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Lead generation online: sei sulla strada giusta?

Forse sai cosa significa lead generation, ma la stai davvero conducendo nel modo più efficace?

Partiamo dalle basi. Un lead è un aggancio, il primo contatto di soggetto che è interessato al tuo servizio. Parte tutto da qui, da un campanello che si accende e da un cliente che ci attende davanti alla porta.

Si tratta di attirare un potenziale cliente verso la nostra soluzione, ma non solo: questo soggetto deve fare un ulteriore passo avanti e passare da lead a cliente vero e proprio, cioè colui che acquisterà il nostro servizio o il nostro prodotto.

Ma come fare ad attirare l’attenzione di un marketing manager, di un commerciale o di un responsabile di settore?

Stampatelo a caratteri cubitali: per generare lead (= trovare soggetti interessati al prodotto che vendete) non basta avere un completissimo sito web o una frequentatissima pagina Facebook. Anzi, paradossalmente è più efficace un sito one-page con poche righe e una pagina Facebook con pochi seguaci. Perché?

Semplicemente perché nel marketing conta molto di più la qualità rispetto alla quantità.

Prendiamo l’esempio di prima.

Il sito sarà pure breve e avrà poco testo ma in quelle poche sono contenute tutte le info (o problemi che io, azienda, risolvo al mio potenziale cliente) utili al mio lead e la pagina Facebook è stata supportata da una precisa campagna di Facebook Advertising che ha selezionato soltanto i contatti realmente interessati alla mia fetta di mercato.

È meglio ricevere 1.000.000 di mail con richiesta di maggiori info oppure 3 mail con una richiesta di preventivo? Sicuramente sceglierai la seconda ipotesi, ne siamo certi.

Lead generation è proprio questo: fare in modo che le mail in arrivo siano le 3 che tanto desideriamo e non le inutili 1.000.000. Quelle sono “spazzatura”.

Quali sono gli step per creare una lead generation efficace (ovvero, per trovare reali clienti e non semplici esploratori di informazioni)?

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1 – Rendi la tua landing page un luogo di valore

Trova i problemi del tuo target, esprimili senza fronzoli ed esponi (fai esplodere!) la tua soluzione. E la tua soluzione deve essere la migliore: unica nel mercato, utile per quella determinata attività e semplice.

Il marketing tratta con le persone, e le persone ricercano sempre la soluzione più semplice, più veloce e più adatta al loro problema (non necessariamente quella più economica: ecco perché servizi costosi come quelli finanziari, quelli legali e quelli di consulenza si vendono anche in periodo di crisi).

2 – Fai diventare la call to action un passo necessario

Non significa costringere a farti contattare: significa invece dare un servizio o un prodotto così necessario per il business del tuo cliente (proprio perché a monte hai studiato a fondo i suoi problemi) che naturalmente il lead dovrà contattarti. Perché il tuo prodotto gli serve. Ne ha bisogno. È vitale.

3 – 1.350.000.000 sono gli utenti attivi ogni mese su Facebook

Utilizza il social network più efficace per il tuo settore di business per diffondere e pubblicizzare in maniera capillare (e selettiva) la tua attività, la tua landing page (o il tuo blog) e fai sapere al tuo target come riesci a risolvere i loro problemi.

La lead generation è solamente una parte di una campagna di marketing che deve essere studiata a monte con precisione, cucita perfettamente sulle aspettative e le esigenze del tuo pubblico. Il marketing è un processo unico ma è composto da tanti piccoli tasselli, ognuno dei quali è necessario alla riuscita della strategia. Assemblare i giusti tasselli e completare il puzzle non è cosa da poco: contattaci e ti forniremo le istruzioni passo passo!

Appassionato di scrittura e di tecnologia, ha sempre cercato il modo per coniugare queste due passioni. Scrive sul web e del web. Innamorato dei social network, è sempre in cerca di nuovi modi per fare marketing con gli strumenti online più innovativi.
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Marketing digitale: 5 falsi miti

Nonostante l’inarrestabile incedere delle tecnologie e delle innovazioni, ancora molte imprese (troppe) sfruttano soltanto il marketing tradizionale. Molte lo fanno davvero bene, altre invece a causa del settore di business non possono fare altrimenti ma molte altre non hanno mai sentito parlare di digital marketing.

