In Italia il crowdfunding si chiama StarsUp

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Il suo nome è StarsUp e si presenta come la prima piattaforma in Italia di equity crowdfunding.

Nata da un’idea dei commercialisti Matteo Piras, Carlo Piras e Alessandro Scutti, StarsUp è stata da poco approvata dalla Consob, la commissione che controlla i mercati finanziari. «Non è stato particolarmente difficile ottenere l’approvazione – afferma Piras – abbiamo fatto domanda in agosto e in settembre ci hanno comunicato di aver iniziato il procedimento di istruttoria. Da allora hanno rispettato i tempi previsti dalla legge. Ci siamo stupiti di essere stati gli unici a proporci all’apertura del registro».

L’obiettivo dei tre collaboratori è quello di proporre dai dieci ai quindici progetti nel corso di questo primo anno. Il primo, e per ora l’unico che appare sul portale, è Cantiere Savona, realtà sarda creata da Andrea Columbu, Giovanni Vacca e Mauro Bandini nel 2010, che chiede alla rete 380mila euro. La società si occupa di ideare, produrre e diffondere una nuova linea di yacht eco-compatibili. Per quanto riguarda i prossimi due progetti, invece, saranno svelati tra qualche settimana.

Il portale gode di una grafica essenziale, una buona organizzazione delle informazioni e un’ampia visibilità concessa ai progetti. Dopo aver effettuato la registrazione, i passaggi che guidano l’utente all’investimento sono rapidi: occorre compilare un questionario per dimostrare la propria consapevolezza nei confronti dell’azione che si sta per intraprendere e specificare la cifra che si ha intenzione di investire.

Sarà possibile ricorrere ad un semplice bonifico online se l’investimento è pari o al di sotto dei 500 euro; in caso contrario il cliente dovrà recarsi nella propria filiale e dare di nuovo conferma di essere consapevole di ciò che sta facendo e di voler procedere con l’investimento.

Quest’ultima opzione potrà essere effettuata, per ora, esclusivamente dai clienti di Banco Popolare o Credito Bergamasco. «Nel giro di un mese o poco più saremo pronti per raccogliere investimenti dagli altri correntisti», anticipa Piras.

Ma una volta confermato tutto si può tornare indietro? Ebbene si, al cliente verrà concessa una settimana di tempo per eventuali ripensamenti, i quali dovranno essere espressi tramite e-mail e saranno seguiti dal trasferimento dei soldi su un conto indisponibile in attesa della conclusione della campagna.

Il denaro verrà trasferito nelle casse della startup solo se la cifra verrà raggiunta con il contributo del 5% di una banca, una fondazione bancaria o di un incubatore. Ma anche in questo caso StarsUp aiuterà il cliente offrendogli i contatti con investitori certificati.

Una volta ultimato il processo, l’utente diventerà comproprietario, con la possibilità di esercitare diritti amministrativi e patrimoniali e di godere degli utili a fine anno. Nel caso di un’eventuale cessione della startup, l’investitore avrà la possibilità di vendere le proprie quote nei successivi tre anni seguendo le stesse condizioni dei fondatori.

I tre commercialisti dichiarano di essere interessati perlopiù a «la squadra che sta dietro al progetto e il suo stato d’avanzamento». Qual è il loro obiettivo? «Far sì che tra qualche hanno chi ha qualche soldo da investire cerchi idee su StarsUp con la stessa naturalezza con cui si scorrono gli alberghi su Booking», queste le parole di Piras.

Sicuramente questo è un gran passo avanti per l’Italia nei confronti del crowdfunding. Voi cosa ne pensate? Siete ottimisti o credete che il nostro Paese non sia ancora pronto per simili iniziative?

Francesca Zia
Ha studiato Economia e Gestione Aziendale presso l’Università degli Studi di Trieste. Appassionata di marketing e di economia, segue con attenzione le ultime tendenze in fatto di comunicazione

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