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La crescita del settore vinicolo italiano, una questione (anche) di marketing

Il vino è una parte integrante della cultura e del modo di vivere italiano fin dall’epoca degli antichi romani.  Nel 2015 il nostro paese appariva al terzo posto nella classifica di consumo totale di questa bevanda con un volume di 20.5 milioni di ettolitri nei dodici mesi. Ma non sono solo gli italiani ad apprezzare questo prodotto.

Lo studio annuale di MedioBanca sui dati prodotti nel 2015 dalle 136 maggiori società vinicole italiane rivela infatti che il fatturato estero è aumentato del +6,5% rispetto al 2014. In particolare, le vendite in Sud America sono cresciute del 18,3% rispetto all’anno precedente, in Nord America del 13,3% e in Europa solo del 3,7%. Questo è indubbiamente legato agli investimenti nei materiali (+17,9%) e nella spesa pubblicitaria, salita del 2,1%.

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Il Made in Italy è una garanzia per gli acquirenti oltreconfine per qualità, fascino dell’Italian style e varietà. Un’indagine del Wine lab dell’Università  Bocconi di Milano ha rilevato che all’estero i vini più rappresentativi dell’Italia risultano essere nell’ordine: Chianti, Barolo, Pinot Grigio e Prosecco, poi Brunello e Lambrusco. Il problema che impedisce all’industria vitivinicola italiana di ottenere il primato mondiale è proprio connesso a questa grande varietà di marche, produttori e denominazioni che spesso si sovrappongono con un effetto cannibalizzante.

Il team di ricercatori del Wine Lab segnala inoltre una miopia nell’identificazione di un target che, finora, gran parte delle aziende del settore non hanno considerato: i Millennials. Questa fascia di popolazione cerca nel vino un qualcosa di particolare, diverso dalle generazioni precedenti: sono persone attente ed esigenti, che hanno conosciuto il vino servito dal decanter in un bel calice. Una campagna efficace rivolta a loro sarà semplice, valorizzando la relazione intima con questa bevanda, non decantandola come fosse una questione esclusivamente da sommelier, che è ancora la strategia di comunicazione più praticata.

Occorre rivolgersi ad operatori specializzati nell’ambiente del marketing, che ne conoscano i segreti e sappiano sfruttare gli strumenti e le tecnologie più adatti affinché il proprio prodotto ottenga i risultati auspicati.

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A proposito di tecnologia, il settore sta pian piano muovendosi in direzione 2.0 in Italia. Numerosi sono i siti web e blog che trattano i vari risvolti dell’industria vinicola. Ne segnaliamo alcuni: bereilvino.it, wine2wine.net, marketingdelvino.it. Anche per il mobile, che oggi è lo strumento preferito per la navigazione web, sono disponibili un gran numero di applicazioni per coinvolgere anche i meno esperti e aiutarli ad apprezzare il nettare degli dei: Vivino è la più diffusa e permette, scattando una foto all’etichetta della bottiglia, di scoprirne tutti i segreti; MySommelier aiuta a scegliere l’abbinamento giusto tra il piatto che stai mangiando e il vino; infine, l’app made in italy AromiDeiVini elenca non solo tutti i principali vitigni italiani, ma anche le famiglie olfattive, gli aromi, i profumi e molto altro. Anche questo è marketing.

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B2B marketing: la situazione secondo le aziende

Lo scorso 15 marzo si è tenuta a Milano la quinta edizione del BtoB Marketing Forum, evento dedicato ai professionisti del settore, promosso da Cribis D&B, Associazione Italiana Sviluppo Marketing e MagNews. Nel corso della giornata sono stati presentati i risultati della ricerca dell’Osservatorio sul Marketing, studio volto alla rilevazione dei trend italiani relativi a strumenti, investimenti e azioni delle aziende per quanto riguarda il proprio marketing. Di seguito i risultati più interessanti.

