Voglia di privacy? Prova con Telegram!

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La notizia dell’acquisizione di WhatsApp da parte di Facebook continua ad essere oggetto di discussione e il blocco che ha subito l’app lo sabato scorso non ha fatto altro che incrementare le voci, soprattutto quelle negative, provenienti da utenti preoccupati che l’acquisto crei problemi in termini di privacy all’interno di WhatsApp.

Ma in fondo tutti sono utili, nessuno indispensabile e questo vale soprattutto per il mondo del web. A seguito del panico generato dall’incidente al server di WhatsApp, infatti, coloro i quali soffrono di dipendenza da chat hanno pensato bene di consolarsi scaricandosi un’applicazione a dir poco concorrenziale: Telegram.

Quest’ultima ha raccolto domenica scorsa, ossia nelle 24 ore successive al blocco della celebre app verde, quasi 5 milioni di nuovi utenti. Un boom avvenuto perlopiù a livello europeo che ha determinato un sovraccarico ai server, un black-out di un paio d’ore e un posto nelle classifiche dei servizi più scaricati in decine di mercati.

Ma guardiamo più da vicino quella che sembra essere la nuova innovazione in ambito di instant messaging. Fondata da Nikolai e Pavel Durov e completamente gratuita, Telegram allo scorso ottobre registrava solo 100mila utenti attivi su base quotidiana. Appare dunque incredibile l’incremento così rapido di utenze derivato da un insieme di fattori, casuali e non, e soprattutto da una sua particolare offerta.

Di cosa si tratta? I messaggi scambiati attraverso Telegram sono criptati e l’utente può scegliere di programmare la loro autodistruzione dopo un certo lasso di tempo trascorso dalla lettura. Quest’app, inoltre, non garantisce solo alti livelli di sicurezza bensì, godendo di server distribuiti in tutto il mondo, offre anche maggiore velocità di ricezione dei messaggi.

Ma non è finita qui. Ad incrementare la lista dei pro di questa nuova app vi sono l’organizzazione “cloud based” dei contenuti, ovvero la possibilità di accedervi da qualsiasi dispositivo, e il suo essere open source (le Api e il protocollo sono liberi). Infine, permette lo scambio di contenuti di qualsiasi dimensione in chat di gruppo, segrete e non, che possono raggiungere fino ai 200 contatti.

“Ci aspettavamo un milione di nuove registrazioni al giorno – questo uno dei tweet provenienti dal profilo ufficiale dell’app – 5 milioni è qualcosa di folle. Francamente, avremmo preferito avere una crescita graduale. Il nostro piano era quello di essere pronti per questo genere di esplosione nel giro di un paio di mesi, non ora”. Ma come solitamente accade nel mondo del mobile, sono stati gli utenti ad avere l’ultima parola e a decidere di far decollare quest’applicazione, influenzati anche dalla recente sensazione di sfiducia nei confronti di WhatsApp e della privacy che dovrebbe garantire.

In termini di soldi, Telegram, gestita da un team di base a Berlino, è finanziata principalmente proprio da uno dei sue due fondatori, Pavel Durov, il quale ha versato una generosa donazione tramite il suo nuovo progetto Digital Fortress.

“Telegram non è pensato per produrre profitti – si legge sul sito dell’app – non venderà mai pubblicità e non accetterà mai investimenti esterni. Non è in vendita. Non stiamo costruendo un database ma un programma di messaggistica per le persone”.

Si tratta dunque di un’iniziativa no-profit o almeno così per il momento viene presentata. Ma si sa, niente e nessuno è perfetto e tutti questi vantaggi sembrano frutto di un esame poco approfondito svolto a riguardo della nuova applicazione.

O sarà davvero così eccezionale come vogliono farci credere? Il tempo ci sarà rivelatore …

Francesca Zia
Ha studiato Economia e Gestione Aziendale presso l’Università degli Studi di Trieste. Appassionata di marketing e di economia, segue con attenzione le ultime tendenze in fatto di comunicazione

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