Il Super-Bowl, sacro Gral per la pubblicità, in aiuto alle donne.

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Come ogni edizione la finale del campionato di football americano riesce sempre a far parlare si sé. Lo spettacolo è andato in onda la notte del 2 febbraio, tenendo incollati ai televisori 102.3 milioni di telespettatori.

Solo un evento sportivo? Forse no. Il Superbowl rappresenta infatti l’evento mediatico per eccellenza tanto che le varie compagnie mondiali sono state disposte a sborsare 4,5 milioni di dollari per soli 30 secondi di spot pubblicitario.

La sfida per lo spot più visualizzato mette quasi in ombra la partita e spinge ogni volta i vari brand a ricercare l’attenzione del pubblico attraverso pubblicità ironiche e creative ma non sempre di buon gusto.

Da Kim Kardashian alla coppia Matt Damon-Mindy Kaling fino alla presenza di Pierce Brosnan: sono solo alcuni nomi delle star che hanno recitato, ma a far parlare molto di se quest’anno è stato il primo spot contro la violenza sulle donne.

Il video per la prevenzione della violenza femminile mostra la chiamata di una donna al 911 che per denunciare il fatto finge di ordinare una pizza al telefono e, grazie alla complicità del poliziotto, riesce a farsi capire e soccorrere.

Se l’obiettivo era quello di attirare l’attenzione mediatica sul gravissimo problema, lo spot ci è riuscito sicuramente, ma può bastare uno video di 30 secondi come prevenzione al problema?

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