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Il modo più veloce per perdere soldi è fare web marketing (nella maniera scorretta)

Sai quanto sono importanti i dati in una strategia di marketing?

Quali sono le strategie di marketing che ti permettono di capire la provenienza dei lead generati?

Oggigiorno non c’è azienda che non sfrutti il web per studiare il mercato e sviluppare i rapporti commerciali con i propri clienti e fornitori. Ma per rendere davvero efficaci le attività di web marketing per le imprese B2B, è necessario gestire il flusso di dati all’interno di una strategia che comprenda promozione e pubblicità, distribuzione, vendita, assistenza, rapporti con i commerciali e fornitori.

Antonio Pastore
Ha studiato Lingue e Letterature Straniere presso l’Università di Bologna. Ha conseguito un Master in Marketing e Comunicazione d’Impresa. Appassionato di Marketing, Comunicazione e Scrittura Creativa.

“Instabomb” la Citroën C4 sfrutta il trend

Instagram è un social network per la condivisione di foto creato da Kevin Systrom e Mike Krieger nel 2010 e in seguito comprato da Facebook. Il social consente di pubblicare foto e video di 15 secondi, di personalizzarli e ritoccarli grazie ai diversi filtri disponibili, il tutto condito dalla possibilità di aggiungere gli hashtag che facilitano la ricerca e la visibilità. La possibilità di collegarlo ai vari account Facebook, Twitter, Flickr e Tumblr consente, poi, l’interazione tra i profili aumentando ancora di più le visualizzazioni.

Con circa 200 milioni di utenti attivi Instagram è in continua crescita e si sta evolvendo alla stregua di Facebook e Twitter. Anche lui, come i suoi fratelli, ha smesso di essere un semplice strumento di divertimento e sta diventando sempre più utilizzato nel mondo delle strategie pubblicitarie e di web marketing.

Numerosi brand hanno ormai capito le potenzialità di questo social, Citroën è una di questi. L’agenzia pubblicitaria brasiliana “Havas Worldwide” ha realizzato una campagna senza alcun costo sfruttando il fenomeno dei “Photo bomber

Avete mai notato che persone più o meno consapevoli finiscano per rovinare una foto o un selfie comparendo solitamente alle vostre spalle un attimo prima dello scatto? Citroën sì e ha deciso di sfruttare questo trend cercando nei vari profili Instagram di personaggi famosi brasiliani le foto “rovinate” in questo modo.

Sotto a ognuna ha semplicemente aggiunto un commento “Evita situazioni inaspettate. Nuova Citroën C4 Lounge con fotocamera posteriore”, con l’intento di aumentare le visualizzazioni del profilo con le foto e le caratteristiche della nuova auto. Il tutto ha dato luogo a risultati strabilianti: la strategia ha portato alla pagina 3 milioni di visualizzazioni e una crescita del 15% dei test di guida del nuovo modello.

Se una foto vale mille parole, un commento su Instagram ora vale milioni” recita lo spot. Voi che ne dite? Avete mai pensato di usare Instagram per dare più visibilità a un business?

Andrea Marson
Ha studiato Economia, Commercio Internazionale e Mercati Finanziari presso l’Università degli studi di Trieste.
Appassionato di marketing e comunicazione, segue con curiosità le ultime novità economiche.

The Times They Are a-Changin’: i trend da tenere in considerazione per il futuro

The Times They Are a-Changin’”, i tempi stanno cambiando cantava Bob Dylan nel 1964, ed è proprio quello che sta succedendo in questo momento, se parliamo di marketing.

In base ad una recente indagine sui trend globali compiuta da globalwebindex, uno dei più rilevanti riferimenti a livello internazionale, i Social Network stanno conquistando l’intero mercato mondiale. Se il superamento per numero di utenti del mondo del porno data ormai il lontano 2007, la loro crescita verticale sembra ormai inarrestabile.

Impressionanti sono davvero molti dati, come la percentuale di utenti attivi (82% su oltre un miliardo) su Facebook, rincorsi da Twitter e Google+ (62% e 60%), e la crescita delle iscrizioni di nuovi utenti di Twitter, che tra il 2012 e il 2013 ha avuto un incremento eccezionale del 44% (seguito da G+ al 35%).

Facebook rimane sempre il Social con il coinvolgimento più alto, grazie principalmente a due fattori: l’uso di differenti mobile device e il coinvolgimento di utenti più “anziani”.

