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7 step per una newsletter B2B mobile-friendly

Oggi il cellulare è il modo più comodo e veloce per rimanere in contatto con il mondo.

Anche se il computer resta uno strumento fondamentale, i dati mostrano che gli italiani passano circa 2 ore al giorno al telefono, principalmente sui social network. Siamo quindi abituati a comunicare attraverso lo schermo e proprio per questo i nostri smartphone diventano dei potenti strumenti per il marketing.

Sara Parisotto
Ha studiato Mediazione Linguistica e Culturale presso l’Università di Padova e sta conseguendo un Master in Web Marketing. Appassionata di Marketing, lettura e scrittura.
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Come perdere clienti a Natale (e come conquistare la loro fiducia)

Siamo quasi a Natale e le mail di auguri sembrano non finire più. Forse penserai che questo sia il periodo più piatto e infruttuoso dell’anno a causa delle feste. Ma lo sapevi che invece è possibile sfruttare a tuo vantaggio questo periodo festivo?

Appassionato di scrittura e di tecnologia, ha sempre cercato il modo per coniugare queste due passioni. Scrive sul web e del web. Innamorato dei social network, è sempre in cerca di nuovi modi per fare marketing con gli strumenti online più innovativi.
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Come perdere clienti con l’email marketing: 3 errori da evitare

Se c’è uno strumento che quasi tutte le aziende utilizzano (più o meno efficacemente) è l’email marketing. Semplice, alla portata di tutti ed economico: scrivere una mail per promuovere la propria attività o azienda è un metodo utilizzato da oltre l’85% degli utenti di internet ma soprattutto è uno strumento che nel 2015 ha prodotto un ROI di 3.800%.

Attenzione però! Questi sono i numeri che un corretto utilizzo delle mail come strumento di marketing può generare, se si cercano di evitare alcuni errori:

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  1. NON VARIARE I CONTENUTI. Se l’unica cosa che fai è bombardare la tua lista email con messaggi puramente promozionali, stai sbagliando. Cerca di condividere informazioni utili e interessanti per far in modo che valga la pena leggere il tuo email marketing, anche se il cliente non deve comprare ancora nulla. Quando sarà pronto all’acquisto, avrà tutte le informazioni necessarie per fare la scelta migliore.
  2. NON RICORDARSI DEL CONSENSO PREVENTIVO. Non aggiungere email prendendole da siti o biglietti da visita e non comprare mailing list. Inviare in modo massivo messaggi a utenti che non si sono iscritti volontariamente e in modo verificabile, significa fare spam ed è una pessima figura per la tua azienda. Le persone non sopportano di avere la casella di posta intasata da mail che non hanno autorizzato. Il minimo che puoi fare per non finire nella cartella spam ed evitare di incorrere in sanzioni è chiedere conferma dell’iscrizione con un’email.
  3. ALLE PERSONE NON INTERESSA “INVIARE”. Nel form per l’iscrizione alla mailing list o alla newsletter alla fine troverai un pulsante con frasi come “Invia” o “Conferma” oppure “Ok” che non sono per niente interessanti per il cliente. Cerca di creare un form stimolante che faccia venir voglia di iscriversi alla tua newsletter.

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Se sei interessato a creare un piano di email marketing vincente, contattaci per capire qual è la proposta più adatta a te!

Francesca Zia
Ha studiato Economia e Gestione Aziendale presso l’Università degli Studi di Trieste. Appassionata di marketing e di economia, segue con attenzione le ultime tendenze in fatto di comunicazione
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La situazione dell’email marketing nel B2B

Quanti di voi avrebbero scommesso sulla progressiva scomparsa dell’email marketing dopo l’arrivo dei social network e dei sistemi di messaggistica istantanea come Whatsapp o Telegram? Probabilmente, fino a 4 anni fa praticamente tutti.

I trend più recenti sembrano sfatare questo mito, anzi: pare proprio che l’email marketing abbia sfruttato questa fase di stallo per rimodularsi ed evolversi. I social e le nuove tecnologie non hanno cambiato né snaturato le email, anzi hanno permesso a queste ultime di integrare le strategie più efficaci nate con i social e diventare così uno strumento inedito.

Se con la rapidità, la precisione e l’adattabilità dei social le email sembravano lente, macchinose e monolitiche ora stanno diventando sempre più originali, diverse, specifiche grazie ad accorgimenti come i servizi di automazione, design ancora più ricercati, layout responsive, contenuti immersivi e sapiente utilizzo dello storytelling.

