McFallimento su Twitter

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on LinkedInShare on Google+Email this to someone

Ogni giorno i nostri profili sui social network sono invasi da inserzioni pubblicitarie, efficaci strumenti promozionali che riescono a raggiungere un target abbastanza vasto. Ma, per un’azienda, un social network significa anche la possibilità di instaurare un dialogo serrato e costante con i propri clienti. Dialogo che, a volte, può rivelarsi una scomodissima arma a doppio taglio.

Grandi aziende che hanno ideato campagne pubblicitarie tramite social media sono state penalizzate da un esito negativo delle risposte, ricordiamo ad esempio la marea di critiche piovute sulla catena di fast food Wendy’s e le proteste dei viaggiatori della linea aerea australiana Qantas.

Caso analogo è accaduto qualche giorno fa al colosso mondiale McDonald’s, grazie ad una campagna pubblicitaria attivata su Twitter.

Cos’è andato storto? L’idea dei responsabili marketing di McDonald’s è stata lanciata qualche giorno fa per promuovere la freschezza degli ingredienti del loro menù. L’azienda ha acquistato un hashtag inizialmente chiamato #MeetTheFarmer e poi modificato in #McDStories, dove gli utenti di Twitter potevano raccontare le loro storie, esperienze e ricordi positivi legati al loro brand.

In un primo momento i riscontri dei tweet sono stati positivi. Ma la situazione ha cominciato presto a degenerare: oltre 1600 messaggi sui quali gli utenti hanno twittato le brutte esperienze vissute da McDonald’s. Una serie di commenti poco lusinghieri riguardanti qualità e freschezza del cibo, scarsa igiene dei locali, trattamento dei dipendenti, maltrattamento degli animali e brutte sorprese trovate all’interno dei panini.

Com’è finita? Con l’immediato ritiro dell’hashtag accompagnato dalla dichiarazione di Rick Wion, direttore della comunicazione tramite social media di McDonald’s: “Dopo un’ora abbiamo capito che non stava andando come speravamo e abbiamo fatto un cambio di rotta”.

Nella stessa giornata, però, l’azienda rilasciava i risultati d’esercizio: un utile di 1,38 miliardi di dollari in crescita dell’11% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Risultati di un’azienda solida, che sembra non abbia risentito particolarmente della crisi economica mondiale.

E’ forte il sospetto che possa essersi trattato di una strategia funzionale ad un recupero di visibilità del brand (sebbene messo in cattiva luce). Ma soprattutto si configura come una storia esemplare legata ai rischi in agguato dietro ogni campagna di marketing conversazionale.

Voi che ne pensate?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *