#NotInMyName, risposta social all ISIS

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Negli ultimi tempi c’è una parola, un nome, che non possiamo evitare in nessun modo. Tutti i media non fanno altro che parlare delle terribili azioni a cui è associata questa firma: parliamo dell’ISIS, lo Stato Islamico dell’Iraq e della Siria, gruppo jihadista capeggiato da Abu Bakr al-Baghdadi.

È un nome che ormai abbiamo imparato ad associare a fatti e azioni che è impossibile non ricordare con orrore soprattutto a causa delle violente immagini delle decapitazioni degli ostaggi occidentali mandate in onda in modo ripetitivo in tutti i canali di comunicazione in modo piuttosto discutibile.

L’organizzazione terroristica non ha solo l’obiettivo di creare uno stato sunnita unificando i territori del Levante sotto il controllo del califfato, ma vuole purificarlo da tutti gli infedeli: cristiani, yazidi, ma soprattutto musulmani sciiti, il cui numero dei morti continua a crescere.

Nonostante le barbarie in perfetto stile medievale di cui si è macchiato negli ultimi tempi (decapitazioni, crocifissioni ed esecuzioni di massa), il gruppo è decisamente più moderno e rivoluzionario di altri soprattutto per la sua dimestichezza con le nuove tecnologie e l’uso esperto dei canali di comunicazione tra i quali spiccano i social network.

È proprio dal mondo dei social che i musulmani sparsi nel resto del mondo hanno deciso di rispondere all’ISIS, accusandolo di corrompere il nome della loro religione violandone i principi più importanti. Dopo le massive proteste in Germania, dove duemila moschee si sono raccolte in preghiera contro le violenze dello Stato Islamico, la fiaccolata organizzata a Milano dai Giovani musulmani e le varie proteste negli USA, anche la rete è stata invasa dai protestanti.

L’associazione londinese Active Change Foundation ha lanciato l’hashtag #notinmyname che in poco tempo ha invaso Twitter, Instagram e Facebook dando voce a tutti i giovani musulmani che nel mondo hanno voluto dichiarare che l’ISIS in nessun modo rappresenta l’Islam e tanto meno loro.

Il fondatore del movimento, Hanif Qadir, in un’intervista al Mirror ha spiegato che “l’uccisione di una persona innocente non è giustificata in nessuna religione” e che le azioni di questi terroristi non rappresentano quelli che sono gli insegnamenti musulmani di pace, misericordia e compassione.

Andrea Marson
Ha studiato Economia, Commercio Internazionale e Mercati Finanziari presso l’Università degli studi di Trieste.
Appassionato di marketing e comunicazione, segue con curiosità le ultime novità economiche.

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