Italia: com’è la situazione?

MailUp ha condotto una ricerca nella quale ha monitorato 13 miliardi di invii in 28 diversi settori merceologici in tutto il 2015, tenendo conto di 3 tipologie di invii: le mail newsletter, le DEM (contenuti pubblicitari) e le mail transazionali (quelle automatiche in risposta a un’azione del cliente). Il quadro che ne viene fuori è davvero sorprendente: sembra infatti che l’email marketing goda di ottima salute, nonostante le cupe previsioni che molti di noi facevano anni fa!

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Messaggi e target

Nel 2015, il 74% delle mail sono state inviate a target B2C, mentre solamente il 6% delle mail è stata indirizzata ad un target B2B. Il rimanente 20% è stato inviato a un database misto. Lato contenuti, le newsletter hanno costituito il 56% degli invii, le mail DEM il 42% mentre le mail transazionali hanno costituito solamente l’1%.

Tecnologie di invio

Il primo dato che salta all’occhio, rispetto al precedente report sull’anno 2013, è il numero di mail non recapitate: una diminuzione del 84,5%. Questo dato incredibile è dovuto sia al fatto che le aziende sono più attente alla cura del database sia al fatto che le tecnologie di invio e ricezione sono migliorate notevolmente. Ad aumentare è anche il tasso di apertura delle mail e dei click, con un incremento rispettivamente pari a +35.5% e +12.3%. Anche le condivisioni sui social network sono aumentate, con un incremento del +123% (se ci fate caso molte mail integrano i pulsanti per la condivisione social).

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Newsletter: ottimi risultati per il B2B

I dati sono molto più favorevoli per il B2B, con un tasso di apertura delle mail del 26% contro il 13% delle mail B2C. Tra le varie tipologie di email inviate, le newsletter sono quelle che annoverano il tasso di apertura più elevato.

Dalla ricerca emerge che le mail con il tasso di apertura più elevato sono quelle inviate dalle associazioni e dalle organizzazioni politiche (53.8%), seguite da quelle della grande distribuzione e quelle del settore finanziario (tassi di apertura intorno al 50%).

Seguono le mail di newsletter del settore fiere ed eventi (33.4%), quelle inerenti ai viaggi e ai trasporti (24.2%), quelle di marketing e pubblicità (19.3%) ed infine le mail sul turismo e sugli hotel (18.3%).

Contenuti pubblicitari

Per quanto riguarda i contenuti pubblicitari, le maggiori aperture delle mail si ritrovano nei messaggi del settore moda e abbigliamento (59.3%), seguite da fiere ed eventi (48.8%), trasporti e viaggi (21.9%), turismo e hotel (19.4%) ed infine marketing e pubblicità (12.3%). Da notare però come il settore delle fiere ed eventi sia allo stesso tempo quello con il maggior numero di mail non consegnate (17%), che secondo MailUp sono da imputare all’utilizzo di elementi spesso valutati come spam (offerte, molte immagini, poco testo).

Quale strategia adotti per fare email marketing?

Spesso vengono offerti servizi e applicazioni che promettono la luna ma ti restituiscono una manciata di stelle.

Ricorda sempre: la migliore strategia marketing è quella più completa e inclusiva e l’email marketing è solamente una parte di essa.

Se vuoi sapere di più sui nostri sistemi di marketing, visita la pagina dedicata!

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Come far crescere la mailing list senza giocare sporco

In termini di ROI (Ritorno degli Investimenti), l’Email Marketing resta la strategia più redditizia e per questo più utilizzata dagli esperti del settore. È fondamentale, perciò, essere consapevoli di tutti i modi per ottimizzare questa pratica: vi abbiamo spiegato quali sono le parole più adatte, vi abbiamo illustrato la sottile e allo stesso tempo colossale differenza con lo spam, ma non abbiamo ancora approfondito quali siano i contenuti su cui puntare affinché il destinatario sia portato a cliccare sull’auspicato pulsante “Leggi”.

Ecco dunque 3 consigli da tenere ben presente nell’atto di scrittura di una mail (o un post) destinata a clienti, attuali o potenziali.

  1. Dai molto più di ciò che chiedi
    La maggior parte di coloro intenzionati a vendere qualcosa in rete non fa altro che chiedere, chiedere, chiedere. Ciò è fastidioso e dunque allontana il cliente potenziale, tant’è che è nata un’espressione per definire questo comportamento: “banner blindless”, ovvero cecità dei banner, che identifica il sorvolare automaticamente quelle inserzioni che tentano con poca discrezione di far breccia sul portafoglio.