  1. Tra le priorità dichiarate, il 50% dei marketers italiani mette al primo posto il miglioramento del processo di acquisizione dei clienti, il 33% la brand awareness finalizzata alla crescita e alla penetrazione nel mercato e il 26% lo sviluppo di nuovi canali di comunicazione. Tra le strategie ritenute più efficaci al fine di perseguire questi scopi spiccano siti web aziendali, public relations, SEO e SEM, pubblicità online ed email marketing.
  2. Con un occhio al futuro, le tematiche su cui i marketers si focalizzeranno saranno per il 32% degli intervistati il lead management, per il 29% il content marketing e per il 26% i social media. Quest’ultimo potente mezzo compare anche nella lista degli strumenti più efficaci per ottenere informazioni su clienti e prospect: il 39% delle aziende si affida a LindekIn, l’11% a Facebook e solo il 6% Google+. I primi due strumenti di raccolta dati restano in ogni caso la forza vendita (66%) e le banche dati esterne (48%).

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  1. Qual è la posizione dei marketers rispetto all’email marketing? Il 64% ritiene che questa attività aumenti la lead generation; la metà degli intervistati afferma che sia importante per aumentare le opportunità di vendita. La frequenza dell’invio di DEM e/o Newsletter è per la maggioranza dei casi mensile (38%), o addirittura meno di una volta al mese (24%).
  2. Il dato più interessante e promettente per il settore però è questo: il budget destinato al marketing aziendale crescerà nei prossimi 2-3 anni del 61%. I maggiori investimenti saranno destinati al sito aziendale (59%), al web marketing (58%), alle pubblicità online (56%), ai social media (55%) e alla SEO e SEM (54%). In secondo piano saranno messe la pubblicità al di fuori del web, le fiere, il direct marketing tradizionale e il telemarkating.

Qual è la posizione della tua azienda rispetto alle tendenze di marketing dichiarate dai tuoi concorrenti? Ritieni di disporre di tutte le armi adatte per vincere questa competizione? Se la risposta è no, noi siamo qui per offrirti le soluzioni di cui hai bisogno.

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Per gli Italiani la Pizza non si tocca! Ecco la risposta alla campagna McDonald’s.

Non toccateci la Pizza! Dopo l’uscita dello nuovo spot McDonald’s che mette a confronto la pizza con un “Happy Meal”, il web ha visto la reazione del popolo italiano.

Lo spot accusato mette in scena la cena di una famiglia in un’anonima e monotona pizzeria. Mentre i genitori si interrogavano su che pizza scegliere, il figlio dice deciso e sicuro al cameriere di volere un “Happy Meal” e da un mondo tetro e bicolore si passa improvvisamente all’allegro ristorante che vende hamburger. Ecco qui sotto il video:


Pizzaioli, politici e web blogger, tutti a gridare allo scandalo. Il vicepresidente della camera Di Mario, addirittura vuole togliere McDonald’s da Expo, mentre Grillo ha annunciato un ricorso all’Agcom.

La risposta più originale l’ha avuta Egidio Cerrone, alias “Puok e med” giovane food blogger partenopeo che assieme a Giuseppe Tuccillo ha girato un video che mostra come i bambini italiani abbiano le idee chiare su cosa preferire tra una pizza o un panino del McDonald’s.

Il video è ambientato a Napoli, terra nativa della pizza, dove un ragazzino in coda alle casse del più famoso fast food al mondo dice al padre: “Papà, ma ch’amma fa cu’ sta schifezza? Io voglje ‘a pizza!”.

Nello spot napoletano ad essere celebrata è la popolare pizza a portafoglio, gustosa variante “mini” e da asporto della pizza margherita, venduta per lo più all’ora di pranzo e gustata in piedi, davanti al banco. Anche questo è “fast food” sembra sottintendere il provocatorio video che placa con una grassa risata le polemiche sollevate dalla campagna McDonald’s.

Che la pizza napoletana sia meglio del McDonald’s non c’è ombra di dubbio ma se la multinazionale americana è, assieme a Coca Cola, lo sponsor ufficiale dell’Expo “2015, l’esposizione Universale sull’alimentazione e la nutrizione, qualche domanda bisogna pure farsela!

Buona Visione

Sembra neve, invece si tratta di…

In case of dandruff” è la nuova campagna del marchio italiano “L’Angelica” prodotta dall’agenzia pubblicitaria “Leo Burnett” di Milano. Divisa in tre diverse stampe, realizzate dall’illustratrice Azzurra Bacchetta, la pubblicità gioca sulla similarità tra forfora e neve.

