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Come far crescere la mailing list senza giocare sporco

In termini di ROI (Ritorno degli Investimenti), l’Email Marketing resta la strategia più redditizia e per questo più utilizzata dagli esperti del settore. È fondamentale, perciò, essere consapevoli di tutti i modi per ottimizzare questa pratica: vi abbiamo spiegato quali sono le parole più adatte, vi abbiamo illustrato la sottile e allo stesso tempo colossale differenza con lo spam, ma non abbiamo ancora approfondito quali siano i contenuti su cui puntare affinché il destinatario sia portato a cliccare sull’auspicato pulsante “Leggi”.

Ecco dunque 3 consigli da tenere ben presente nell’atto di scrittura di una mail (o un post) destinata a clienti, attuali o potenziali.

  1. Dai molto più di ciò che chiedi
    La maggior parte di coloro intenzionati a vendere qualcosa in rete non fa altro che chiedere, chiedere, chiedere. Ciò è fastidioso e dunque allontana il cliente potenziale, tant’è che è nata un’espressione per definire questo comportamento: “banner blindless”, ovvero cecità dei banner, che identifica il sorvolare automaticamente quelle inserzioni che tentano con poca discrezione di far breccia sul portafoglio.

Prima di puntare al portafoglio infatti, è necessario conquistare l’attenzione del consumatore. Per farlo bisogna offrirgli qualcosa di utile, informazioni che egli possa ritenere di valore in modo da spezzare l’incantesimo dell’indifferenza. Il destinatario sarà sedotto dall’approfondire l’argomento che avete deciso di illustrare gratuitamente, e se lo riterrà meritevole deciderà volontariamente di iscriversi alla vostra newsletter, per riconoscenza nei confronti del vostro servizio e/o perché genuinamente interessati a saperne di più.

  1. Proporre aggiornamenti su contenuti già trattati
    Che si tratti della gestione di un blog oppure di una serie di email newsletter, lo scopo finale è uno: creare una conversazione che si estenda nel tempo, con il nostro pubblico. Tenere sempre a mente questa idea significa seguire una linea logica tra un post e il seguente, in modo da mantenere l’attenzione e la fidelizzazione del pubblico. Un ulteriore passo avanti nel generare più click è posizionare, al termine o all’interno del post stesso, un collegamento a un altro nostro post di argomento rilevante rispetto a ciò di cui si sta trattando (proprio come abbiamo fatto nell’introduzione di questo post).
  2. Date ai destinatari una ragione per inoltrare/condividere il post
    Il goal finale dei marketers è coinvolgere il più grande numero di persone possibile e la rete ci permette di farlo in maniera esponenziale grazie alla partecipazione attiva degli utenti. In ogni casella postale è presente un tasto “Inoltra” così come in ogni post vi è un “Condividi”, ma come convincere i nostri lettori a fare il grande passo? Per la risposta, rileggi il primo punto. Questa tattica, attenzione, è più adatta nel pubblicizzare un evento particolare (come il lancio di un nuovo prodotto): al termine della mail (o del post) si aggiungerà un paragrafo che invita a condividere il messaggio, e per chi lo farà sarà offerto un piccolo bonus, come un buono o un pass speciale.

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Siamo nell’era della cura al dettaglio della customer experience: i clienti non sono più semplicemente consumatori, sono persone con caratteristiche e interessi che i marketers devono conoscere e saper soddisfare. Allora affidati a degli esperti nel pianificare la tua strategia di marketing. Contattaci.

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La formula per l’email marketing efficace

L’email marketing sarà anche per il 2016 una delle attività primarie per il settore pubblicitario. Si sa però che se da una parte questo metodo risulta essere il più veloce per raggiungere un gran numero di potenziali clienti, dall’altra è anche il meno sicuro, perché i filtri antispam delle caselle postali sono sempre più allenati ad intercettare e definire indesiderate alcune mail in base a determinati criteri.

Vediamo quali sono le parole da evitare per non vanificare la propria attività di marketing via email.

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Attenzione all’oggetto della mail

Iniziamo con le basi, ovvero da quelle parole che ormai fanno storcere il naso anche ai meno esperti. “Regalo”, “free”, “omaggio” non fanno abboccare più nessuno, così come i grandi classici “leggi questo”, “importante”, “imperdibile”. Infine, il molto frequente “Reminder”: non fa altro che ricordarci che qualcosa che non ci interessava continua a non interessarci, dunque da evitare assolutamente.