Prima di puntare al portafoglio infatti, è necessario conquistare l’attenzione del consumatore. Per farlo bisogna offrirgli qualcosa di utile, informazioni che egli possa ritenere di valore in modo da spezzare l’incantesimo dell’indifferenza. Il destinatario sarà sedotto dall’approfondire l’argomento che avete deciso di illustrare gratuitamente, e se lo riterrà meritevole deciderà volontariamente di iscriversi alla vostra newsletter, per riconoscenza nei confronti del vostro servizio e/o perché genuinamente interessati a saperne di più.

  1. Proporre aggiornamenti su contenuti già trattati
    Che si tratti della gestione di un blog oppure di una serie di email newsletter, lo scopo finale è uno: creare una conversazione che si estenda nel tempo, con il nostro pubblico. Tenere sempre a mente questa idea significa seguire una linea logica tra un post e il seguente, in modo da mantenere l’attenzione e la fidelizzazione del pubblico. Un ulteriore passo avanti nel generare più click è posizionare, al termine o all’interno del post stesso, un collegamento a un altro nostro post di argomento rilevante rispetto a ciò di cui si sta trattando (proprio come abbiamo fatto nell’introduzione di questo post).
  2. Date ai destinatari una ragione per inoltrare/condividere il post
    Il goal finale dei marketers è coinvolgere il più grande numero di persone possibile e la rete ci permette di farlo in maniera esponenziale grazie alla partecipazione attiva degli utenti. In ogni casella postale è presente un tasto “Inoltra” così come in ogni post vi è un “Condividi”, ma come convincere i nostri lettori a fare il grande passo? Per la risposta, rileggi il primo punto. Questa tattica, attenzione, è più adatta nel pubblicizzare un evento particolare (come il lancio di un nuovo prodotto): al termine della mail (o del post) si aggiungerà un paragrafo che invita a condividere il messaggio, e per chi lo farà sarà offerto un piccolo bonus, come un buono o un pass speciale.

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Siamo nell’era della cura al dettaglio della customer experience: i clienti non sono più semplicemente consumatori, sono persone con caratteristiche e interessi che i marketers devono conoscere e saper soddisfare. Allora affidati a degli esperti nel pianificare la tua strategia di marketing. Contattaci.

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La formula per l’email marketing efficace

L’email marketing sarà anche per il 2016 una delle attività primarie per il settore pubblicitario. Si sa però che se da una parte questo metodo risulta essere il più veloce per raggiungere un gran numero di potenziali clienti, dall’altra è anche il meno sicuro, perché i filtri antispam delle caselle postali sono sempre più allenati ad intercettare e definire indesiderate alcune mail in base a determinati criteri.

Vediamo quali sono le parole da evitare per non vanificare la propria attività di marketing via email.

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Attenzione all’oggetto della mail

Iniziamo con le basi, ovvero da quelle parole che ormai fanno storcere il naso anche ai meno esperti. “Regalo”, “free”, “omaggio” non fanno abboccare più nessuno, così come i grandi classici “leggi questo”, “importante”, “imperdibile”. Infine, il molto frequente “Reminder”: non fa altro che ricordarci che qualcosa che non ci interessava continua a non interessarci, dunque da evitare assolutamente.

Parole da evitare per aggirare l’antispam

Spesso nello scrivere le mail si è talmente concentrati sul contenuto che ci si dimentica delle fondamenta stilistiche. I superlativi assoluti, “grandissimo”, “bellissimo” e simili fanno parte di quei vocaboli che, se non intercettati dall’antispam, verranno intercettati ed eliminati dagli ormai ex potenziali clienti. Lo stesso vale per i caratteri speciali e l’abuso di punti esclamativi o interrogativi.

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…e quelle da evitare per aggirare l’antibufala

Una volta evitato l’oblio della posta indesiderata, l’obiettivo è riuscire a convincere il lettore che il contenuto è rilevante per i suoi interessi. Dunque, anche in questo caso, partiamo dai fondamenti. Evitate parole vaghe come “cose” o “fare”: la lingua italiana è zeppa di vocaboli dal significato più specifico e dal suono efficace. Fuori questione le abbreviazioni e le faccine. Certo, dipende dal tipo di azienda, ma in linea di massima se si vuol essere presi seriamente è bene anche compiere azioni coerenti con l’immagine che si vuol dare.