Su ognuna delle tre immagini vediamo tre diverse chiome fluenti disegnate in modo semplice e stilizzato, ma guardando con più attenzione le linee e i simboli colorati che vanno a formare le diverse acconciature ci accorgiamo che sono molto particolari.

Le linee colorate, infatti, sono le stesse che sulle cartine servono a segnalare piste da sci, impianti di risalita e sentieri per escursioni. In questo reticolo di linee intravediamo anche alcuni fiocchi di neve che in realtà non rappresentano altro che la forfora.

Il messaggio su cui l’agenzia gioca è che se la forfora non viene combattuta con appositi prodotti la propria chioma può diventare un’ottima pista da sci. Sotto il disegno della testa troviamo una boccetta di shampoo L’Angelica con la scritta “in caso di forfora”.

Semplice, ma di impatto. Voi che ne pensate?

Andrea Marson
Ha studiato Economia, Commercio Internazionale e Mercati Finanziari presso l’Università degli studi di Trieste.
Appassionato di marketing e comunicazione, segue con curiosità le ultime novità economiche.

In Italia il crowdfunding si chiama StarsUp

Il suo nome è StarsUp e si presenta come la prima piattaforma in Italia di equity crowdfunding.

Nata da un’idea dei commercialisti Matteo Piras, Carlo Piras e Alessandro Scutti, StarsUp è stata da poco approvata dalla Consob, la commissione che controlla i mercati finanziari. «Non è stato particolarmente difficile ottenere l’approvazione – afferma Piras – abbiamo fatto domanda in agosto e in settembre ci hanno comunicato di aver iniziato il procedimento di istruttoria. Da allora hanno rispettato i tempi previsti dalla legge. Ci siamo stupiti di essere stati gli unici a proporci all’apertura del registro».

L’obiettivo dei tre collaboratori è quello di proporre dai dieci ai quindici progetti nel corso di questo primo anno. Il primo, e per ora l’unico che appare sul portale, è Cantiere Savona, realtà sarda creata da Andrea Columbu, Giovanni Vacca e Mauro Bandini nel 2010, che chiede alla rete 380mila euro. La società si occupa di ideare, produrre e diffondere una nuova linea di yacht eco-compatibili. Per quanto riguarda i prossimi due progetti, invece, saranno svelati tra qualche settimana.

Il portale gode di una grafica essenziale, una buona organizzazione delle informazioni e un’ampia visibilità concessa ai progetti. Dopo aver effettuato la registrazione, i passaggi che guidano l’utente all’investimento sono rapidi: occorre compilare un questionario per dimostrare la propria consapevolezza nei confronti dell’azione che si sta per intraprendere e specificare la cifra che si ha intenzione di investire.

Sarà possibile ricorrere ad un semplice bonifico online se l’investimento è pari o al di sotto dei 500 euro; in caso contrario il cliente dovrà recarsi nella propria filiale e dare di nuovo conferma di essere consapevole di ciò che sta facendo e di voler procedere con l’investimento.

Quest’ultima opzione potrà essere effettuata, per ora, esclusivamente dai clienti di Banco Popolare o Credito Bergamasco. «Nel giro di un mese o poco più saremo pronti per raccogliere investimenti dagli altri correntisti», anticipa Piras.

Ma una volta confermato tutto si può tornare indietro? Ebbene si, al cliente verrà concessa una settimana di tempo per eventuali ripensamenti, i quali dovranno essere espressi tramite e-mail e saranno seguiti dal trasferimento dei soldi su un conto indisponibile in attesa della conclusione della campagna.

Il denaro verrà trasferito nelle casse della startup solo se la cifra verrà raggiunta con il contributo del 5% di una banca, una fondazione bancaria o di un incubatore. Ma anche in questo caso StarsUp aiuterà il cliente offrendogli i contatti con investitori certificati.

Una volta ultimato il processo, l’utente diventerà comproprietario, con la possibilità di esercitare diritti amministrativi e patrimoniali e di godere degli utili a fine anno. Nel caso di un’eventuale cessione della startup, l’investitore avrà la possibilità di vendere le proprie quote nei successivi tre anni seguendo le stesse condizioni dei fondatori.

