Fare affari con Spotify

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Lo streaming sul web è di fatto lo strumento di fruizione musicale che va per la maggiore nel 2013.

Dopo gli specialisti come Pandora (non ancora disponibile in Italia) e Spotify (lanciato all’ultimo Festival di San Remo), anche i colossi del web e dell’hi-tech odierno come Google, Apple, Twitter, si stanno armando per fornire dei servizi di streaming legale ai propri utenti.

Le imprese dell’industria tecnologica hanno immediatamente recepito le possibilità remunerative dietro a questo tipo di servizio: come testimoniano i dati della Riaa, l’associazione dei discografici americani, lo streaming online ha fatto aumentare, nel 2012, i ricavi dell’industria del 14%, pari a circa quattro miliardi di dollari. Un importo significativo, soprattutto se comparato con quello della crisi dell’industria del disco nell’era dell’informazione digitale.

La possibilità di fruire, nel caso di Spotify, di una libreria musicale di sedici milioni di brani, ogni giorno in aumento come gli stessi abbonati al servizio, è un traino non indifferente, sia per gli utenti che per le imprese.

Ma Spotify potrebbe trasformarsi (o essere già) in un nuovo canale per il social media marketing della vostra azienda?

Sembra proprio di sì, anche secondo l’ultima trasformazione in senso social, che permette di implementare la possibilità di seguire gli utenti preferiti grazie al tasto “follow” e, di conseguenza, poter spulciare tra le loro playlist. All’interno della piattaforma di streaming, però, non è ancora possibile creare delle pagine aziendali (come su Facebook o Twitter).

In attesa di questa possibilità, si può cominciare ad emergere con un profilo personale, creando le proprie playlist e condividendole sulle proprie pagine ufficiali all’interno di altri social network grazie all’utilizzo della funzione di condivisione multipiattaforma.

Le potenzialità di Spotify come ulteriore strumento di social media marketing sono riscontrabili soprattutto nel forte potere aggregante e nel carico emozionale che la stessa musica porta con sé.

Alla possibilità di coinvolgere empaticamente gli utenti possiamo aggiungere un richiamo al brand (che può essere anche solo la condivisione su altri social network), innescando una reazione virale che potrebbe portarli non solo a rafforzare il legame con esso, ma anche ad incoraggiarne uno nuovo con un diverso tipo di prodotto.

Ad esempio una playlist che racconti la nascita di un prodotto, o una che raccolga le canzoni usate per una campagna di successo, o semplicemente una playlist che dia una dimensione personale e differenziante al brand.

L’intento è quello di privilegiare l’incontro con gli utenti, di rendere sempre più vicino il gusto del brand con il loro, veicolare l’immagine dell’impresa attraverso canali che si discostino da quelli dell’advertising tradizionale, privilegiando un approccio personale e profondo. Chi può fare questo meglio della musica?

Questa strategia ha già dimostrato il suo potenziale, addirittura con il presidente Obama, che crea playlist su Spotify regolarmente, con l’intento di avvicinare in qualche modo l’esperienza della quotidianità vissuta dal Presidente degli Stati Uniti d’America.

Infine vi segnaliamo un brand italiano che, oltre ad accompagnarlo durante il suo lancio in Italia, ha adottato Spotify per il suo marketing: Disaronno. All’interno del programma di rilancio del brand, l’impresa ha deciso di adottare questa nuova piattaforma per aumentare l’engagement, la brand awareness, e per lanciare l’immagine di brand contemporaneo, giovane e trendy, supportando un medium che interessa al target giovane e dinamico e che apre a nuove forme di comunicazione.

 

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