Micro video: il nuovo linguaggio del web

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Al tempo di Internet l’audiovisivo rimpicciolisce sino a diventare micro. Diventa uno strumento di comunicazione istantanea, rimarca il fatto che non servono attrezzature professionali, attori professionisti, post produzioni millenarie: la propria idea può passare anche attraverso quei 6-30 secondi di tempo. Anzi sarebbe proprio il limite imposto a stuzzicare la fantasia dell’autore e a portare a galla le idee migliori.

Ovviamente il fattore cruciale è la creatività del soggetto filmante!

L’evoluzione verso il micro è spiegabile anche con la migrazione su mobile degli utenti internet. Sempre di più ogni giorno usufruiscono di internet attraverso dispositivi mobili come smartphone o tablet, relegando  il pc a strumento da ufficio e lavoro. Si spiega così anche il successo di Twitter, che ha trovato terreno fertile nel mobile computing.

Si può parlare di un nuovo linguaggio per la rete?

Il micro video aumenta le possibilità (già ampie) d’espressione degli utenti (e delle aziende) aggiungendo elementi che  rendono l’esperienza online più coinvolgente e reale. Già varie imprese, infatti, si sono mosse nella direzione dei micro video, per cercare di prevalere sulle altre.

Tutte si differenziano per qualche piccolo particolare, come la durata finale del video o le modalità di ripresa o il formato del prodotto finale. L’ultimo aggiornamento dal mondo delle dotcom arriva dal sito di video sharing Vimeo: ha acquisito l’app per iOS Echograph che permette di creare delle gif di quattro secondi, ricavandole da un video e animandole con le dita.

Avevamo già parlato di Vine, l’applicazione per iPhone che consente di riprendere micro video di sei secondi, acquisita da Twitter ancora prima del debutto online. Altri sono i software mobile che puntano su questa nuova forma di comunicazione: Tout propone video di 15 secondi da condividere istantaneamente con Facebook, Twitter, Tumblr, inviarlo via sms o postarlo nel proprio account tout; Cinemagram propone invece micro filmati di 2-3 secondi, simili a delle gif animate, su cui successivamente si possono impostare dei filtri stile Instagram, per poi condividerli a piacere; con Keek invece si possono girare video fino a 36 secondi, condividendoli, commentandoli e seguendo i vari utenti.

Il micro video si sposa perfettamente con i social network, soprattutto con il micro blogging di Twitter. I micro video possono essere usati come risposta “non canonica” ad un tweet, possono esprimere sentimenti o stati d’animo che magari non si riesce a esprimere scrivendo, aumentare a dismisura l’engagement del sito fornendo uno strumento nuovo, facile da usare, divertente.

In un ottica di marketing, quando i micro video sono combinati con gli hashtag, quindi sono indicizzati sotto un particolare argomento, diventano uno strumento potente per promuovere prodotti, per invogliare a cliccare su un link, aumentando le conversioni e creando delle campagne teaser fatte di micro video in grado di generare maggiore interesse negli utenti.

Probabilmente i micro video sono uno dei prossimi passi nella fruizione delle informazioni dalla rete, e possono anche rappresentare la prossima frontiera del giornalismo online, convergendo con il citizen journalism. Il Wall Street Journal da poco ha inaugurato una nuova sezione web, WorldStream, un flusso di micro video ripresi direttamente dai reporter con i loro smartphone. Come vediamo, sembra efficace il tipo di comunicazione che propone, aggiornata in tempo reale dagli stessi reporter e dai contenuti eterogenei.

Sicuramente l’avvento di questi particolari software sta cambiando il modo nel quale comunichiamo, continuando la rivoluzione dei prodotti web. Il futuro sembra brillante per il micro video, non ci resta che sperimentarlo al massimo.

Voi che ne pensate?

 

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