Parole da evitare per aggirare l’antispam

Spesso nello scrivere le mail si è talmente concentrati sul contenuto che ci si dimentica delle fondamenta stilistiche. I superlativi assoluti, “grandissimo”, “bellissimo” e simili fanno parte di quei vocaboli che, se non intercettati dall’antispam, verranno intercettati ed eliminati dagli ormai ex potenziali clienti. Lo stesso vale per i caratteri speciali e l’abuso di punti esclamativi o interrogativi.

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…e quelle da evitare per aggirare l’antibufala

Una volta evitato l’oblio della posta indesiderata, l’obiettivo è riuscire a convincere il lettore che il contenuto è rilevante per i suoi interessi. Dunque, anche in questo caso, partiamo dai fondamenti. Evitate parole vaghe come “cose” o “fare”: la lingua italiana è zeppa di vocaboli dal significato più specifico e dal suono efficace. Fuori questione le abbreviazioni e le faccine. Certo, dipende dal tipo di azienda, ma in linea di massima se si vuol essere presi seriamente è bene anche compiere azioni coerenti con l’immagine che si vuol dare.

Insomma, quando si tratta di attivare una strategia di marketing è importante valutare accuratamente ogni dettaglio, comprese le parole che si usano. Se vuoi ottenere esiti tangibili, quindi, rivolgiti ad esperti: contattaci.

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Email Marketing e spam non sono sinomimi. Ecco perché.

Ogni azione, ogni progetto di un agente di marketing è sempre volto alla conquista e alla fidelizzazione del proprio target finale. Ma un’ombra è costantemente presente in questi processi, una macchia oscura che tormenta i marketers di ogni livello: l’etichetta “spam”.

Per chi non ne fosse al corrente, l’etimologia della parola deriva dal nome di una carne in scatola largamente diffusa durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale. Ma il significato per cui la usiamo oggi deriva da un celebre sketch di Monty Python del 1970, dove ogni pasto del menù di una caffetteria presenta l’ingrediente “SPAM”, ripetuto nei tre minuti un’infinità di volte. Il termine entrò nel decennio seguente nelle prime chat rooms, dove alcuni utenti lo utilizzarono ripetutamente per irritare altri user, diventando universalmente associato al senso di fastidio.

Ed è proprio questo sentimento che a sua volta tormenta gli strateghi del marketing, in particolare per quanto riguarda l’email marketing. Se da una parte si attesta che anche nel 2016 il DEM resterà tra le attività primarie per il settore, dall’altra è noto che le mail che la nostra casella di posta identifica come  spam finiscono direttamente nella posta indesiderata, e quasi certamente non verranno mai lette. Lo spam è un problema che affligge pesantemente il nostro paese: uno studio della Securelist posiziona l’Italia al quinto posto a livello mondiale per maggiore traffico di email maligne.

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DEM e spam, però, non sono la stessa cosa. Il primo segue delle regole, a partire dalla legislazione: in Unione Europea vige dal 2002 la Direttiva sulla Privacy Elettronica, in cui si esplicita il divieto di uso di indirizzi email per fini di marketing, a meno che non sia avvenuta una preventiva adesione. Lo spam invece colpisce chiunque in maniera casuale, senza un target preciso, con il fine di raggirare più che convincere ad acquistare un prodotto o servizio, che è il mestiere dei marketers.

La sfida ora sta nel puntare sulla differenziazione del messaggio in nome della qualità.

I contenuti devono essere presentati e sviluppati in modo da convincere prima il mail provider che non si tratta di spam, e poi il potenziale cliente, che dovrà trovarli rilevanti rispetto ai propri interessi e, se il marketer avrà seguito le tecniche adeguate, utili al proprio benessere.

Il mestiere del marketing, dunque, non è semplice e immediato come si potrebbe pensare. È per questo che è fondamentale affidarsi ad esperti come noi, che ti possono offrire la soluzione più adatta ai tuoi bisogni. Contattaci!

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B2B marketing: la situazione secondo le aziende

Lo scorso 15 marzo si è tenuta a Milano la quinta edizione del BtoB Marketing Forum, evento dedicato ai professionisti del settore, promosso da Cribis D&B, Associazione Italiana Sviluppo Marketing e MagNews. Nel corso della giornata sono stati presentati i risultati della ricerca dell’Osservatorio sul Marketing, studio volto alla rilevazione dei trend italiani relativi a strumenti, investimenti e azioni delle aziende per quanto riguarda il proprio marketing. Di seguito i risultati più interessanti.

