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Youtube: i brand del futuro grazie alla video community

Google è sempre pronta al lancio di qualche novità. Durante il mese di novembre ha presentato Design The Future of Your Brand with YouTube, un innovativo progetto che illustrava le numerose opportunità che YouTube offre alle aziende italiane per accrescere la popolarità del proprio brand.

Quali sono state le iniziative del progetto? Un brand channel dedicato totalmente interattivo e diffuso sulle principali testate di comunicazione e giornalistiche online anche per tutto il mese di dicembre, una campagna media e il coinvolgimento diretto di cento tra CEO e direttori marketing delle principali aziende italiane a cui YouTube ha chiesto di descrivere con un aggettivo come immaginano il futuro del proprio marchio. Questo ha permesso alle aziende di tutto il mondo di raccontare la propria storia o quella dei propri prodotti su YouTube.

Il progetto ha preso il via con il lancio del brand channel e della campagna pubblicitaria a mezzo stampa e online. I claim dei sei soggetti erano:  …comment, they will …share, if YouTube, …enjoy, …play, …watch, …subscribe. Essi sottolineavano le caratteristiche che fanno della video community più popolare al mondo un medium unico per pianificare le proprie campagne pubblicitarie di brand, evidenziando le modalità di partecipazione che gli utenti possono sperimentare su YouTube.

Ma come immaginano il futuro del proprio brand le aziende italiane? Luminoso e solare, sorridente e smart. Sono queste le caratteristiche emerse dalle risposte fornite da ciascun brand che hanno portato anche alla realizzazione di cento opere d’arte eseguite da giovani talenti provenienti dalle migliori scuole d’arte e di design di New York tra le quali New York Film Accademy, Tisch School of the Arts, The Cooper Union, SVA, The New York University, Parsons The New School for Design, School of Visual Arts.

“Con quest’iniziativa abbiamo voluto valorizzare tutte le opportunità che YouTube offre alle aziende per veicolare i propri valori e messaggi di brand in modo creativo e originale” ha dichiarato Alessandro Antiga, direttore marketing di Google Italy, al termine dell’evento. “Siamo felici che i principali advertiser italiani abbiano compreso e abbracciato lo spirito del progetto dimostrando forte interesse e un coinvolgimento attivo in tutte le fasi, dal lancio della campagna alla realizzazione delle creazioni artistiche”.

Design The Future of Your Brand with YouTube ha riscosso successo e dimostrato quanto anche le aziende italiane si affidino sempre di più al mondo delle community online sfruttando le strategie di video-marketing per promuovere i loro prodotti e farsi pubblicità.

Che sia a tutti gli effetti questa la strada del brand del futuro? Voi che pensate?

Comandi vocali? Non solo Siri!

Nel mondo di palmari e smartphone, ormai sempre più potenti e performanti, avanza l’esigenza di tool per migliorare il servizio di comando vocale.

Chi ci viene in mente immediatamente? Apple naturalmente, che ha aperto la strada con Siri, di cui avevamo già parlato qualche giorno fa. Siri è il sistema di interazione vocale che ha debuttato sull’iPhone 4S permettendo di conversare con lo smartphone come fosse una persona, ricevendo risposte e informazioni prelevate dai dati sul telefono e da internet. Ma non è il solo. Anche Android e Windows 7 si sono evoluti e hanno ormai ottimi sistemi vocali.

Per Android c’è Cluzee. La prima versione di quello che pare essere l’alter ego di Siri. L’app gratuita è alla sua prima versione (1.0 appunto) ma già contiene diversi comandi utili: dà la possibilità di interagire col telefono pronunciando frasi e azioni, elenca gli impegni quotidiani e aggiorna lo status sui social network. Nonostante sia uscito da poco, Cluzee ha catturato l’interesse di molti utenti, tanto da registrare un picco di download nel giro di pochi giorni.

Suo concorrente diretto è Windows 7, il sistema operativo per smartphone di Microsoft. Nella versione 7.5 è presente un sistema vocale piuttosto preciso e più sofisticato di altre piattaforme: permette di eseguire chiamate selezionando il nome dalla rubrica, scrivere messaggi da inviare ed effettuare ricerche. L’unico punto debole riguarda la parte vocale come sistema di interazione domanda – risposta, ma l’evoluzione a riguardo è già nei pensieri dell’azienda di Redmond.

