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Dalle 4 “P” alle 3 “V”: il nuovo marketing nell’era digitale

Nirmalya Kumar, professore alla London Business School ha teorizzato che l’approccio tradizionale del marketing mix non è completamente superato, ma è ormai insufficiente per l’azienda di oggi.

Il marketing sta cambiando velocemente: le parole chiave sono diventate strategia e personalizzazione.

La comunicazione digitale massiva, con la possibilità di raggiungere velocemente una larga platea di persone è una strategia con grossi limiti, così come il mercato di massa; ecco perché le soluzioni sono personalizzare e differenziare i prodotti e focalizzarsi sul valore aggiunto di essi e sull’unicità dell’esperienza d’acquisto.

A causa di tutti i cambiamenti di questi ultimi anni, il modello tradizionale delle quattro “P” (Product, Price, Placement e Promotion) diffuso da Philip Kotler viene messo in discussione.

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Kumar fa notare che c’è ormai la necessità di coinvolgere il CEO nelle attività di marketing, dando l’opportunità al CMO (Chief Marketing Officer) di dimostrare il valore aggiunto per il cliente creato dal marketing. La cosa importante è quindi non lavorare a comparti separati, ma essere in sintonia con le altre Line of Business.

Ecco allora spiegati gli aspetti da monitorare e su cui lavorare, fondati sul valore (le V appunto): il CMO dovrà essere sempre in grado di individuare i Valued Customer, la Value Proposition e il Valued Network.

I principali fattori di successo sono la velocità e l’ampiezza del mercato: il primo aspetto è legato all’evoluzione della tecnologia e delle comunicazioni dell’ultimo decennio e alla riduzione del ciclo di vita del prodotto, il secondo è dovuto alla globalizzazione e all’internazionalizzazione, che aumentano notevolmente le possibilità all’estero.

Ecco allora i tre obiettivi, pilastri della teoria di Kumar:

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VALUE SEGMENT, cioè chi sono i potenziali clienti. I marketer devono essere in grado di comprendere chi è il cliente, quali sono le sue abitudini, hobby e interessi (cosa possibile grazie ai social media) per poter targetizzare e inviare i messaggi giusti a clienti specifici.

VALUE PROPOSITION che corrisponde a cosa vogliamo offrire al cliente. Si entra quindi nel dettaglio del prodotto in tutte le sue sfaccettature e il team marketing viene coinvolto negli altri dipartimenti aziendali. È importante ricordarsi che non esiste solo il prodotto, quindi è bene ideare tutti i servizi accessori al prodotto.

VALUE NETWORK equivale a come garantire la value proposition ai clienti. Qui l’azienda lavora per fornire una costumer experience originale e innovativa. Per raggiungere questo obiettivo è necessario che ci sia un’organizzazione cross-funzionale, cioè che ogni reparto lavori in sinergia con gli altri nel modo migliore possibile.

Chi, che cosa e come sono le 3 domande fondamentali: se vuoi trovare le risposte su misura per il tuo business, noi possiamo aiutarti!

Francesca Zia
Ha studiato Economia e Gestione Aziendale presso l’Università degli Studi di Trieste. Appassionata di marketing e di economia, segue con attenzione le ultime tendenze in fatto di comunicazione
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Marketing digitale: 5 falsi miti

Nonostante l’inarrestabile incedere delle tecnologie e delle innovazioni, ancora molte imprese (troppe) sfruttano soltanto il marketing tradizionale. Molte lo fanno davvero bene, altre invece a causa del settore di business non possono fare altrimenti ma molte altre non hanno mai sentito parlare di digital marketing.

Per diverse imprese digital marketing suona più o meno come “apri un blog e una pagina Facebook” e aspettati, in un qualche modo misterioso, decine centinaia di contatti. Nulla di più sbagliato! Il marketing digitale è solamente in piccola parte blog e pagina Facebook e ancora meno è una questione di magia.

