Nel baratro dei banner

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Ognuno di voi avrà almeno una volta insultato qualche sito internet per i troppi banner pubblicitari inseriti.

Dovete però sapere che l’efficacia del banner per pubblicizzarsi e di conseguenza guadagnare è messa in discussione ormai da anni.

Il banner in sé, ormai, non è più uno strumento totalmente efficace nel compito persuasivo che richiede una pubblicità. E non è nemmeno più un espediente altamente redditizio vendere spazi banner nel proprio sito con l’avvento di sistemi del tipo GoogleAdWords, che permettono la compravendita di banner pubblicitari in modo automatizzato, personalizzando l’offerta secondo gli interessi dei singoli utenti. In questo modo il sistema riesce a coprire efficacemente le nicchie di mercato, risultando efficace in conversioni e brand awareness.

I banner, diciamocelo, rovinano l’esperienza online senza un ritorno sicuro. Non rendono un gran servizio né al brand né alle agenzie né agli editori né agli utenti. Yahoo per esempio ha recentemente rimosso la pubblicità sulla pagina di benvenuto di Yahoo Mail per velocizzare l’accesso. Quello spazio pubblicitario era stato definito il direct response con le migliori prestazioni del settore.

Questo per dimostrare come “si può sempre riempire di banner la pagina puntando ad un guadagno a breve termine, ma non si vincerà mai se questa è la strategia editoriale” come dichiara Scott Burke, vice presidente senior per l’advertising di Yahoo. La strategia è quella di concentrarsi sull’esperienza dell’utente.

Altro fattore di declino è l’ottimizzazione per mobile.

Moltissimi portali web e siti stanno procedendo a ristrutturarsi per essere visibili ottimamente anche dai device mobili, il cui uso per navigare in internet come sappiamo è ogni giorno in aumento.

Questo cosa comporta? Intanto spazi molto ridotti dove sarebbe difficile inserire effettivamente banner a volontà. Poi, soprattutto, i third party cookies, quei file che si depositano sul browser dell’utente e tengono traccia dei suoi interessi, per poi indirizzargli contenuti e pubblicità compatibili, non sono compatibili con i browser mobili. Senza tralasciare il fatto che i banner su mobile sono più irritanti e fastidiosi che su computer.

Con il mercato dei banner minacciato su più fronti, gli editori e i webmaster devono cercare altri metodi di sostentamento per le loro imprese.

Alcuni trovano soluzioni banner-free rinunciando completamente a compromessi e rendendo i propri contenuti a pagamento, per esempio.

Altri, come USA Today che dopo una prima ristrutturazione e ottimizzazione per mobile, decide di standardizzare la propria offerta pubblicitaria, di non avvalersi più degli intermediari, gestendo internamente un unico spazio banner per pagina ed un insegna luminosa come header. Economicità e “rispetto” per l’utente.

Altri ancora ricorrono all’espediente dei link sponsorizzati: avvalersi della collaborazione di individui posizionati su nodi focali del reticolo informativo della rete, i cosiddetti opinion leader che, sponsorizzando il sito, riescono a catalizzare il traffico al suo interno, rendendo meno necessaria l’invasione dei banner.

Difficile decidere quale possa essere la strategia migliore in un ambito così articolato, complesso e in continuo mutamento. Si può però con certezza dire che l’era dei banner sembra essere tramontata, aprendo sempre più la strada a strategie orientate all’accrescimento dell’esperienza dell’utente.

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