Tra il 2011 e il 2013, l’accesso al mercato globale via dispositivi mobili ha subito un incremento del 60.3% (813 milioni di utenti complessivi) e, sempre grazie alla stessa modalità di accesso, 189 milioni di utenti sono stati attivi su Facebook.

Grazie a questa indagine è stata sfatata anche la convinzione che i Social Network siano indirizzati esclusivamente ad un pubblico giovane.  Sono stati rilevati, infatti, significativi aumenti del +79% tra gli utenti nella fascia di età tra i 55 e 64 anni e del 18% nella fascia compresa tra i 45 e 54.

Negli USA sempre più marchi e aziende stanno convertendo il proprio budget destinato alla carta stampata all’universo Social Media: per ora se n’è accorto soltanto un timido 9% di agenzie di comunicazione, che ha reclutato blogger capaci di creare contenuti di qualità in grado di destare interesse.

Il crescente potenziale dei Social Network e del Mobile, è però ancora viziato dalla scarsa consapevolezza di un loro utilizzo efficace.

La diversa tipologia dei dispositivi dovrebbe infatti prevedere strategie differenziate basate sui comportamenti adottati dalle persone che utilizzano i device: si pensi solo all’impiego degli smartphone, solitamente usati di fretta, in strada, magari davanti a una caffetteria; oppure a un tablet, utilizzato invece prevalentemente sul proprio divano, a casa.

Altra grande distinzione da tenere in considerazione deve essere quella tra dispositivi da 3 pollici oppure da 5 o 6, affinché la dimensione del display possa incidere in maniera impattante sull’efficacia del messaggio trasmesso

It’s a brave new world” è un mondo nuovo, tutto da esplorare, scrive Aldous Huxley.

Proprio per questo è il momento di iniziare a rispondere alle domande che sono state poste in tutto il mondo del marketing e che ne determineranno il prossimo futuro.

Voi che ne pensate?

 

Anima concettuale dell’agenzia, Federico rappresenta una fonte inesauribile di contenuti e spunti di riflessione, per raccontare al meglio la storia di ogni azienda.

Fare affari con Spotify

Lo streaming sul web è di fatto lo strumento di fruizione musicale che va per la maggiore nel 2013.

Dopo gli specialisti come Pandora (non ancora disponibile in Italia) e Spotify (lanciato all’ultimo Festival di San Remo), anche i colossi del web e dell’hi-tech odierno come Google, Apple, Twitter, si stanno armando per fornire dei servizi di streaming legale ai propri utenti.

Le imprese dell’industria tecnologica hanno immediatamente recepito le possibilità remunerative dietro a questo tipo di servizio: come testimoniano i dati della Riaa, l’associazione dei discografici americani, lo streaming online ha fatto aumentare, nel 2012, i ricavi dell’industria del 14%, pari a circa quattro miliardi di dollari. Un importo significativo, soprattutto se comparato con quello della crisi dell’industria del disco nell’era dell’informazione digitale.

La possibilità di fruire, nel caso di Spotify, di una libreria musicale di sedici milioni di brani, ogni giorno in aumento come gli stessi abbonati al servizio, è un traino non indifferente, sia per gli utenti che per le imprese.

Ma Spotify potrebbe trasformarsi (o essere già) in un nuovo canale per il social media marketing della vostra azienda?

Sembra proprio di sì, anche secondo l’ultima trasformazione in senso social, che permette di implementare la possibilità di seguire gli utenti preferiti grazie al tasto “follow” e, di conseguenza, poter spulciare tra le loro playlist. All’interno della piattaforma di streaming, però, non è ancora possibile creare delle pagine aziendali (come su Facebook o Twitter).

In attesa di questa possibilità, si può cominciare ad emergere con un profilo personale, creando le proprie playlist e condividendole sulle proprie pagine ufficiali all’interno di altri social network grazie all’utilizzo della funzione di condivisione multipiattaforma.

Le potenzialità di Spotify come ulteriore strumento di social media marketing sono riscontrabili soprattutto nel forte potere aggregante e nel carico emozionale che la stessa musica porta con sé.

Alla possibilità di coinvolgere empaticamente gli utenti possiamo aggiungere un richiamo al brand (che può essere anche solo la condivisione su altri social network), innescando una reazione virale che potrebbe portarli non solo a rafforzare il legame con esso, ma anche ad incoraggiarne uno nuovo con un diverso tipo di prodotto.