Il marketing digitale è PPC, campagne AdSense, SEO, SEM, posizionamento, targeting, landing page, social media analysis, engagement, psicologia cognitiva e molto altro ancora. Forse anche tu ignoravi l’immensa vastità del digital marketing: vediamo allora 5 miti da sfatare sul marketing 2.0!

1 – Il Marketing Digitale è più facile del Marketing Tradizionale

Quante volte l’abbiamo sentito: “Cosa ci vuole ad aprire un blog e scriverci dentro?”. Vi facciamo una lista: studio del target, psicologia di comportamento del target, posizionamento di ricerca, SEO, SEM, content writing targetizzato, copywriting continuo e specifico, design e grafica, scelta dei colori e dei font. Possiamo continuare fino a stasera. Insomma per fare, anzi solamente per iniziare a fare marketing digitale non basta scuotere la bacchetta magica e aspettare che il miracolo arrivi ma sono necessarie competenze, studi, analisi e confronti sia sull’azienda che stiamo trattando sia sul target a cui vogliamo arrivare.

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2 – Un sito, una app, un video e conquisterai il mondo

Anche se è vero che gli strumenti digitali stanno diventando sempre più preponderanti, una corretta strategia di marketing digitale è quella che non preclude ma include il marketing tradizionale. Conosci l’azienda, studia il target e crea la strategia di marketing ibrido più completo possibile, utilizzando tutti gli strumenti più efficaci per quel particolare settore di business. L’importante è non limitarsi né pensare in modo limitato e ristretto: spesso nel marketing è l’idea folgorante, immediata quella che può dare i risultati più inattesi!

3 – Il Marketing Digitale non costa nulla

Viene da pensare: se le pagine e gli account social si aprono gratuitamente, allora anche tutto il marketing che viene fatto su esse è gratuito. Rispondete a questo ora: se vi regalano uno smartphone nuovo di zecca, allora anche il piano tariffario vi viene regalato? Evidentemente no. Resta vero il fatto che la spesa per il marketing digitale è inferiore fino al 62% in meno rispetto al marketing tradizionale, ma i costi di gestione esistono eccome! Attualmente, secondo una ricerca di “Digital Marketing Philippines”, le imprese che hanno tratto profitto dal digitale hanno allocato nel marketing digitale il 35% del budget totale di marketing.

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4 – Il marketing digitale è utile solo per target giovani

Lo sapevi che la fascia predominante su Facebook è quella che va dai 25 ai 55 anni? Ciò significa che nel più popolare social network potrai trovare sia il giovane studente universitario sia il padre di famiglia. Quindi più che eliminare a priori un canale di marketing è necessario profilare in dettaglio il target tipo a cui dovremmo arrivare, per studiare una campagna mirata e specifica che vada a colpire direttamente il nostro target.

5 – Il marketing digitale funziona solamente sui grandi numeri

Una volta il web era un ambiente meno popolato, dove si potevano trovare le più varie persone con i più diversi interessi. Non c’erano ancora i social network e gli utenti navigavano ore e ore in una moltitudine di pagine web, ognuna diversa dalla precedente. In un contesto così ciò che faceva la differenza era la quantità, la presenza sui motori di ricerca e negli altri siti web. Ora il web è cambiato: gli utenti utilizzano il web in maniera sempre più specifica, si stanno creando nicchie sempre più specializzate e ai siti web si sono affiancati i social network, le app e altri servizi che sfruttano internet. Quindi è necessaria specificità, dettaglio e precisione: qualità, non quantità.

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6 – Studia, pianifica e metti in pratica

Il marketing non è questione né di fortuna né di istinto ma studio, analisi e attenta pianificazione. Spesso la migliore strategia è quella che comprende più strumenti e strategie per arrivare all’obiettivo prefissato. Per questo noi ci impegniamo fin dall’inizio a comprendere azienda e target per trovare la strategia più efficace, utilizzando tutti gli strumenti necessari.

