Il Marketing si diffonde anche grazie ai Bambini

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l'etica nel marketing con i bambini

Secondo gli esperti, i bambini, oltre a essere un potenziale consumatore (infatti hanno aumentato il proprio potere di acquisto già da qualche anno), possono anche diventare un gigantesco moltiplicatore del messaggio pubblicitario.

Seguendo questo ragionamento il nuovo sito inglese Dubit si è specializzato in questo tipo di marketing, conquistandosi in poco tempo una certa importanza su internet. L’agenzia ha reclutato centinaia di migliaia di bambini dai sette anni in su, con la promessa di campioni gratuiti di alcuni prodotti e di una paghetta fino a 25 sterline (circa 28 euro) a settimana, in cambio i ragazzi diventano “brand ambassadors” e devono diffondere un prodotto attraverso il passaparola nel web, sfruttando la loro rete di amici e compagni di scuola e la loro grande conoscenza dei social network  come facebook.

Inevitabilmente la questione ha sollevato non poche problematiche etiche, i genitori attraverso le loro rappresentanze come  l’avvocato Richard O’Hagan, chiedono al governo britannico di approvare con urgenza una normativa, per far fronte all’attuale buco legislativo.
In opposizione, il responsabile del sito inglese, Adam Hildreth, dichiara che Dubit chiede sempre l’autorizzazione dei genitori, almeno per chi ha meno di 16 anni, ma si sono verificati molti casi in cui i bambini sono riusciti ad aggirare il controllo della famiglia, entrando ugualmente nel circuito dell’agenzia.

Nonostante tutto, il servizio è stato usato per il momento da grandi multinazionali come Mattel o Coca-Cola, e si stima che gli iscritti a Dubit sono già oltre mezzo milione di piccoli promoter inglesi.

C’è da chiedersi quindi se ci sono limiti che il marketing non deve superare, o se questa è soltanto una nuova forma di apprendistato ( magari troppo precoce)?

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