Google promuove il made in Italy

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In tempi in cui il nostro paese non offre grandi soddisfazioni, ecco che Google tenta di ravvivare il nostro senso patriottico inaugurando, attraverso il progetto “Made in Italy: Eccellenze in Digitale”, una galleria virtuale contenente alcuni tra i più famosi prodotti italiani, correlati di storia, immagini e contatti.

Tranquilli. Potrete navigare nel made in Italy a costo zero: dal Grana Padano al pecorino sardo, dal vetro di Murano alle ceramiche di Grottaglie. Più di 100 prodotti artigianali e agroalimentari di orgoglio italiano messi a disposizione degli utilizzatori curiosi di Google.

L’iniziativa è stata realizzata per l’Italia dal Google Cultural Institute, insieme al ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali e a Unioncamere, e si è presentata come un’operazione senza precedenti il cui scopo è quello di far conoscere soprattutto le nostre piccole e medie imprese nel mondo avvicinandole alle potenzialità di Internet, e di contrastare la contraffazione e l’Italian sounding che sottrae al nostro paese 60 miliardi ogni anno.

«Un link tra la Food valley e la Silicon Valley», ha affermato il ministro Nunzia de Girolamo, contestando però la mancanza di una sezione dedicata all’e-commerce che determinerebbe un salto di qualità a livello di compravendita dei prodotti italiani.

Ma in tutto questo Google cosa ci guadagna? Nessuno fa niente per niente, specialmente se si tratta di un’azienda che nel 2012 ha avuto un fatturato di 50 miliardi di dollari. Il consolidamento della sua posizione in Italia e la realizzazione di un eventuale portfolio di potenziali clienti sono i due motivi maggiori che hanno spinto Google ad investire in questo progetto. Come spiega D’Asaro Biondo, presidente area Sud e Est Europa, Medio Oriente e Africa della società, «Alcune delle imprese coinvolte potranno usare i nostri servizi, per noi tutto questo è anche un’attività commerciale e non lo neghiamo».

Unico intoppo? Il ritardo dell’Italia nella diffusione della banda larga, al quale si sta cercando di trovare rimedio. Nel frattempo Google ha approfittato per rimarcare la polemica sull’ipotesi che in Italia venga introdotta la cosiddetta Google Tax, attraverso la quale l’Italia vorrebbe imporre all’azienda più tasse da pagare.

Quando si parla di tasse, scatta sempre la polemica. Ma siamo sicuri che Google sia nella posizione per poter protestare? 

 

Francesca Zia
Ha studiato Economia e Gestione Aziendale presso l’Università degli Studi di Trieste. Appassionata di marketing e di economia, segue con attenzione le ultime tendenze in fatto di comunicazione

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