Tag Archives: influencer

social-media

Influencer marketing: una soluzione intelligente e proficua

Con “Influencer Marketing” si intende quel processo in cui si sviluppa un marketing indirizzato a determinate personalità anziché al mercato nel suo complesso, perché esse ricoprono posizioni chiave nell’influenzare una determinata porzione di pubblico.

La “Teoria del flusso a due fasi di comunicazione”

La teoria su cui questa tecnica si basa ha origine da uno studio sociologico effettuato nel 1955 da cui è stata elaborata una teoria chiamata “Teoria del flusso a due fasi di comunicazione”: essa sostiene che non esista un flusso di informazioni che passa dai media direttamente ai destinatari finali, ma vi sono degli attori interposti chiamati opinion leader. Questi intermediari filtrano i messaggi che poi raggiungeranno il gruppo sociale di riferimento, quindi chi emette le informazioni deve conquistare loro per poter conquistare il pubblico più vasto.

Recensione-Influencer-Marketing

Oggi questa pratica si traduce nell’ambiente dei social media: post su Facebook, Instagram o tweet sponsorizzati nati dalla collaborazione tra brand e influencer (che il più delle volte è una celebrità) che per 160 caratteri di messaggio o una selfie con il prodotto pubblicizzato riceve un gruzzolo non indifferente – per esempio Cristiano Ronaldo, celebre calciatore con 42,2 milioni di follower su Twitter, viene pagato fino a 250,000$ per ciascun cinguettio promozionale.

Un sondaggio condotto da Buzzoole, piattaforma di influencer marketing self-service, ha rilevato che il 65% dei brand ha intenzione di aumentare il budget in direzione di questo tipo di marketing, superando gli investimenti in altre strategie. I 200 brand intervistati hanno riferito anche quali saranno i canali prediletti per questo scopo. Il 34% punta sui blog, il 29% Instagram, il 23% Facebook, 8% Twitter, 5% Youtube e 1% Snapchat.

Come selezionare l’influencer giusto?

Fotolia_69430828_Subscription_Yearly_M_PLUS-e1437418317854

Ci sono tre punti chiave da tenere ben presente:

  1. Presa sul Mercato. Non si tratta solo del numero effettivo di follower che l’influencer possiede, ma anche del numero di connessioni che può stabilire con altri influencer.
  2. Rilevanza. Il seguito del tuo influencer deve provare interesse per il tuo prodotto, quindi se la tua azienda vende prodotti alimentari non sceglierai un personal trainer come influencer.
  3. Persuasività. Controlla l’attività precedente del prescelto: interagisce con i follower? Quanta presa ha in termini di condurre l’opinione delle persone in una determinata direzione?

Questa è solo una delle numerose possibili strategie di cui si serve una campagna di marketing per essere efficace. Se la tua azienda è alle prime armi, non fidarti del fai-da-te: affidati ad esperti, contattaci.

Più potere agli influencer con Buzzoole!

Buzzoole: ecco il nome della novità del web completamente Made in Italy. Fabrizio Perrone e il suo staff hanno chiamato così la loro startup, in vita ormai da un anno e supportata dal programma BizSpark di Microsoft.

Si tratta di una startup campana che si occupa, per la prima volta in Italia, di IEO (Influence Engine Optimization) e nasce dall’idea che un mercato degli influencer possa effettivamente esistere nel momento in cui le imprese sono disposte a riconoscerli qualitativamente.

Come funziona? Buzzoole è una piattaforma basata su un algoritmo e una tecnologia innovativi che fanno da catalizzatori di passaparola su prodotti e servizi, premiandoli con offerte dedicate come sconti, test di prodotti, inviti esclusivi.

PoliHub l’aveva premiata come startup più innovativa in ambito Big data, ed ora 56CUBE, venture incubator di startup innovative digitali nel Sud Italia, ha deciso di investire 180 mila euro nell’accelerazione del suo sviluppo, fornendogli in aggiunta i suoi servizi tecnici, finanziari, di mentorship e di marketing.

