Fuga da Second Life

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Prendo spunto da un interessante articolo di Federico Ferrazza che ho trovato su ilsole24ore.com.
Second Life è un’incognita un po’ per tutti perchè ci sono tantissime isole deserte ma altre dove si può incontrare qualcuno con il quale interagire.
La domanda è: quali benefici potrebbe trarre un’azienda che decidesse di entrare in SL? Analizziamo anche l’aspetto economico.

Gli iscritti al metamondo più famoso della Rete sono oltre otto milioni, ma meno (molti meno) sono quelli che lo frequentano ogni giorno, magari con un account a pagamento che consente di vivere una seconda vita virtuale fatta non solo di relazioni fra anonimi avatar. D’altronde i numeri di Forrester Research parlano chiaro: nonostante la popolazione continui a crescere (al momento sono 8,3 milioni gli utenti con una registrazione), il numero dei residenti attivi, quelli cioè che entrano quotidianamente (o quasi) nel mondo virtuale, sono circa 30/40mila. Non ne fa mistero neanche la Linden Lab che sulla home page di Second Life dichiara che poco più di 1,5 milioni di utenti si sono "loggati" negli ultimi due mesi. La prima conseguenza è che il metamondo, dopo mesi sulle prime pagine dei giornali e di continue "new entry" eccellenti (istituzioni, politici, multinazionali e così via) inizia a mostrare il suo vero volto. Quello cioè di un videogioco. Dove solo una piccola parte degli abitanti ha intenzione di spendere dei soldi e fare tutto ciò che si fa nella vita reale. Lo ha evidenziato un recente rapporto di Assodigitale: appena l’1,5 per cento del totale dei residenti ha un account a pagamento.
«Chi frequenta Second Life ha voglia di divertirsi», spiega Michele Ficara Manganelli, presidente di Assodigitale: «Al momento è impensabile usare il metamondo come uno strumento di commercio elettronico o infocommerce: la navigazione è ancora troppo lenta a causa (per esempio in Italia) delle connessioni a internet, ma anche di una limitata potenza dei server della Linden Lab». L’indagine dell’associazione italiana porta anche una esperienza diretta: «Su 17 brand visitati abbiamo incontrato nove avatar aziendali (cioè incaricati di accogliere i visitatori) e solo cinque visitatori. Cioè ben otto sedi aziendali erano completamente vuote e in due ore meno di 0,3 visitatori per azienda hanno intrattenuto relazioni con un brand».
In che modo quindi si devono avvicinare le aziende a Second Life? Ammesso che lo debbano fare, il metamondo «è un ottimo strumento di marketing con cui è possibile osservare trend giovanili, per esempio nell’abbigliamento», risponde Ficara Manganelli. Perciò diverse imprese, dopo una prima (ed errata) valutazione del fenomeno Second Life, stanno abbandonando il mondo virtuale. È il caso di Starwood Hotels & Resorts Worldwide che ha chiuso il suo brand virtuale Aloft, donando il terreno alla no profit TakingITGlobal. Ma molte altre sono le aziende che non riescono a trovare il giusto modo per dialogare con la comunità di Second Life. Il «Los Angeles Times», in una recente inchiesta, ha sottolineato come le isole di grandi marchi come Best Buy, Sun Microsystems o Dell siano in pratica sempre deserte. A tutto questo bisogna anche aggiungere che il numero (e la qualità) dei rivali di Second Life sta rapidamente crescendo. «Cosa accadrebbe, poi, se anche Microsoft o Google si tuffassero in questo mercato consentendo dalla loro home page di scaricare un’applicazione simile a quella della Linden Lab?», si chiede Ficara Manganelli.
L’interesse economico per Second Life sta quindi diminuendo. Dopo mesi di forte crescita, infatti, da marzo il valore delle transazioni su Second Life è costantemente calato, passando dai 7,2 milioni di dollari di quattro mesi fa agli attuali 6,7 milioni. Con le dovute differenze, sembra di essere tornati ai primi tempi di internet quando la maggior parte delle aziende utilizzava la Rete solo come vetrina e non come uno strumento in grado di rivoluzionare il suo business.
Quale sarà il futuro di Second Life? Difficile prevederlo. In molti ritengono che la creatura della Linden Lab possa ridimensionarsi e diventare una chat evoluta. Altri pensano a una fusione con applicazioni come Google Earth o Virtual Earth di Microsoft per dare vita a un mondo virtuale con maggiori punti di contatto con quello reale. Infine diversi analisti pensano che possa avere un avvenire da browser, con le isole a sostituire i siti web. Una strada ancora lontana del tempo (bisogna ancora capire quale, se esiste, il reale valore aggiunto rispetto al web tradizionale), ma non è detto che non sia già nella testa degli sviluppatori della Linden Lab che lo scorso anno hanno lanciato Ubrowser, un software 3D le cui pagine web vengono disposte attorno a un solido geometrico. Che sia l’antipasto di un nuovo prodotto?