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Oggi siamo tutti francesi

Quel che è successo a Parigi ieri, 7 gennaio 2015, sfiora l’inimmaginabile. Due uomini incappucciati e vestiti di nero hanno fatto irruzione nella redazione del settimanale satirico Charlie Hebdo e hanno aperto il fuoco gridando “Allah è grande”. Volevano vendicarsi per la pubblicazione di alcune vignette su Maometto considerate irrispettose e, per farlo, hanno ucciso 12 persone di cui dieci lavoravano all’interno del giornale e due erano poliziotti. Un terzo complice li ha attesi all’esterno. Dopo aver freddato un agente gli assassini si sono dati alla fuga, gettando la Francia nello sgomento.

Gli esecutori della carneficina non hanno scelto un giorno a caso: ieri è infatti uscito in Francia l’ultimo libro di Michel Houellebecq intitolato “Sottomissione” (traduzione letterale della parola Islam): proprio a questo libro era dedicata la copertina del numero in edicola di Charlie Hebdo che presenta una vignetta con il titolo “Le profezie del mago Houellebecq”; la vignetta ritrae lo scrittore vestito da mago che, all’insegna della provocazione satirica, afferma: “Nel 2015 perderò i denti, nel 2022 farò il Ramadan”.

Charlie

È sconcertante pensare che nel 2015 la creatività e la libertà di pensiero possano ancora essere pagate con la morte ed è ancora più sconvolgente che ancora una volta si piangano vittime per motivi religiosi e per mano di fanatici estremisti che non ammettono libertà, contraddizioni, dubbi. La creatività, invece, è libertà, mette in discussione, dubita, contesta, stravolge, ma senza la presunzione di dire la verità. Charlie Hebdo era la creatività fatta giornale.

Come agenzia di creatività ci uniamo al lutto dei familiari delle vittime dell’attentato e riportiamo in seguito la reazione di alcuni cartoonist al brutale massacro. #JesuisCharlie

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Gmail: largo alle immagini!

È tempo di innovazioni per il colosso di Mountain View! Google ha infatti deciso di dare una svolta al suo servizio di posta elettronica Gmail attuando un ulteriore restyling, questa volta per quanto riguarda la sua sezione “Promozioni”.

A Gmail era infatti stata recentemente apportata la suddivisione delle e-mail in 5 categorie: principale, social, promozioni, aggiornamenti e forum.

Ma cosa succederà quindi alla scheda delle promozioni? I messaggi che sono già stati convogliati in questa scheda saranno fatti confluire in un layout a griglia che mette in evidenza la foto per segnalare il messaggio.

Si punta dunque sul fattore visivo, come spiegato anche dal product manager Aaron Rothman in un post sul suo blog. Il pubblico sarà in grado di individuare più rapidamente le offerte concentrandosi sulle immagini che appariranno nei messaggi promozionali. A facilitare il tutto lo scroll, che però può essere disattivato.

Google sta ancora sperimentando il cambiamento e non ci è ancora dato sapere se vorrà estenderlo a tutti o integrarlo definitivamente nella sua piattaforma di ricezione di messaggi telematici.

Ma cosa conta di ottenere attraverso questa modifica? La speranza di Google è quella di rendere gli annunci pubblicitari più belli e accattivanti attraverso una grafica che si concentra più sulle immagini che sulle parole.

Ma per quanto bella possa essere una mail promozionale, rimane sempre una mail che l’utente non ha richiesto. Riuscirà dunque Google a superare l’insofferenza che molte persone hanno nei confronti degli annunci pubblicitari?

Puntate al visivo!

Da recenti studi pare che il volume di immagini provenienti da Facebook e Instagram ammonti a circa 2.5 miliardi alla settimana. Una quantità già di per sé sbalorditiva. Se poi ci aggiungiamo Pinterest, Tumblr e altri social simili, la quotazione aumenta a dismisura. È chiaro che le persone siano prettamente “visive” e, di conseguenza, adorino le immagini, piuttosto che i testi.

Le due grandi categorie di “produttori” di immagini sono brand e consumatori. I consumatori sembra preferiscano di gran lunga Instagram, con fotografie che ritraggono i diversi momenti quotidiani della propria vita. È stato stimato che Starbucks, la famosa catena di caffetterie, viene taggata oltre 10mila volte al giorno!

Per contro, se i consumatori preferiscono Instagram, i brand sembrano prediligere Pinterest e il suo sistema di bacheche. Gli utenti di questo social, infatti, tendono a condividere per l’85% materiale proveniente direttamente dai brand. Pinterest e Instagram, se analizzati insieme, possono dare un indice piuttosto accurato su cosa vogliono i consumatori e come i consumatori usano quello che vogliono.

In particolare, è proprio Pinterest che colleziona risultati considerevoli per i marchi. Sul social delle bacheche, le immagini riconducono direttamente ai brand, facendo di Pinterest la terza piattaforma in materia di traffico internet. E, come se non bastasse, il 70% degli utenti usa Pinterest come un servizio di “ispirazione” per lo shopping.

