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Attirare l’attenzione dei prospect grazie a contenuti B2B

Molto spesso chi fa content marketing B2B si dimentica che i contenuti prodotti devono essere in sintonia con l’ audience a cui sono rivolti. Altrimenti, saranno percepiti come un fiume torbido di parole, un fastidioso rumore di fondo che allontana i prospect da contenuti realmente interessanti.

È fondamentale che le strategie di content marketing B2B abbiano come obiettivo la creazione di testi chiari che offrano ai possibili clienti risposte valide alle loro domande e perplessità.

Ecco alcune efficaci soluzioni per attirare l’attenzione dei prospect:

Case study

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Si tratta di articoli dove sono presentati i casi di successo raggiunti dai clienti che hanno utilizzato i prodotti/servizi dell’azienda. Tre sono gli elementi che non possono mancare:

  • il problema risolto dal prodotto
  • una breve intervista al responsabile dell’azienda cliente
  • i dati relativi ai risultati ottenuti

White papers

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Ovvero pubblicare un e-book o uno studio scaricabile gratuitamente, a fronte dell’acquisizione delle informazioni di contatto. I contenuti di maggior rilievo sono:

  • approfondimenti sulle peculiarità del prodotto/servizio
  • i trend di sviluppo di una particolare nicchia di mercato
  • analisi delle best practices
  • dati di mercato

Video

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Non tutti i contenuti sono scritti. I video possono essere uno strumento di persuasione molto convincente quando si parla di dare un volto al proprio prodotto o servizio.

Per esempio, i case study possono essere arricchiti con video-interviste del cliente che permettono di percepire l’utilizzo del prodotto/servizio in modo più concreto, creando una
maggior empatia.

Infografiche

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Possono sintetizzare in modo chiaro le caratteristiche dell’offerta rendendo più immediata la sua comprensione. Molto utili nel caso in cui si riesca a racchiudere in poche immagini un messaggio che altrimenti risulterebbe difficile da comprendere.

In sostanza fare content marketing nel B2B significa creare contenuti di qualità per attrarre il cliente, stimolarne l’attenzione e generare un’interazione.

Un piano editoriale che esalti le peculiarità della tua azienda è basilare per raggiungere risultati ottimali. Se vuoi svilupparlo in modo da poter produrre contenuti di valore focalizzati sulle esigenze dei tuoi prospect, non esitare ad avvalerti della nostra esperienza.

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Come sfruttare il content marketing nella comunicazione B2B

La creazione di contenuti fruibili su più piattaforme è diventato un must have per le aziende nel mondo del marketing B2B, come rivelato dal B2B Content Marketing Benchmarks, Budgets, and Trends – North America report.

Lo studio, condotto dal Content Marketing Institute, ha rivelato che l’88% delle aziende utilizza il content marketing per attirare pubblico e generare nuove conversioni.

Di conseguenza nelle strategie di marketing business to business di oggi, diventa fondamentale produrre contenuti di qualità per rafforzare il posizionamento della propria impresa sul mercato e acquisire nuovi contatti commerciali.

Come si deve comportare il Social Media Manager alle prese con la comunicazione B2B?

Deve innanzitutto superare l’idea che i social non siano il luogo adatto al business to business, aprendo le braccia al content marketing e imboccando questa strada improntata alla creazione e distribuzione di contenuti.

Tenendo presente che la linea di demarcazione tra marketing B2B e B2C si è fatta sempre più sottile grazie all’avvento dei social media.
Nel suo post “How to Conquer 5 Common B2B Marketing Problems with Content” Carolyn Frith ha individuato 5 problemi in cui può imbattersi chi fa marketing per il B2B.

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ECCO 5 PROBLEMI DEL SOCIAL MEDIA MARKETING B2B RISOLTI DAL CONTENT

– I prodotti e servizi del B2B sono spesso complicati, dotati di numerose caratteristiche o benefici che gli utenti non conoscono.
L’obbiettivo diventa quindi  quello di comunicare ai prospect come questi prodotti possano portare un beneficio concreto alla loro azienda.
Dobbiamo fornirgli materiali informativi chiari, sotto forma di post sul blog, e-book, video, infografiche e ricerche che potranno fruire quando vogliono e sulla piattaforma che preferiscono.

