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Snapchat per le aziende: un canale in ascesa

Se pensavi che gli unici social network utili per fare una campagna B2B di successo fossero i classici Facebook, Twitter e LinkedIn, dovrai ricrederti. L’ultimo strumento di tendenza che sta spopolando tra i giovani è Snapchat, il social che ti permette di creare e condividere foto e brevi filmati che svaniscono dopo pochi minuti (o addirittura secondi).

Andrea Marson
Ha studiato Economia, Commercio Internazionale e Mercati Finanziari presso l’Università degli studi di Trieste.
Appassionato di marketing e comunicazione, segue con curiosità le ultime novità economiche.
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La tua azienda conosce le basi del marketing B2B?

Ogni anno incontriamo centinaia di aziende per discutere sul tema marketing e le domande sono sempre le stesse; cerchiamo allora di fare un po’ di chiarezza su alcuni dubbi  ricorrenti.

È più indicato fare “push marketing” o “pull marketing ” per la mia azienda?


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Dipende. Consapevolezza del proprio business e giusta strategia di lead generation sono due caratteristiche che si sposano perfettamente con il “push marketing”, in cui la tua azienda spinge le proprie offerte commerciali verso i clienti. Poi c’è il “pull model”, in cui è l’azienda stessa ad attirare i clienti verso i propri prodotti. L’importante è essere flessibili, in modo da creare una strategia efficace e vantaggiosa orientata al lungo periodo.

Dobbiamo bloccare i contenuti o fornirli gratuitamente?

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Ci sono aziende che non consentono di scaricare dati senza inserire nome e indirizzo email e altre che invece non richiedono la registrazione per ricevere informazioni. La verità sta nel mezzo. Il consiglio è: chiedi di più se dai di più. Se si tratta di pochi dati, forniteli in modo gratuito; se si tratta di contenuti dettagliati, ricordatevi di chiedere almeno le informazioni base.

Quanto spesso bisogna comunicare con i propri clienti?

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La risposta dipende da dove si trovano i potenziali clienti nel vostro “sales funnel”: se sono attivi e comprano un’email al giorno è una buona scelta; se al contrario danno solo un’occhiata, inviare loro 2-3 email al mese può essere più efficace.

Dobbiamo dedicare tempo e denaro ai social media?

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Certamente, ma bisogna starci attenti. I social media sono una parte importante di una buona strategia di marketing, ma bisogna impegnarsi a postare, scrivere sul blog, tweettare e produrre contenuti rilevanti.

Quanto spesso dobbiamo postare sul nostro blog?

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La risposta più corretta è: scrivi ogni volta che hai qualcosa d’importante da dire. La parola chiave è costanza: postare un articolo 1 volta al mese non aiuta molto il tuo business. Il blog della tua azienda è un modo per conquistare autorevolezza nel tuo ambito e deve essere usato in modo regolare.

Quali sono le migliori strategie di marketing?

Nel marketing B2B, il tipo di strategia scelto dipende dal prodotto, dall’offerta, dal target selezionato e dal timing. Si ha un buon riscontro con la modalità pay-per-click, con LinkedIn o con le email. Ma ovviamente ogni azienda necessita della strategia personalizzata per il suo business: se hai bisogno di qualche consiglio utile chiedilo a chi di marketing B2B se ne intende!

Francesca Zia
Ha studiato Economia e Gestione Aziendale presso l’Università degli Studi di Trieste. Appassionata di marketing e di economia, segue con attenzione le ultime tendenze in fatto di comunicazione
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Le 4 regole d’oro di Twitter

320 milioni di utenti in tutto il mondo.

6.4 milioni di utenti in Italia.

320 milioni di possibili clienti nel mondo.

6.4 milioni di possibili clienti in Italia

Sono questi i numeri di Twitter, il terzo social network per base di utenti e uno dei più utilizzati dalle aziende, preceduto soltanto da Facebook (1.65 miliardi) e YouTube (1 miliardo).

