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Negoziazioni 2.0

Amazon, colosso dell’e-commerce, aumenta la sua competitività introducendo “Make an Offer”, una nuova funzione che consente agli utenti di negoziare con i venditori sul prezzo dei prodotti.

Al momento quest’opzione è disponibile solamente negli Stati Uniti e su una serie limitata di prodotti (circa 15.000) ma, stando alle parole della compagnia, si espanderà su “centinaia di migliaia di oggetti in vendita” entro il prossimo anno.

Il meccanismo è molto semplice: dopo aver effettuato l’accesso, gli utenti, all’interno delle pagine relative ai prodotti aderenti alla nuova iniziativa, vedranno comparire la nuova opzione “Make an Offer”, dove potranno inserire la loro offerta. Starà poi al venditore, entro 72 ore, accettare, rifiutare o effettuare una contro offerta; nell’ipotesi in cui ci sia una contro offerta l’acquirente potenziale ha a sua volta 72 ore per rispondere.

È però da sottolineare che “Make an Offer” si distacca totalmente dalle aste di eBay: su Amazon, infatti, le trattative avvengono esclusivamente in privato, via posta elettronica, permettendo in questo modo una vera e propria negoziazione tra le parti.

Prezzi più bassi, quindi; una buona notizia per chi compra, ma chi vuole vendere i suoi prodotti al di fuori dello store online la pensa allo stesso modo?

MakeAnOffer

 

Siate più veloci nel rispondere ai vostri clienti!

Ultimamente si sente spesso nominare ma non sono in molti a sapere precisamente di cosa si tratta. Stiamo parlando del Social CRM (Customer Relationship Management), traducibile in “gestione delle relazioni con i consumatori sui Social”. Ed è su questo servizio che si è concentrata la ricerca di Blogmeter per stabilire quali brand gestiscono al meglio i propri profili social. Un’attività meglio conosciuta con il nome di Social Caring.

Blogmeter ha analizzato ben 2201 pagine di brand e aziende, utilizzando il proprio software Social Analytic, per capire quale sia il modo migliore per mettere il consumatore in cima alla lista delle priorità di un azienda e per migliorarne l’esperienza. La ricerca si basa su tre criteri precisi: il response time, (tempo di risposta), il response rate (frequenza di risposta) e i post addressed (post pubblicati).

I dati parlano chiaro: tra le aziende che rispondono più rapidamente alle richieste dei clienti il primo posto è occupato da PosteMobile, con tempo medio di risposta inferiore all’ora, seguita da Vodafone e Poste Italiane. Per quanto riguarda le aziende che devono gestire il più alto numero di risposte, la prima in classifica è TIM con 8932 domande, seguita da Tiscali Help Desk, Vodafone, Wind e Alitalia.

Nel dettaglio, la ricerca mostra che nel periodo tra Gennaio e Marzo il 54% delle aziende ha risposto a post pubblicati dagli utenti. La percentuale cala vertiginosamente al 3%, vale a dire solo 63 aziende, quando si tratta di risposte ad almeno 500 post nell’arco di 5 mesi. Da questi dati emerge che le aziende italiane devono notevolmente aumentare il proprio impegno nel Social Caring.

Questa l’opinione di Vincenzo Cosenza, social media strategist di Blogmeter: “il Social Caring è un’attività sempre più imprescindibile che non s’improvvisa; al contrario, necessita di un’oculata ridefinizione dei processi interni al fine di costruire una collaborazione proficua tra le diverse aree aziendali. In particolare la pagina Facebook non può più essere considerata come di esclusiva pertinenza dell’area comunicazione/marketing o del customer service. Le persone non fanno questa distinzione, ma la usano secondo le proprie esigenze contingenti: a volte per chiedere informazioni su offerte/prodotti, altre per porre chiarimenti tecnici. Di conseguenza risulta fondamentale dotarsi di strumenti di ascolto evoluti in grado di svolgere analisi semantiche per poi classificare i messaggi in modo da indirizzarli automaticamente ai team competenti“.