– Nel B2B entriamo in contatto con molti decision makers che hanno influenze diverse nel processo e guardano alle soluzioni dal proprio punto di vista.
È quindi importante realizzare contenuti che parlino ad audience diverse.

– A differenza dei prodotti creati esclusivamente per il B2C, quelli del business to business hanno un processo d’acquisto che può durare diversi mesi e che necessita di analisi di rischi e diverse approvazioni.
Per questo motivo è consigliabile creare contenuti che si adattino ad ogni fase del processo d’acquisto, considerando i  passaggi fondamentali che la caratterizzano.

-Il cliente si rivolge a un numero limitato di aziende e individui: ogni potenziale cliente è quindi importante e va “viziato” usando contenuti che parlino a ciascun cliente in modo personale.

– Alla base del marketing B2B ci sono le relazioni tra consumatori e venditori. Il loro tempo costa, per questo bisogna fargliene perdere il meno possibile. Come?
Attraverso prospect già informati mediante contenuti realizzati e diffusi su diverse piattaforme.

Considerando i dati emersi nel report, si può parlare di content marketing come soluzione per il B2B?

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Il content marketing per il B2B può rappresentare una tra le soluzioni più efficaci.
Secondo lo studio l’86% degli intervistati promuove prodotti e azienda utilizzando strategie di content marketing  per ottenere principalmente: brand awareness (84%), lead generation (83%) engagement (80%), lead nurturing (78%) e vendita (75%).

C’è da dire che il content marketing da solo non basta, per rendere efficaci i contenuti bisogna inserirli in una strategia più ampia.
Noi possiamo aiutarti a capire quella che più si adatta al tuo brand, contattaci!

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Piccolo omaggio a Pino Pilla, maestro della pubblicità essenziale

È venuto a mancare qualche giorno fa Pino Pilla, storico pubblicitario italiano che ha segnato un’epoca contribuendo al successo in tutto il mondo di marchi come Ford, Generali e Pomì.

Per comprendere meglio la componente rivoluzionaria nei lavori di Pilla, è necessario contestualizzare il suo modus operandi all’interno del panorama pubblicitario italiano degli anni ’70 e ’80.

Periodo particolarmente difficile, dovuto al rallentamento del tasso di sviluppo economico successivo alla crisi petrolifera del ’73, ha visto sul mercato una diminuzione della domanda e un conseguente surplus dell’offerta che hanno generato una forte pressione competitiva tra le diverse società.

Durante questi anni la pubblicità e le promozioni divennero strumenti fondamentali all’interno del marketing mix delle aziende. Seguendo gli insegnamenti di Rosser Reeves, secondo cui ogni campagna pubblicitaria doveva proporre un solo beneficio per il consumatore, l’imperativo pubblicitario per le compagnie fu quello di applicare una politica pubblicitaria molto più aggressiva degli anni precedenti.

Qualcuno di voi ricorderà sicuramente lo spot del whisky Glen Grant che diede vita al personaggio di Michele “l’intenditore” e quello storico del caffè Lavazza insieme a Nino Manfredi.
Storie semplici e valori genuini erano posti al centro della maggior parte delle réclame, creando empatia con il target di spettatori che si identificava nelle diverse pubblicità.

Oggi la soglia di attention span del pubblico si è ridotta ad alcuni secondi, siamo agli albori di una nuova era della sintesi basata su titoli brevi, visual semplici e marchi in primo piano.

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Pino Pilla era riuscito ad anticipare questa nuova tendenza improntata alla brevità, lavorando per sottrazione e limitandosi a esprimere brand nella sua assoluta essenzialità.
Questa caratteristica lo ha contrassegnato fin dalla tenera età, quando trasformò un Pilla
Agrippino nel più breve e fluente Pino Pilla.

Maestro indiscusso della pubblicità italiana, è riuscito a entrare nella memoria collettiva con i suoi modi di dire, lanciando prodotti e creando successi.

