Quando il Pink Ribbon viene sfruttato per vendere di più

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Nato da poco grazie a OgilvyOne Atene in collaborazione con Nestlè Fitness, il @TweetingBra, ha già suscitato forti polemiche sul web.

Ogni volta che questo smart push-up viene sfilato, un sensore presente sul gancio invia un segnale allo smartphone e parte un tweet che finisce sulla pagina TweetingBra. L’intento è quello di sensibilizzare le donne nei confronti della prevenzione del tumore al seno.

Un’iniziativa non certo innovativa, dal momento che qualche anno fa la cantautrice britannica Imogen Heap, durante gli MTV Awards indossò un Twitter dress attraverso il quale inviava immagini al social dell’uccellino.

Ma i problemi sono soprattutto altri, ovvero la reazione di una buona parte del pubblico femminile, indignata per una presunta speculazione sul cosiddetto “Pink Ribbon” (il nastro rosa segno peculiare della campagna per la prevenzione dei tumori al seno).

Secondo l’opinione di alcune, infatti, la scelta di associare la campagna ad un’azione intima quale è quella dello sfilarsi il reggiseno, contribuirebbe esclusivamente a rafforzare il sessismo imperante, distogliendo l’attenzione dal reale intento dell’operazione.

Chi ci guadagnerebbe dall’intera faccenda, in poche parole, sarebbe soltanto l’impresa produttrice, a scapito dei nobili propositi di partenza.

Un’altra dimostrazione del fatto che non sempre un’iniziativa utile ed educativa raggiunge gli scopi prefissati se prima di promuoverla non si riescono a prevedere gli eventuali effetti indesiderati.

Ora che anche voi avete visto il video e letto questo post, cosa ne pensate?

 

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