Per diverse imprese digital marketing suona più o meno come “apri un blog e una pagina Facebook” e aspettati, in un qualche modo misterioso, decine centinaia di contatti. Nulla di più sbagliato! Il marketing digitale è solamente in piccola parte blog e pagina Facebook e ancora meno è una questione di magia.

Il marketing digitale è PPC, campagne AdSense, SEO, SEM, posizionamento, targeting, landing page, social media analysis, engagement, psicologia cognitiva e molto altro ancora. Forse anche tu ignoravi l’immensa vastità del digital marketing: vediamo allora 5 miti da sfatare sul marketing 2.0!

1 – Il Marketing Digitale è più facile del Marketing Tradizionale

Quante volte l’abbiamo sentito: “Cosa ci vuole ad aprire un blog e scriverci dentro?”. Vi facciamo una lista: studio del target, psicologia di comportamento del target, posizionamento di ricerca, SEO, SEM, content writing targetizzato, copywriting continuo e specifico, design e grafica, scelta dei colori e dei font. Possiamo continuare fino a stasera. Insomma per fare, anzi solamente per iniziare a fare marketing digitale non basta scuotere la bacchetta magica e aspettare che il miracolo arrivi ma sono necessarie competenze, studi, analisi e confronti sia sull’azienda che stiamo trattando sia sul target a cui vogliamo arrivare.

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2 – Un sito, una app, un video e conquisterai il mondo

Anche se è vero che gli strumenti digitali stanno diventando sempre più preponderanti, una corretta strategia di marketing digitale è quella che non preclude ma include il marketing tradizionale. Conosci l’azienda, studia il target e crea la strategia di marketing ibrido più completo possibile, utilizzando tutti gli strumenti più efficaci per quel particolare settore di business. L’importante è non limitarsi né pensare in modo limitato e ristretto: spesso nel marketing è l’idea folgorante, immediata quella che può dare i risultati più inattesi!

3 – Il Marketing Digitale non costa nulla

Viene da pensare: se le pagine e gli account social si aprono gratuitamente, allora anche tutto il marketing che viene fatto su esse è gratuito. Rispondete a questo ora: se vi regalano uno smartphone nuovo di zecca, allora anche il piano tariffario vi viene regalato? Evidentemente no. Resta vero il fatto che la spesa per il marketing digitale è inferiore fino al 62% in meno rispetto al marketing tradizionale, ma i costi di gestione esistono eccome! Attualmente, secondo una ricerca di “Digital Marketing Philippines”, le imprese che hanno tratto profitto dal digitale hanno allocato nel marketing digitale il 35% del budget totale di marketing.

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4 – Il marketing digitale è utile solo per target giovani

Lo sapevi che la fascia predominante su Facebook è quella che va dai 25 ai 55 anni? Ciò significa che nel più popolare social network potrai trovare sia il giovane studente universitario sia il padre di famiglia. Quindi più che eliminare a priori un canale di marketing è necessario profilare in dettaglio il target tipo a cui dovremmo arrivare, per studiare una campagna mirata e specifica che vada a colpire direttamente il nostro target.

5 – Il marketing digitale funziona solamente sui grandi numeri

Una volta il web era un ambiente meno popolato, dove si potevano trovare le più varie persone con i più diversi interessi. Non c’erano ancora i social network e gli utenti navigavano ore e ore in una moltitudine di pagine web, ognuna diversa dalla precedente. In un contesto così ciò che faceva la differenza era la quantità, la presenza sui motori di ricerca e negli altri siti web. Ora il web è cambiato: gli utenti utilizzano il web in maniera sempre più specifica, si stanno creando nicchie sempre più specializzate e ai siti web si sono affiancati i social network, le app e altri servizi che sfruttano internet. Quindi è necessaria specificità, dettaglio e precisione: qualità, non quantità.

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6 – Studia, pianifica e metti in pratica

Il marketing non è questione né di fortuna né di istinto ma studio, analisi e attenta pianificazione. Spesso la migliore strategia è quella che comprende più strumenti e strategie per arrivare all’obiettivo prefissato. Per questo noi ci impegniamo fin dall’inizio a comprendere azienda e target per trovare la strategia più efficace, utilizzando tutti gli strumenti necessari.

Appassionato di scrittura e di tecnologia, ha sempre cercato il modo per coniugare queste due passioni. Scrive sul web e del web. Innamorato dei social network, è sempre in cerca di nuovi modi per fare marketing con gli strumenti online più innovativi.
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Instagram: tutte le opportunità per fare marketing

Instagram è passato in poco tempo da essere il social delle foto dei cibi ad uno dei più importanti strumenti di social media marketing, che oggi conta più di 400 milioni di utenti attivi.

