E se i social media imparassero qualcosa dalla radio?

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Apparentemente sembrano appartenere a due universi troppo distanti. Ma tra la radio e i social media possono esistere interessanti punti di contatto, soprattutto se il media più antico diventa una fonte di ispirazione per la crescita di quello più recente. Vediamo come.

Innanzitutto la radio è un mezzo di comunicazione one-to-one, ovvero funziona al meglio soltanto quando un conduttore è assolutamente consapevole di parlare ad una sola persona e non ad un folto pubblico. Come durante una conversazione tra due persone. E’ una consapevolezza che rafforza il legame tra conduttore e ascoltatore ed evita il rischio distrazione. Allo stesso modo, secondo i dettami del marketing conversazionale, una buona comunicazione attraverso un social media passa quando ci rivolgiamo direttamente ad un fan o ad un potenziale cliente, facendolo sentire coinvolto direttamente in uno scambio a due.

Il secondo punto riguarda il suscitare emozioni con i contenuti. Essere originali, intelligenti, provocatori e cercare di modificare lo stato d’animo degli spettatori. Non offrendo loro contenuti piatti e banali. E’ un altro punto in comune dal quale partire quando si cerca di coinvolgere qualcuno. Ogni volta dovremmo chiederci che tipo di emozioni vogliamo trasmettere, prima di avvicinarci al microfono o postare qualcosa su Facebook o Twitter. Per motivare le persone all’azione è necessario in primo luogo ottenere una loro risposta emotiva.

Essere disponibili. Così come un tempo (ma ancora ora) era possibile telefonare in radio e parlare direttamente con il conduttore o sapere che avresti potuto farlo, oggi ci si può connettere ai social media ed essere certi di dialogare con qualcuno. Ma l’importante è che questo qualcuno risponda e che soprattutto non lasci passare troppo tempo prima di farlo. Sono quindi necessarie disponibilità e rapidità. Soltanto evitando di uccidere il flusso della conversazione si potrà fidelizzare l’ascoltatore/cliente e porlo al centro della relazione.

Infine la partecipazione e il senso di appartenenza ad una community. Con entrambi i media si tratta di modalità di coinvolgimento del pubblico che implicano assidua partecipazione. Si tratta di mantenere un dialogo costante e di trattare contenuti che implichino risposte dalla controparte. Quindi non parlare di ciò che l’azienda sta facendo ma chiedere ai membri della community cosa stanno facendo. Per ottenere le loro risposte e farli sentire coinvolti.

Cosa ne dite?

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