I nati negli anni ‘80 ricorderanno bene lo slogan “O così, o Pomì” diventato sinonimo per indicare che una cosa ha un solo modo di essere fatta.
Molto conosciuto anche “Io esiste” per la rivista Max, “Il tuo domani sei tu” per le Generali e il motto “Abbiamo Intenzione Di Sconfiggerlo” per la campagna contro l’AIDS commissionata dal Ministero della salute.

Non è possibile descrivere Pino Pilla in un titolo o in una sola frase.
Il famoso pubblicitario e amico, Lorenzo Marini, ricorda Pilla come “un uomo riservato che ha fatto rumore con la forza delle sue campagne stampa.”

Incisività ed efficacia sono le caratteristiche principali che possiedono i suoi claim.
Per ottenerle, ci vuole genio ed esperienza.
Noi possiamo aiutarti a trovare la soluzione più adatta alle tue esigenze, contattaci!

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10 anni di Twitter

Il 21 marzo 2006 Jack Dorsey, cofondatore di Twitter, pubblicò il primo tweet “Just setting up my twttr”. Oggi, nel giorno del suo decimo compleanno, gli utenti attivi della piattaforma di microblogging sono 320 milioni e i cinguettii giornalieri si aggirano attorno ai 500 milioni. Numeri esorbitanti per un social che ha avuto un ruolo chiave in molti eventi della storia recente.

Uniti dall’hashtag
L’idea di categorizzare i cinguettii dietro a un “#” è stata introdotta nel 2007 da Chris Messina, che la portò avanti nonostante le critiche di un altro cofondatore, Evan Williams, il quale sosteneva che questa scelta era troppo da nerd e non sarebbe mai diventata mainstream. E invece, dieci anni dopo, l’hashtag ha contagiato non solo altri siti internet, ma anche molte campagne al di fuori della rete. Il senso di appartenere ad un’unica conversazione è stato determinante in eventi come le Primavere Arabe, le bombe di Boston del 2013, il rapimento di 276 ragazze nigeriane nel 2014 con #BringBackOurGirls o il #PrayForParis dopo la strage dello scorso 13 novembre, tutti eventi in cui l’attivismo sociale ha avuto manifestazione di una portata senza precedenti grazie a Twitter.

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I numeri uno
Molte “prime volte” hanno caratterizzato la storia di Twitter. Nel maggio 2009 l’astronauta Mike Massimino ha inviato il primo tweet dallo spazio. A dicembre 2012 Papa Benedetto diventa il primo papa social, con 8 account in altrettante lingue. A giugno 2015 Caitlyn Jenner ha aperto un profilo da record per la velocità con cui ha raggiunto il milione di seguaci: meno di 4 ore. Il primo posto per argomento dibattuto da più persone contemporaneamente lo detiene Leonardo Dicaprio, che ha battuto il record precedentemente detenuto dalla selfie da Oscar del 2014 – che rimane il tweet più condiviso di sempre con più di 3 milioni di retweet –  con la sua vittoria della statuetta dorata il 28 febbraio scorso, generando un traffico di 440,000 tweet al minuto.

I record
Ecco un altro numero da capogiro: 84,701,111. È il numero di utenti che seguono Katy Perry, detentrice dell’account con più follower. Al secondo posto Justin Bieber con 77,5 milioni, seguito da Taylor Swift con 73,2 milioni e Barack Obama a quota 71,4 milioni. Se vi state chiedendo quale sia l’emozione che caratterizza la maggioranza dei cinguettii, ce lo rivela @TwitterData. L’emoji della faccina che piange dal ridere è stata usata 6,6 miliardi di volte. Molti altri interessanti dati sull’attività in formato microblogging sono reperibili sul sito dedicato all’analisi del 2015 su Twitter, introdotto con le parole“Se avviene nel mondo, avviene su Twitter”.

E per sottolineare il concetto, nel giorno del suo compleanno Twitter ha pensato bene di riassumere in un video gli eventi più importanti nella storia social.

A prescindere dalle poche certezze riguardo il futuro della piattaforma, Twitter oggi è tra gli strumenti più influenti nel mondo del marketing. La tua azienda sfrutta a pieno questo potenziale? Se ritieni di essere debole sotto questo aspetto, ti aiuteremo a rimediare.