Ad esempio una playlist che racconti la nascita di un prodotto, o una che raccolga le canzoni usate per una campagna di successo, o semplicemente una playlist che dia una dimensione personale e differenziante al brand.

L’intento è quello di privilegiare l’incontro con gli utenti, di rendere sempre più vicino il gusto del brand con il loro, veicolare l’immagine dell’impresa attraverso canali che si discostino da quelli dell’advertising tradizionale, privilegiando un approccio personale e profondo. Chi può fare questo meglio della musica?

Questa strategia ha già dimostrato il suo potenziale, addirittura con il presidente Obama, che crea playlist su Spotify regolarmente, con l’intento di avvicinare in qualche modo l’esperienza della quotidianità vissuta dal Presidente degli Stati Uniti d’America.

Infine vi segnaliamo un brand italiano che, oltre ad accompagnarlo durante il suo lancio in Italia, ha adottato Spotify per il suo marketing: Disaronno. All’interno del programma di rilancio del brand, l’impresa ha deciso di adottare questa nuova piattaforma per aumentare l’engagement, la brand awareness, e per lanciare l’immagine di brand contemporaneo, giovane e trendy, supportando un medium che interessa al target giovane e dinamico e che apre a nuove forme di comunicazione.

 

Al Lingotto di Torino per aggiornarsi gratis sul web marketing!

Stare al passo con le novità, tenersi aggiornati, se ci si occupa di web marketing, è di importanza vitale. Restare indietro significa perdere occasioni per sviluppare il proprio business. Un settore in continua evoluzione dove ogni giorno c’è qualcosa di nuovo da imparare.

Oggi segnaliamo B com, evento gratuito incentrato sul business matching nei settori del web marketing e dell’e-commerce in programma il 18 e 19 aprile al Lingotto di Torino e organizzato da GL Events Italia-Lingotto.

Durante le due giornate si alterneranno oltre 600 appuntamenti: 2 tavole rotonde, vari workshop su corporate blog come strumento per la SEO e per la reputazione online, circuiti di affiliazione, web analytics, social media marketing e due conferenze plenarie con ospiti nazionali e internazionali.

Tra gli esperti del settore invitati citiamo Alessandro Perego dell’Osservatorio eCommerce della School of Management del Politecnico di Milano, Toby Evers di Toby Evers Consulting LLC, Qusai Sarraf di Ivis Group, Nicola Arnese di Alitalia, Roberto Pastori di Reply Portaltech,Vito Perrone di Venere.com, Angelo Meregalli di Paypal Italia, Andrea Boaretto dell’Osservatorio Multicanalità della School of Management del Politecnico di Milano, Christina Lundari di Google e Paolo d’Ammassa di Connexia.

Particolare attenzione sarà rivolta verso l’evoluzione del mercato mobile, che nel 2012 ha sviluppato un volume d’affari di 180 milioni di Euro.

La partecipazione agli incontri assicurerà ai titolari d’azienda e ai professionisti del settore di avere esperienze dirette con alcune delle aziende migliori in Italia in campo e-commerce e in ambito di strategie di web marketing.

Un’occasione imperdibile che offrirà la possibilità di comprendere al meglio il proprio mercato di riferimento e apprendere l’utilizzo dei numerosi strumenti del web marketing allo scopo di sfruttarli meglio.

Sul sito dell’evento http://www.bcomexpo.com/it tutte le informazioni pratiche.

Parteciperete?

Nel baratro dei banner

Ognuno di voi avrà almeno una volta insultato qualche sito internet per i troppi banner pubblicitari inseriti.

Dovete però sapere che l’efficacia del banner per pubblicizzarsi e di conseguenza guadagnare è messa in discussione ormai da anni.

Il banner in sé, ormai, non è più uno strumento totalmente efficace nel compito persuasivo che richiede una pubblicità. E non è nemmeno più un espediente altamente redditizio vendere spazi banner nel proprio sito con l’avvento di sistemi del tipo GoogleAdWords, che permettono la compravendita di banner pubblicitari in modo automatizzato, personalizzando l’offerta secondo gli interessi dei singoli utenti. In questo modo il sistema riesce a coprire efficacemente le nicchie di mercato, risultando efficace in conversioni e brand awareness.

I banner, diciamocelo, rovinano l’esperienza online senza un ritorno sicuro. Non rendono un gran servizio né al brand né alle agenzie né agli editori né agli utenti. Yahoo per esempio ha recentemente rimosso la pubblicità sulla pagina di benvenuto di Yahoo Mail per velocizzare l’accesso. Quello spazio pubblicitario era stato definito il direct response con le migliori prestazioni del settore.