  1. Tra le priorità dichiarate, il 50% dei marketers italiani mette al primo posto il miglioramento del processo di acquisizione dei clienti, il 33% la brand awareness finalizzata alla crescita e alla penetrazione nel mercato e il 26% lo sviluppo di nuovi canali di comunicazione. Tra le strategie ritenute più efficaci al fine di perseguire questi scopi spiccano siti web aziendali, public relations, SEO e SEM, pubblicità online ed email marketing.
  2. Con un occhio al futuro, le tematiche su cui i marketers si focalizzeranno saranno per il 32% degli intervistati il lead management, per il 29% il content marketing e per il 26% i social media. Quest’ultimo potente mezzo compare anche nella lista degli strumenti più efficaci per ottenere informazioni su clienti e prospect: il 39% delle aziende si affida a LindekIn, l’11% a Facebook e solo il 6% Google+. I primi due strumenti di raccolta dati restano in ogni caso la forza vendita (66%) e le banche dati esterne (48%).

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  1. Qual è la posizione dei marketers rispetto all’email marketing? Il 64% ritiene che questa attività aumenti la lead generation; la metà degli intervistati afferma che sia importante per aumentare le opportunità di vendita. La frequenza dell’invio di DEM e/o Newsletter è per la maggioranza dei casi mensile (38%), o addirittura meno di una volta al mese (24%).
  2. Il dato più interessante e promettente per il settore però è questo: il budget destinato al marketing aziendale crescerà nei prossimi 2-3 anni del 61%. I maggiori investimenti saranno destinati al sito aziendale (59%), al web marketing (58%), alle pubblicità online (56%), ai social media (55%) e alla SEO e SEM (54%). In secondo piano saranno messe la pubblicità al di fuori del web, le fiere, il direct marketing tradizionale e il telemarkating.

Qual è la posizione della tua azienda rispetto alle tendenze di marketing dichiarate dai tuoi concorrenti? Ritieni di disporre di tutte le armi adatte per vincere questa competizione? Se la risposta è no, noi siamo qui per offrirti le soluzioni di cui hai bisogno.

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Marketing: uno studio rivela i trend del 2016

Come si prospetta il 2016 in termini di tendenze nel campo del marketing? L’agenzia britannica di marketing e pubblicità ALF Insight ha condotto a tal proposito uno studio,  intervistando più di 200 esperti del settore per rilevare quali siano i trend tra i loro investimenti, strategie, priorità, e sfide da affrontare.

Di seguito, un elenco di interessanti dati emersi dallo studio.

1 – Email Marketing in primis

Nonostante la tecnologia ci offra costantemente nuove soluzioni per creare strategie di marketing sempre più mirate e complesse, il “vecchio” e fidato canale delle email è e resterà ancora il più usato. Il 75% dei marketers lo utilizza per inviare i propri contenuti, sfruttando il vantaggio della possibilità di personalizzare e automatizzazione in base ai target la distribuzione di informazioni, che grazie all’ottimizzazione per ogni device mobile raggiungono i destinatari subito e dovunque.

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2 – Puntare sui formati visuali

Siamo una società in continua trasformazione, sempre più veloce, dunque il tempo è poco per soffermarsi a leggere una marea di contenuti in formato testuale. La soluzione che sempre più aziende adottano è quella di puntare sul colpo d’occhio, catturando l’attenzione attraverso video e infografici.
Video. Il 60% degli esperti nel settore dichiara che utilizzerà prevalentemente il formato video, formato che ha visto un impiego in incremento annuale del 20%. Non solo integrato all’interno dei propri siti, le aziende incorporeranno video nelle proprie piattaforme social, dal consolidato Youtube alle proposte più recenti di Periscope, e Snapchat.
Infografici. Il 60% dei marketers li adopererà nel 2016. Il punto di forza sta nel presentare in modo chiaro, diretto, essenziale,determinati dati che in formato testo risulterebbero una lettura pesante. Inoltre più la grafica è accattivante, più il lettore sarà portato a “condividere” il contenuto, e quindi indirettamente pubblicizzare il brand.