Per la particolare logica di Twitter non sempre fare marketing cinguettando risulta essere semplice. Consideriamo ad esempio il limite dei 140 caratteri (recentemente “ampliato” grazie all’esclusione dal conteggio di tag e immagini), l’importanza degli hashtag, la logica dei tag differente dagli altri social e una gestione che richiede tempo e dedizione.

Ecco un piccolo vademecum con delle semplici regole per gestire in modo efficace e profittevole Twitter.

#Regola 1 – Non essere egocentrico

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Chi è il tuo target? Imprenditori, informatici, agricoltori, marketing manager, avvocati… Fin qui ci siamo: ma che cosa sono prima di tutto? Sono persone e le persone sono curiose, soprattutto per quel che riguarda il proprio settore. Oltre a creare contenti originali e autoreferenziali, retwitta, posta e cita tweet da altre fonti che operano nel tuo settore. Ricorda che tra chi ti segue non ci sono soltanto i sostenitori del tuo brand ma anche semplici curiosi del settore di cui ti occupi. Informa, non promuovere soltanto.

#Regola 2 – Ogni utente è speciale

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Hai appena messo a punto un sistema di risposta automatica? Bene, eliminalo. Ricorda sempre che quando condividi qualcosa devi condividere valore: questa regola vale anche con i messaggi. Se devi ringraziare qualcuno per il follow o devi inviare un messaggio standard, meglio perdere qualche minuto in più e scrivere qualcosa su misura. Stupirai il cliente e otterrai come risposta un commento positivo. Provare per credere!

#Regola 3 – Non siamo robot

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Le persone che ci seguono su Twitter non cercano una comunicazione istituzionale, proprio perché sanno che dietro all’account del brand si cela una squadra di Social Media Manager. Le persone vogliono interagire con altre persone. Anzi, sono molto più propense a rispondere e a contattarti se capiscono che dall’altra parte c’è una persona in carne ed ossa.

#Regola 4 – Non è un gioco da ragazzi

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Scrivere contenuti utili e di valore spesso non è facile in 140 caratteri. Ed è ancora più difficile scegliere un’immagine adeguata e gestire in modo corretto i tag. Farsi notare in una foresta di milioni di cinguettii lanciati ogni giorno, nel proprio mercato di nicchia, può essere un’impresa ardua e molto spesso un singolo tweet può costare veramente caro…  Ne L’Ippogrifo lavora una squadra di veri esperti del marketing e non sono esclusi i social: sappiamo quanto stiano diventando importanti nel mercato B2B, e per questo vogliamo offrirti un servizio d’eccezione.

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Aziende sui social: istruzioni per l’uso

Se non sei sui social, non esisti. Fino a qualche tempo fa questo concetto si applicava solo per le persone (“Non sei su Facebook? E come faccio a mostrarti le foto delle vacanze?”). Negli ultimi anni, complice la diffusione capillare del digitale e il bisogno di ottenere tutto e subito, anche le aziende per “esistere” devono gestire un account ufficiale sui vari social network.

Facile: basta creare un nuovo profilo Twitter o una pagina Facebook, gestirli come usiamo i nostri profili personali e il gioco è fatto. Sbagliato. Ora non siete più voi a parlare ma, agli occhi del mondo, è la vostra azienda nella sua completezza a interagire con la rete. Dunque, prima di postare qualsiasi contenuto, le domande da tenere sempre presente sono:

– Qual è il fine dei social per il tuo brand?

– Quali sono gli obiettivi della tua azienda e come l’utilizzo dei social può contribuire a raggiungerli?

Una volta fatti i conti con queste problematiche è necessario cercare quanto più possibile di non incappare negli errori più comuni quando ci si relaziona con questo ambiente così veloce e volatile.

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Abbandona l’illusione del controllo.

