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Le tempistiche: un fattore fondamentale nel marketing

Abbiamo spesso sottolineato l’importanza delle tempistiche nel pianificare una campagna di marketing di successo. Amazon, azienda leader di e-commerce con 107 miliardi di fatturato nel 2015, ha scelto il giorno perfetto per lanciare il suo ultimo prodotto, un azzardo che si è rivelato vincente.

Era il 31 marzo 2015 e con un comunicato stampa Amazon annunciava l’uscita del Dash Button, un bottone connesso in Rete tramite Wi-Fi che, quando cliccato, ordina automaticamente il prodotto di cui si ha bisogno, risparmiandosi la fatica di accendere il computer e perdere tempo cercandolo online. In altre parole, un bottone “magico” che fa apparire ciò che desideri.

È qui che entra in gioco l’importanza della data scelta per l’annuncio. Essendo il giorno precedente al primo aprile, il popolo della rete e numerose testate si sono scatenati gridando al Pesce d’aprile dell’anno. Questo ha dato un’immensa notorietà non solo al gadget, ma anche ad Amazon stessa, e la risonanza è aumentata quando si è compreso che non si trattava di uno scherzo. Insomma, l’azienda ha messo perfettamente in atto un principio base del marketing: conoscere il target e pianificare le proprie azioni di conseguenza.

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Questa settimana ci hanno riprovato. Il 31 marzo 2016 sono state rivelate un centinaio di nuove partnership, tra prodotti per la cura della persona, snacks, bibite, utensili e molto altro. Ed ancora una volta, alla notizia della possibilità di farsi recapitare il caffè cliccando un bottone, la rete è andata in delirio. Proprio questo settore è l’unico che offre – per ora – una proposta italiana, il Caffè Illy.

In Italia questo servizio non è ancora disponibile, però non è incauta la previsione di un futuro in cui i prodotti ci raggiungeranno prima ancora di accorgerci della loro necessità, in una prospettiva in cui il marketing disporrà di un’infinità di dati prodotti dalle nostre azioni nel mondo dell’IoT e potrà generare campagne altamente mirate.

Come ti occupi della pianificazione del marketing per la tua azienda? Studi a fondo i tempi più adatti per far sì che sia un successo? Se ritieni di aver bisogno di migliorare, contattaci.

Cifre da record per la piattaforma di e-commerce cinese

Alibaba, network di siti che si occupano di e-commerce, è sbarcato a Wall Street e potrebbe portare nelle casse delle società fino a 25 miliardi di dollari. Il costo per azione è di 68 dollari mentre la capitalizzazione di mercato è stimata intorno ai 167,62 miliardi di dollari (superiore a eBay, Twitter e LinkedIn messi insieme), cifre che hanno permesso al colosso cinese di superare il record di Facebook del 2012, prima azienda a riuscire a raccogliere sul mercato 16 miliardi di dollari.

Ma come è nato Alibaba? Tutto inizia nel 1995 quando Jack Ma, semplice insegnante di inglese, parte per Seattle, dove un amico gli fa conoscere Internet. Incuriosito, digita sul motore di ricerca “birra cinese”, ma non compare nessun risultato. Fu quella la scintilla che ha portato alla creazione nel 1998 di Alibaba, il cui scopo è quello di aiutare le imprese locali cinesi a far conoscere i loro prodotti sul web.

Tuttavia, Alibaba non sarebbe bastato per raggiungere un tale successo: nel 2003 nasce Taobao, la risposta cinese a eBay, con la differenza che non percepisce commissioni sulle transizioni e nel 2008 viene anche fondato Tmall, una sorta di centro commerciale online.

Chiave di volta per conquistare la fiducia dei consumatori cinesi è stata un’altra invenzione di Jack Ma: Alipay, un sistema di pagamento online simile a PayPal, che trattiene la cifra pagata dal consumatore e la versa al rivenditore solo nel momento in cui la merce è effettivamente arrivata a destinazione.

