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Marketing: lo sconcertante scivolone dell’FBI

Più e più volte abbiamo parlato di strategie di marketing: quali siano le più efficaci, quali i punti di forza, come metterle in pratica. Cosa spesso non si mette in luce sono tuttavia gli esempi negativi, di fallimento di un progetto che, sulla carta, sembrava promettente.

Ebbene, un caso concreto appartenente alla seconda tipologia è quello regalatoci questa settimana dall’FBI – sì, l’ente investigativo americano – che, a quanto pare, è attualmente impegnato a rispondere alla valanga di critiche e prese in giro ricevute in seguito alla sua fallimentare campagna contro la radicalizzazione dei teenager al terrorismo. Vediamo quali sono i problemi principali del caso.

  1. L’obbiettivo (mancato)
    Alla luce di episodi di radicalizzazione portati avanti da gruppi estremisti attraverso la rete, l’FBI ha pensato bene di rispondere alla minaccia creando un sito dal nome allusivo “Don’t be a Puppet” (non essere una marionetta). Le intenzioni , in linea teorica, sono buone: informare i giovani navigatori sui pericoli in cui si possono imbattere sulla rete. Il problema sta nel modo in cui questo messaggio è stato messo in pratica.
  2. La campagna
    Il sito è composto da più sezioni, ciascuna dedicata a una problematica diversa. Per rendere più accessibile al giovane pubblico la campagna, l’FBI ha pensato di ambientare questa “indagine” in una serie di stanze che sembrano l’ambientazione per un videogame anni ’90 sugli X-Files. Ma la sezione più bizzarra e dal significato poco chiaro è quella dedicata a un esempio di radicalizzazione per mezzo di video game online, in cui è offerta al navigatore la possibilità di giocare a un gioco chiamato Slippery Slope to Extremism” (discesa scivolosa verso l’estremismo). Il problema sta nel fatto che la datata grafica e il pessimo sistema di controlli distolgono l’attenzione dal significato ultimo, anch’esso abbastanza confuso, che il gioco dovrebbe trasmettere. Persino le testate più importanti hanno riportato la notizia non focalizzandosi sugli obiettivi, ma sull’inefficacia dell’FBI nel creare un prodotto decente.
  3. I risultati
    Oltre alle già citate critiche alla campagna in sé, sono sorte contestazioni da parte di leader arabi e musulmani riguardanti le informazioni contenute nel sito, sostenendo che i profili proposti per l’identificazione degli estremisti non farebbero altro che aumentare i casi di bullismo ai danni dei ragazzi appartenenti a minoranze etniche.

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Non solo obiettivi mancati, ma anche calo in credibilità e fiducia da parte della collettività, un danno alla reputazione dell’istituzione difficile da dimenticare.

Se vuoi evitare situazioni di questo tipo, non esitare. Contattaci e scopri qual è il piano di marketing più adatto alle tue esigenze.

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Taste The Feeling: il nuovo volto di CocaCola

Ieri, all’evento stampa organizzato a Parigi, CocaCola ha presentato la sua nuova campagna marketing chiamata “Taste The Feeling”. Detta così non sarebbe nulla di strano e anzi, dedicarci un evento intero sarebbe quantomeno bizzarro.

Ma questa volta non si tratta di una semplice campagna di brand identity, perché Taste The Feeling è un nuovo concetto di intendere il marchio CocaCola. L’idea che sta dietro questa campagna è molto semplice: esistono moltissime versione della famosissima Cola (tradizionale, Zero, light, Life…), diversi prodotti per diverse campagne pubblicitarie e visioni della vita.

L’obiettivo della campagna è proprio quello di unificare tutte le azioni di marketing verso una visione comune, la filosofia che fin dall’inizio stava dietro alle mitiche bottigliette in vetro: gusto ed emozioni. Tutte le versioni, tutte le pubblicità e tutti i claim condensati in un’unica campagna unificatrice. Taste The Feeling si propone di raccogliere sia il lato concreto del prodotto, quello “rinfrescante”, del gusto e quello delle emozioni, della condivisione e delle persone. Insomma, una sorta di storytelling in formato pubblicitario.

Insomma quasi un ritorno alle origini, quando CocaCola era “Delicious and Refreshing” (1886), da gustare in compagnia “Open Happiness” (2009) perché ogni cosa con CocaCola è migliore “Things Go Better With Coke” (1963). Anche il marketing lo può essere, basta scoprire come sfruttarlo!

Qui di seguito una carrellata della campagne CocaCola più famose.

"Things Go Better With Coke"

“Things Go Better With Coke”


"The Coke Side of Life"

“The Coke Side of Life”


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“Open Happiness”


"I've kissed" campaign

“I’ve kissed” campaign