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Il futuro dell’e-commerce si chiama Digital Signage

Il Digital Signage è una tecnologia di comunicazione che si sta diffondendo a rapida velocità: si tratta della versione elettronica della cartellonistica tradizionale grazie alla quale, attraverso i display, vengono visualizzate informazioni, contenuti grafici, video, immagini e testi. Questo rivoluzionario sistema tecnologico è utilizzato da Amazon nelle stazioni della metropolitana di New York per permettere ai viaggiatori di sfruttare il tempo di attesa per fare shopping.

Le vetrine virtuali messe a disposizione da Amazon consentono di accedere alla Holiday Gift Guide, all’interno della quale è possibile selezionare tra milioni di articoli quelli che potrebbero essere regali giusti da fare per Natale ai propri cari: oltre all’acquisto immediato, è possibile selezionare un prodotto e inviare il link per l’acquisto al proprio smartphone tramite SMS, e-mail o codice QR.

Lo strumento del marketing digitale per viaggiatori newyorkesi era già stato utilizzato l’anno scorso da Control Group che, in collaborazione con la Metropolitan Transportation Authority di New York, ha esteso le piattaforme a tutto il territorio metropolitano e ha permesso oggi ad Amazon di essere il primo inserzionista ad utilizzarle.

Con il Digital Signage si può acquistare ovunque e si abbattono quindi i confini spazio-temporali, permettendo di creare store virtuali in ogni dove. È questo il futuro dell’e-commerce?

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“Make Love”…not war!

C’era una volta una campagna pubblicitaria intitolata “Make Love”, nelle cui foto promozionali vi era ritratto un attore e fashion designer indiano Sikh di nome Waris Ahluwahlia insieme ad una modella, Quentin Jones.

Una tagline dolce, positiva e per nulla provocatoria. Sembrerebbe un’ ottima trovata pubblicitaria quella realizzata da Gap, il brand di abbigliamento made in U.S.A, se non fosse per il fatto che, una volta esposta nella stazione della metropolitana di Pelham Bay nel Bronx di New York, si è trasformata in un’orrenda manifestazione di razzismo.

Il “Make Love” è diventato infatti un “Make Bombs!”, seguito dal commento “Please stop driving taxis” (“Per favore smettete di guidare i taxi”).

Ed è in questo momento che è subentrata la figura di Arsalan Iftikhar, senior editor del The Islamic Monthly e fondatore di TheMuslimGuy.com, nonchè portavoce dei musulmani pacifisti. Iftikhar, dopo aver visto la foto dell’annuncio deturpato pubblicata dal suo amico Robert Gerhardt su Instagram, ha pensato di condividerla come dimostrazione del fatto che il razzismo esiste ancora e non perde occasione per farsi sentire.

Nessun tag, nessun tipo di richiamo. Eppure Gap si è precipitato subito in risposta al messaggio di Iftikhar, chiedendogli dove fosse attaccato il manifesto per poter andare a rimuoverlo e impostando come immagine di copertina su Twitter l’annuncio originale.

Sul Daily Beast il portavoce dell’islam pacifista ha affermato: “Volevo che il mondo vedesse come milioni di persone dalla carnagione scura sono viste in America oggi. Così ho provveduto a pubblicare questa fotografia ai miei 40.000 seguaci su Twitter e Facebook e ho chiesto loro di condividerla ai loro amici per cercare di creare buzz sui social media e una consapevolezza generale.”

E pensare che era stata addirittura avviata la campagna “Grazie, Gap” ad opera della comunità Sikh, la quale si era premurata di dimostrare la propria riconoscenza per l’inclusione di un modello Sikh in una campagna pubblicitaria.

Un chiaro esempio, quest’ultimo, del messaggio che questa campagna avrebbe voluto trasmettere. “Fate l’amore”: perché non iniziando a condividere questo sentimento tra popoli e culture diversi?

La triste verità è che ora, nel 2013, il nostro problema non è più la mancanza di mezzi di comunicazione, ma l’esistenza di messaggi sbagliati da voler condividere.

Ha studiato Economia e Gestione Aziendale presso l’Università degli Studi di Trieste. Appassionata di marketing e di economia, segue con attenzione le ultime tendenze in fatto di comunicazione

Caffè e telecinesi, quando il marketing diventa horror

Mai fare infuriare una donna, o potrebbe farvela pagare con la telecinesi. Questo è quello che è successo in un bar del centro di New York, tra le urla di stupore e paura degli ignari avventori. C’è chi ci ha rischiato un colpo, ma non è altro che una candid camera promozionale del film “Carrie. Lo sguardo di Satana”.

Il film, che uscirà il prossimo gennaio e sarà diretto da Kimberly Peirce, è il remake dell’omonimo film tratto da un romanzo di Stephen King e diretto da Brian De Palma nel 1976.

Il video promozionale ha avuto una enorme diffusione virale: dopo sole 24 ore dalla sua pubblicazione, ha raggiunto 3 milioni di visualizzazioni e promette un vasto pubblico per l’uscita del film.

