Podcasting: come andiamo?

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Tom Webster della Edison Research ha preso la parola alla recente BlogWorld Expo, per presentare alcuni nuovi rapporti sullo stato attuale del podcasting.

La prima crescita significativa del podcasting è datata 2006, ma da quell’anno molti dei primi pionieri del settore sono scomparsi.

Secondo Webster, il podcasting non se l’è mai passata così bene.

Il podcasting è la produzione di vari tipi di media (e. g. video, audio), che siano scaricabili da internet, spesso via feed RSS.

Gradico percentuali podcasting

Oggi, nel 2010, il 45% degli Statunitensi afferma di conoscere il podcasting, mentre il 23% dichiara di ascoltare i podcast, una crescità significativa se si considera l’11% del 2006.
Inoltre, la percentuale di Americani che dichiarano di guardare video in  podcasting arriva a toccare il 20% nel 2010. Si stima che 70 milioni di persone abbiano finora ascoltato o guadato un podcast.

Webster sostiene che uno dei fattori decisivi nella mancanza di capacità di diffusione del podcasting sia indiscutibilmente la convenienza.
Infatti, poiché le persone possono reperire via podcasting ogni contenuto da essi desiderato, non cercheranno quegli stessi contenuti altrove. Questo implica la necessità di podcasting come struttura settoriale e tempestiva.

In un recente sondaggio Edison sul podcasting, il rapporto ha mostrato come le percentuali di ascolto in podcasting si siano ridistribuite verso fasce d’età più elevate, se si prendono in esame i risultati degli anni precedenti.

Il 64% dei ragazzi compresi tra i 12 e i 24 anni d’età non sono iscritti ad alcun podcast. Invece, preferiscono l’uso del on-demand, il che significa che prediligono sfruttare i singoli podcast, invece di iscriversi e riceverli regolarmente.

Webster sostiene inoltre come la copertura, se si parla di informazioni locali, stia diventando sempre più scarsa.
I giornali falliscono, e le TV e le radio locali si limitano a usare la programmazione nazionale, adattandola alla scala locale.

Questa mancanza di copertura crea grandi opportunità per i podcaster. Questo è soprattutto dovuto alla recente mercificazione dell’ascolto di musica tramite servizi come Pandora.
A detta di Webster: “I media tradizionali stanno abbandonando la sfera locale”.

Sempre secondo Webster, l’uso di podcast è maggiormente diffuso nell’utenza computer, mentre l’utenza mobile preferisce ancora nettamente il download di contenuti sul proprio cellurare. Il 64% dei podcaster afferma usare Facebook, a dimostrazione della criticità della costruzione di un’ampia distribuzione oltre a iTunes nel successo del poadcasting.

In quanto marketer, Webster individua nella presa della copertura locale e nell’attecchimento tra i giovani dai 12 ai 24 anni due fattori essenziali per dare opportunità di sviluppo al podcast.

E voi? Usate il podcasting?

One Response to Podcasting: come andiamo?

  1. enzetto scrive:

    Il podcasting è a disposizione di una larga fetta della popolazione ma una minima percentuale, in Italia, è anche solo a conoscenza della sua funzione. Un vero peccato perchè, una volta scoperto, mi si è aperto un mondo nuovo ed oggi mi sembra impossibile farne a meno

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