Ma esistono anche molti altri canali vocali. Come Vlingo, a cui si possono dettare messaggi di testo, mail e aggiornamenti degli status sui social network. Nuance di Dragon Search che permette di eseguire ricerche sul web in seguito a parole pronunciate invece che scritte. Per non parlare di Google che sulla voce sta lavorando da un po’, non solo operando sul Search, ma anche sulla nuova versione di Translate che consentirà di conversare con persone di lingua diversa dalla propria delegando lo smartphone a parlare e capire una moltitudine di lingue differenti.

Quello dei comandi vocali sembra rappresentare un’innovazione interessante nel settore della tecnologia mobile. E sembra destinato ad evolversi, cercando di affrancarsi sempre più dal monopolio di Apple.

Ma saremmo tutti capaci di abituarci all’idea di parlare ad un telefono? Voi che ne dite?

Getaway: una Mini Countryman con un click!

Chi avrebbe mai pensato di vincere una macchina con un semplice click sul telefono? Eppure è stato possibile. Partiamo dall’inizio: la casa automobilistica bavarese lanciò la nuova Mini Countryman con uno spot pubblicitario girato in Svezia utilizzando un claim legato al concetto di fuga (Getaway in inglese).

A partire da questa idea e per sette giorni, tutte le persone in possesso di un iPhone sono state invitate a dare la caccia e a catturare una Mini virtuale nella città di Stoccolma. L’app presente sull’ iPhone mostrava agli utenti la loro posizione, quella della macchina fittizia e degli altri giocatori. Coloro che raggiungevano una distanza inferiore a cinquanta metri dalla Mini virtuale potevano prenderla con un click sul loro iPhone prima di correre dalla parte opposta rispetto a dove si trovavano. In questo modo continuavano il gioco confondendo gli altri partecipanti che potevano visualizzare la loro posizione sul proprio telefono. Il partecipante che, al termine del gioco, catturava per primo la macchina sullo smartphone vinceva un’autentica Mini Countryman.

La campagna Getaway di Stoccolma ha vinto un Leone d’Oro Cyber, un Argento e un Bronzo Promo Lions, nonché un Leone di bronzo per i Media al Festival Internazionale della Creatività tenutosi a Cannes. Ideata per rilanciare il prodotto è divenuta la campagna di marketing più importante dell’azienda dopo il remake totale di Mini nel 2001.

Possiamo dire che è ben riuscito, no? Voi che ne pensate?

Crisis management? Con Firebell è possibile prevederla!

In tempi di crisi ci si può inventare qualsiasi cosa, anche un simulatore. Firebell è un’applicazione software che simula le situazioni di crisi che avvengono sulle piattaforme dei social media, ideata per far fronte alle potenziali  minacce in tempo reale ad imprese e brand. La versione europea dell’app è stata presentata il 17 Novembre da Weber Shandwick, CEO di un’agenzia di pubbliche relazioni inglese.

A cosa ci riferiamo quando parliamo di crisi? Ad un improvviso mutamento della vita aziendale che ha ripercussioni sulla cosiddetta brand reputation e che solitamente da luogo ad una situazione di squilibrio economico e finanziario. I principali fattori che espongono al rischio di crisi sono problemi di natura ambientale, differenti esigenze degli stakeholders, boicottaggi e campagne denigratorie e interventi umani e sociali.

Utilizzando Firebell, i clienti sono oggi in grado di provare uno scenario autentico di crisis su facebook, twitter, youtube, blog e altri social media. L’app sviluppa uno scenario di crisi plausibile e non condivisa in precedenza con il cliente, poi ricostruisce versioni fittizie delle pagine del cliente sui social media, così come altre presenze online quali pagine anti-fan e blog avversi. Il servizio è personalizzato in base alle esigenze del cliente e considera quei canali sociali che con maggiore probabilità saranno lo scenario di una crisis.

Firebell elabora poi una proiezione dei profili sociali dell’azienda in caso di attacco, consentendo al cliente di prepararsi in anticipo, assistere e rispondere alla crisi non appena compare. Una nuova tendenza per l’utilizzo delle applicazioni software che potrebbe aiutare a prevenire, se non totalmente almeno un po’, le situazioni di pericolo.

La versione che ne arriva oggi in Europa è stata sviluppata in America del 2010 e tiene conto di peculiarità, trend e comportamenti online tipici del nostro mercato. Ad essere maggiormente interessati  da questi attacchi sono soprattutto beni di consumo, abbigliamento e moda, ristoranti, internet e retail.

Rod Clyton, manager delle crisis communication per l’EMEA, ha dichiarato a proposito di Firebell: “Può essere fatto molto in anticipo per una situazione di crisi ed è di importanza vitale essere preparati,  soprattutto quando conta ogni secondo dei tempi di risposta.  Anche se non è possibile prevedere ogni situazione, è possibile garantire che il team, i protocolli, i processi e le risorse siano pronte a rispondere”.