Grazie a questi servizi Alibaba consegna circa 200 milioni di pacchi al giorno: i siti Alibaba’s Taobao, TMall e le altre piattaforme coprono l’80% del mercato cinese online e la maggior parte dei suoi 279 milioni di compratori visita i siti almeno una volta al mese.

Secondo una dichiarazione rilasciata a dei giornalisti Jack Ma, ora l’uomo più ricco della Cina, non ha ancora intenzione di fermarsi: «Vogliamo diventare una compagnia globale, e dopo gli Stati Uniti conquistare anche l’Europa e l’America intera».

Ci sono buone notizie anche per il nostro Paese. Il sottosegretario all’Economia Simona Vicari ha sottoscritto un accordo con Alibaba per la realizzazione di una parte della piattaforma dedicata solo al made in Italy: “Con questo accordo si da l’opportunità alle imprese italiane di esportare i loro prodotti di qualità. È infatti la qualità italiana a vincere. Le imprese del legno e del conciario hanno aumentato il loro fatturato dell’80% grazie all’export”.

Il 10% degli italiani dice ancora no all’e-commerce

In data 5 novembre 2013 sono stati presentati gli esiti di una ricerca condotta attraverso HQ24, il nuovo panel online messo a disposizione dall’ufficio ricerche del Gruppo 24 Ore, in collaborazione con Toluna. Si tratta di una ricerca sullo stato di integrazione del popolo italiano nei confronti delle nuove tecnologie e dell’e-commerce.

I questionari online compilati nella settimana dal 10 al 15 ottobre per la ricerca sono stati 1.200.

Come risultato già da una prima analisi si è riscontrato che questo campione, eretto a rappresentanza della popolazione italiana, abbia due comportamenti caratteristici:

  1. utilizza abitualmente almeno due dispositivi (per lo più un computer e uno smartphone/tablet)
  2. frequenta di media tre social network (Facebook, Linkedin e YouTube) oltre alla nota piattaforma Skype

La maggior parte degli acquirenti online (il 46%) utilizza il pc per fare le loro transizioni, mentre il 28% del campione acquista tramite smartphone e il 25% attraverso il proprio tablet.

Paypal è il metodo di pagamento più gettonato, seguito dalla carta di credito prepagata.

Indipendentemente dall’articolo in questione, l’80% degli intervistati sostiene di affrontare l’acquisto solo dopo aver compiuto una ricerca sul prodotto, anche attraverso i feedback lasciati dagli altri utenti.

Vi sono però ancora i tradizionalisti (il 10%del campione), ovvero coloro i quali si dichiarano tuttora restii all’acquisto online a causa della mancanza di fiducia nei confronti dei metodi di pagamento.

Il sondaggio svolto sulla piattaforma di Toluna, riguardante i medesimi temi presi in analisi, ha riportato i dati ottenuti dalla stessa indagine all’interno però di un campione della popolazione online inglese.

Sono state riscontrate alcune analogie nelle risposte della ricerca, ma il risultato mostra comunque che il campione italiano è meno propenso all’acquisto online rispetto a quello britannico. Differiscono poi gli interessi delle due popolazioni, infatti il campione inglese acquista fra le altre merci anche prodotti di abbigliamento e cibo, prodotti che in Italia necessitano ancora di essere testati per acquisire la fiducia del consumatore.

Pregio o difetto che sia, ciò che da sempre caratterizza noi italiani è l’estremo bisogno di soddisfare un po’ tutti i nostri sensi per decidere se concedere o meno la nostra fiducia a un prodotto. Voi che ne pensate? Riusciremo prima o poi ad avere più fiducia nel progresso e nell’innovazione o rimarremo ancorati nel timore di sbagliare e pagarne le conseguenze?

La crisi si fa sentire? Usa il web: i veri affari si fanno online!