Grazie alle innovazioni social e mobile, sempre più consumatori si rapportano con le aziende attraverso la dimensione social. Di conseguenza i brand devono rinnovare il concetto di “assistenza clienti”, rendendosi capaci di capire subito e rispondere velocemente e bene a qualsiasi commento che i consumatori pongono, sia esso una richiesta di assistenza o la semplice condivisione dell’esperienza che, ormai nella maggior parte dei casi, avviene proprio sulle pagine Facebook e Twitter. Ed è proprio questa la direzione che le aziende devono prendere.

State of the Net a Trieste: statistiche e clima della rete in Italia

Anche quest’anno si è tenuto a Trieste l’evento State of the Net, che ha offerto un’istantanea sulla situazione telematica e sugli internauti italiani grazie all’indagine svolta da Blogmeter e presentata dal social media strategist Vincenzo Cosenza.

Il numero di italiani che ha usato la rete almeno una volta in un mese è aumentato e ora ammonta a 28.9 milioni di utenti attivi su base mensile. In aumento anche il tempo speso, circa 1 ora e 28 minuti, incrementato del 9% rispetto all’anno passato. Dall’indagine emerge anche che i maggiori utilizzatori sono di sesso maschile, circa 7.8 milioni con incremento del 3%; tuttavia le donne si portano a 6.5 milioni di utenti con una crescita del 5%.

Le keyword più ricercate sono Facebook, al primo posto, seguita da Libero, Youtube, Google e meteo mentre i picchi di ricerca nei primi mesi del 2013 sono Elezioni e Ruzzle, il popolare gioco mobile sulla composizione delle parole.

Balza subito all’occhio come Facebook detenga il primato indiscusso di social media più frequentato con 22.7 milioni di utenti mensili e in crescita con un’aumento del 4.7%. Seguono Google+ con 3.8 milioni di utenti unici in crescita del 56.7% e Linkedin con 3.5 milioni di utenti e aumento del 18.3%: entrambi scalzano dal podio Twitter, a cui sono iscritti 3.3 milioni di utenti con un indice di crescita negativo dell’11.6%

I dati riguardanti Facebook ne fanno il social network più utilizzato con 3 miliardi di “mi piace”, 288 milioni di fotografie caricate al mese, 3.5 miliardi di messaggi privati e 2 milioni di check-in nei luoghi d’interesse.

Per quanto riguarda Twitter i dati ne indicano un uso più consapevole degli strumenti offerti dal social: l’uso degli hashtag è cresciuto del 22%, un numero che si traduce nel 30% degli utenti totali; l’uso del retweet ha invece raggiunto il 25% sull’intero bacino di utenza.  Crescita del 3% segnalata anche per le geolocalizzazioni. Gli italiani, inoltre, twittano durante tutta la settimana a eccezione del week-end e gli orari preferiti vanno dalle 20 alle 22 in concomitanza con le trasmissioni tv che il popolo di twitter si diverte a commentare.

Gli hashtag più utilizzati possono essere suddivisi in tre grandi gruppi: le pratiche sociali, tra cui spicca l’hashtag più utilizzato in assoluto #rt (retweet), il seguire insieme gli show televisivi, (#sanremo2013 si piazza al secondo posto degli hashtag), e infine la condivisione degli eventi di cronaca in cui hanno primeggiato gli hashtag collegati alla politica come #elezioni2013.

Interessante l’analisi semantica effettuata sui tweet dei primi quattro mesi dell’anno, che ha permesso di rilevare lo stato emotivo degli internauti nostrani: la condizione media è tendenzialmente negativa, unici picchi positivi sono stati Capodanno e San Valentino con manifestazioni di gioia e amore come anche per l’elezione del nuovo Papa, mentre la situazione di stallo politico e la rielezione del presidente Napolitano hanno segnato dei profondi picchi negativi manifestando emozioni di rabbia, disgusto e tristezza.