Cosa ne pensate di questa originale soluzione?

Il cappuccino? Pagalo col cellulare!

Giorgio Chiellini, difensore della Juventus e della nazionale, è il terzo in assoluto in classifica con circa 200 mila follower; Laura Pausini, famosissima cantante internazionale, è l’italiana più seguita dai fan. Di cosa stiamo parlando? Di twitter, il popolare sito di microblogging che ad oggi vede nel nostro paese circa un milione di iscritti.

Ultimamente la sua presenza è stata notata anche al centro delle cronache politiche italiane, soprattutto nei giorni della formazione del nuovo esecutivo, quando è stato in grado di rubare il mestiere ai giornalisti anticipando alcuni degli scoop. Un esempio? La nomina del rettore della Cattolica Lorenzo Ornaghi a ministro per i Beni e le Attività Culturali, diffusa via twitter da uno studente presente in aula al momento in cui il neonominato annunciava un lungo periodo di assenza dovuto ad impegni istituzionali.

Esempi dunque di come twitter si stia diffondendo anche in Italia, divenendo un mezzo di comunicazione che sta rivoluzionando il mondo dell’informazione, soprattutto in termini di rapidità di diffusione delle notizie.

Una rivoluzione in atto da tempo nel resto del mondo che ha portato il social network a crescere in modo esponenziale e che ha regalato consensi pressoché unanimi al suo fondatore Jack Dorsey. Il quale, nel frattempo non è rimasto con le mani in mano, ma ha escogitato un metodo innovativo per i pagamenti automatici attraverso i cellulari.

Che fare ad esempio se si ha voglia di un cappuccino? Si estrae lo smartphone, si lancia una app e si scopre che esiste un locale vicino al luogo in cui attualmente ci si trova. Entrando nel locale, il barista vede comparire sul registratore di cassa (un iPad) il nostro nome e una nostra immagine. Si ordina il cappuccino e si esce senza toccare il portafogli. Eppure, il conto risulta regolarmente pagato.

“Ma il bello – ha spiegato Dorsey pochi giorni fa, durante la conferenza Techonomy a Tucson, in Arizona – è che la prossima volta che entro in quel caffè, il sistema si ricorderà di me e del mio latte”. La app utilizzata si chiama Square Card Case, è disponibile gratuitamente per iOS e Android, ed è un nuovo servizio di square, la società di pagamenti digitali facili che già movimenta 11 milioni di dollari al mese, fondata poco più di un anno fa proprio dall’inventore di twitter.

Il trentacinquenne del Missouri pare infatti intenzionato a rivoluzionare anche le transazioni grazie all’uso degli smartphone. Difficile per ora affermare che square riuscirà a replicare il successo mondiale di twitter. Nonostante il futuro dei pagamenti elettronici sia ancora tutto da vedere, Dorsey ha mosso le sue pedine con astuzia, anche se per il momento solo negli Usa. Potrebbe essere questo l’inizio di un sistema di scambio all’insegna della tecnologia?

Voi siete d’accordo?

Google Music: il nuovo servizio androide batterà la concorrenza?

Il nuovo servizio dedicato alla musica in formato digitale ha fatto il suo esordio mercoledì 16 novembre.

Concluso il proprio ciclo in beta Google Music è ora disponibile ufficialmente negli Stati Uniti su Android Marketplace, il portale ufficiale in cui vengono distribuite tutte le app per il sistema operativo Google.

Il servizio permetterà di caricare gratis online la musica in qualità MP3 320 Kbps, di ascoltarla in streaming su qualunque dispositivo, di acquistare musica dall’Android Market e condividere i brani musicali presenti nell’apposita libreria digitale su Google Plus. Ecco che Google punta a spostare le ricerche musicali da Google Search direttamente all’interno del proprio store e conta circa 8 milioni di brani già messi a disposizione degli utenti.

Il prodotto potrebbe quindi rappresentare una via in più per spingere verso l’acquisto legale di musica contro il suo download illegale. Non mancano nello store i grandi marchi come Universal, Emi e Sony. Solo Warner non ha ancora sottoscritto alcun accordo per legittimare il suo servizio.

Per invogliare la gente a iscriversi, Google ha stretto accordi con alcuni artisti che distribuiranno in esclusiva (in alcuni casi gratuitamente) brani, concerti e album su Google Music. I nomi citati sono stati: Coldplay, Shakira, Dave Matthews Band, Pearl Jam, Rolling Stones e Busta Rhymes.