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B2B marketing: la situazione secondo le aziende

Lo scorso 15 marzo si è tenuta a Milano la quinta edizione del BtoB Marketing Forum, evento dedicato ai professionisti del settore, promosso da Cribis D&B, Associazione Italiana Sviluppo Marketing e MagNews. Nel corso della giornata sono stati presentati i risultati della ricerca dell’Osservatorio sul Marketing, studio volto alla rilevazione dei trend italiani relativi a strumenti, investimenti e azioni delle aziende per quanto riguarda il proprio marketing. Di seguito i risultati più interessanti.

  1. Tra le priorità dichiarate, il 50% dei marketers italiani mette al primo posto il miglioramento del processo di acquisizione dei clienti, il 33% la brand awareness finalizzata alla crescita e alla penetrazione nel mercato e il 26% lo sviluppo di nuovi canali di comunicazione. Tra le strategie ritenute più efficaci al fine di perseguire questi scopi spiccano siti web aziendali, public relations, SEO e SEM, pubblicità online ed email marketing.
  2. Con un occhio al futuro, le tematiche su cui i marketers si focalizzeranno saranno per il 32% degli intervistati il lead management, per il 29% il content marketing e per il 26% i social media. Quest’ultimo potente mezzo compare anche nella lista degli strumenti più efficaci per ottenere informazioni su clienti e prospect: il 39% delle aziende si affida a LindekIn, l’11% a Facebook e solo il 6% Google+. I primi due strumenti di raccolta dati restano in ogni caso la forza vendita (66%) e le banche dati esterne (48%).

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  1. Qual è la posizione dei marketers rispetto all’email marketing? Il 64% ritiene che questa attività aumenti la lead generation; la metà degli intervistati afferma che sia importante per aumentare le opportunità di vendita. La frequenza dell’invio di DEM e/o Newsletter è per la maggioranza dei casi mensile (38%), o addirittura meno di una volta al mese (24%).
  2. Il dato più interessante e promettente per il settore però è questo: il budget destinato al marketing aziendale crescerà nei prossimi 2-3 anni del 61%. I maggiori investimenti saranno destinati al sito aziendale (59%), al web marketing (58%), alle pubblicità online (56%), ai social media (55%) e alla SEO e SEM (54%). In secondo piano saranno messe la pubblicità al di fuori del web, le fiere, il direct marketing tradizionale e il telemarkating.

Qual è la posizione della tua azienda rispetto alle tendenze di marketing dichiarate dai tuoi concorrenti? Ritieni di disporre di tutte le armi adatte per vincere questa competizione? Se la risposta è no, noi siamo qui per offrirti le soluzioni di cui hai bisogno.

Due nazioni unite in un unico canto

La celebre catena di supermercati inglese Sainsbury’s ha lanciato un nuovo spot pubblicitario su una tavoletta di cioccolata che sta emozionando il mondo, poiché ha deciso di raccontare una delle pagine più toccanti e meno conosciute della storia.

La scena è ambientata durante la Grande Guerra nella notte di Natale del 1914 con l’esercito tedesco e quello inglese che si scrutano dalle rispettive trincee, a poche centinaia di metri di distanza. Ad un certo punto un soldato tedesco inizia a cantare “Stille Nacht”, la più famosa canzone natalizia, e dalla trincea opposta un soldato inglese risponde cantando “Silent Night”, la versione inglese della stessa canzone.

All’alba l’atmosfera è così carica di pace che i soldati depongono le armi e, a poco a poco, escono a mani alzate, avviandosi verso i nemici. È un tripudio di fratellanza: i due fronti si incontrano e si salutano, si scambiano abbracci e improvvisano una partita di pallone in quella terra di nessuno che è il palcoscenico degli scontri.

La storia si conclude con lo scambio delle giubbe fra un militare inglese e uno tedesco e quest’ultimo, una volta tornato in trincea, trova nella tasca del cappotto dell’inglese un regalo: una tavoletta di cioccolato che l’inglese aveva ricevuto per posta insieme ad una foto e ad una lettera della sua fidanzata.

La Sainsbury’s ha così raccontato quello che è passato alla storia come la Tregua di Natale del 1914, un armistizio spontaneo di poche ore, ma di ineguagliabile valore umano, una breve parentesi di pace e fratellanza in una guerra spaventosa.