Lo sapete com’è nato il più grande social network di condivisione delle foto? Proprio come ve lo immaginereste…

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Negli ultimi mesi ci sono stati degli aggiornamenti alla piattaforma che hanno reso il social delle foto ancora più business oriented e personalizzabile:

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le immagini vengono ora proposte non più per ordine cronologico, ma per numero di interazioni. Questo cambiamento porta Instagram più vicino al cugino Facebook, proponendo all’utente immagini ritenute più importanti e più affini ai gusti dell’utente – ovviamente saranno premiati maggiormente i post sponsorizzati a discapito di quelli organici.

Call to action nei profili

se avete attivato un ad, nella vostra pagina di profilo verrà attivata una call, ma attenzione! Sarà visibile solamente se l’utente visiterà il vostro profilo dall’ad che avete attivato. Un ottimo modo per generare maggiori lead e convincere gli indecisi.

Call to action nelle immagini

se avete sponsorizzato un’immagine potrete attivare la call ad un sito, ad un’app o per avere info direttamente all’interno dell’immagine (questa funzione non è ancora disponibile per i video).

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ci sono due grandi novità. I video ora possono essere da 60 secondi (non più 15s) e ora è possibile vedere quante visualizzazioni sono state raggiunte. In più, è possibile vedere anche il numero di “like” e i profili che hanno visualizzato il video.

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Con questi nuovi strumenti ora diventa ancora più efficace mettere in pratica una strategia di marketing che includa anche Instagram: cosa aspetti? Rivolgiti a L’Ippogrifo per avere –> i migliori consigli per la tua strategia online!

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Le 4 regole d’oro di Twitter

320 milioni di utenti in tutto il mondo.

6.4 milioni di utenti in Italia.

320 milioni di possibili clienti nel mondo.

6.4 milioni di possibili clienti in Italia

Sono questi i numeri di Twitter, il terzo social network per base di utenti e uno dei più utilizzati dalle aziende, preceduto soltanto da Facebook (1.65 miliardi) e YouTube (1 miliardo).

Per la particolare logica di Twitter non sempre fare marketing cinguettando risulta essere semplice. Consideriamo ad esempio il limite dei 140 caratteri (recentemente “ampliato” grazie all’esclusione dal conteggio di tag e immagini), l’importanza degli hashtag, la logica dei tag differente dagli altri social e una gestione che richiede tempo e dedizione.

Ecco un piccolo vademecum con delle semplici regole per gestire in modo efficace e profittevole Twitter.

#Regola 1 – Non essere egocentrico

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Chi è il tuo target? Imprenditori, informatici, agricoltori, marketing manager, avvocati… Fin qui ci siamo: ma che cosa sono prima di tutto? Sono persone e le persone sono curiose, soprattutto per quel che riguarda il proprio settore. Oltre a creare contenti originali e autoreferenziali, retwitta, posta e cita tweet da altre fonti che operano nel tuo settore. Ricorda che tra chi ti segue non ci sono soltanto i sostenitori del tuo brand ma anche semplici curiosi del settore di cui ti occupi. Informa, non promuovere soltanto.

#Regola 2 – Ogni utente è speciale

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Hai appena messo a punto un sistema di risposta automatica? Bene, eliminalo. Ricorda sempre che quando condividi qualcosa devi condividere valore: questa regola vale anche con i messaggi. Se devi ringraziare qualcuno per il follow o devi inviare un messaggio standard, meglio perdere qualche minuto in più e scrivere qualcosa su misura. Stupirai il cliente e otterrai come risposta un commento positivo. Provare per credere!

#Regola 3 – Non siamo robot

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Le persone che ci seguono su Twitter non cercano una comunicazione istituzionale, proprio perché sanno che dietro all’account del brand si cela una squadra di Social Media Manager. Le persone vogliono interagire con altre persone. Anzi, sono molto più propense a rispondere e a contattarti se capiscono che dall’altra parte c’è una persona in carne ed ossa.