Gli utenti degli altri Paesi  al di fuori degli USA possono accedervi utilizzando un IP di tipo Proxy. Per accedere a Google Music cliccate questo link http://music.google.com/about/, intanto vi suggeriamo di guardare il video integrativo del nuovo servizio:

Non credete che Google Muisc potrebbe rappresentare una vera e propria sfida alle principali piattaforme già esistenti come iTunes e Amazon?

Freemium: il meglio tra le App Economy

Nonostante la crisi alcuni settori crescono. E’ il caso dell’App Economy che spopola nella rete a differenza di qualche hanno fa, quando appariva solo come l’ultima tendenza, importante per l’industria dell’intrattenimento audio-video, ma niente di più.

Sullo sviluppo di questo settore aveva puntato anche Apple con la nascita degli App Store divenuti negli anni un grandioso successo. Ma anche facebook non è da meno, negli ultimi anni infatti ha contribuito a una diffusione delle applicazioni, facendole entrare nel consumo corrente.
Basti pensare che alcune aziende come Zynga e Spotify devono gran parte del loro successo proprio all’aver inserito le loro applicazioni sul socialnetwork.

Uno dei modelli diffusi per le app è Freemium: un modello economico tipico del web che offre due versioni dello stesso prodotto: la prima è gratuita e con funzionalità limitate, la seconda versione viene invece distribuita  a pagamento ma con tutte le feature attive. Questo modello di marketing è molto utilizzato tra le aziende; l’obiettivo di questa modalità di distribuzione è di promuovere un prodotto e vendere un servizio in abbonamento attraverso una dimostrazione pratica della qualità del prodotto.

Questo metodo però non sempre funziona: tempo fa l’applicazione di Pandora, famosa radio statunitense, aveva offerto alcuni minuti d’ascolto gratuiti seguiti dalla richiesta di abbonamento. La radio notò che dopo l’ultimo minuto di ascolto gli utenti si sintonizzavano su altre frequenze. Nel 2010 la radio si è dunque rimessa in gioco tornando gratuita e utilizzando gli spot pubblicitari per sponsorizzarsi.

Adattandarsi alle esigenze dei consumatori è sempre un metodo vincende per rimanere sul mercato. E’ chiaro quindi che non c’è un’unica formula vincente poiché ogni prodotto deve trovare il suo modello di business originale, adatto al proprio target.

Le agenzie di marketing sono a caccia di nuovi modelli di business per promuovere le loro applicazioni. Quali saranno le novità di marketing nel sttore app del 2012? Lo scopriremo per voi nelle prossime settimane!

Sapete distinguere un articolo da un redazionale pubblicitario?

Una recente pronuncia emessa su ricorso del Comitato di Controllo nei confronti di Coca Cola Italia e Mondadori ha lasciato il segno. Entrambi sono stati sanzionati dal Giurì dell’Autodisciplina Pubblicitaria per un articolo apparso su Donna Moderna in palese contrasto con l’art. 7 del Codice di Autodisciplina (identificazione della comunicazione commerciale).

Il pezzo in questione riguardava un’intervista intitolata “L’idea vincente – Le sorprese intorno alla tavola di Lorella Cuccarini”. Oltre al racconto di una cena improvvisata riportato in prima persona dalla conduttrice, nel testo veniva presentata una ricetta. Il tutto corredato da quattro foto, due che ritraggono la Cuccarini e le altre due  tavole imbandite con in primo piano una bottiglia della famosa bevanda.

Ma non era così. In realtà il pezzo non riguardava la showgirl, bensì una pubblicità occulta della bevanda. Così il 7 Ottobre scorso il Comitato ha ottenuto la censura del messaggio e ne ha ordinato la cessazione. Il redazionale, a detta del Comitato, non aveva quelle indicazioni e modalità grafiche che ne evidenziassero la sua natura pubblicitaria: caratteri grafici diversi dagli articoli giornalistici, mancata numerazione delle pagine, colori principali delle foto che richiamavano i colori del marchio Coca Cola. Ciò non permetteva al lettore di cogliere il messaggio puramente pubblicitario.

In questo caso ciò che è stato messo in discussione è stato un problema di trasparenza, ovvero la fondamentale chiarezza tra pubblicità e testo giornalistico, uno dei pilastri sui quali si regge il codice di Autodisciplina.

Quello tra informazione e pubblicità è un labile confine che,  se da un lato può dar luogo ad idee creative e fantasiose su come rimanervi in bilico, dall’altro è sottoposto ad una rigida regolamentazione che non può essere assolutamente elusa.

Voi cosa ne pensate?