Christmas is for sharing”, cioè “Il Natale è per condividere”, è il messaggio finale dello spot. Coerente al suo claim, Sainsbury’s ha deciso di mettere in vendita in tutti i suoi punti vendita della cioccolata uguale a quella del filmato al prezzo di una sterlina e di devolvere i ricavi alla Royal British Legion, l’associazione di supporto delle forze armate e promozione delle iniziative in memoria dei caduti.

Questo short movie ha riscosso da subito successo: è complice il clima della ricorrenza del centenario della Prima Guerra Mondiale oppure la magia del Natale in quel freddo inverno del 1914 è davvero esistita?

Ha studiato Italianistica presso l’Università degli studi di Trieste.
Appassionata di Content Marketing e comunicazione, si tiene sempre informata sui nuovi trend del settore.

Socializzare con una tazza di caffè è più facile!

Con la sua nuova pubblicità Nescafè ha dimostrato come una tazza fumante sia in grado di abbattere ogni muro e di creare comunicazione tra le persone.

Ideata dall’agenzia Publicis Italia, “The Hello Experiment” è stata un’indagine psico-sociale che ha coinvolto più di 300 persone all’interno di una biblioteca di Milano. Il suo scopo è stato quello di provare che la diffidenza è la principale causa di distanza tra le persone e che la condivisione, al contrario, favorisce la socializzazione.

L’esperimento, seguito dallo psichiatra Michele Cucchi, analizza le reazioni delle persone quando si trovano a dover interagire con un estraneo, in un luogo che per sua natura tende a isolare.

Le 14 ore di riprese svolte da 18 telecamere e i 30 microfoni nascosti tra i libri hanno contrapposto due diverse situazioni. Nella prima gli attori si siedono al tavolo con altre persone e cercano di iniziare una conversazione: per diffidenza alcuni fingono di non sentire e altri addirittura se ne vanno infastiditi. Nella seconda, invece, gli attori si presentano con due tazze Nescafè per condividere un momento di pausa: il clima è subito più confidenziale e rilassato e le interazioni avvengono spontaneamente.

Carlo Oldani, Marketing Manager Nescafè, ha affermato: “L’obiettivo di The Hello Experiment è quello di offrire ai nostri consumatori un’esperienza emozionale vissuta attraverso il prodotto e la sua icona, la Red Mug, un’esperienza che apre a un nuovo modo di vivere il caffè quale ispiratore a favore di nuove opportunità e amicizie. Non siamo semplicemente una tazza di caffè ma molto altro, Nescafè è quell’occasione in più per iniziare qualcosa di non programmato”.

9:41, l’orario ricorrente nelle pubblicità Apple

Le foto che presentano i prodotti della Apple sono sempre curate e ad effetto, ma c’è un particolare, a cui magari non tutti avranno fatto caso, che accomuna tutte le pubblicità: l’orario. Infatti, l’ora riportata sugli schermi dei dispositivi è sempre la stessa, le 9:41.

Conoscendo la Apple, così attenta ai dettagli, non può essere un caso: è difatti un aneddoto legato al 9 gennaio 2007, il giorno in cui Steve Jobs presentò il prodotto che avrebbe rivoluzionato il mondo della telefonia mobile, l’iPhone.

La conferenza iniziò alle 9 in punto del mattino e, dopo 42 minuti di presentazione, apparve l’immagine del device sullo schermo: tutti i keynote erano stati progettati in modo che l’ora dei dispositivi sulle slide coincidesse con quella che avevano al polso i giornalisti in sala.

Da quel giorno in poi le 9:41 sono diventate un vero e proprio marchio di fabbrica in onore di Steve Jobs e della sua creazione: il minuto di anticipo sta simbolicamente ad indicare l’attesa fino al momento della presentazione.

Questo curioso aneddoto non è che un’ulteriore prova di quanta cura e precisione la Apple impieghi nelle sue creazioni.

 

Ha studiato Italianistica presso l’Università degli studi di Trieste.
Appassionata di Content Marketing e comunicazione, si tiene sempre informata sui nuovi trend del settore.