Neuromarketing: una realtà in evoluzione

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Le recenti scoperte scientifiche e neurologiche fatte sul funzionamento del cervello umano permettono di indagare e comprendere al meglio come funziona il pensiero del consumatore e quali sono le motivazioni che lo spingono a prendere una decisione rispetto ad un’altra. Avendo capito l’importanza che ha la scienza e di come questa disciplina possa risultare utile all’apprendimento del comportamento umano, i marketers si sono fatti furbi e hanno deciso di sfruttarla a loro vantaggio.

Che cos’è il neuromarketing?

È la combinazione tra le ricerche fatte sul comportamento del consumatore e la neuroscienza cognitiva. Si concentra sull’attenzione, sulla memoria e sull’avversione al rischio permettendo di prevedere e quindi anticipare le azioni dei futuri clienti. I risultati delle scoperte risultano essere uno strumento molto importante se si vogliono studiare le scelte delle persone e del perché vengono fatte. In questo modo i marketers potranno creare prodotti e offrire servizi perfettamente in linea con il pensiero del mercato.

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Inizialmente questi studi sono stati usati nel B2C per capire come il cervello reagisse alla vista di determinati packaging e a specifiche campagne comunicative per sviluppare una migliore strategia di vendita del prodotto. Ma i risultati di questi studi possono fornire dati rilevanti anche in settori economici differenti dai beni di consumo di massa. Se si pensa al business to business, sembrerebbe anomalo parlare di neuromarketing. Tuttavia, le imprese B2B possono utilizzare i risultati delle ricerche per migliorare le proprie realtà aziendali al fine di condizionare il comportamento di acquisto dei propri lead.

La neuroscienza applicata al marketing di oggi

J. Scott Amsotrong, docente universitario di marketing presso la “Wharton School” in Pennsylvania e autore del libro “Persuasive advertising”, ha dimostrato come le scienze comportamentali e neuronali siano alquanto rilevanti per riuscire a risolvere i problemi del marketing al giorno d’oggi. Armstrong ha osservato che i marketers hanno la tendenza a seguire i propri istinti e le proprie esperienze personali. Dai propri studi, egli invece gli esorta a capire come le principali evidence-based possono incrementare le abilità degli esperti a sviluppare nuove pubblicità persuasive in grado di attirare e coinvolgere nuovi possibili clienti, in un modo del tutto inedito rispetto al passato.

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Ma non si tratta di futuro, perché alcune aziende hanno già iniziato a sfruttare queste tecniche. Tra i brand pionieri che hanno utilizzato il neuromarketing, ne è un esempio la Microsoft che ha sfruttato i dati forniti dall’EEG (elettroencefalogramma) per capire le interazioni degli utenti con i loro notebook al fine di creare delle strategie di marketing che possano

Capire i lead e cosa vogliono non è semplice ma è determinate se si vuole far crescere la propria attività. La soluzione migliore per apprendere al meglio come applicare i nuovi metodi al tuo programma di marketing è consultare un esperto del settore!

Andrea Marson
Ha studiato Economia, Commercio Internazionale e Mercati Finanziari presso l’Università degli studi di Trieste.
Appassionato di marketing e comunicazione, segue con curiosità le ultime novità economiche.

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