L’obbiettivo di Buzzoole e dei suoi creatori è dunque quello di fare dell’influenza nel flusso in rete un vettore pubblicitario. In che modo tutto questo è possibile? Grazie agli algoritmi messi a disposizione per il servizio di una ricerca di mercato, i quali contribuiscono a dare originalità alla pianificazione delle proprie campagne.

Non si limita solo a calcolare la popolarità, bensì prende in considerazione l’effettiva influenza di determinati utenti su base geografico-tematica, concentrandosi sul particolare interesse dell’influencer in questione.

Inoltre,l’automatismo della piattaforma e la flessibilità del budget per i marchi, rendono inutile la presenza di un eventuale digital PR.

Buzzoole, non è solo un’ottima strategia di marketing non convenzionale ma è, a monte, la dimostrazione che nonostante la globalizzazione abbia evidenziato i limiti del Sistema-Italia per quanto riguarda l’innovazione, abbiamo comunque ancora progetti e idee efficaci da condividere.

Siete d’accordo?

Ha studiato Economia e Gestione Aziendale presso l’Università degli Studi di Trieste. Appassionata di marketing e di economia, segue con attenzione le ultime tendenze in fatto di comunicazione

Le aziende italiane sono pronte per il Social Media Expert?

Sono stati presentati recentemente i risultati della prima ricerca sull’uso dei social media all’interno delle aziende italiane.

Lo studio è stato promosso da Andrea Albanese per SNID, il Master di primo livello in Social Networks Influence Design offerto dal Politecnico di Milano; è stato condotto da luglio a novembre 2012 per un totale finale di 2861 aziende partecipanti e con una stima di 150.000 utenti del web che sarebbero stati sensibilizzati allo studio Social Media Effectiveness Use Assessment.

Il 56,18 % delle aziende dello studio presenta nell’organico solo da 1 a 2 persone che si occupano dell’aggiornamento dei social network; questo dato denota che la figura del Social Network Expert ancora non viene considerata come reale mansione all’interno delle aziende.

Un altro dato importante in merito al tempo della fruizione è quello dell’utilizzo dei social network nel fine settimana, quindi al termine della settimana lavorativa. Navigare sui social network viene considerata ancora, per il 18,54 %, un’attività del free time.

Il social network più usato risulta essere facebook (67,60 %), seguito da YouTube (52,60 %), Twitter (48,82 %) e Google + (35,49 %).

L’utilizzo sembra però non corrispondere al gradimento dei fruitori: YouTube è il social network più gradito all’interno delle realtà lavorative, seguito da LinkedIn, Twitter e per ultimo, a sorpresa, facebook.

I social network vengono considerati efficaci per l’engagement dell’utenza, ovvero per catturare l’attenzione delle persone nei confronti delle attività dell’azienda, e per il gradimento e la possibilità di miglioramento delle attività percepite grazie ai feedback dei contenuti, quali share, like, tweet, etc. A tutto questo segue l’interesse per il ritorno economico.

Un’altra applicazione molto utilizzata nella comunicazione, che esula però dai social network, è il blog aziendale; l’implementazione della SEO e quindi il posizionamento del sito aziendale all’interno dei motori di ricerca sembra aver trovato il giusto rilievo per i siti web delle aziende italiane.

Il device più utilizzato risulta essere sempre il pc (98,30 %) ma anche i nuovi smartphone e tablet stanno diventando nell’uso quasi familiari (64,30 %). Le web action più importanti per il feedback del lavoro risultano essere l’iscrizione alla newsletter aziendale (per il 60,26 %), i commenti dei lettori (60,97 %), il numero di amici/followers raggiunti (58,87 %) e infine le condivisioni (59,92 %).

A conclusione dell’analisi dai risultati fornitici possiamo dire che i social media in Italia sono dei canali efficaci di cui le aziende stanno prendendo coscienza; sono ritenuti importanti per la brand reputation ma è ancora troppo presto in Italia per fare del Social Network Expert un mestiere.

Solo il 33, 56 % degli intervistati spenderebbe una cifra importante come 1 000 € per partecipare eventualmente ad un training sull’uso dei social network contro un 58,40 % che non frequenterebbe mai un training in merito alle piattaforme social.

