La dura vita dei fake al tempo di Zoorate

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Come avevamo già spiegato tempo fa, la maggior parte degli utenti ricerca informazioni riguardo un prodotto su internet, vagliando gli UGC (user generated content) nella forma di recensioni e giudizi. Di conseguenza, essi sono tra i più potenti strumenti di marketing, in grado di elevare un brand o declassarlo, soprattutto nell’e-commerce.

Sorge però un problema: sono già diversi i casi di aziende più o meno grandi che infarciscono i siti di recensioni (come Trip Advisor, per esempio) con giudizi falsi creati ad arte (detti anche fake), rendendo quindi questo strumento sempre meno affidabile. Ciò significa conseguenze negative per consumatori e aziende che lavorano onestamente nel campo e, ora che il problema è stato rilevato, crollo della fiducia nello strumento stesso del social media marketing e simili, il famoso rapporto “da consumatore a consumatore”.

Si tratta di un fenomeno in continua crescita e, già dallo scorso settembre, Gartner ha previsto un’ulteriore aumento delle recensioni fake (dal 10% al 15%) entro il 2014. Il primo pensiero, a questo punto, è: come fidarsi delle recensioni online? Come capire quando dietro un commento o un giudizio c’è un consumatore in carne e ossa e non un’azienda concorrente o qualcuno pagato per sfruttare l’effetto passaparola?

Da questi dubbi nasce l’idea di Zoorate. Zoorate è una startup italiana, nata nel 2010, specializzata nel settore del social commerce. Attraverso il sistema Feedaty, interviene proprio sugli UGC per tutelare aziende e consumatori dalle recensioni fake. Tutti i commenti e tutti i giudizi confluiscono attraverso questa applicazione installata direttamente nei siti delle aziende, dove vengono vagliati e certificati da Zoorate, che ne garantisce la genuinità.

Matteo Hertel, CEO e cofondatore di Zoorate, spiega: “Feedaty si pone come parte terza fra l’acquirente e il venditore per generare trasparenza a beneficio di entrambi: informazioni valide e credibili per chi legge e reali, con cui produrre valore, per il merchant – poi aggiunge – Il sistema si integra con chi vende online, qualunque cosa proponga, e va a contattare via e-mail tutti quelli che hanno davvero effettuato un acquisto sulla piattaforma chiedendo loro di rilasciare un voto e una recensione sul venditore e sul prodotto o servizio acquistato”.

“ Il consumatore scrive il commento che viene moderato dal nostro team. I giudizi non sono dunque gestiti da chi commercia ma da uno staff esterno – spiega il CEO di Zoorate – che ne valuta l’appropriatezza del linguaggio, la congruenza rating/commento e la coerenza con l’acquisto. Se gli elementi formali sono a posto, dà via libera alla pubblicazione. Non esistono portali esterni come TripAdvisor o Ciao: è un tool che entra nei vari siti. In pieno ossequio alla logica della disintermediazione”.

Hertel, poi, approfondisce l’argomento: “Se la recensione è negativa c’è infine uno strumento che si chiama Mediazione e che congela per 15 giorni quel giudizio mettendo in contatto venditore e acquirente per capire quale è stato il problema. In ogni caso, se la magagna non si risolve il commento viene pubblicato come qualsiasi altro giudizio positivo”.

Insomma, questo nuovo trend fa sperare nell’eliminazione (o perlomeno, al ridimensionamento) del fastidioso fenomeno dei fake.

E voi, avete mai avuto a che fare con giudizi o recensioni sospette?

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