Il nostro compito è di partecipare, non di interrompere la conversazione infinita che è la natura dei social. Per farlo, è necessario essere preparati ad ogni possibile scenario – come rispondere quando si ricevono critiche, offrire aiuto a chi lo richiede – e soprattutto agire in velocità: la soglia dell’attenzione in rete è una frazione di quella offline; se non si risponde subito, il rischio disinteressamento è sempre dietro l’angolo.

Conta ogni voce.

La gestione delle situazioni che definiremmo “il peggiore dei casi” è molto più delicata in rete, dove ogni azione resta impressa indelebilmente e può essere causa dell’annientamento della reputazione social. È importante quindi rispondere alle critiche in maniera costruttiva: se sei in torto, ammetti gli errori, orientandoti sempre al miglioramento. Questo non solo avrà un’influenza positiva sull’immagine del brand, perché umanizzato, ma anche sulla relazione e fidelizzazione del pubblico, che riconoscerà e premierà la vostra onestà.

Rispetta e proteggi il brand.

È comune pensare che per mantenere vivo il proprio account sia meglio dire qualcosa piuttosto che restare in silenzio, magari incalzando nell’argomento più discusso del momento. Ma se la tua azienda vende prodotti farmaceutici, a nessuno interesserà la tua felicità per la Juve che ha vinto lo scudetto, anzi, la credibilità della tua azienda potrebbe risentirne.

L’azione senza dubbio più opportuna per non cadere in queste gaffes imbarazzanti è affidarsi ad esperti nella gestione di ogni risvolto del marketing, social ma non solo, come noi. Contattaci!

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Studia il tuo target invece di affibbiargli un nome!

Vi dice qualcosa la parola “Millennials”? In molti hanno cercato di definirla, ma i suoi contorni sono ancora decisamente vaghi. Altrimenti definita “Generazione Y”, si tratta dell’insieme di individui la cui vita è stata – e lo sarà sempre più – largamente influenzata dalla rivoluzione digitale, ovvero coloro di età compresa tra i 18-35 anni. Nonostante il lasso di tempo è di ben 17 anni, questa parola figura nei piani di marketing di numerose aziende sotto la voce “target”.

Ma un liceale cos’ha in comune con una mamma single o con un CEO di un’innovativa startup? Eppure la loro età li fa rientrare tutti in questa definizione. Inutile dirlo, chi punta a conquistare questa generazione sfruttando esclusivamente le risorse digitali, credendo che parlando il loro stesso linguaggio li si avrà in pugno, sbaglia di grosso. Individuare il cliente potenziale non consiste nel semplice adeguarsi ai trend del mercato, secondo i quali i Millennials sarebbero il premio più alto. È come dire che l’oceano è popolato solo da pesci.

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È fondamentale nel marketing, come nella vita, non fidarsi ciecamente delle apparenze e degli stereotipi nel prendere decisioni e pianificare strategie. Il prezzo da pagare se si commette questo errore è una campagna confusa e probabilmente fallimentare. Sono di successo quelle campagne che si concentrano su sottogruppi definiti da provenienza, abitudini, interessi e altre variabili e soprattutto che adottano una combinazione di canali, sia online che offline.

Prevedere erroneamente le preferenze dei consumatori può portare a risvolti negativi non solo per l’immagine del brand, ma anche per il fatturato.

Prendiamo il settore dei giocattoli. Dal diffondersi dei primi grandi supermercati, si è suddiviso il target per genere, proponendo bambole e strumenti da casalinga alle bambine e costruzioni e macchinine ai bambini. Questa targetizzazione si riflette nella disposizione fisica dei giochi nei negozi, con sezioni ben separate. Così, se una nonna o una zia vogliono comprare un regalo alla nipotina, andranno direttamente nella sezione per bambine, non prendendo neanche in considerazione cosa offre la proposta “per maschi”. Se i prodotti fossero stati organizzati per tipologia anziché per target, forse l’acquisto sarebbe andato in modo diverso. Questo esempio è applicabile in un’infinità di settori.