#Regola 4 – Non è un gioco da ragazzi

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Scrivere contenuti utili e di valore spesso non è facile in 140 caratteri. Ed è ancora più difficile scegliere un’immagine adeguata e gestire in modo corretto i tag. Farsi notare in una foresta di milioni di cinguettii lanciati ogni giorno, nel proprio mercato di nicchia, può essere un’impresa ardua e molto spesso un singolo tweet può costare veramente caro…  Ne L’Ippogrifo lavora una squadra di veri esperti del marketing e non sono esclusi i social: sappiamo quanto stiano diventando importanti nel mercato B2B, e per questo vogliamo offrirti un servizio d’eccezione.

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Gruppi Facebook: ecco perché dovete aprirne uno

Quando si parla di Social Media Marketing è lo strumento più sottovalutato e disprezzato di tutti. Entrato in voga nei primi anni di Facebook, ora pare essere diventato appannaggio di piccole community di nicchia. Ma rimane una grande domanda…

Posso usare un gruppo Facebook per creare interazione e quindi fare marketing?

La risposta è sì, e per diverse ragioni. Fino ad ora nessuno ha mai pensato di utilizzare questo grande e profittevole canale “nel canale” per fare marketing e le ragioni a sostegno di questa tesi non sono per nulla scontate: scarso controllo, assenza del brand come identità e sensazione di poca professionalità.

Se pensate ancora che creare un gruppo Facebook per alimentare la vostra community sia una cosa senza senso e senza ritorno, allora continuate a leggere per scoprire come rendere un normalissimo gruppo una vera e propria miniera d’oro per il marketing. Quindi, sfatiamo i miti dei gruppi.

1 – Poco controlloUW Bothell students from the DREAM project.

Dobbiamo ribaltare il concetto di controllo. Così com’è successo un po’ di anni fa con lo sviluppo di del web 2.0, il consumatore sta acquistando sempre più importanza e sta di fatto diventando una sorta di marketing manager, di ambassador del brand. Crea interazioni, discute, parla del brand (nel bene e nel male) e nel farlo contribuisce a sviluppare la visibilità del prodotto. Dunque sono gli utenti che si fanno carico di parlare del brand.

Il gruppo è il modo perfetto per delegare questo controllo sul prodotto direttamente agli utenti. Recensioni, discussioni, problematiche, richieste di assistenza, semplici foto contribuiscono a far parlare del brand e del prodotto. Non preoccupatevi delle lamentele e dei commenti negativi: l’interazione “morbida” tra brand e consumatori vi consentirà di gestire in maniera più semplice e “umana” la situazione. Anzi, molto spesso saranno gli utenti stessi a ribaltare la situazione, grazie all’intervento dei brand ambassadors.

2 – Nessuna identità del brand

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I gruppi non possono essere gestiti da una pagina aziendale ma solamente da profili privati. Questo cosa significa? Perderete l’identità istituzionale del brand ma acquisterete un’identità informale. Create un profilo ad-hoc, con un volto e un’identità della persona preposta alla community (Social Media Manager, Community Manager o Assistenza Clienti). In questo modo sarete parte del gruppo, nel vero senso della parola. Avrete successo quando vi adatterete alle logiche del gruppo, e non cercherete di adattare il gruppo alle vostre logiche.

3 – Poca interazione

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Se nelle pagine gli utenti non possono scambiarsi idee e contenuti, nel gruppo la situazione si ribalta: sono gli utenti a detenere il potere, a decidere cosa e come postare (una foto, un video, una recensione). In questo modo, rispetto a una pagina sarà più facile creare un’interazione rapida e duratura, che coinvolga davvero il nostro target e lo sproni a condividere idee e opinioni. Per le aziende, è molto utile per comprendere i punti di forza, le debolezze, cosa migliorare e cosa scartare dei propri servizi e prodotti. Insomma, una fusione tra assistenza clienti e monitoraggio.

4 – Reach inesistente e limitata

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Certo, potrete raggiungere solamente gli iscritti al canale. Ma se farete un buon lavoro di targeting, gli iscritti vedranno tutti i nuovi contenuti pubblicati nel gruppo, senza essere penalizzati nella reach organica – a differenza della pagina. Se sfruttata bene, sarete sempre nella bacheca del vostro target.

5 – Come iniziare

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Errore catastrofico: non aggiungete allegramente tutti i contatti che avete. Quelli che accetteranno lo faranno per amicizia e non seguiranno mai il gruppo né pubblicheranno i contenuti. Pubblicizzate il gruppo nella vostra pagina e nel vostro blog ufficiale, privilegiando una strategia pull e non push. Un altro aspetto da non sottovalutare è la gestione della pagina: affidati a professionisti che conoscono il mezzo e non a chi Facebook lo usa solo per postare foto di cuccioli! Il nostro compito è quello di aiutarti ad aumentare le vendite con strategie di marketing efficaci e consolidate. Mettici alla prova!