Questo per dimostrare come “si può sempre riempire di banner la pagina puntando ad un guadagno a breve termine, ma non si vincerà mai se questa è la strategia editoriale” come dichiara Scott Burke, vice presidente senior per l’advertising di Yahoo. La strategia è quella di concentrarsi sull’esperienza dell’utente.

Altro fattore di declino è l’ottimizzazione per mobile.

Moltissimi portali web e siti stanno procedendo a ristrutturarsi per essere visibili ottimamente anche dai device mobili, il cui uso per navigare in internet come sappiamo è ogni giorno in aumento.

Questo cosa comporta? Intanto spazi molto ridotti dove sarebbe difficile inserire effettivamente banner a volontà. Poi, soprattutto, i third party cookies, quei file che si depositano sul browser dell’utente e tengono traccia dei suoi interessi, per poi indirizzargli contenuti e pubblicità compatibili, non sono compatibili con i browser mobili. Senza tralasciare il fatto che i banner su mobile sono più irritanti e fastidiosi che su computer.

Con il mercato dei banner minacciato su più fronti, gli editori e i webmaster devono cercare altri metodi di sostentamento per le loro imprese.

Alcuni trovano soluzioni banner-free rinunciando completamente a compromessi e rendendo i propri contenuti a pagamento, per esempio.

Altri, come USA Today che dopo una prima ristrutturazione e ottimizzazione per mobile, decide di standardizzare la propria offerta pubblicitaria, di non avvalersi più degli intermediari, gestendo internamente un unico spazio banner per pagina ed un insegna luminosa come header. Economicità e “rispetto” per l’utente.

Altri ancora ricorrono all’espediente dei link sponsorizzati: avvalersi della collaborazione di individui posizionati su nodi focali del reticolo informativo della rete, i cosiddetti opinion leader che, sponsorizzando il sito, riescono a catalizzare il traffico al suo interno, rendendo meno necessaria l’invasione dei banner.

Difficile decidere quale possa essere la strategia migliore in un ambito così articolato, complesso e in continuo mutamento. Si può però con certezza dire che l’era dei banner sembra essere tramontata, aprendo sempre più la strada a strategie orientate all’accrescimento dell’esperienza dell’utente.

Rendere efficace una landing page: consigli per aumentare il vostro conversion rate

Le landing page, ovvero quelle pagine web dove l’utente arriva direttamente dopo aver cliccato un link, contengono contenuti specifici che cercano di invogliare l’utente a compiere un’azione e hanno lo scopo di convertire il traffico generato sulla pagina in effettivi contatti.

Più la landing page sarà curata, convincente e strategicamente organizzata , più alto sarà il conversion rate. Questo è praticamente l’indice dell’efficienza della pagina, ovvero il numero di utenti unici effettivi che hanno compiuto l’azione desiderata.

Ci sono degli accorgimenti che si devono usare per far sì che le landing page siano il più efficaci possibile. Spesso sono considerati banali, ma gli errori che si possono compiere sono insidiosi e si possono trasformare in dei veri conversion killers.

Iniziamo con il layout e l’aspetto della pagina.

I margini sono importanti: i blocchi di testo con margini laterali stretti erano adatti a favorire la velocità di lettura degli utenti. Permettono di leggere più velocemente, a discapito però della comprensione totale del testo, che viene ridotta drasticamente. E siccome l’obiettivo della landing page è quello di convogliare il messaggio nella maniera più chiara possibile, per far sì che l’utente compia l’azione, la comprensione viene prima di tutto! E’ consigliabile quindi utilizzare dei margini larghi, come è ottimamente spiegato nell’immagine del designer Rafal Tomal qui.

Bisogna tenere conto anche del contrasto tra il colore del font usato per i testi e il colore dello sfondo della pagina: incrementandolo (ad esempio usando un font nero su sfondo bianco) si rende la lettura molto più facile visivamente, e si pongono le basi per una fruizione dei contenuti chiara e tranquilla, senza scombussolare troppo l’utente.

Un altro problema riguarda la lunghezza della pagina. Alcuni sono convinti che concentrare tutti i contenuti rilevanti al di sopra del fold (ovvero il punto in cui inizia lo scroll down della pagina) sia la strategia migliore. Al contrario è invece sconsigliato concentrare tutto al di sopra del fold, come dimostrano anche alcuni case studies. Infatti la lunghezza non influenza il lettore, se non oltre un certo limite.

