Studia il tuo target invece di affibbiargli un nome!

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Vi dice qualcosa la parola “Millennials”? In molti hanno cercato di definirla, ma i suoi contorni sono ancora decisamente vaghi. Altrimenti definita “Generazione Y”, si tratta dell’insieme di individui la cui vita è stata – e lo sarà sempre più – largamente influenzata dalla rivoluzione digitale, ovvero coloro di età compresa tra i 18-35 anni. Nonostante il lasso di tempo è di ben 17 anni, questa parola figura nei piani di marketing di numerose aziende sotto la voce “target”.

Ma un liceale cos’ha in comune con una mamma single o con un CEO di un’innovativa startup? Eppure la loro età li fa rientrare tutti in questa definizione. Inutile dirlo, chi punta a conquistare questa generazione sfruttando esclusivamente le risorse digitali, credendo che parlando il loro stesso linguaggio li si avrà in pugno, sbaglia di grosso. Individuare il cliente potenziale non consiste nel semplice adeguarsi ai trend del mercato, secondo i quali i Millennials sarebbero il premio più alto. È come dire che l’oceano è popolato solo da pesci.

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È fondamentale nel marketing, come nella vita, non fidarsi ciecamente delle apparenze e degli stereotipi nel prendere decisioni e pianificare strategie. Il prezzo da pagare se si commette questo errore è una campagna confusa e probabilmente fallimentare. Sono di successo quelle campagne che si concentrano su sottogruppi definiti da provenienza, abitudini, interessi e altre variabili e soprattutto che adottano una combinazione di canali, sia online che offline.

Prevedere erroneamente le preferenze dei consumatori può portare a risvolti negativi non solo per l’immagine del brand, ma anche per il fatturato.

Prendiamo il settore dei giocattoli. Dal diffondersi dei primi grandi supermercati, si è suddiviso il target per genere, proponendo bambole e strumenti da casalinga alle bambine e costruzioni e macchinine ai bambini. Questa targetizzazione si riflette nella disposizione fisica dei giochi nei negozi, con sezioni ben separate. Così, se una nonna o una zia vogliono comprare un regalo alla nipotina, andranno direttamente nella sezione per bambine, non prendendo neanche in considerazione cosa offre la proposta “per maschi”. Se i prodotti fossero stati organizzati per tipologia anziché per target, forse l’acquisto sarebbe andato in modo diverso. Questo esempio è applicabile in un’infinità di settori.

Ritenere di conoscere cosa vuole il consumatore in base al macrogruppo di appartenenza è semplicemente sintomo di una mentalità obsoleta. Essere al passo coi tempi non significa solo affidarsi al digitale per raggiungere i più giovani, ma include anche conoscere le suddivisioni interne, che si generano per via di molteplici fattori. Affidati ad esperti per il tuo piano di marketing, contattaci!

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