Ritenere di conoscere cosa vuole il consumatore in base al macrogruppo di appartenenza è semplicemente sintomo di una mentalità obsoleta. Essere al passo coi tempi non significa solo affidarsi al digitale per raggiungere i più giovani, ma include anche conoscere le suddivisioni interne, che si generano per via di molteplici fattori. Affidati ad esperti per il tuo piano di marketing, contattaci!

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La formula per l’email marketing efficace

L’email marketing sarà anche per il 2016 una delle attività primarie per il settore pubblicitario. Si sa però che se da una parte questo metodo risulta essere il più veloce per raggiungere un gran numero di potenziali clienti, dall’altra è anche il meno sicuro, perché i filtri antispam delle caselle postali sono sempre più allenati ad intercettare e definire indesiderate alcune mail in base a determinati criteri.

Vediamo quali sono le parole da evitare per non vanificare la propria attività di marketing via email.

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Attenzione all’oggetto della mail

Iniziamo con le basi, ovvero da quelle parole che ormai fanno storcere il naso anche ai meno esperti. “Regalo”, “free”, “omaggio” non fanno abboccare più nessuno, così come i grandi classici “leggi questo”, “importante”, “imperdibile”. Infine, il molto frequente “Reminder”: non fa altro che ricordarci che qualcosa che non ci interessava continua a non interessarci, dunque da evitare assolutamente.

Parole da evitare per aggirare l’antispam

Spesso nello scrivere le mail si è talmente concentrati sul contenuto che ci si dimentica delle fondamenta stilistiche. I superlativi assoluti, “grandissimo”, “bellissimo” e simili fanno parte di quei vocaboli che, se non intercettati dall’antispam, verranno intercettati ed eliminati dagli ormai ex potenziali clienti. Lo stesso vale per i caratteri speciali e l’abuso di punti esclamativi o interrogativi.

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…e quelle da evitare per aggirare l’antibufala

Una volta evitato l’oblio della posta indesiderata, l’obiettivo è riuscire a convincere il lettore che il contenuto è rilevante per i suoi interessi. Dunque, anche in questo caso, partiamo dai fondamenti. Evitate parole vaghe come “cose” o “fare”: la lingua italiana è zeppa di vocaboli dal significato più specifico e dal suono efficace. Fuori questione le abbreviazioni e le faccine. Certo, dipende dal tipo di azienda, ma in linea di massima se si vuol essere presi seriamente è bene anche compiere azioni coerenti con l’immagine che si vuol dare.

Insomma, quando si tratta di attivare una strategia di marketing è importante valutare accuratamente ogni dettaglio, comprese le parole che si usano. Se vuoi ottenere esiti tangibili, quindi, rivolgiti ad esperti: contattaci.

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I vantaggi per il marketing nell’era della tecnologia tuttofare

La società di oggi vede la tecnologia non più come semplice strumento di supporto alle attività quotidiane, ma esige invece che i vari device pensino e trovino soluzioni ai più svariati problemi. Man mano che le aziende offrono servizi e prodotti sempre più a misura di consumatore, questi divengono sempre più impazienti nel desiderare qualcosa di più.

È per questo che gli esperti del marketing di questi tempi sono costretti a compiere un ulteriore sforzo nel soddisfare queste nuove esigenze: il rischio è perdere l’interesse del pubblico, che insoddisfatto non si farà grossi problemi a spostare la propria attenzione altrove. Vediamo alcune azioni da effettuare per evitare che ciò si verifichi.

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1.Essere sempre pronti a rispondere alle necessità del cliente
Al giorno d’oggi per quanto specifica sia la nicchia del settore nel quale siete specializzati, ci saranno un’infinità di aziende che offrono prodotti o servizi affini. È fondamentale dunque differenziarsi offrendo qualcosa in più: che siano informazioni rilevanti rispetto al servizio o “scorciatoie” per il suo utilizzo più efficiente.