In un periodo di crisi in cui le aziende ricorrono all’e-commerce per i loro affari, anche i consumatori utilizzano internet in modo più massiccio.
L’Eurisko stima che le aziende attive online nel 2010 abbiano avuto un aumento dei ricavi dell’1,2 % , contro la diminuzione del 4,5 % delle entrate registrato invece da quelle aziende che operano solo offline. In internet troviamo oramai un’immensa varietà di negozi: dall’abbigliamento, alla compravendita immobiliare, agli elettrodomestici fino ad arrivare ai grandi magazini virtuali, in cui si concentrano insieme diversi negozi , in modo da risparmiare sui costi di logistica e di sbarco online.
Natale si avvicina e i consumatori usufruendo del web potranno risparmiare fino al 50% della spesa e fino a duemila euro l’anno se continueranno ad usarlo anche dopo le feste. Netcomm, il consorzio del commercio elettronico italiano stima che il numero degli italiani che utilizza internet come guida all’acquisto sta crescendo sempre di più e la tendenza vede la consultazione di un mix di siti differenti per avere un quadro completo di risparmi possibili.
Ma vediamo nel dettaglio quali sono i siti più cliccati e consigliati secondo le statistiche:
Doveconviene.it: raccoglie 3 milioni di volantini da supermercati e catene commerciali con offerte promozionali sottocosto, inviando all’utente quelle che gli interessano vicino a casa sua.
– Poi troviamo Promoqui.it
Risparmiosuper.it raccoglie i prezzi di 10 mila punti vendita della grande distribuzione, per prodotti alimentari, elettrodomestici e di elettronica di consumo. L’utente indica la propria città, i prodotti della sua spesa e il sito dice dove trovarli a prezzo inferiore.
Affermati sono i siti come Kelkoo.it, che indicizza 44 milioni di offerte di oltre 10 mila negozi.
L’utente deve solo scrivere il nome del prodotto e il portale seleziona i siti e-commerce in cui trovarlo ai prezzi minori.
Il rivale italiano è rappresentato da Trovaprezzi.it ma utilizzati sono anche spendomeno.com e Ciao.it.
Questi portali rappresentano un mondo virtuale al quale i consumatori preferiscono affidarsi. Se anche voi volete risparmiare un po’ per i regali natalizi, che aspettate? Cliccate!

Quando l’e-commerce fa bene al B2B

Spesso un’azienda del settore B2B è convinta di poter fare più o meno il giusto volume di affari con una serie di clienti con i quali è in contatto da anni, senza porsi il problema di come incrementare il loro numero e dare una svolta decisiva all’attività.

Qual è una strategia vincente di inbound  marketing che possa permetterle di compiere questo salto di qualità? Puntare sull’e-commerce. Vediamo come.

Innanzitutto aprire un sito dedicato all’e-commerce significa posizionare l’azienda come preziosa risorsa per l’acquisizione di informazioni. La continua pubblicazione di contenuti autorevoli riferiti a prodotti di un determinato settore trasformerà il sito in un canale privilegiato per la credibilità dell’azienda.

Ciò permetterà di trasformarla in un leader di settore anche grazie ai risultati di ricerche effettuati tramite google. In questo modo gli utenti si rivolgeranno a questo sito non solo per acquistare ma anche per acquisire importanti informazioni aziendali in futuro.

Un’altra azione importante è cercare di guidare traffico selezionato al sito attraverso un miglioramento dei risultati derivanti dai motori di ricerca, grazie ai quali vi sarà la possibilità di posizionarsi al meglio nella serp. La creazione di contenuti nuovi e mirati sarà invece la strategia per attirare i crawler e guidarli in alto nei rankings.

In ultimo, è assolutamente necessaria una strategia di lungo periodo per quanto riguarda la creazione di contenuti rilevanti e dinamici, che permettano di consolidare il successo del sito nel tempo. L’inbound marketing non implica un automatico risultato immediato, ma qualcosa da monitorare costantemente e che deve tenere sempre conto del livello di novità dei materiali pubblicati.

Quindi perché non provare ad aprire un sito di e-commerce?