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Twitter: la rivoluzione è arrivata (o quasi)

Lo abbiamo immaginato. Lo abbiamo temuto. Lo sapevamo fin dall’inizio: dopo mesi di dibattiti e discussioni Twitter ha oltrepassato il muro dei 140 caratteri. Ma l’ha fatto con stile.

Fino a qualche mese fa, giravano voci secondo le quali il social network dei cinguettii avrebbe detto basta una volta per tutte al famigerato limite dei 140 caratteri, snaturandosi e andando a uniformarsi al fratello maggiore Facebook. Se lo ricordate, all’epoca la community dei social non vide di buon occhio la deriva che Twitter stava per prendere, considerandola un attacco alla sua unicità.

La finta rivoluzione

Sicuramente sarete stati scossi da titoli come “Twitter dice addio ai 140 caratteri!” oppure “La fine del limite dei 140 caratteri”. In realtà, la storia è un po’ diversa. Non si tratta di un’eliminazione del limite dei caratteri ma solamente della fine delle limitazioni imposte ai caratteri quando si inseriscono foto, video e tag.

Il limite resterà ma sarà solamente riferito al puro testo e non all’intero messaggio. Si potranno quindi inserire foto, video e tag senza incidere in alcun modo sui 140 caratteri del testo.

Le novità

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– La fine del .@

I più assidui utilizzatori di Twitter lo conosceranno bene: si tratta dello stratagemma di mettere un puntino prima del nome account da citare così da rendere visibile a tutti i follower del contatto la vostra risposta. Ora, Twitter ha deciso di dare più visibilità ai messaggi rendendo i tweet potenzialmente visibili all’intera lista di follower.

– Un ego smisurato

Ora sarà possibile retwittare un nostro stesso messaggio. Questa novità sembra essere stata ideata per sopperire alla mancanza della modifica ai tweet (già presente in Facebook). Lo scorso giugno, il co-fondatore di Twitter Jack Dorsey, ha detto di considerare questa auto-citazione come un escamotage per “tornare indietro, guardare i propri tweet, correggerli o commentarli”.

Ma in tutto questo, come si può fare marketing?

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In 140 caratteri non dovrebbe essere difficile. E invece lo è: non solo bisogna far passare un determinato messaggio in poche righe, ma questo messaggio deve avere anche un determinato appeal. Un appeal che non è quello di Facebook, né quello di Instagram né quello di LinkedIn bensì quello specifico e unico appeal che si può trovare soltanto nella speciale popolazione di Twitter. Sinteticità e andare dritti al punto, e ogni tanto anche una punta di ironia. Twitter non deve essere visto come un semplice divulgatore di link esterni (che verranno puntualmente tagliati), ma una piattaforma con delle proprie regole definite e una logica unica. Fondamentale è comprende questa logica e saperla utilizzare (noi possiamo darti qualche spunto).

Siate brevi, ma fatelo con stile: arrivate al cuore del popolo di Twitter e avrete fatto centro.

Curiosi di conoscere questo mondo? Potete cominciare da qui!

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Influencer marketing: una soluzione intelligente e proficua

Con “Influencer Marketing” si intende quel processo in cui si sviluppa un marketing indirizzato a determinate personalità anziché al mercato nel suo complesso, perché esse ricoprono posizioni chiave nell’influenzare una determinata porzione di pubblico.

La “Teoria del flusso a due fasi di comunicazione”

La teoria su cui questa tecnica si basa ha origine da uno studio sociologico effettuato nel 1955 da cui è stata elaborata una teoria chiamata “Teoria del flusso a due fasi di comunicazione”: essa sostiene che non esista un flusso di informazioni che passa dai media direttamente ai destinatari finali, ma vi sono degli attori interposti chiamati opinion leader. Questi intermediari filtrano i messaggi che poi raggiungeranno il gruppo sociale di riferimento, quindi chi emette le informazioni deve conquistare loro per poter conquistare il pubblico più vasto.

