La politica di Google sui link a pagamento

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Quello che vi proponiamo oggi è un sunto, estrapolato dai passi più significativi, di un post pubblicato due giorni fa sul blog ufficiale italiano di Google da Stefano Bezze e Alfredo Pulvirenti (Search Quality Team). Tema: Google e il suo rapporto con i link a pagamento.

La ricerca naturale di Google funziona perché può contare su milioni di persone che inserendo link sulle pagine dei loro siti web ci aiutano a determinare quali siti offrano contenuto di valore. Google analizza l’importanza e rilevanza di ogni pagina web utilizzando più di 200 segnali ed una varietà di tecnologie, incluso il PageRank™, che ci permettono di determinare i siti che sono stati “votati” come le migliori risorse di informazioni dagli altri siti in giro per il web“.

Meritocrazia e democrazia del web, insomma, sono i punti fermi su cui si basa l’algoritmo del motore di ricerca e la sua logica SEO.

In questa prospettiva – proseguono gli autori della nota – è evidente che ogni cosa che cerca di manipolare artificiosamente il posizionamento del tuo sito o il suo PageRank può solo andare contro la filosofia di Google. Nonostante ciò, alcuni proprietari di siti e webmaster comprano e/o vendono link (includiamo anche i post a pagamento) per passare PageRank non curandosi della qualità di questi link, con l’unico fine di forzare il posizionamento dei siti in questione. Questo a dispetto degli altri webmaster che lavorano duro per creare ottimi contenuti e servizi per i loro utenti, aumentando così in maniera naturale la loro popolarità“.

Comprare link a pagamento – ammoniscono Bezze e Pulvirenti – è contrario alle Linee Guida di Google e può comportare un cattivo posizionamento del sito in questione nei risultati di ricerca. Tuttavia precisano: vendere link non è sempre sbagliato. “Quando i link venduti non passano PageRank e quindi non influenzano i motori di ricerca, vanno assolutamente bene. Per esempio, i link a scopo pubblicitario che non passano PageRank e non manipolano i risultati sono perfettamente ok. I link comprati per generare traffico o per scopi pubblicitari possono essere creati aggiungendo un attributo rel=”nofollow” al tag e implementando un reindirizzamento di questi link a una pagina intermedia che è esclusa dall’indicizzazione attraverso un file robots.txt“.

Attraverso gli Strumenti per il webmaster, spiegano gli uomini Google, è possibile segnalare alle funzioni algoritmiche del motore di ricerca siti che comprano o vendono link che passano PageRank: “Il vostro aiuto ci permetterà di conservare la meritocrazia nel web“.

Per chiudere, un consiglio pratico: “Contenuti e link sono entrambi importanti e la loro qualità dovrebbe essere collegata: contenuto utile attirerà link di valore“.

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