Voi credete che i social media potenzino la comunicazione oppure no?

Red Bull, testimonial per Klout

Ci siamo già occupati di Klout in qualche post precedente. Si tratta di una startup americana nata nel 2008 che misura il grado di influenza degli utenti attraverso i social network ai quali sono iscritti.

Utilizzato da più di 100 milioni di utenti, il servizio di Klout era sinora attivo unicamente per i profili personali. A breve però, grazie al lancio di Brand Squad, avremo la possibilità di analizzare anche i brand per le aziende. Per ora abbiamo soltanto la versione beta, affidata a Red Bull.

 

Grazie a questa opzione sarà possibile monitorare il proprio brand. Ci sarà la possibilità di visualizzare due liste dinamiche: la prima lista dei top 10 influencer (profili) e l’altra che racchiude i primi 100 influencer, dando la possibilità ai brand di rivelare velocemente gli utenti che più li influenzano.

E per gli influencer più attivi che hanno collaborato alla crescita del brand, Klout ha ideato i Perk Speciali, cioè premi, offerte ed esperienze particolari.

Dave Temple, product manager di Klout, ha dichiarato: “ Le Brand Squad offrono agli influencer un luogo dove poter essere riconosciuti e avere un impatto diretto sui brand che seguono maggiormente. Prima delle Brand Squad, i brand avevano a disposizione solo una pagina semplice con il punteggio di Klout, adesso si apre la strada ad un maggiore engagement”.

Sarà un modo per aiutare le aziende a creare più engagement con gli utenti e ad impegnarsi di più con i Social Media?

Voi cosa ne pensate?

 

L’influenza degli influencer: un gioco di parole anche attraverso la tecnica pubblicitaria

Le teorie del marketing conversazionale sembrano obbligare i brand ad un dialogo costante con clienti: se i mercati sono conversazioni, le aziende incapaci di comunicare sono destinate a fallire.

Ecco che oggi allora non parliamo più di comunicazione tradizionale vis-à-vis con il cliente. Oggi la comunicazione è social: legata agli strumenti che ci fornisce il web e utilizzata dalle grandi aziende per fare pubblicità dei loro prodotti o servizi. La comunicazione mass-mediale esalta il valore della community, della conversazione e delle persone. E’ così che nascono gli influencer. Arrivano e spazzano via la comunicazione tradizionale.

Cos’è esattamente questa figura? L’ influencer è una persona attenta all’attualità, considerata credibile e autorevole in materia di trend e gusti, che esprime spesso un’opinione articolata. E’ un individuo che esercita un’influenza notevole sui potenziali consumatori. Nei social network, ad esempio, collabora con i blogger, scrive editoriali e collabora a discussioni aumentando l’engagement, ovvero il grado di condivisione attorno ad un prodotto o una tendenza.

Attraverso queste figure i marketer hanno probabilmente trovato la via giusta per dar voce al loro mercato. Ma ci sono motivi curiosi per considerare la loro capacità di influenzare la comunicazione attuale dei brand.

Innanzitutto, le persone credono alle persone, non alla pubblicità. E’ lo stesso principio della campagna Life on Board di Volvo, un esempio di influencer-web-marketing : quattordici persone sconosciute tra loro, ognuna proveniente da diverso un background, sono state accoppiate e messe in sette diverse Volvo. Le tipologie di personaggi erano variegate: da un astronauta ad una visual artist, fino alla surfista americana Bethany Hamilton sopravvissuta ad un attacco di squalo. Il risultato sono state sette interessanti conversazioni in giro per il mondo su temi diversi.

Dunque, il concetto è chiaro: è da un po’ che si spinge sul valore delle persone, sulla loro storia, sul lato umano, per promuovere prodotti. Gli influencer generano l’interesse attorno all’iniziativa partendo dal loro gruppo di seguaci. Il tutto ovviamente va esplicitato perché deve essere chiaro che si tratta di operazioni di marketing.

E voi? Avete mai pensato qual è e quanto sia importante il peso delle vostre opinioni?