Insomma, quando si tratta di attivare una strategia di marketing è importante valutare accuratamente ogni dettaglio, comprese le parole che si usano. Se vuoi ottenere esiti tangibili, quindi, rivolgiti ad esperti: contattaci.

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Email Marketing e spam non sono sinomimi. Ecco perché.

Ogni azione, ogni progetto di un agente di marketing è sempre volto alla conquista e alla fidelizzazione del proprio target finale. Ma un’ombra è costantemente presente in questi processi, una macchia oscura che tormenta i marketers di ogni livello: l’etichetta “spam”.

Per chi non ne fosse al corrente, l’etimologia della parola deriva dal nome di una carne in scatola largamente diffusa durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale. Ma il significato per cui la usiamo oggi deriva da un celebre sketch di Monty Python del 1970, dove ogni pasto del menù di una caffetteria presenta l’ingrediente “SPAM”, ripetuto nei tre minuti un’infinità di volte. Il termine entrò nel decennio seguente nelle prime chat rooms, dove alcuni utenti lo utilizzarono ripetutamente per irritare altri user, diventando universalmente associato al senso di fastidio.

Ed è proprio questo sentimento che a sua volta tormenta gli strateghi del marketing, in particolare per quanto riguarda l’email marketing. Se da una parte si attesta che anche nel 2016 il DEM resterà tra le attività primarie per il settore, dall’altra è noto che le mail che la nostra casella di posta identifica come  spam finiscono direttamente nella posta indesiderata, e quasi certamente non verranno mai lette. Lo spam è un problema che affligge pesantemente il nostro paese: uno studio della Securelist posiziona l’Italia al quinto posto a livello mondiale per maggiore traffico di email maligne.

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DEM e spam, però, non sono la stessa cosa. Il primo segue delle regole, a partire dalla legislazione: in Unione Europea vige dal 2002 la Direttiva sulla Privacy Elettronica, in cui si esplicita il divieto di uso di indirizzi email per fini di marketing, a meno che non sia avvenuta una preventiva adesione. Lo spam invece colpisce chiunque in maniera casuale, senza un target preciso, con il fine di raggirare più che convincere ad acquistare un prodotto o servizio, che è il mestiere dei marketers.

La sfida ora sta nel puntare sulla differenziazione del messaggio in nome della qualità.

I contenuti devono essere presentati e sviluppati in modo da convincere prima il mail provider che non si tratta di spam, e poi il potenziale cliente, che dovrà trovarli rilevanti rispetto ai propri interessi e, se il marketer avrà seguito le tecniche adeguate, utili al proprio benessere.

Il mestiere del marketing, dunque, non è semplice e immediato come si potrebbe pensare. È per questo che è fondamentale affidarsi ad esperti come noi, che ti possono offrire la soluzione più adatta ai tuoi bisogni. Contattaci!

Le nuove frontiere del digital marketing

Facebook e Twitter non sono i social network su cui i marketer dovrebbero investire per le loro pubblicità. Questa è la dichiarazione dalla società Forrester Research, contenuta in uno studio chiamato “Social Relationship Strategies That Work”: secondo i dati raccolti, i post dei grandi marchi raggiungono solo il 2% circa dei loro fan e meno dello 0,1% di questi interagisce nei post.

“È chiaro che Facebook e Twitter non offrono quella interazione con i clienti che i brand desiderano. – spiega Nate Elliott, vicepresidente della società americana di ricerca – Eppure la maggior parte dei brand usa ancora questi siti, e li mettono al centro dei loro sforzi, sprecando così ingenti risorse finanziarie, tecnologiche, umane su social network che non offrono valore”.

Inoltre, Elliott ha aggiunto: “È ora che i responsabili del marketing inizino a costruire strategie di relazione social intorno a siti che possano dare un certo ritorno. Per quanto continuino a guadagnare miliardi in visualizzazioni e introiti pubblicitari, Facebook e Twitter non sono più i siti cui guardare ai fini del digital marketing”.

La ricerca prevede nei prossimi mesi una larga migrazione di brand verso altre piattaforme: secondo i dati, infatti, i messaggi su Instagram delle migliori marche ricevono un tasso di engagement per seguaci 58 volte superiore a quella di Facebook e 120 volte superiore rispetto a Twitter.

La Forrester Research sostiene quindi che un’efficace strategia di digital marketing va ricercata in ambienti più ristretti, come siti dedicati dagli stessi brand e implementando il contatto diretto con l’utente soprattutto attraverso mail e newsletter.

Quale pensate sia la strategia giusta da seguire?