La cultura all’epoca dei social network

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Ormai i social network non sono più un semplice corredo della nostra quotidianità ma stanno diventando in maniera sempre più decisa appannaggio della nostra cultura e soprattutto, strumenti con cui questa viene modellata.

Basti pensare in primo luogo a “Invasioni Digitali”, un progetto di Marianna Marcucci consistente in una serie di mini-eventi durante i quali si “invadono” luoghi d’arte allo scopo di fotografarli e promuoverli istantaneamente sui social utilizzando smartphone o fotocamere digitali.

Ma non basta un progetto come questo a farci “allarmare”. Infatti ben più impressionante è stata l’idea di Pierluigi Vaccano, fondatore del progetto “Twitteratura”. Il suo obiettivo? “Togliere Pavese dagli scaffali, per restituirlo alla gente“.

Nato nel gennaio 2012, “Twitteratura” ha trasferito su Twitter centinaia di anni di letteratura, aggiudicandosi la collaborazione con istituzioni scolastiche.

“Gli Scritti Corsari di Pasolini, oppure i Promessi Sposi di Manzoni: un gruppo di appassionati rilegge le opere, e dopo un attento lavoro di sintesi, le ripubblica a nastro in tweet da 140 caratteri. I Capponi di Renzo, Don Abbondio, Don Rodrigo e Lucia twittano da account con i loro nomi, come se vivessero ancora oggi”: attraverso le parole di Vaccano sono chiari i meccanismi che stanno alla base del progetto.

In termini di numeri, il suo successo corrisponde a 44mila tweet pubblicati in totale.

Ma non è finita qui. Sempre derivante dall’esigenza di voler importare la cultura all’interno dei social network, è l’applicazione di Valeria Di Rosa, Tweetbook, un libro in cui sono raccolte le conversazioni prese da Twitter.

“Un tweetbook è un libro digitale per rileggere con calma le conversazioni più interessanti. Non un semplice “embed”, ma si possono selezionare i tweet, aggiungere dei contenuti personali e pubblicare degli ebook”, ha raccontato la Di Rosa.

700 sono i tweetbook pubblicati da ben 500 autori e grazie all’applicazione sono stati realizzati progetti come #CaramellineAllaFrutta, per promuovere la pinacoteca di Città di Castello, oppure #Secutame, una guida sul Salento, creata da alcuni volonterosi studenti.

Insomma, questi tre esempi sono sufficienti per capire perfettamente quanto il connubio tra web e arte stia sempre più evolvendo. Giunti a questo punto, cosa fare? Lasciarsi trasportare da quest’ondata incessante di innovazione oppure rimanere ancorati ai tradizionali metodi per assimilare informazioni e “farsi una cultura”?

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