l’abbinamento giusto tra il piatto che stai mangiando e il vino; infine, l’app made in italy AromiDeiVini elenca non solo tutti i principali vitigni italiani, ma anche le famiglie olfattive, gli aromi, i profumi e molto altro. Anche questo è marketing.

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La (geniale) creatività del marketing automobilistico

Quando devi pubblicizzare un prodotto e il suddetto prodotto è semplicemente un nuovo pesce in un oceano di alternative, l’idea più bizzarra, innovativa e originale è spesso quella prescelta. La pubblicità non è volta solo a sottolineare le qualità dell’oggetto in questione, ma spesso essa funziona se si distingue dalla massa, rimanendo impressa indelebilmente nelle menti per più di una manciata di secondi.

Vediamo allora una selezione di pubblicità di veicoli che siamo sicuri non dimenticherete facilmente.

Quando è lo slogan a fare la differenza.

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La Porche offre una varietà di divertenti e geniali esempi: 1) “Nessuno è perfetto.” seguito dai risultati della gara di Le Mans del 1963, con 9 auto su 10 marchiate Porche. 2) “Parliamoci chiaro, hai passato la tua infanzia sognando di possedere una Nissan o una Mitsubishi?” 3) “Uccide gli insetti velocemente”.

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Ma anche altri brand hanno avuto pubblicità altrettanto singolari. 1)“Più veloce di una Ferrari. Stesso numero di ruote di una Rolls Royce. Più spaziosa di una Porche. La Citroen 2CV a soli 2.584£”. 2) “La semplice idea alla base della Volvo Turbo Wagon”. 3) “Raccoglie cinque volte le donne che può contenere una Lamborghini”.

Quando le immagini bastano.

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Da sinistra, in senso orario: 1) La Fiat 500 è stata progettata per un minore impatto ambientale. 2) L’Audi A1 condensa al suo interno grandi idee. 3) La nuova Chevrolet è talmente spaziosa che ci sta un elefante. 4) Due ladri escono dalla banca dove hanno appena compiuto un colpo, ma il complice con l’auto non c’è perché alla guida di un’Audi, impossibile fermarsi.

Le pubblicità 3.0.

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Poche settimane fa si è assistito a un passo avanti enorme, che potrebbe rivelarsi un’anteprima di come si presenteranno sempre più annunci nei prossimi anni. È ancora una volta la Porsche a proporre questa idea innovativa che, al momento, non possiede rivali: “La prima inserzione pubblicitaria al mondo in forma di ologramma interattivo” è la definizione data dal brand al lancio. Guardate il video qui sotto per scoprire come funziona.

Non basta disporre di tutti gli strumenti necessari per riuscire a far breccia nelle menti dei consumatori. Sono le idee inaspettate, senza precedenti, quelle che potranno rivelarsi vincenti. Per un marketing efficace, affidati ad esperti che in questo campo ci lavorano da vent’anni. Contattaci.