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Oggi questa pratica si traduce nell’ambiente dei social media: post su Facebook, Instagram o tweet sponsorizzati nati dalla collaborazione tra brand e influencer (che il più delle volte è una celebrità) che per 160 caratteri di messaggio o una selfie con il prodotto pubblicizzato riceve un gruzzolo non indifferente – per esempio Cristiano Ronaldo, celebre calciatore con 42,2 milioni di follower su Twitter, viene pagato fino a 250,000$ per ciascun cinguettio promozionale.

Un sondaggio condotto da Buzzoole, piattaforma di influencer marketing self-service, ha rilevato che il 65% dei brand ha intenzione di aumentare il budget in direzione di questo tipo di marketing, superando gli investimenti in altre strategie. I 200 brand intervistati hanno riferito anche quali saranno i canali prediletti per questo scopo. Il 34% punta sui blog, il 29% Instagram, il 23% Facebook, 8% Twitter, 5% Youtube e 1% Snapchat.

Come selezionare l’influencer giusto?

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Ci sono tre punti chiave da tenere ben presente:

  1. Presa sul Mercato. Non si tratta solo del numero effettivo di follower che l’influencer possiede, ma anche del numero di connessioni che può stabilire con altri influencer.
  2. Rilevanza. Il seguito del tuo influencer deve provare interesse per il tuo prodotto, quindi se la tua azienda vende prodotti alimentari non sceglierai un personal trainer come influencer.
  3. Persuasività. Controlla l’attività precedente del prescelto: interagisce con i follower? Quanta presa ha in termini di condurre l’opinione delle persone in una determinata direzione?

Questa è solo una delle numerose possibili strategie di cui si serve una campagna di marketing per essere efficace. Se la tua azienda è alle prime armi, non fidarti del fai-da-te: affidati ad esperti, contattaci.

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Aziende sui social: istruzioni per l’uso

Se non sei sui social, non esisti. Fino a qualche tempo fa questo concetto si applicava solo per le persone (“Non sei su Facebook? E come faccio a mostrarti le foto delle vacanze?”). Negli ultimi anni, complice la diffusione capillare del digitale e il bisogno di ottenere tutto e subito, anche le aziende per “esistere” devono gestire un account ufficiale sui vari social network.

Facile: basta creare un nuovo profilo Twitter o una pagina Facebook, gestirli come usiamo i nostri profili personali e il gioco è fatto. Sbagliato. Ora non siete più voi a parlare ma, agli occhi del mondo, è la vostra azienda nella sua completezza a interagire con la rete. Dunque, prima di postare qualsiasi contenuto, le domande da tenere sempre presente sono:

– Qual è il fine dei social per il tuo brand?

– Quali sono gli obiettivi della tua azienda e come l’utilizzo dei social può contribuire a raggiungerli?

Una volta fatti i conti con queste problematiche è necessario cercare quanto più possibile di non incappare negli errori più comuni quando ci si relaziona con questo ambiente così veloce e volatile.

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Abbandona l’illusione del controllo.

Il nostro compito è di partecipare, non di interrompere la conversazione infinita che è la natura dei social. Per farlo, è necessario essere preparati ad ogni possibile scenario – come rispondere quando si ricevono critiche, offrire aiuto a chi lo richiede – e soprattutto agire in velocità: la soglia dell’attenzione in rete è una frazione di quella offline; se non si risponde subito, il rischio disinteressamento è sempre dietro l’angolo.

Conta ogni voce.

La gestione delle situazioni che definiremmo “il peggiore dei casi” è molto più delicata in rete, dove ogni azione resta impressa indelebilmente e può essere causa dell’annientamento della reputazione social. È importante quindi rispondere alle critiche in maniera costruttiva: se sei in torto, ammetti gli errori, orientandoti sempre al miglioramento. Questo non solo avrà un’influenza positiva sull’immagine del brand, perché umanizzato, ma anche sulla relazione e fidelizzazione del pubblico, che riconoscerà e premierà la vostra onestà.

Rispetta e proteggi il brand.

È comune pensare che per mantenere vivo il proprio account sia meglio dire qualcosa piuttosto che restare in silenzio, magari incalzando nell’argomento più discusso del momento. Ma se la tua azienda vende prodotti farmaceutici, a nessuno interesserà la tua felicità per la Juve che ha vinto lo scudetto, anzi, la credibilità della tua azienda potrebbe risentirne.

L’azione senza dubbio più opportuna per non cadere in queste gaffes imbarazzanti è affidarsi ad esperti nella gestione di ogni risvolto del marketing, social ma non solo, come noi. Contattaci!