3 – Forti investimenti in CRM, CMS e data analytics

Il 70% degli intervistati ha dichiarato un piano investimenti che punta sui CRM, per la capacità di questi sistemi di migliorare il rapporto con i clienti grazie all’identificazione più mirata dei loro bisogni, con il fine ultimo di creare programmi marketing sofisticati e personalizzati. Scopo affine è quello degli investimenti effettuati dal 67% dei marketers nel settore dei data analytics. I dati relativi agli esiti delle attività effettuate sono infatti essenziali per identificare e potenziare i possibili punti deboli delle strategie e conoscere quali invece sono state le azioni di successo.

4 – Obbiettivi e priorità

La principale priorità per il 54% delle aziende è costruire un più saldo canale nel settore vendite, attraverso la conquista di nuovi clienti e l’ottenimento di più valore da quelli esistenti. Altri obbiettivi includono l’aumento di brand awareness e costumer engagement, evidenziando ancora una volta la propensione, l’attenzione nei confronti del target, posto al centro di ogni attività di marketing.

Se siete interessati alla lettura completa dello studio, è reperibile a questo link.

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In base a quanto detto è evidente quanto il marketing sia un settore da non sottovalutare, anzi, su cui è necessario puntare con l’adozione di strategie ben studiate. Su questo l’Ippogrifo ti viene in aiuto: contattaci per approfondire e scoprire la soluzione marketing più adatta a te!

Email marketing? Ecco 8 preziosi consigli.

Tom Monaghan, manager del reparto email marketing di HubSpot con anni di esperienza nel settore, espone i suoi 8 preziosi consigli per confezionare la perfetta email promozionale:

  1. Umanità
    Monaghan consiglia: “Siate umani e mandate una mail reale”. Spedire una mail senza il nome del destinatario è uno degli errori più grandi che si possa fare in ambito email marketing. Questa semplice accortezza può effettivamente aumentare la percentuale di click del 7%.
  2. Comunicare
    Essere umano significa anche interagire con gli altri. Comunicare è importante anche via mail, per questo è meglio non utilizzare un indirizzo no reply. “Incoraggiate i vostri destinatari a comunicare con voi e permettete loro di rispondervi”.
  3. Rilevanza
    Ricordate il detto “se non hai niente di carino da dire, meglio non dire nulla”? Tutti i marketer dovrebbero fare propria questa massima e contattare i propri clienti solo quando si ha qualcosa di veramente interessante da dire, non solo perché l’attività di mailing è in agenda. Monaghan continua: “Nessuno sta dietro alla tastiera impaziente di ricevere la vostra newsletter del mercoledì”. 

    Se proprio l’attività settimanale di mailing è obbligatoria, allora bisogna sapere quando è il momento migliore per spedire le mail. Sabato è il giorno in cui la percentuale di click è più alta, seguono Venerdì e Domenica e le mail spedite di Martedì hanno la tendenza ad essere associate negativamente.

  4. Tagliare i rami secchi
    “Il modo più rapido per aumentare la percentuale di click è sbarazzarsi delle persone che non sono interessate”. Evitare di mandare mail per tre mesi ai clienti non interessati è una buona strategia. Successivamente bisogna rientrare in contatto con una campagna win back

    Durante questa pausa è essenziale continuare l’inbound marketing così da poter sottolineare i progressi dell’azienda nella mail win back. Monaghan suggerisce: “Ditegli che vi manca. Chiedetegli di tornare indietro. Mandategli un’offerta”, e se il cliente rimane della propria opinione allora forse è il caso di cercare nuovi consumatori.

  5. Contenuti
    Uno tra i problemi più comuni dei marketer è individuare l’argomento di cui scrivere. Di solito le mail non hanno un contenuto abbastanza rilevante da poter suscitare interesse da sole. Si dovrebbero creare nuove forme di contenuti, come ad esempio eBook, blog e video, in grado di dare nuova veste alle mail.
  6. Il troppo stroppia
    Quando si parla di grafica bisogna ricordare che “L’abbondanza è l’acerrima nemica dell’apprezzamento”. Infatti le mail che contengono fino a otto immagini generano più click di quelle con un numero maggiore. “Inserire troppe immagini nella mail – ci confida Monaghan – dà l’impressione di essere spam. Bisogna usare la grafica con giudizio e non è detto che sia sempre una mossa vincente. Non abbiate paura di mandare una mail totalmente priva di immagini.” 

    Quindi, al contrario, più link ci sono, meglio è: il cliente si sente più invogliato a interagire col contenuto. È importante però che i link conducano direttamente alle pagine interessate, non solo alle homepage, abbandonando il cliente a se stesso.

