Peer to Peer : Privacy violata multe da 300€ a click

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Interessante articolo tratto da ilmeridiano.info.
Peer to peer, privacy violata Roma Un click del mouse da 330 euro. Il peer to peer, la condivisione dei file musicali nelle piattaforme come eMule, finisce sotto accusa e un avvocato di Bolzano fa tremare il web.
La casa discografica tedesca Peppermint Jam Records GmbH ha voluto dare una lezioncina ai cybernauti che hanno scaricato i brani di cui detiene i diritti d’autore e il suo legale Otto Mahlknecht ha spedito lettere a raffica chiedendo un piccolo risarcimento danni per risolvere bonariamente la controversia senza adire alle vie legali. Ma in tribunale la Peppermint ci è finita più di una volta: la società svizzera Logistep, infatti, ha intercettato gli utenti che hanno condiviso i file ma le società telefoniche avrebbero dovuto comunicare gli indirizzi Ip dei loro clienti.
L’ennesima udienza ieri mattina, questa volta con la Wind. Il Garante della Privacy si è costituito parte civile, come caldeggiato dal consumerismo.
L’Adiconsum, agguerrita, si è costituita in giudizio per sollevare l’illegittimità costituzionale della legge sul diritto d’autore (articolo 156-bis). L’associazione è convinta che si tratti di «una gravissima violazione del diritto alla privacy dei consumatori», garantito dalla Costituzione. «Venerdì scorso la Wind e Peppermint avevano depositato un atto di rinuncia – spiega l’avvocato Cristiano Iurilli del Centro Giuridico di Adiconsum – perché la compagnia telefonica aveva volontariamente adempiuto alle richieste della casa discografica. Ma noi abbiamo sollevato la questione di incostituzionalità e abbiamo contestato l’accordo».
L’associazione ha chiesto, poi, al giudice di non proseguire la causa anche qualora avesse intenzione di accogliere l’atto presentato. Dal canto suo, il Garante ha posto una pregiudiziale comunitaria e ha chiesto al Tribunale di rivolgersi alla Corte di Giustizia.
Il prossimo 18 luglio ci sarà una nuova udienza, e questa volta in aula ci sarà Tiscali. Quella di ieri non è una causa vera e propria, ma «un giudizio di merito richiesto da Wind su una sentenza che è stata già emessa dal Tribunale e la incaricava di fornire i dati relativi agli indirizzi Ip incriminati – riferisce Mauro Vergari, responsabile settore media digitali e Ict di Adiconsum -.
Il giudice dovrà prendere atto di tutte le richieste che sono state presentate e valutare se la sentenza precedente sia da ottemperare oppure no. Ci sono in corso altre cause, sempre al Tribunale civile di Roma, dove la Peppermint e la Techland (perché adesso le aziende cominciano ad essere di più) chiedono gli indirizzi Ip ai Provider.
Il Codice della Privacy fa delle eccezioni – precisa Vergari – per reati penali, ma si parla solo di inchieste fatte da polizia e magistratura.
Il problema qui, che non è né di peer to peer né di tecnologie, è che un privato può fare intercettazioni e chiedere ad una compagnia telefonica i relativi indirizzi». Eppure il legale di Bolzano ha tutta l’aria di saperne “una più del diavolo” e aver valutato ogni dettaglio. «La direttiva comunitaria può essere interpretata in vario modo e anche l’articolo 156-bis, che ha recepito la direttiva Ipred1, lo permetterebbe. Non c’è un bilanciamento fra il diritto dell’azienda lesa e il diritto costituzionale del cittadino e, in questo caso, ci troviamo di fronte ad una legge che annulla il diritto dell’utente. Non stiamo difendendo il peer to peer, quello è un passo successivo: qui è in gioco la libertà costituzionale del cittadino.
Se Logistep avesse scoperto la cosa, l’avesse riferita al suo cliente Peppermint che, a sua volta, la notificava alla Procura di Roma e, quest’ultima, si attivava per far fare un’inchiesta alla polizia postale o alla finanza per verificare quei dati, sarebbe stata tutta un’altra storia. In questo modo creiamo dei precedenti che, fra l’altro, ci sono già e basta vedere il sito della Logistep dove ci sono altre 15 società pronte a carpire i dati».

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