Appassionato di scrittura e di tecnologia, ha sempre cercato il modo per coniugare queste due passioni. Scrive sul web e del web. Innamorato dei social network, è sempre in cerca di nuovi modi per fare marketing con gli strumenti online più innovativi.
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5 consigli per una SEO efficace a costo zero

Ogni secondo avvengono 23 milioni di ricerche su Google, il motore di ricerca numero uno che vanta un’indicizzazione di circa 60 trilioni di pagine. In altre parole, Google domina la rete. Chi gestisce un sito, sia esso istituzionale o un semplice blog, deve far fronte ad una competizione enorme per apparire tra i primi risultati nel momento in cui si effettua una ricerca.

Nel mondo del marketing, la pratica dell’ottimizzare il proprio sito internet in modo da renderlo più leggibile dai meccanismi dei motori di ricerca e dunque essere listato tra i risultati più pertinenti prende il nome di SEO, Search Engine Optimization. Ciò non comporta il pagamento di spese per la promozione, ma semplicemente la messa in pratica di alcuni accorgimenti affinché Google riconosca il sito e lo consideri il risultato più attinente alla digitazione di determinate parole chiave.

Ecco alcuni consigli da mettere in pratica per ottimizzare un sito aziendale.

  1. Usa un CMS che sia SEO-friendly.
    I CMS sono strumenti software che facilitano la gestione dei contenuti web. Il più conosciuto è WordPress, utilizzato dalla maggior parte delle imprese che si occupano di marketing. WP è ritenuto il più Google-friendly, quindi se state per aprire un nuovo sito non esitate a sceglierlo.
  2. Assicurati che sia mobile-friendly.
    Oltre ad aderire alle leggi di Google, ogni pagina web deve sottostare alla modalità oggi prevalente di fruizione web: tramite smartphone o tablet. I motori di ricerca lo sanno e preferiscono offrire risultati basati su questo dato, perciò se il tuo sito non presenta una formattazione adattabile al mobile perderai preziose posizioni tra i risultati delle ricerche.
  3. Controlla che tutto funzioni.
    Soprattutto durante e dopo i periodi di manutenzione, come nel re-design o nel cambiamento degli URL delle pagine, cliccando su determinati link ci si può imbattere in errori 404 che Google identifica come contenuti “fallati” e dunque non interessanti per gli utenti in cerca di informazioni. Verificate quindi che ogni link funzioni correttamente.
  4. Assicurati che ci sia una sitemap.
    Letteralmente “mappa del sito”, si tratta della lista delle pagine di un determinato sito in un formato accessibile dai crawlers dei motori di ricerca (quei meccanismi che permettono a Google e simili di conoscere i contenuti di ogni sito internet). È fondamentale, perché se assente o malfunzionante il vostro sito risulterà invisibile dai motori di ricerca e, conseguentemente, anche dai navigatori.
  5. Sbarazzati dei contenuti spam.
    Google penalizza l’utilizzo di metodi subdoli per generare traffico sui siti, come il pagamento per i backlink, l’inserimento di pagine nascoste o di testo dello stesso colore dello sfondo. Verifica inoltre che i tuoi contenuti di testo non includano doppioni o un sovrannumero di parole chiave.

Google e gli altri motori di ricerca stanno diventando sempre più smart ed esperti nell’identificare i casi in cui i contenuti non sono di reale valore per gli utenti. Per questo investi in contenuti pertinenti con ciò di cui ti occupi e soprattutto, per un marketing efficace, affidati a chi in questo ambito ci lavora da vent’anni: conosciamo il valore del digitale e vogliamo aiutarti a sfruttarlo al massimo.

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30 anni di internet in Italia

Il 30 aprile 1986 una squadra di tecnici del Centro nazionale di calcolo elettronico di Pisa (CNUCE) fu artefice del primo approdo sulla rete internet in Italia, mettendosi in collegamento con la stazione di Roaring Creek in Pennsylvania, negli Stati Uniti. Un evento epocale di cui nessun giornale si accorse, ma che cambiò per sempre il futuro del nostro paese e portò profonde ripercussioni sulle nostre vite.