I tre commercialisti dichiarano di essere interessati perlopiù a «la squadra che sta dietro al progetto e il suo stato d’avanzamento». Qual è il loro obiettivo? «Far sì che tra qualche hanno chi ha qualche soldo da investire cerchi idee su StarsUp con la stessa naturalezza con cui si scorrono gli alberghi su Booking», queste le parole di Piras.

Sicuramente questo è un gran passo avanti per l’Italia nei confronti del crowdfunding. Voi cosa ne pensate? Siete ottimisti o credete che il nostro Paese non sia ancora pronto per simili iniziative?

Francesca Zia
Ha studiato Economia e Gestione Aziendale presso l’Università degli Studi di Trieste. Appassionata di marketing e di economia, segue con attenzione le ultime tendenze in fatto di comunicazione

Google promuove il made in Italy

In tempi in cui il nostro paese non offre grandi soddisfazioni, ecco che Google tenta di ravvivare il nostro senso patriottico inaugurando, attraverso il progetto “Made in Italy: Eccellenze in Digitale”, una galleria virtuale contenente alcuni tra i più famosi prodotti italiani, correlati di storia, immagini e contatti.

Tranquilli. Potrete navigare nel made in Italy a costo zero: dal Grana Padano al pecorino sardo, dal vetro di Murano alle ceramiche di Grottaglie. Più di 100 prodotti artigianali e agroalimentari di orgoglio italiano messi a disposizione degli utilizzatori curiosi di Google.

L’iniziativa è stata realizzata per l’Italia dal Google Cultural Institute, insieme al ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali e a Unioncamere, e si è presentata come un’operazione senza precedenti il cui scopo è quello di far conoscere soprattutto le nostre piccole e medie imprese nel mondo avvicinandole alle potenzialità di Internet, e di contrastare la contraffazione e l’Italian sounding che sottrae al nostro paese 60 miliardi ogni anno.

«Un link tra la Food valley e la Silicon Valley», ha affermato il ministro Nunzia de Girolamo, contestando però la mancanza di una sezione dedicata all’e-commerce che determinerebbe un salto di qualità a livello di compravendita dei prodotti italiani.

Ma in tutto questo Google cosa ci guadagna? Nessuno fa niente per niente, specialmente se si tratta di un’azienda che nel 2012 ha avuto un fatturato di 50 miliardi di dollari. Il consolidamento della sua posizione in Italia e la realizzazione di un eventuale portfolio di potenziali clienti sono i due motivi maggiori che hanno spinto Google ad investire in questo progetto. Come spiega D’Asaro Biondo, presidente area Sud e Est Europa, Medio Oriente e Africa della società, «Alcune delle imprese coinvolte potranno usare i nostri servizi, per noi tutto questo è anche un’attività commerciale e non lo neghiamo».

Unico intoppo? Il ritardo dell’Italia nella diffusione della banda larga, al quale si sta cercando di trovare rimedio. Nel frattempo Google ha approfittato per rimarcare la polemica sull’ipotesi che in Italia venga introdotta la cosiddetta Google Tax, attraverso la quale l’Italia vorrebbe imporre all’azienda più tasse da pagare.

Quando si parla di tasse, scatta sempre la polemica. Ma siamo sicuri che Google sia nella posizione per poter protestare? 

 

Francesca Zia
Ha studiato Economia e Gestione Aziendale presso l’Università degli Studi di Trieste. Appassionata di marketing e di economia, segue con attenzione le ultime tendenze in fatto di comunicazione

Più potere agli influencer con Buzzoole!

Buzzoole: ecco il nome della novità del web completamente Made in Italy. Fabrizio Perrone e il suo staff hanno chiamato così la loro startup, in vita ormai da un anno e supportata dal programma BizSpark di Microsoft.

Si tratta di una startup campana che si occupa, per la prima volta in Italia, di IEO (Influence Engine Optimization) e nasce dall’idea che un mercato degli influencer possa effettivamente esistere nel momento in cui le imprese sono disposte a riconoscerli qualitativamente.

Come funziona? Buzzoole è una piattaforma basata su un algoritmo e una tecnologia innovativi che fanno da catalizzatori di passaparola su prodotti e servizi, premiandoli con offerte dedicate come sconti, test di prodotti, inviti esclusivi.

