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3 step per adeguarsi al GDPR nel B2B

Il 25 maggio di quest’anno è entrato in vigore il GDPR, il regolamento europeo che tutela la sicurezza dei dati personali.

Se lavori nel B2B potresti avere pensato che questa norma non ti riguardi.

Beh, ti sbagli.

Ha studiato Mediazione Linguistica e Culturale presso l’Università di Padova e sta conseguendo un Master in Web Marketing. Appassionata di Marketing, lettura e scrittura.
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L’operazione “Email + Marketing” non equivale a spam. Ecco perché.

Ti è mai successo di aspettare una mail importante e ritrovarti sommerso da messaggi indesiderati?

Quando pensiamo allo spam, spesso lo identifichiamo con qualcosa di fastidioso e invadente, dimenticandoci che anch’esso può essere una fonte preziosa di marketing per quei beni e servizi che non possono essere fruiti attraverso i convenzionali canali di comunicazione.

Per capire se quello che stiamo facendo sia marketing o spam è necessario delineare meglio i confini di questi due ambiti per chiarirne i rispettivi contesti operativi.
Prendendo come riferimento la definizione del concetto di Marketing dall’omonimo libro di Peter, Donnelly e Pratesi, leggiamo che “Un gruppo di attività programmate, organizzate, controllate che partono dallo studio del consumatore e, in generale, della domanda e della concorrenza, e, attuandosi in forma integrata, sono volte al conseguimento degli obiettivi aziendali di medio-lungo termine attraverso la ‘soddisfazione’ del cliente”.

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Caratteristica fondamentale è dunque quella di riuscire a produrre un valore per il cliente, pertanto il marketing va inteso come promozione di un valore percepito mediante vantaggi concreti, aspettative soddisfatte, relazioni di fiducia e attendibilità.
Secondo le parole del  marketing operations manager di MailUp, Stefano Branduardi,  lo spam è invece  “il risultato di una strategia di email marketing pensata male. Profilare i contatti, assicurarsi di avere il consenso, segmentare gli invii, puntare alla rilevanza: tutte best practice per campagne di mailing che non finiscano in spam”.

Il digital marketing diventa spam nel momento in cui le informazioni che contiene non aggiungono alcun valore per l’utente, diventando così comunicazione monodirezionale.

In termini di quantità, il servizio di filtraggio di commenti spam su blog, Akismet,ha rilevato solo durante il 2014 oltre 90 miliardi di commenti spam con una media di 250 milioni al giorno.
Preoccupante è il rapporto tra commenti reali e spam che nel mese di dicembre ha registrato per 10 miliardi di commenti spam solo 156 milioni di commenti autentici.

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Creare una strategia di marketing efficace non è un lavoro semplice, per questo è fondamentale affidarsi a esperti come noi, che ti aiuteranno a trovare la soluzione più adatta ai tuoi bisogni!

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Email Marketing e spam non sono sinomimi. Ecco perché.

Ogni azione, ogni progetto di un agente di marketing è sempre volto alla conquista e alla fidelizzazione del proprio target finale. Ma un’ombra è costantemente presente in questi processi, una macchia oscura che tormenta i marketers di ogni livello: l’etichetta “spam”.

Per chi non ne fosse al corrente, l’etimologia della parola deriva dal nome di una carne in scatola largamente diffusa durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale. Ma il significato per cui la usiamo oggi deriva da un celebre sketch di Monty Python del 1970, dove ogni pasto del menù di una caffetteria presenta l’ingrediente “SPAM”, ripetuto nei tre minuti un’infinità di volte. Il termine entrò nel decennio seguente nelle prime chat rooms, dove alcuni utenti lo utilizzarono ripetutamente per irritare altri user, diventando universalmente associato al senso di fastidio.

Ed è proprio questo sentimento che a sua volta tormenta gli strateghi del marketing, in particolare per quanto riguarda l’email marketing. Se da una parte si attesta che anche nel 2016 il DEM resterà tra le attività primarie per il settore, dall’altra è noto che le mail che la nostra casella di posta identifica come  spam finiscono direttamente nella posta indesiderata, e quasi certamente non verranno mai lette. Lo spam è un problema che affligge pesantemente il nostro paese: uno studio della Securelist posiziona l’Italia al quinto posto a livello mondiale per maggiore traffico di email maligne.