L’Italia fu il quarto paese europeo a collegarsi stabilmente a Internet, dopo Norvegia, Inghilterra e Germania; un primato tecnologico di cui non possiamo farci vanto ancora oggi per il misero posizionamento per uso della rete e della banda larga, quart’ultimo posto in Europa. Complice anche la presenza di un gran numero di comuni di meno di 15mila abitanti distribuiti a macchia nel territorio italiano, il digital-divide è un problema che imperversa nel nostro paese ma le strategie per risolverlo ci sono e sono già in atto. Il progetto di far approdare la banda ultralarga su tutto il Paese è in via di realizzazione con importanti implementazioni strutturali già in atto che, a detta del Premier Renzi, garantiranno all’intero Paese l’accesso alla banda larga entro il 2020.

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Allo stesso tempo però è necessario che anche la cultura digitale entri a far parte stabilmente dell’immaginario collettivo. L’utilizzo di internet deve superare il limite dei fini personali: non si tratta solo di una materia da imparare a scuola o per esperti dei settori della comunicazione o dell’ingegneria, ma di uno strumento dal potenziale enorme, utilizzabile per velocizzare i processi all’interno delle organizzazioni, per ottimizzare tempi e questioni della cosa pubblica, per diffondere conoscenze, pratiche, attività e molto altro ancora.

“La Rete è ormai il sistema nervoso e la spina dorsale di ogni attività economica, qualsiasi iniziativa imprenditoriale non può prescindere dal contesto digitale. La maggioranza delle nuove aziende si sviluppa sulle piattaforme digitali. Ogni passaggio della nostra giornata è nel segno di Internet” spiega Claudio Giua sull’Huffington Post.

Di questo si discuterà alla festa organizzata dal CNR il 29 aprile, in cui interverrà anche il Premier Matteo Renzi. Una festa a cui parteciperà l’intero Paese sotto l’hashtag #italianinternetday con una due giorni di eventi,  conferenze e workshop accomunati dal desiderio di diffondere la cultura digitale a ogni fascia di pubblico. L’intero elenco degli appuntamenti è reperibile sul sito ufficiale.

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L’attività lavorativa odierna, di qualunque ambito si tratti, è facilitata notevolmente dall’utilizzo della rete e anzi, in molti ne dipende direttamente e non sarebbe realizzabile senza un collegamento web. Operare nell’ambiente del marketing oggi fa parte di questa seconda categoria. Nella nostra esperienza ventennale abbiamo avuto modo di crescere accompagnati dal progresso tecnologico e migliorare a nostra volta ad ogni aggiornamento digitale. Per un marketing efficace e al passo coi tempi, contattaci.

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Newsjacking: una tecnica di marketing borderline

In passato vi avevamo già parlato di una tecnica controversa di fare marketing, il native marketing. Oggi vi vogliamo parlare di una strategia simile, molto utilizzata ultimamente, che si basa sullo stesso principio ma che funziona in modo un po’ diverso.

Newsjacking, ovvero il native marketing 2.0

Già, avete letto bene. Non si tratta di una tecnica nuova ma di una vera evoluzione del native mktg. Questa pratica, teorizzata per la prima volta da David Meerman Scott nel suo libro “Newsjacking: How to Inject your Ideas into a Breaking News Story and Generate Tons of Media Coverage” si inserisce in quella famiglia di strategie e tattiche di marketing underground. Sfruttata, abusata e ad alto rischio questa tecnica permette di cavalcare l’onda devastante delle notizie della prima ora, con tutte le speculazioni, curiosità e interesse che portano con sé.

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Ma il newsjacking come riesce a sfruttare la grande ondata d’interesse generata dalle breaking news?

Semplice: andando ad inserirsi in questo flusso caotico e in continua evoluzione, il prima possibile e nel modo più contestualizzato possibile.

Si tratta ovviamente di una tecnica borderline. È certo che se avvenisse uno scandalo che implica un famoso politico e l’abuso di alcool, e per gran fortuna voi siete un rivenditore di alcolici, tutto filerà liscio. “Per gran fortuna” appunto: perché il rischio che accompagna il newsjacking è altissimo, come altissima è la voglia di domare la breakingnews e plasmarla al proprio prodotto.