Avevamo già trattato l’argomento delle foto su Pinterest in un nostro precedente post. Di seguito, alcuni consigli su cosa fare nel digital marketing:

  1. Spronare i consumatori alla creazione di contenuti
    Bisogna incoraggiare i fan e gli stessi dipendenti a condividere aneddoti e pensieri riguardo il brand con una foto e chiedere loro il permesso di ri-condividere e mettere in evidenza tali foto.
  2. Non farlo da solo
    È bene creare e coltivare le relazioni che possono nascere tra il brand e gli utenti più attivi. Premiarli in qualche modo, con contenuti speciali o, addirittura, chiedere a loro stessi di collaborare in questa sezione visiva del marketing, li farà sentire speciali.
  3. Rendere il sito condivisibile
    Importantissimo aggiungere il pulsante pinit” nel sito così da permettere la condivisione all’interno del social.
  4. Identità del brand
    L’identità del brand deve essere centrale e va trasmessa ai consumatori. Se non si dispone di contenuti originali, è bene assicurarsi che il materiale condiviso rispecchi la personalità del brand così da non sviare la clientela o creare contraddizioni.

Liberamente ispirato a: http://blog.curalate.com/marketing-evolution-moving-from-text-to-images-pinterest-instagram/

Le otto caratteristiche della foto perfetta per Pinterest

Una volta il testo era il pilastro portante del marketing. Oggi invece lo sono le immagini. Dal momento che i consumatori affluiscono sempre di più a piattaforme visive come Pinterest o Instagram, è necessario imparare a comunicare solo con le foto. L’esperienza sul web è diventata più visiva, e i brand devono adeguarsi a questa nuova tendenza raccontandosi attraverso le immagini.

Apu Gupta, CEO di Curalate – una startup di Philadelphia che ha analizzato oltre mezzo milione di immagini Pinterest per capire quali siano le mosse vincenti per avere una foto popolare – commenta i risultati della loro recente indagine: “Siamo animali intrinsecamente visivi. Pensiamo alla storia del genere umano quando fin dall’inizio dipingevamo nelle caverne. Abbiamo iniziato con le immagini perché sono più emotive del testo.” Questo genere di dati sono essenziali per le aziende che possono relazionarsi meglio con i propri clienti: “Se si riesce ad avere un rapporto emotivo con i consumatori – continua Gupta – si alza la fidelizzazione e la tolleranza verso eventuali errori.”

Lo studio eseguito da Curalate su Pinterest cerca di capire la psicologia che si cela dietro i comportamenti del social, mettendo in relazione più di trenta caratteristiche visive con le foto di maggior successo. I risultati sono stati sorprendenti. Di seguito le otto caratteristiche che hanno in comune le foto più popolari su Pinterest.

  • Più rosso: le immagini che hanno tonalità rosse o arancioni sono due volte più condivise di quelle con tonalità blu.
  • Più colori: più colori dominanti ci sono meglio è. Le foto più colorate sono tre volte più gradite rispetto a quelle con un solo colore dominante.
  • Luce adeguata: troppo chiare o troppo scure le immagini su Pinterest non funzionano. La foto perfetta è quella con una illuminazione adeguata: viene condivisa venti volte in più di una molto scura.
  • Colori brillanti: il bianco e nero non rende più sul web. Sono molto meglio le foto con il 50% di saturazione, che piacciono dieci volte di più rispetto ad altre troppo o troppo poco saturate.
  • Rapporto a 2:3: la forma perfetta è quella del ritratto, e con orientamento verticale, per il semplice motivo che Pinterest taglia o ridimensiona tutte quelle immagini che non rientrano in questo rapporto peggiorandone la visibilità.
  • Poco sfondo: il contesto è importante ma non deve essere predominante. Sono migliori quelle foto con meno del 10% di sfondo, con più del 40% si rischia di perdere da metà a tre quarti della popolarità.
  • Texture morbida: le texture granulose, ruvide, spigolose non piacciono. Tutte le immagini con un aspetto leggero e morbido saranno condivise circa una ventina di volte in più.
  • Nessuna faccia: il risultato più sorprendente che però si spiega in un modo molto semplice. Pinterest è un social di cose, non di persone o luoghi, come Facebook o Foursquare. Per questo le foto che non presentano un viso umano piacciono di più rispetto alle altre.

Brendan Lowry, il direttore del marketing di Curalate, offre alcuni consigli su come interpretare questi dati: ci si dovrebbe concentrare sul tipo di piattaforma usata perché i consumatori creano dei contenuti differenti a seconda del social. I brand più reattivi punteranno su questa differenzazione.
Secondo Lowry la scienza deve affiancare il processo creativo del marketing per ottenere contenuti interessanti, che funzionano meglio e danno luogo ad un conseguente aumento delle entrate.

L’obiettivo delle aziende come Curalate, afferma Apu Gupta, è di decifrare il linguaggio visivo degli utenti di Pinterest e creare un vocabolario migliore attraverso il quale comunicare con i propri clienti. Si sta già pensando ad un programma che analizzerà un’immagine appena caricata sul social sulla base dei risultati precedenti, e che prevederà il suo valore di preferenza all’interno del social.

Com’è il vostro profilo Pinterest?