  7. tl;dr  (too long; didn’t read)
    Una mail deve essere breve e piacevole da leggere. Un testo troppo lungo può diminuire la percentuale dei click del 18% e scoraggia il destinatario alla lettura.
  8. Fiducia
    La fiducia è l’elemento chiave per il successo. Se il cliente si fida dell’azienda ci sono più probabilità che apra le sue mail e che sia più propenso a perdonare un suo errore. Per questo motivo è importante segmentare il target e spedire a tutti i clienti già fidelizzati delle mail specifiche e personalizzate così da poter far evolvere la relazione.

Liberamente ispirato a Direct Marketing News

Caro vecchio sondaggio

Spesso chi si occupa di email marketing non riesce ad ottenere quello che cerca. Oltre ad essere ossessionati dal clickthrough rate, può capitare che, se non si riconoscono risultati soddisfacenti, si perda fiducia nel proprio lavoro e motivazione nel farlo. Se nessuno apre le email che invio vuol dire che non creo contenuti interessanti? Creo contenuti che non sono rilevanti per il mio target?

Il ctr diventa il metro del successo dell’inbound marketer. Per aumentarlo ormai esistono innumerevoli guide sul web (e anche precedentemente su questo blog), ma un espediente apparentemente banale e che non si vede spesso può venire in aiuto. Sembrerebbe la cosa più ovvia, allora perché non farlo: se si vuole sapere perché i destinatari della nostra newsletter non la cliccano, perché non chiederglielo direttamente?

Una delle tecniche cadute più in disuso è quella del sondaggio. Ma è anche una delle pratiche migliori per capire qualcosa in più dei clienti, cosa cercano, informazioni sul loro comportamento all’acquisto o sulla loro soglia di attenzione.

Se un sondaggio via email viene condotto in modo efficace, può portare risultati inaspettati, che di sicuro razionalizzeranno le paure dell’operatore riguardo i contenuti da lui creati.

Come destreggiarsi con la creazione di una mail di sondaggio che punti ad ottenere il massimo del tasso di risposta degli iscritti alla newsletter?

L’email deve essere senza attrito, ovvero chi legge non deve trovare ostacoli nel capire cosa gli stiamo chiedendo di fare (lasciare un feedback).Il corpo dell’email deve essere il più possibile concentrato e arrivare dritto al punto, senza troppi giri di parole.

Siccome si punta a conquistare il tempo di chi legge in modo che costui possa usarlo per dare informazioni che servono a chi scrive, importante è minimizzare l’ammontare di tempo che il cliente dovrà dedicare al sondaggio. Le domande allora devono essere al massimo due.

La scelta e il modo di porre la domanda sono altrettanto importanti. Un buon consiglio è quello di formulare la domanda “attorno” ai clienti, per loro. Porre la domanda in modo che sia evidente che la partecipazione e le risposte al sondaggio beneficeranno il cliente per primo, assicurandogli un servizio che incontra al meglio le sue esigenze.

Per esempio un’espressione come “Miriamo a creare contenuti che siano rilevanti e utili per Lei. Impiegherebbe un minuto del suo tempo per farci capire cosa Le piace, cosicchè da poterci concentrare sugli argomenti che Le stanno più a cuore?” sortirà un maggiore effetto di un semplice “Per cortesia, si sottoponga al nostro questionario, così che possiamo capire cosa Le può interessare di più dei nostri servizi”.

Rendere esplicito che la partecipazione sarà vantaggiosa per loro in primis farà si che il messaggio sia convogliato in maniera migliore e quindi risulterà più incisivo.

Nel fornire le alternative di risposta alla domanda del sondaggio c’è qualche piccolo accorgimento da seguire. Non usare risposte dominanti (quelle che fanno propendere i lettori per una risposta piuttosto che le altre) e usare un range abbastanza ampio di opzioni di risposta in modo da soddisfare il maggior numero di appetiti.

I risultati acquisiti col sondaggio saranno utili per i vostri movimenti futuri. A parte rispondere al quesito che vi stava a cuore (nello specifico perché la newsletter non veniva aperta), i dati raccolti saranno utili per identificare i miglioramenti che si possono apportare alla newsletter per aumentare il clickthrough rate e rendere le vostre email di marketing più amabili, oltre ad aiutarvi a capire meglio i vostri contatti e le loro abitudini di consumo dei contenuti.

 

Liberamente ispirato a: blog.hubspot.com/simple-survey-feedback-emails