Se non avete questa “gran fortuna” di imbattervi in un fatto eclatante inerente il vostro settore, il rischio è davvero altissimo. E altissime sono le probabilità di commettere uno sbaglio, che potrebbe costarvi molto, molto caro (inutile ricordare gli innumerevoli casi di Epic Fail visti in questi mesi sui social).

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Sfruttare al 100% il newsjacking

Regola #1

Pazienta. Se la notizia non è appetibile per il tuo prodotto, lascia perdere. Meglio non dire una parola che dirne tre sbagliate.

Regola #2

Contestualizza. Se la notizia può essere inserita correttamente nella logica del tuo prodotto, allora studia attentamente come rendere notizia e prodotto un tutt’uno.

Regola #3

Monitora. Sii sempre online: se vedi degli aggiornamenti, dei ritrattamenti e delle modifiche alla notizia principale, il tuo newsjack deve adattarsi di conseguenza. Se non sei online sei fuori.

Regola #4

Sii professionale. È davvero facile farsi prendere la mano e rischiare di non essere contestuali e incappare in qualche errore. In fondo, si tratta pur sempre di un mestiere e come tale deve essere fatto da professionisti. Vuoi cavalcare l’onda del marketing e dormire sonni tranquilli? Siamo qui per darti il cuscino più comodo!

Appassionato di scrittura e di tecnologia, ha sempre cercato il modo per coniugare queste due passioni. Scrive sul web e del web. Innamorato dei social network, è sempre in cerca di nuovi modi per fare marketing con gli strumenti online più innovativi.
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Marketing: lo sconcertante scivolone dell’FBI

Più e più volte abbiamo parlato di strategie di marketing: quali siano le più efficaci, quali i punti di forza, come metterle in pratica. Cosa spesso non si mette in luce sono tuttavia gli esempi negativi, di fallimento di un progetto che, sulla carta, sembrava promettente.

Ebbene, un caso concreto appartenente alla seconda tipologia è quello regalatoci questa settimana dall’FBI – sì, l’ente investigativo americano – che, a quanto pare, è attualmente impegnato a rispondere alla valanga di critiche e prese in giro ricevute in seguito alla sua fallimentare campagna contro la radicalizzazione dei teenager al terrorismo. Vediamo quali sono i problemi principali del caso.

  1. L’obbiettivo (mancato)
    Alla luce di episodi di radicalizzazione portati avanti da gruppi estremisti attraverso la rete, l’FBI ha pensato bene di rispondere alla minaccia creando un sito dal nome allusivo “Don’t be a Puppet” (non essere una marionetta). Le intenzioni , in linea teorica, sono buone: informare i giovani navigatori sui pericoli in cui si possono imbattere sulla rete. Il problema sta nel modo in cui questo messaggio è stato messo in pratica.
  2. La campagna
    Il sito è composto da più sezioni, ciascuna dedicata a una problematica diversa. Per rendere più accessibile al giovane pubblico la campagna, l’FBI ha pensato di ambientare questa “indagine” in una serie di stanze che sembrano l’ambientazione per un videogame anni ’90 sugli X-Files. Ma la sezione più bizzarra e dal significato poco chiaro è quella dedicata a un esempio di radicalizzazione per mezzo di video game online, in cui è offerta al navigatore la possibilità di giocare a un gioco chiamato Slippery Slope to Extremism” (discesa scivolosa verso l’estremismo). Il problema sta nel fatto che la datata grafica e il pessimo sistema di controlli distolgono l’attenzione dal significato ultimo, anch’esso abbastanza confuso, che il gioco dovrebbe trasmettere. Persino le testate più importanti hanno riportato la notizia non focalizzandosi sugli obiettivi, ma sull’inefficacia dell’FBI nel creare un prodotto decente.
  3. I risultati
    Oltre alle già citate critiche alla campagna in sé, sono sorte contestazioni da parte di leader arabi e musulmani riguardanti le informazioni contenute nel sito, sostenendo che i profili proposti per l’identificazione degli estremisti non farebbero altro che aumentare i casi di bullismo ai danni dei ragazzi appartenenti a minoranze etniche.