Un’idea ingegnosa, che ha previsto diverse ore nel montaggio di fili, leve e muri finti per creare il perfetto set dove fare sperimentare ai clienti, all’oscuro di tutto, cosa succederebbe se la telecinesi esistesse davvero. Molti gridano disperati e anche i più temerari, che filmano tutto con lo smartphone, sono in procinto di fuggire.

E voi come avreste reagito?

Appassionato di scrittura e di tecnologia, ha sempre cercato il modo per coniugare queste due passioni. Scrive sul web e del web. Innamorato dei social network, è sempre in cerca di nuovi modi per fare marketing con gli strumenti online più innovativi.

Vendere design all’estero? Ecco un buon suggerimento

Per molte piccole medie imprese che producono arredamenti di qualità e complementi d’arredo di design può essere difficoltoso o complicato aprire un nuovo canale di vendita all’estero.

Le cose si fanno più semplici, però, se alcune imprese cooperano all’interno di un progetto.

Diego Paccagnella, designer e creativo 36enne ha ideato, insieme al docente di economia di Cà Foscari Stefano Micelli, un progetto di sviluppo per quattordici pmi. L’intento è quello di favorire un processo di internazionalizzazione necessario all’apertura di nuovi mercati che possano offrire l’opportunità di incrementare i profitti. Alcune tra le imprese presenti nel progetto sono leader del settore in quanto a qualità, facendo del “su misura” la propria strategia vincente.

Nasce allora Design-Apart.

Il progetto consiste nel creare uno showroom, un luogo dove queste aziende di artigianato industriale possano esporre le loro collezioni. Dove? Nel cuore della Grande Mela: Manhattan. Ma c’è molto di più, perché all’interno del locale dello showroom, Paccagnella vivrà insieme alla compagna e al figlio di un anno. L’obiettivo è quello di creare un nuovo tipo di showroom, in modo da poter trasmettere un reale valore aggiunto.

Gli showroom tradizionali non comunicano più nulla, noi mostreremo i mobili in un contesto di vita reale” spiega Paccagnella. Ma non sarà solo uno showroom-casa privata. Infatti sono state già definite varie iniziative volte a coinvolgere i nuovi clienti: cene a tema con la comunità dei creativi americani, incontri tra i clienti e i produttori, esibizioni di sartoria, corsi e workshop che coinvolgano le accademie di design di Manhattan e i laboratori artigianali di Brooklyn.

Paccagnella conta anche di organizzare dei tour in Italia, per far conoscere alle persone interessate le aziende nel loro concreto e il territorio dove operano per creare i loro prodotti qualitativamente superiori.

“La priorità è trasmettere alle persone un valore culturale” conferma il designer, che spiega come l’intero progetto sarà anche seguito in tempo reale giorno per giorno da un blog.

Nel concreto, grazie all’aiuto di uno store manager, i clienti saranno aiutati a creare l’arredamento specifico e personalizzato per le proprie case. Successivamente gireranno il progetto alle aziende in Italia che provvederanno alla produzione su misura.

Lo showroom offrirà un canale di vendita anche attraverso il sito internet, dove si potranno acquistare i prodotti di listino, che verranno spediti dall’Italia.

Infine il progetto prevede che lo showroom vivente si sposti con l’arrivo delle nuove collezioni, occupando un appartamento in un altro quartiere o in un’altra città, lasciando i mobili come pagamento dell’affitto.

“Vogliamo che la parte fisica sia snella e dinamica, replicabile in un altro contesto – conclude Paccagnella – che sia Los Angeles, Rio de Janeiro o Pechino”.

Intanto le imprese avranno acquisito una certa base commerciale in America senza dover affrontare lo sforzo di aprire uno store proprio.

Adv sfrontato: Basta lavorare. Iniziate a bere!

La trovata pubblicitaria di Utimat vodka è irriverente e brillante, assolutamente perfetta per un brand di superalcolici.

La famosa agenzia di adv Amalgamated, che ha condotto la campagna, si chiede com’è possibile catturare l’attenzione dei frenetici lavoratori newyorkesi occupati a faticare per oltre 80 ore settimanali rinchiusi in grattacieli altissimi.

L’unico modo per distogliere i workers dagli impegni giornalieri e convincerli a seguire una pubblicità è compiere un’azione di guerrilla marketing coinvolgente capace di coglierli di sorpresa direttamente nei loro uffici.

Ultimate Vodka ha ideato la campagna rivolta ai cosidetti white-collar assumendo a Chicago e successivamente a New York dei lavavetri che hanno travestito da uomini d’affari.

I simpatici windows washers hanno mostrato ai lavoratori una serie di cartelli con domande canzonatorie e divertenti quali: “avete mai lasciato il vostro ufficio?”, “Avete mai respirato aria fresca? Dicono sia fantastica”, “Vieni a bere qualcosa con noi!”.

Il messaggio della campagna è un inno al relax e lo slogan “Stop Working. Start Drinking” è perfettamente in linea con il brand di vodka ed in grado di coinvolgere in prima persona gli instancabili lavoratori.

La trovata di Utimat vodka è stata molto apprezzata dal popolo online e la campagna pubblicitaria ha ottenuto oltre 1.938.557 visualizzazioni su youtube.