Mobile ad: il 47% dell’utenza ci clicca per errore

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Non è tutto oro quello che luccica. È questo, in estrema sintesi, ciò che si può imparare analizzando l’ultimo sondaggio targato Harris Interactive sul tema dell’advertising per smartphone.

Il 47% degli intervistati, infatti, affermare di cliccare sugli ad più per errore che per reale interesse o curiosità.
Tutto questo si traduce in un enorme numero di clic sprecati. Ed è ora, come evidenzia anche Mobile Marketer, di darci un taglio:

“Con l’esorbitante numero di clic accidentali a cui stiamo assistendo, gli advertiser non possono assolutamente pretendere di poter continuare a considerare certe valutazioni e certe metriche (banner e tassi di clickthrough, tanto per citarne due) come metodi infallibili per sviluppare e misurare il successo delle campagne di mobile marketing.”

Ogni buon marketer sa che ogni mezzo di comunicazione ha bisogno di un ben preciso tipo di marketing, studiato appositamente per esso, e conseguentemente di adeguati criteri di valutazione.
Nella situazione attuale invece, si continua a considerare il mondo del mobile come una specie di versione in miniatura di internet. E questo è assolutamente sbagliato. L’utente medio smartphone usa in maniera diversa il proprio cellulare rispetto a come un internauta medio adopera il suo computer.

Nel mondo mobile, la parola primaria è una: azione. Bisogna progredire rapidamente, e far sì che le cose vengano fatte. Anche nel mondo dell’entertainment, in mezzo a svago e divertimento, bisogna comunque essere capaci di fornire informazioni in maniera veloce, compatta ed esaustiva.

Quello che viene evidenziato dal sondaggio è che i mobile marketers dovrebbero impegnarsi a usare ad che richiedano un input maggiore di un misero clic per funzionare. Per esempio, chiedere all’utente di inserire il suo indirizzo e-mail al momento del “contatto” garantirebbe l’effettivo interesse (almeno momentaneo) del potenziale cliente per quell’annuncio.

Lo studio ha pure rilevato come il 71% degli utenti smartphone preferirebbe continuare a utilizzare la propria app, piuttosto che venir dirottato su un browser (cosa che succede di frequente), e che il 95 per cento degli utilizzatori di app ne ha scaricate di gratuite, mentre “solo” il 41% usa abitualmente anche app a pagamento.
Tutto ciò suggerisce come convenga di gran lunga investire gli introiti derivanti dalle ad in un’applicazione ben realizzata e ideata, piuttosto che nella ricerca di ulteriori clic futili.

È tempo di fare sul serio, e di andare oltre ai tassi di clickthrough come unico parametro di valutazione.

E voi, che ne pensate?

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