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I prodotti parlano da soli

La distanza tra azienda e consumatore è sempre più breve grazie alle continue innovazioni che la tecnologia ci presenta. Oggi parliamo in particolare di idOO, una piattaforma frutto dell’omonima startup con sede a Trento, specializzata in soluzioni per l’Internet of Things e già selezionata da Microsoft per il suo programma Bizspark.

Questo portale ha come scopo quello di rendere più coinvolgente l’attività di shopping promuovendo il prodotto stesso come canale di comunicazione tra imprese e clienti.

Ma in cosa consiste esattamente? Vi è innanzitutto una piattaforma che mette in connessione i prodotti ai sensori IoT, applicati agli articoli attraverso un sistema di protezione proprietario che garantisce livelli di sicurezza analoghi a quelli delle transazioni finanziarie.

Il cliente, avvicinando il suo smartphone al prodotto dotato di identità idOO, tramite l’applicazione scaricata, potrà scoprire l’identità del prodotto stesso e verificarne l’autenticità, accertarne la composizione, avere accesso alle istruzioni d’uso, visualizzare un video della sua realizzazione, entrare a conoscenza della storia e anche come averne cura nel tempo.

L’app infatti interagisce con l’IP del prodotto che rimanda ad un contenuto che l’azienda produttrice ha scelto di condividere con il cliente.

Il vantaggio delle aziende? I feedback ricavati e analizzati tramite idOO permetteranno loro di realizzare nuove strategie di marketing maggiormente mirate (personalized advertising, mobile couponing, mobile signage, personalized mobile promotion, cross selling e lead generation per e-Commerce) e aumentare quindi il livello di customer satisfaction.

I consumatori d’altra parte saranno più informati, costantemente aggiornati e svolgeranno la loro esperienza di shopping in maniera più sicura e completa.

Saranno davvero i prodotti i nuovi portavoce del marketing?

Brand Storytelling: ma cosa significa esattamente?

Oggi si parla continuamente di storytelling, e se ne parla in particolare come nuova arma di marketing, soprattutto sul web. Ma cosa significa esattamente? Cosa vuol dire comunicare un brand attraverso lo storytelling? Come dice la parola stessa, per storytelling s’intende, essenzialmente, creare una storia, un racconto. Ma di che tipo di storia stiamo parlando?

  • Raccontare il brand
  • Lo storytelling di un brand sarà un contenuto da affiancare al brand, condivisibile sul web per aumentarne la visibilità. Raccontare la nascita di un prodotto o di un’azienda, mostrarne le varie fasi di creazione e produzione può essere un buon punto di partenza, ma per trasformare prodotti ed aziende in vere e proprie storie bisogna fare qualcosa in più.

  • Iniziare con la propria storia
  • Dobbiamo iniziare tracciando il profilo del brand: qual è la storia, quali sono gli obiettivi a lungo termine, la visione o la filosofia del marchio. Quali sono gli episodi salienti accaduti fino ad ora, i luoghi in cui è nato il progetto. Senza dimenticare poi, quali prospettive e svolte ci saranno nella nostra narrazione aziendale, o quali nuove intuizioni ci guideranno. In sostanza bisogna raccontare non solo da dove veniamo, ma soprattutto dove vogliamo andare.

  • Concentrarsi sul consumatore
  • In un secondo momento è importante concentrarsi sul consumatore. La storia che vogliamo raccontare sarà infatti la sua. Dobbiamo avere un’idea il più precisa possibile del target cui ci stiamo rivolgendo, di quali siano le sue esigenze, i suoi problemi, le sue aspirazioni, creando un modello di interlocutore a cui ci possiamo rivolgere. Intorno al profilo dell’acquirente ideale costruiamo una storia.

  • L’aiutante e il protagonista
  • Il terzo step sarà cercare i punti di contatto tra la nostra storia e la storia di chi ci segue, la storia delle persone cui ci rivolgiamo, individuare qualcosa che ci accomuna, che ci vede partecipi fianco a fianco. Il brand non sarà più quindi il protagonista, ma l’aiutante che mette le sue risorse (i prodotti, i servizi, le competenze che offre) a disposizione del consumatore – il vero protagonista – per permettergli di risolvere un problema o migliorare la qualità della vita.

  • Le regole del gioco
  • Se siamo a corto di idee ed abbiamo bisogno di consigli pratici per costruire delle storie interessanti possiamo sempre seguire le indicazioni di di storytelling è maestro, come Pixar, gigante dell’animazione che ha elencato le sue “22 regole dello storytelling”. Un principio universalmente valido vede prevalere i personaggi rispetto agli avvenimenti: dare più risalto alle persone ed alle loro personalità e caratterizzazioni significa creare empatia e identificazione. Un’altra cosa da tenere a mente è la piattaforma che vogliamo usare per raccontare: una storia raccontata su un sito sarà ovviamente diversa dalla stessa storia raccontata su un blog o sui social network.