PoliHub l’aveva premiata come startup più innovativa in ambito Big data, ed ora 56CUBE, venture incubator di startup innovative digitali nel Sud Italia, ha deciso di investire 180 mila euro nell’accelerazione del suo sviluppo, fornendogli in aggiunta i suoi servizi tecnici, finanziari, di mentorship e di marketing.

L’obbiettivo di Buzzoole e dei suoi creatori è dunque quello di fare dell’influenza nel flusso in rete un vettore pubblicitario. In che modo tutto questo è possibile? Grazie agli algoritmi messi a disposizione per il servizio di una ricerca di mercato, i quali contribuiscono a dare originalità alla pianificazione delle proprie campagne.

Non si limita solo a calcolare la popolarità, bensì prende in considerazione l’effettiva influenza di determinati utenti su base geografico-tematica, concentrandosi sul particolare interesse dell’influencer in questione.

Inoltre,l’automatismo della piattaforma e la flessibilità del budget per i marchi, rendono inutile la presenza di un eventuale digital PR.

Buzzoole, non è solo un’ottima strategia di marketing non convenzionale ma è, a monte, la dimostrazione che nonostante la globalizzazione abbia evidenziato i limiti del Sistema-Italia per quanto riguarda l’innovazione, abbiamo comunque ancora progetti e idee efficaci da condividere.

Siete d’accordo?

Francesca Zia
Ha studiato Economia e Gestione Aziendale presso l’Università degli Studi di Trieste. Appassionata di marketing e di economia, segue con attenzione le ultime tendenze in fatto di comunicazione

Istella e Quag: l’Italia sul web

Questa settimana è stata ricca di novità tutte italiane.

E’ stato presentato istella, che si propone come servizio alternativo e complementare ai soliti motori di ricerca.

Non si presenta assolutamente come l’anti Google italiano ma, dichiara Renato Soru, al timone del progetto “se domani si blocca Google anche il web italiano si blocca. Il web è una fotografia del nostro Paese ma stiamo delegando questo ritratto completamente agli altri. Strano che nessuno dica: serve un’alternativa italiana. E noi pensiamo ci sia lo spazio ma anche il dovere di farlo, possibilmente innovando e con contenuti nuovi”.

Lo si può definire un progetto che ha come obiettivo la digitalizzazione e l’indicizzazione della storia e della cultura italiana. Esistendo già un immenso patrimonio non indicizzato sul web, istella intende anche portare a galla tutto ciò che concerne il nostro paese nei meandri del web, servendosi, oltre che della mole di documenti contenuti in importanti archivi storici, anche degli stessi cittadini.

Questi, infatti, sono invitati a digitalizzare materiali di cui sono in possesso per integrare gli archivi storici delle varie istituzioni, enciclopedie, fondazioni, società editoriali già presenti in istella. La possibilità di contribuire è affiancata a quella di poter condividere i propri archivi personali, rendendoli disponibili per tutti sul motore di ricerca e disponibili per i propri amici sulla board o direttamente sui social media.

Dietro al progetto c’è anche il bisogno di creare la propria identità nazionale sul web, non delegando il compito ad altri ma creando un’alternativa. “Istella – continua Soru – è un progetto dedicato all’Italia, ma non è solo sull’Italia”. Il suo compito è quello di “raccontare la Rete italiana e cose che interessano agli italiani”.

Altra novità nel panorama delle imprese web italiane è Quag, il motore che intende rendere la ricerca social, allo scopo di creare relazioni tra gli utenti.

Quag non rappresenta un motore di ricerca nuovo, indipendente e autonomo, ma ricorre ai risultati dei maggiori attori nel campo (Google e Bing) per poi arricchire la serp con la propria “esperienza utente”. Ovvero? Unendo gli utenti che hanno cercato, o stanno cercando, le stesse cose, si vengono a creare relazioni basate sugli interessi comuni, sulle quali Quag cerca di spingere, consentendo di sapere in tempo reale quante altre persone hanno effettuato ricerche simili, permettendoci di interagire con esse, ponendo domande e dando risposte.

Inoltre permette di valutare ogni utente meritocraticamente in base alle proprie azioni, sistema che poi andrà a ricadere sulla visibilità dei contenuti che immetterà (all’aumentare delle valutazioni positive aumenta la visibilità).

Ecco il video tutorial di Quag, dal quale possiamo aspettarci ancora molte cose essendo ancora in versione beta.