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DEM e spam, però, non sono la stessa cosa. Il primo segue delle regole, a partire dalla legislazione: in Unione Europea vige dal 2002 la Direttiva sulla Privacy Elettronica, in cui si esplicita il divieto di uso di indirizzi email per fini di marketing, a meno che non sia avvenuta una preventiva adesione. Lo spam invece colpisce chiunque in maniera casuale, senza un target preciso, con il fine di raggirare più che convincere ad acquistare un prodotto o servizio, che è il mestiere dei marketers.

La sfida ora sta nel puntare sulla differenziazione del messaggio in nome della qualità.

I contenuti devono essere presentati e sviluppati in modo da convincere prima il mail provider che non si tratta di spam, e poi il potenziale cliente, che dovrà trovarli rilevanti rispetto ai propri interessi e, se il marketer avrà seguito le tecniche adeguate, utili al proprio benessere.

Il mestiere del marketing, dunque, non è semplice e immediato come si potrebbe pensare. È per questo che è fondamentale affidarsi ad esperti come noi, che ti possono offrire la soluzione più adatta ai tuoi bisogni. Contattaci!

Voglia di privacy? Prova con Telegram!

La notizia dell’acquisizione di WhatsApp da parte di Facebook continua ad essere oggetto di discussione e il blocco che ha subito l’app lo sabato scorso non ha fatto altro che incrementare le voci, soprattutto quelle negative, provenienti da utenti preoccupati che l’acquisto crei problemi in termini di privacy all’interno di WhatsApp.

Ma in fondo tutti sono utili, nessuno indispensabile e questo vale soprattutto per il mondo del web. A seguito del panico generato dall’incidente al server di WhatsApp, infatti, coloro i quali soffrono di dipendenza da chat hanno pensato bene di consolarsi scaricandosi un’applicazione a dir poco concorrenziale: Telegram.

Quest’ultima ha raccolto domenica scorsa, ossia nelle 24 ore successive al blocco della celebre app verde, quasi 5 milioni di nuovi utenti. Un boom avvenuto perlopiù a livello europeo che ha determinato un sovraccarico ai server, un black-out di un paio d’ore e un posto nelle classifiche dei servizi più scaricati in decine di mercati.

Ma guardiamo più da vicino quella che sembra essere la nuova innovazione in ambito di instant messaging. Fondata da Nikolai e Pavel Durov e completamente gratuita, Telegram allo scorso ottobre registrava solo 100mila utenti attivi su base quotidiana. Appare dunque incredibile l’incremento così rapido di utenze derivato da un insieme di fattori, casuali e non, e soprattutto da una sua particolare offerta.

Di cosa si tratta? I messaggi scambiati attraverso Telegram sono criptati e l’utente può scegliere di programmare la loro autodistruzione dopo un certo lasso di tempo trascorso dalla lettura. Quest’app, inoltre, non garantisce solo alti livelli di sicurezza bensì, godendo di server distribuiti in tutto il mondo, offre anche maggiore velocità di ricezione dei messaggi.

Ma non è finita qui. Ad incrementare la lista dei pro di questa nuova app vi sono l’organizzazione “cloud based” dei contenuti, ovvero la possibilità di accedervi da qualsiasi dispositivo, e il suo essere open source (le Api e il protocollo sono liberi). Infine, permette lo scambio di contenuti di qualsiasi dimensione in chat di gruppo, segrete e non, che possono raggiungere fino ai 200 contatti.

“Ci aspettavamo un milione di nuove registrazioni al giorno – questo uno dei tweet provenienti dal profilo ufficiale dell’app – 5 milioni è qualcosa di folle. Francamente, avremmo preferito avere una crescita graduale. Il nostro piano era quello di essere pronti per questo genere di esplosione nel giro di un paio di mesi, non ora”. Ma come solitamente accade nel mondo del mobile, sono stati gli utenti ad avere l’ultima parola e a decidere di far decollare quest’applicazione, influenzati anche dalla recente sensazione di sfiducia nei confronti di WhatsApp e della privacy che dovrebbe garantire.

In termini di soldi, Telegram, gestita da un team di base a Berlino, è finanziata principalmente proprio da uno dei sue due fondatori, Pavel Durov, il quale ha versato una generosa donazione tramite il suo nuovo progetto Digital Fortress.

“Telegram non è pensato per produrre profitti – si legge sul sito dell’app – non venderà mai pubblicità e non accetterà mai investimenti esterni. Non è in vendita. Non stiamo costruendo un database ma un programma di messaggistica per le persone”.

Si tratta dunque di un’iniziativa no-profit o almeno così per il momento viene presentata. Ma si sa, niente e nessuno è perfetto e tutti questi vantaggi sembrano frutto di un esame poco approfondito svolto a riguardo della nuova applicazione.

