Social network: lo sapevate dell’esistenza dei cloni di facebook?

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Ormai si sa che l’Asia e il Medio Oriente sono i nuovi mercati sui quali gli investitori devono puntare capitali e risorse; quello che è un po’ meno noto è che queste aree stanno anche diventando digitalmente molto avanzate.

Di ciò ne è sicuramente al corrente Mark Zuckerberg, cofondatore e  amministratore di facebook, social network leader in 126 paesi su 137 (per un totale di 955 milioni di utenti attivi nel mondo), che proprio in questi giorni si trova a Mosca a caccia di cervelli da portare con lui nella Silicon Valley.

Proprio in Russia il diretto avversario di facebook è un social network identico in tutto e per tutto al nostro amato faccialibro: VKontakte, che conta 130 milioni di utenti sparsi nell’area delle ex repubbliche sovietiche, di cui 40 milioni solo in Russia.

VKontakte, fondato nel 2006 da una rete sociale di studenti, oggi in Russia è il primo sito in classifica, primo anche su facebook.

Un’altra curiosità sui new media arriva dall’Iran: il governo iraniano ha recentemente reso inaccessibili il motore di ricerca Google e Gmail, perché ormai si è prossimi al lancio del nuovo browser Halal, che sarà operativo solo per i siti che rispecchiano i valori islamici, intentando senza mezzi termini una guerra fredda alla cultura occidentale.

La nuova rete nazionale, il cui lancio collegherà fra loro ministeri, agenzie governative, laboratori di ricerca nucleari, spaventa il sistema occidentale non solo per la prospettiva di isolamento di una nazione ma anche perché l’Iran acquisterà tutto il diritto di far circolare all’interno del proprio paese ciò che il suo governo decide.

David Baer, segretario assistente del dipartimento di stato Usa per i diritti umani e il lavoro, sostiene che “quando un paese si separa dal web, non sono solo i suoi cittadini a soffrirne, ma tutti; il  timore è che il processo di disgregazione del web sia appena iniziato e che l’esempio iraniano dia il via a una reazione a catena, difficilmente contenibile, che porti all’uscita dal web degli altri stati a rischio, come Russia, Corea del Nord, Cina, Bolivia e Venezuela”.

Mentre da una parte ci sono paesi che costruiscono un solido embargo cibernetico, ce ne sono altri che su questo frangente scricchiolano: la Cina, forte del suo Great China Firewall, registra la penetrazione dei suoi utenti informatici su Facebook, lasciando indietro Mixi, social network il cui acronimo rimanda alla combinazione delle parole inglesi mix e I, e che fa riferimento all’idea che un utente I si mescoli con il mix, gli altri utenti della piattaforma.

Tutte queste realtà ci fanno capire che dietro all’apparente predominanza sul web di Google, Twitter e facebook, ci sono anche altre realtà in crescita e che paesi dell’area mediorientale o dell’Asia (dove, in quest’ultima, gli utenti iscritti a facebook sono 246 milioni ovvero quasi l’ ¼ di tutti gli utenti attivi su facebook), sono senza dubbio il futuro nel quale cresceranno nuove tecnologie e investimenti pubblicitari.

Basti pensare che solo per l’arrivo di Halal, società come Google, Apple, facebook e Twitter si troveranno a perdere improvvisamente circa 11-15 milioni di internauti iraniani, con le ovvie ripercussioni economiche su utenti e proventi pubblicitari.

Avete capito dove investire i vostri soldi?

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