  • Contenuti che creano engagement
  • Un buon brand storytelling sarà capace di creare partecipazione, engagement e quindi visibilità. La storia non sarà più soltanto quella del brand, ma sarà una storia comune, più forte ed efficace, che resterà nel tempo.

     

    Post Scritto in collaborazione con http://www.greatcontent.it/

    Sapevatelo senza # per BMS

    SAPEVATELO”. Al famoso hashtag di Twitter utilizzato dai suoi utenti per rendere noto qualcosa a una generalità indistinta di persone, la BMS, azienda Gold Partner italiana di SAP, toglie il cancelletto e decide di trasformarlo nel titolo della sua nuova iniziativa creativa.

    Di cosa si tratta? In breve, si tratta di una serie di video animati i quali, tramite un layout basato su infografiche e una voce off in sottofondo, portano lo spettatore ad immergersi nel mondo dell’Enterprise Resource Planning (ERP) e illustrano i vantaggi che quest’ultimo può portare a un’azienda sia per quanto riguarda lo sviluppo del business sia in termini di risparmio economico e miglioramento della gestione delle informazioni e delle risorse.

    L’ERP è un sistema di gestione (sistema informativo, nel linguaggio informatico), che racchiude in sè tutti i processi di business rilevanti di un’azienda (vendite, acquisti, gestione magazzino, contabilità etc.).

    “Sapevatelo” è un’idea dell’agenzia creativa Racoon Studio, il cui scopo è quello di spiegare, in maniera simpatica, semplice e chiara cos’è un ERP e in contemporanea, catturare l’attenzione anche delle persone per le quali la tecnologia è ancora un grande mistero.

    Questa iniziativa sarà promossa attraverso tutti i canali aziendali di BMS, il tutto accompagnato da una campagna di marketing e comunicazione attuata anche attraverso i social media.

    Insomma, alle aziende non resta che andare su YouTube, iscriversi al canale BMS Spa e seguire volta per volta i video che verranno pubblicati. Se prima non lo sapevate, ora SAPEVATELO.

    Crisis management? Con Firebell è possibile prevederla!

    In tempi di crisi ci si può inventare qualsiasi cosa, anche un simulatore. Firebell è un’applicazione software che simula le situazioni di crisi che avvengono sulle piattaforme dei social media, ideata per far fronte alle potenziali  minacce in tempo reale ad imprese e brand. La versione europea dell’app è stata presentata il 17 Novembre da Weber Shandwick, CEO di un’agenzia di pubbliche relazioni inglese.

    A cosa ci riferiamo quando parliamo di crisi? Ad un improvviso mutamento della vita aziendale che ha ripercussioni sulla cosiddetta brand reputation e che solitamente da luogo ad una situazione di squilibrio economico e finanziario. I principali fattori che espongono al rischio di crisi sono problemi di natura ambientale, differenti esigenze degli stakeholders, boicottaggi e campagne denigratorie e interventi umani e sociali.

    Utilizzando Firebell, i clienti sono oggi in grado di provare uno scenario autentico di crisis su facebook, twitter, youtube, blog e altri social media. L’app sviluppa uno scenario di crisi plausibile e non condivisa in precedenza con il cliente, poi ricostruisce versioni fittizie delle pagine del cliente sui social media, così come altre presenze online quali pagine anti-fan e blog avversi. Il servizio è personalizzato in base alle esigenze del cliente e considera quei canali sociali che con maggiore probabilità saranno lo scenario di una crisis.

    Firebell elabora poi una proiezione dei profili sociali dell’azienda in caso di attacco, consentendo al cliente di prepararsi in anticipo, assistere e rispondere alla crisi non appena compare. Una nuova tendenza per l’utilizzo delle applicazioni software che potrebbe aiutare a prevenire, se non totalmente almeno un po’, le situazioni di pericolo.

    La versione che ne arriva oggi in Europa è stata sviluppata in America del 2010 e tiene conto di peculiarità, trend e comportamenti online tipici del nostro mercato. Ad essere maggiormente interessati  da questi attacchi sono soprattutto beni di consumo, abbigliamento e moda, ristoranti, internet e retail.

    Rod Clyton, manager delle crisis communication per l’EMEA, ha dichiarato a proposito di Firebell: “Può essere fatto molto in anticipo per una situazione di crisi ed è di importanza vitale essere preparati,  soprattutto quando conta ogni secondo dei tempi di risposta.  Anche se non è possibile prevedere ogni situazione, è possibile garantire che il team, i protocolli, i processi e le risorse siano pronte a rispondere”.

    Cosa ne pensate di questa originale soluzione?