P.A.: sfide evolutive per rincorrere i cittadini

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In un tempo dove ognuno di noi ha uno smartphone, un tablet o un computer in un tempo dove le informazioni ormai vengono cercate sempre più online attraverso questi dispositivi, le Pubbliche Amministrazioni non possono rimanere a guardare, rischiando così di essere travolte e calpestate da questa incessante e ineluttabile evoluzione del cittadino – che ormai potremmo definire cittadino 2.0.

Da qui l’esigenza di rinnovare completamente il modo di fare comunicazione delle P.A. Proprio questo infatti è stato il leitmotiv della conferenza organizzata dal Ministero dell’Interno tenutasi lo scorso 11 maggio a Palazzo Rospigliosi a Roma (sul colle del Quirinale), chiamata “Comunicare con il cittadino digitale”. Il convegno ha avuto come punto di discussione principale quello di migliorare il rapporto tra le Pubbliche Amministrazioni e i cittadini, e ha visto la partecipazione di numerosi  esponenti delle aree più “innovative” delle P.A., come ad esempio responsabili della comunicazione, dei servizi IT, dell’innovazione, e delle relazioni con i cittadini. Presente anche Antonio Abruzzese,  direttore della Polizia Postale e delle comunicazioni (questo fa intendere quanto stia diventando importante il settore dell’IT e dell’informatica nelle Pubbliche Amministrazioni).

pubbliche amministrazioni

I cittadini sempre più spesso richiedono servizi che si adattino alle loro esigenze (parliamo di personalizzazione) ma soprattutto al loro modo di vivere, profondamente diverso da quello a cui le P.A. hanno sempre fatto riferimento. Infatti ciò che è cambiata è stata proprio la comunicazione in sé ma anche i mezzi con i quali viene diffusa. Oggigiorno, per ricercare un orario, per chiamare un ufficio o per trovare una struttura  si cerca il sito istituzionale e si fa un “tap”. Insomma, non siamo più nei tempi delle telefonate infinite e dei tomi con elenchi di aziende, dunque serve un cambiamento all’interno delle P.A.

Ciò che è emerso dal convegno è che le Pubbliche Amministrazioni non devono solamente adattarsi  al cittadino e all’era informatica, perché questo cambierebbe soltanto l’approccio finale e non tutto il processo – quindi porterebbe frammentazione e inutili conversioni dei servizi. No, qui si parla di re-inventarsi, di ri-crearsi fino in fondo, perché la comunicazione deve nascere 2.0 e deve evolversi. Deve nascere sui computer e gli smartphone per finire sugli smartphone. Le P.A. devono comprendere e quindi governare questo cambiamento, cambiamento sia interno che esterno: l’ambiente stesso delle P.A. dovrà rispecchiare fedelmente quello dei cittadini, in modo da fornire una continuità dei servizi. Non è un cambio di processo ma di mentalità, quasi un adattamento biologico, un darwinismo comunicativo.

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