O sarà davvero così eccezionale come vogliono farci credere? Il tempo ci sarà rivelatore …

Ha studiato Economia e Gestione Aziendale presso l’Università degli Studi di Trieste. Appassionata di marketing e di economia, segue con attenzione le ultime tendenze in fatto di comunicazione

La crescita di Foursquare in Italia

So-lo-mo, ovvero social, local, mobile. Così viene definito Foursquare, il social network basato sulla geolocalizzazione. Attraverso un’applicazione mobile e web gli utenti registrati possono condividere con i propri contatti la loro posizione.

A pochi giorni dal Foursquare Day, che sarà festeggiato in tutto il mondo il 16 aprile, l’Osservatorio Foursquare Italia, rende nota la sua mirabolante crescita in Italia negli ultimi sei mesi. Sono 266, infatti, le brand page di aziende sul sito, con un incremento pari al 302%.

Accanto al 13% delle grandi brand page e catene commerciali, troviamo un 12% di micro-store e imprese familiari. Tra le grandi aziende con oltre 10.000 follower troviamo Gucci, Adidas, Regione Toscana, Dolce&Gabbana e Vodafone.

Cifre significative, anche se i budget  investiti sono ancora parecchio contenuti. Ma fanno comunque intravedere un’intelligente apertura ad un modello che gli esperti considerano vincente nel futuro, quello che fonde, appunto, social network, localizzazione e dispositivi mobili.

Ciò che però sembra frenare lo sviluppo di Foursquare, sono le restrizioni imposte dalla normativa sulla privacy. Considerato il fatto che il coinvolgimento dei consumatori deve necessariamente tener conto dei limiti di intrusività, gli obiettivi da perseguire non saranno facilmente raggiungibili in un arco temporale limitato.

Cambieranno le cose? Staremo a vedere.

 

All’E-festival 2011 con la testa tra le nuvole

Come preannunciato qualche settimana fa si è tenuto a Milano E-festival, l’importante kermesse sulla tecnologia. All’interno della manifestazione segnaliamo l’incontro svoltosi al Museo della Scienza e della Tecnologia “Con la testa tra le nuvole”. Perché ci ha colpito? Perché l’evento era focalizzato sul concetto di cloud computing.
In informatica con il termine inglese cloud computing si indicano un insieme di tecnologie che permettono di archiviare ed elaborare dati, grazie all’utilizzo di risorse hardware o software distribuite e virtualizzate in rete.

Marcella Logli, Responsabile Comunicazione Top Clients Telecom Italia, ci spiega perché nasce Cloud People. Una community on-line che mette insieme competenze diverse (professori, sociologi, esperti, studenti, ecc..) e in cui è possibile trovare contenuti e opinioni informandosi in modo gratuito. Una soluzione per tutti che aiuti a capire il concetto e l’efficienza del cloud computing già introiettato nelle grandi imprese.

Francesco Sacco, Managing director ENter Bocconi, ritiene che il cloud computing sia un’occasione per un sistema efficiente e trasparente che possa porre soluzioni adeguate e progetti per una realtà appartenente al XXI secolo.
Per esempio propone una soluzione per l’IVA: la fatturazione on-line che permette attraverso il cloud di registrare le fatture all’agenzia delle entrate in modo che non vadano perse. I vantaggi sono: non più evasioni fiscali, non più fatture false e sarà chiaro alla collettività chi paga in tempo e chi no.

Ma il cloud si avvicina anche al mondo delle automobili. Alessio Franco, capo ufficio stampa di Ford, parla della nuova Ford Evos concept, il primo veicolo ibrido cloud-connected. L’obiettivo è garantire la mobilità del web, permettendo ai clienti di essere connessi con il mondo esterno durante la guida. Un’idea nata dal bisogno di capire sempre di più i gusti e i bisogni dei consumatori ma assicurando sempre e comunque la sicurezza sulla strada.

Ma vi siete mai chiesti quali sono i pericoli che si incorrono con l’utilizzo della tecnologia?

Luca Tremolada, giornalista del Sole 24 Ore, ha sottolineato questo concetto parlando anche della Privacy e di come negli Stati Uniti sia più facile fornirla in cambio di popolarità mentre in Europa tendiamo a salvaguardarla di più. Al giorno d’oggi sappiamo che la protezione dei dati personali va un po’ perdendosi con l’evolvere del mondo digitale e dei Social Network.

Dunque, siete tutti pronti per affacciarvi ad un’era sempre più rivoluzionaria nel campo tecnologico?