2.Costruire una fidelizzazione efficace
Per farlo, non limitate la comunicazione con i clienti a mera promozione del vostro brand, altrimenti si rischia di infastidire il target che opterà per l’interruzione del rapporto. Il web 2.0 è per definizione basato su un rapporto bilaterale, dunque è fondamentale sfruttare al meglio queste potenzialità, rivolgendosi al target non in una prospettiva “a senso unico”, ma in una sorta di conversazione.

3.Fidarsi del feedback (e cambiare direzione se necessario)
I dati che emergono dalle attività di vendita e marketing non devono semplicemente essere applicati per stillare un bilancio temporaneo da archiviare subito dopo. Queste informazioni fanno parte del feedback e in alcuni casi possono rivelarsi utili per capire se la direzione che si è presa sia quella giusta o, eventualmente, se sia il caso di cambiare strategia per adattarsi alle esigenze del target.

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Costruire un’adeguata – e redditizia – relazione con i clienti è alle base di una strategia di marketing vincente. Molti altri fattori però ne determinano l’efficacia nel tempo. Per questo, affidati a degli esperti: contattaci.

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Come non perdere i clienti troppo viziati dallo “smart”

In un mondo dove ogni dubbio o necessità è per tutti a portata di smartphone, siamo orientati sempre più verso la mentalità dell’ottenere “tutto e subito”. Dove andare a cena stasera? Google ha una risposta per ogni voglia che stuzzica il nostro palato. Qual è la strada migliore per raggiungere il ristorante? Tre proposte: una più economica, una più veloce e persino una panoramica.

Qualche volta però le cose non vanno come vorremmo e l’app a cui ti affidi per consultare gli orari dei treni crasha o non ti dà in tempo reale ciò che cerchi. La tua frustrazione è tale che disinstalli l’app e l’esperienza negativa si riflette sull’idea generale che hai del brand. Questo considerare la tecnologia come il santo Graal di tutti i bisogni, influenza le nostre azioni più di quanto ci rendiamo conto. Uno studio di CMO Council ha rilevato che più della metà dei consumatori è incline a chiudere i rapporti con un brand se questo gli ha proposto offerte non personalizzate.

Il marketing dovrà dunque prevedere i bisogni dei clienti prima ancora che questi si rendano conto di averli. Chi non sarà in grado di vincere questa sfida perderà la fedeltà di tutti quei clienti tanto abituati al “tutto e subito” da non perdonare chi non soddisfa questa aspettativa. Ma come è possibile identificare queste necessità? Ecco alcune dritte da tenere sempre presente.

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  1. Analizzare e comprendere i dati.
    Bisogna focalizzarsi sull’identificazione dei comportamenti empirici del pubblico potenziale e dei dati, perché il rigore reso possibile da questi è oggi più importante dell’aspetto creativo o artistico dell’azione di marketing.
  2. Capire le persone.
    Ogni interazione digitale ti fa conoscere un po’ meglio il tuo target; è importante identificare la sua cultura e il suo background, in modo da incontrare al meglio i relativi bisogni in modo personalizzato. Questo è applicato al meglio da Facebook, che offre inserzioni ad-hoc in base al comportamento online di ciascun utente.
  3. Pianificare le azioni.
    Una volta definite le modalità di intervento, è necessario stabilire le tempistiche, cruciali per colpire nel segno ed evitare il rischio di infastidire e di conseguenza allontanare il potenziale cliente.

Forse la massima “Il cliente ha sempre ragione” non è tutte le volte veritiera, ma sta di fatto che è fondamentale ascoltare sempre quello che ha da dire, che lo faccia con le parole o con i comportamenti, in modo da conoscerlo meglio e potergli garantire il miglior servizio possibile. Il tuo marketing adotta queste misure per ottenere il massimo dei risultati? Se riconosci che c’è da lavorarci, contattaci.