I brand e i social media: realtà vera o distorta?

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Il rischio di imbattersi in messaggi non corrispondenti a realtà è sempre alto. Ce ne parla Frank Reed, direttamente dalle pagine di Marketing Pilgrim:

<<Secondo Reed Hastings, amministratore delegato di Netflix, qui negli USA siamo talmente egocentrici da avere l’innata tendenza a fare quello che diavolo ci pare, e a non prestare attenzione ai dettagli, come il prezzo dei prodotti ecc.

Sfortunatamente, le sue osservazioni non sono troppo distanti dalla realtà. Le sue osservazioni erano anche cose incredibilmente stupide da dire per uno che riveste la carica di amministratore delegato, ma su questo sorvoleremo.

A quanto pare un’altra abitudine statunitense è la tendenza a voler abbellire le cose.

In senso più ampio, tendiamo a distorcere i fatti quando li riportiamo ad altre persone.
Mai giocato al “telefono senza fili”? Si passa un messaggio a una persona dopo l’altra, in fila, e ci si ferma quindi ad ascoltare il risultato finale.

Il messaggio è stato abbellito? Distorto? Naaaah. Non qui. Non nel paese degli “esperti”,  dei “periti”, dei “ninja” e di altri titoli auto-attribuiti da realtà parallela.

Date un’occhiata al grafico sottostante, targato eMarketer e Burston-Marstellar.
Potete notare come la propensione a distorcere la realtù sia un problema per i marketer:
Distorsione del messaggio marketing

Il breve articolo quindi recita:
<<Burson-Marsteller ha analizzato più di 150 messaggi inviati dalle compagnie della lista globale delle 100 imprese Financial Times, e ha scoperto un’enorme distanza tra i messaggi che vengono inviati e come essi vengono riformulati sui blog.

La distorsione dei messaggi massima è stata riscontrata nelle compagni dell’America Latina e degli Stati Uniti, con una media globale di post di blog che non riflettevano il messaggio delle compagnie del 69%.

Secondo il rapporto, i blogger tendono a includere “opinioni, esperienze personali, conoscenza dei concorrenti e dei prodotti, e speculazioni.”>>

Momento momento momento!!! Si sta definendo la “brand distortion” qua? Se questo significa che le persone (in particolare, i blogger) non veicolano l’esatto messaggio che la compagnia cerca di inculcare ai suoi potenziali acquirenti, ma piuttosto aggiungono opinioni e esperienze personali, allora io vi dico “Vai con la distorsione, baby!”.
E aggiungo a questi ricercatori: “Basta c*****e, Sherlock.”

Conoscere come ognuno percepisce un brand, invece di dover subire la fantasia da quattro soldi propinata dalle aziende e dai marketer è uno dei punti forti dei social media.
Qui la questione è la realtà, e se la realtà non è altro che un messaggio di marketing distorto, beh, forse dovreste ricontrollare il messaggio.

Aziende come Burson-Marstellar sono in realtà maestre della distorsione (si legga: PR), quindi questo tipo di ricerche suona un tantinello ironico se si considera la fonte da cui provengono.

Io vi dico che se le opinioni, le esperienze personali e la conoscenza sono fattori negativi, allora dovremmo tutti ignorare questa ricerca e tornare ai nostri affari.
Questo è il punto focale!

Se credessimo ciecamente a tutte i messaggi che ci vengono propinati, non faremmo altro che guidare auto sportive fumando sigarette e mangiando burro tutto il giorno, perché quelli che producono queste cose pensano che sia nel nostro interesse comprarle.

Ecco perché sono molto cauto quando si parla di ricerche del genere.

Quando vedete un grafico informativo, non fatevi risucchiare dalla classifica o dalla bella immagine, e non prendetela assolutamente come oro colato. Scavate un po’ più a fondo e scoprite le implicazioni di quello che è stato detto.

Potreste scoprire che la stessa ricerca non è altro che un ennesimo tentativo di distorsione.

Se dopo tutto questo, volete distorcere o abbellire qualcos’altro, fate pure, visto che a quanto pare “it is the American way”.>>

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