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Non solo obiettivi mancati, ma anche calo in credibilità e fiducia da parte della collettività, un danno alla reputazione dell’istituzione difficile da dimenticare.

Se vuoi evitare situazioni di questo tipo, non esitare. Contattaci e scopri qual è il piano di marketing più adatto alle tue esigenze.

Natale di shopping multicanale

Siamo in pieno clima di shopping natalizio e il 42% dei consumatori europei dichiara di effettuare la maggior parte dei propri acquisti online, mentre un ulteriore 33% utilizza più canali di acquisto unendo mobile e online ai tradizionali acquisti nei negozi. Questo è quanto rivela l’ultima ricerca Dynatrace che osserva come i consumatori siano sempre più propensi a svolgere sul web il proprio shopping natalizio.

Di questi tempi, la tendenza dei consumatori a confrontare prezzi e caratteristiche dei prodotti su internet è molto cresciuta: in Europa, infatti, il 58% degli acquirenti sostiene di consultare il proprio smartphone per leggere recensioni e comparare i prezzi dei prodotti anche mentre sta effettuando le compere in un normale store.

Tuttavia, i consumatori hanno sempre meno voglia di aspettare e, se il sito web o l’applicazione sono troppo lenti, spesso rinunciano all’acquisto: il 35% degli intervistati ha dichiarato che se dovesse aspettare più di tre secondi affinché la pagina venga caricata, abbandonerebbe la procedura ed effettuerebbe l’acquisto per altre vie.

E se non si è soddisfatti dei servizi del sito? Il 42% dei compratori sostiene che se dovesse riscontrare problemi durante la compera sul sito o sull’app mobile, si lamenterebbe pubblicamente sui social network oppure lascerebbe una recensione negativa sull’app store. I clienti più critici a livello europeo sono i francesi (61%), seguiti da inglesi (37%) e tedeschi (33%).

“Il messaggio dei consumatori è chiaro: il mobile è un canale di vendita importante e i clienti sono molto critici se vivono un’esperienza negativa”, ha commentato Erwan Paccard, Solution Marketing Manager Mobile & Omni-channel di Dynatrace. “Durante la corsa agli acquisti più significativa dell’anno, tutto questo comporta un forte rischio per i rivenditori. I canali digitali ormai richiedono un livello di pianificazione e di impegno pari a quello dei negozi fisici.”

Riusciranno gli store online a conquistare anche il resto dei consumatori? Bisognerà aspettare il prossimo Natale per scoprirlo, ma intanto un augurio di buono shopping natalizio a tutti.

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Google ci prende per la gola

È sempre tempo di innovazione per Google. Il colosso della Silicon Valley ha annunciato tramite un post ufficiale su Google+ che a partire dal 1 marzo, e per il momento in esclusiva per gli utenti statunitensi, è attivo un nuovo servizio all’interno del suo motore di ricerca.

La novità riguarda la possibilità di avere informazioni più dettagliate riguardo a ristoranti che l’utente ha intenzione di visitare o scoprire.

Si può avere un’anteprima dei loro menù, con tanto di tab riservate alle varie tipologie di pietanze. Servizio che attualmente non compare direttamente inserendo il nome del locale nella barra di ricerca, perché per il momento è necessario anteporre la frase “show me the menu for” al nome del ristorante.

Ad oggi la nuova ricerca funziona sulle versioni web e mobile di Google Search e probabilmente fa riferimento ai ristoranti quotati in AllMenus.com: è possibile infatti che Google stia lavorando per ottenere i dati del portale web.

Dato il grande successo raggiunto da servizi come JustEat, attraverso i quali tanti locali da tempo pubblicano online i loro menù, siamo sicuri che anche questa volta Google saprà affrontare la concorrenza e offrire all’interno di un servizio già conosciuto una particolarità che lo renderà innovativo.