La ricetta anti-crisi di Beau Toskich

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on LinkedInShare on Google+Email this to someone

Oggi vi proponiamo il contributo video di un interessante discorso di Beau Toskich. Eloquente il titolo: “Spremiamo la crisi”. Con grande verve e realismo, il guru di comunicazione competitiva statunitense snocciola le sue ricette per superare la congiuntura negativa dinanzi a una nutrita platea di impiegati.

Toskich usa l’emblematica metafora dell’acqua alla gola: non possiamo abbassare il livello dell’acqua, ma possiamo alzare la testa per riuscire a respirare. Per quanto possa operare in un periodo di crisi, un’azienda competitiva non manda in cassintegrazione nessuno. Anzi, agisce come una squadra che non lascia indietro nessun giocatore.

Per riuscirvi, secondo l’esperto, deve eliminare due malvezzi tipicamente italiani: i cosiddetti “tempi tecnici” e la frase “ci sentiamo dopo le feste”. L’azienda italiana deve trovare dei manager che lavorino in tempo reale perché, nel mercato di oggi, “pesce veloce mangia pesce lento”. E il mercato di oggi, che Toskich definisce “tirchio”, non perdona alcuna mancanza.

Il discorso si chiude con uno sguardo ai cassintegrati e alle altre vittime della crisi: individuate il vostro talento e sfruttatelo, fate in modo di non essere sostituibili da un microchip, valutate la soluzione di mettervi in proprio.

4 Responses to La ricetta anti-crisi di Beau Toskich

  1. dino scrive:

    Bellissima e coinvolgente discussione. Credo che tutti gli italiani avrebbero bisogno di sentirla e di rifletterci. Faccio una osservazione : Mr. Beau dice trovate come non farvi sostitutire da un chip : perche un chip non va in maternità, non si ammala, non chiede aumenti … eccetera. In asia il passo successivo a un lavoratore con un chip è sostituire un chip con un lavoratore asiatico : perche fa molto di piu è più flessibile e non è molto piu costoso.

  2. zoe scrive:

    Molto bella e stimolante! Il concetto del “freemium” spiegato così è davvero utile e come dice in effetti dino gli italiani avrebbero bisogno di ascoltarla. anche se pero’ dobbiamo ricordarci che il modello USA è molto diverso: si avviano progetti rischiando, anche se non sempre è chiaro il modello di business o con la consapevolezza che questo potrà cambiare magari 10 volte prima di produrre effetti positivi.
    pensate a facebook ad esempio: non fa soldi, ma quando hai centinaia di milioni di users prima o poi riuscirai a capitalizzare…

    “just my 2 cents”

    –zoe

  3. simone simone scrive:

    Ciao Zoe

    pensate a facebook ad esempio: non fa soldi, ma quando hai centinaia di milioni di users prima o poi riuscirai a capitalizzare…

    Non ne sono del tutto convinto.
    Tu menzioni facebook, ma ci sono state decine, se non centinaia, realtà online che avevano moltissimi visitatori e utenti attivi, ma sono stati costretti a chiudere,pressati dai debiti accumulati negli anni:
    il punto è quel “prima o poi ” ,cioè quanto si riesce a tirare avanti sperando che “prima o poi” arrivi il mio momento ?
    Sempre se dovesse arrivare…
    Se hai agito bene solitamente il “mio momento arriverà”, ma ci sono troppe variabili in ballo per esserne certi.
    Ciao

  4. zoe scrive:

    ciao simone,

    esatto, ci sono state centinaia di realtà che hanno dovuto chiudere, e proprio per questo mi riferivo al diverso approccio del capitalismo di frontiera made in usa che è piu’ incline ad investire in progetti in cui i modelli di business -paradossalmente- non sempre sono chiari e definiti.
    in italia sappiamo bene che spesso e’ difficile accedere a investimenti consistenti perché l’approccio e la cultura imprenditoriale è molto diversa da quella americana, al di la’ delle critiche che facilmente potremmo muovere magari sarebbe gia’ qualcosa che se ne parlasse sempre piu’, come nel nostro piccolo stiamo facendo su questo blog.
    ciao e buona giornata!

    zoe

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *