Il behavioural targeting piace solo ai pubblicitari

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La comunità degli advertisers ama alla follia l’idea di indirizzare gli annunci pubblicitari a persone specifiche, individuate come potenziali fruitrici di quello specifico prodotto.

Un esempio: io promuovo i navigatori satellitari e so che tu ne hai bisogno? Invio immediatamente i miei ads alla tua casella di posta, senza passare necessariamente per migliaia di potenziali clienti che in realtà non sono interessati. Nulla di più semplice ed efficace per un operatore di marketing.

Il grafico sottostante, tratto dall’ultimo report di eMarketer, mostra quanto il cosiddetto behavioural targeting piaccia agli addetti ai lavori.

Publishers-BT-View

Come volevasi dimostrare. Ma il punto è: alla gente piace? La risposta è no.

A quanto pare, l’idea che le compagnie collezionino dati personali per dedurre le preferenze dei singoli consumatori preoccupa. Come si può vedere qui sotto, circa 3/4 degli intervistati ha delle perplessità sul behavioural targeting.

Targets-of-BT-Thoughts

Bisognerebbe forse rendere il rapporto impresa-cliente più limpido e meno conflittuale perché i consumatori permettano ai marketer di entrare nella propria testa e nel proprio portafoglio. Quale potrebbe essere il compromesso ideale?

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