Anzi, la presenza di poche informazioni al di sopra del fold farà si che l’utente sia incoraggiato a scorrere verso il fondo della pagina. Sempre dal case study precedente era stato rilevato che il converting rate di una pagina più lunga era risultato più alto, e che i lead generati erano qualitativamente più alti dei precedenti.

Per quanto riguarda il layout e l’aspetto della pagina prendiamo in considerazione la quantità di testo nella landing page. Si deve cercare di non spaventare gli utenti con autentici “muri” di testo, che sembrano perfino intimidatori da leggere. Per rendere i contenuti più facilmente approcciabili, comprensibili e organizzati si possono usare paragrafi corti, evidenziare le parole chiave del discorso, usare delle headlines e non solo come intestazione in cima alla pagina, ma anche all’interno del testo, per anticipare il succo del discorso. Qui un’altra grafica che mostra una corretta organizzazione dei contenuti.

Una minaccia per il conversion rate sono le landing page lente a caricarsi. Questo è un punto focale, in quanto, secondo questo studio, anche con un tempo di risposta minore ai 2 secondi, nell’utente la soddisfazione calerebbe del 3.8%, i click totali si rilucerebbero del 4.4% e soprattutto le entrate calerebbero di un 4.3%. Sono dati rilevanti, e siccome questa lentezza nel caricamento influenza anche la posizione nei risultati Google, si deve correre ai ripari il prima possibile.

La soluzione migliore è quella di affidarsi ad un servizio di web hosting top di gamma, che, anche se potrà risultare un po’ più costoso, darà i suoi risultati sul campo grazie alla migliore affidabilità e alle migliori prestazioni dei server. Si può agire anche sul contenuto della pagina, rendendola il meno pesante possibile, inserire solo l’essenziale, per fare sì che si carichi prima. Certo senza però incidere troppo sulla qualità dei contenuti.

L’ultimo punto che affrontiamo riguarda i feedback e le reviews da parte dei clienti da inserire nella landing page. Oltre il 60% dei consumatori si avvale delle valutazioni e recensioni degli utilizzatori attuali per compiere decisioni sull’acquisto di un prodotto. Sono quindi fondamentali. È importante migliorare questa prova sociale rimanendo però onesti e sinceri con i propri utenti.

Quest’effetto si può ottenere anche semplicemente affiancando una foto della persona accanto al suo giudizio: è dimostrato che l’uso di foto aumenta la fiducia e aiuta la credibilità, dà un volto umano all’idea che si è esposta, e quindi sarà ritenuta più affidabile. Un altro consiglio è quello di concentrarsi più sulle storie memorabili che sui dati, per quanto riguarda i feedback degli utenti: il trasporto porta alla persuasione e quindi l’utente sarà più incline a seguire il consiglio del suo collega consumatore.

Ora avete tutti gli strumenti per far sì che le vostre landing page siano in grado di convertire un numero maggiore di internauti in effettivi clienti della vostra impresa. Buon lavoro!

 

Liberamente ispirato a http://unbounce.com/landing-pages/conversion-killers/ .

 

A volte ritornano: The Hunter e Mr. Bear

La Tipp-Ex, brand di correttori del gruppo BIC, ha affidato la creazione della nuova campagna interattiva all’agenzia francese Buzzman, che ha ideato un sequel del fortunatissimo primo spot.

Nella prima edizione di “A Hunter shoot a Bear” del 2010, gli utenti erano invitati a cancellare e ri-scrivere la storia dei due protagonisti. Il video su YouTube conquistò il mondo digitale, generando oltre 50 milioni di visite.

Nella seconda edizione “Hunter and Bear’s birthday”, ritroviamo come protagonisti il cacciatore e Mr.Bear, i quali festeggiano un anno passato dal primo incontro, mentre un meteorite (in stile fine del mondo profetizzata dai Maya) minaccia la distruzione della Terra.

Grazie al correttore della Tipp-Ex sarà l’utente a cambiare il corso degli eventi (cambiando la data direttamente su YouTube), viaggiando così nella storia, tra passato e futuro. Da non perdere gli anni 3000, 1942, 1960, 1980 e 1987, caratterizzati da divertenti sorprese.

La dimensione sempre più interattiva e social di questo fortunato sequel  ha destato parecchio interesse e considerazione all’interno del mondo pubblicitario, al punto tale da far guadagnare al video oltre una ventina di premi.