Facebook influenza lo stato d’animo?

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on LinkedInShare on Google+Email this to someone

Le caratteristiche principali del Web 2.0 si sa, sono l’interattività e la condivisione. Nelle varie piattaforme conosciute come “Social Network” ogni giorno tutti noi postiamo ciò che ci passa per la mente, i nostri stati d’animo e quello che meglio li rappresenta. Ma le nostre emozioni sono contagiose per gli altri?

Uno studio condotto da Adam Kramer del Data Science Team di Facebook pubblicato da poco su PNAS lo conferma: ciò che appare sul nostro elenco di notizie, finisce per influenzare ciò che pubblicheremo sulla nostra timeline. Sentimenti e stati d’animo si diffondono e si propagano tra le persone in base alle condivisioni e alle reciproche influenze. Proprio come se avvenisse un “contagio emotivo”.

Adam Kramer e i suoi colleghi hanno condotto l’indagine su 689mila utenti grazie all’aiuto della University of California e alla Cornell University. Tra l’11 e il 18 gennaio hanno manipolato i sistemi che gestiscono le dinamiche del social riducendo l’esposizione del gruppo sperimentale prima a contenuti positivi e successivamente a quelli negativi. Meno emozioni vengono diffuse più si ha luogo a un “effetto di ritiro” quindi a meno reazioni.

Nel momento in cui alle persone sono comparsi contenuti più negativi nel News Feed queste hanno risposto con una maggiore percentuale di parole negative negli stati e lo stesso con quelli positivi. Quindi quando si pensa che i post di Facebook possano essere pericolosi perché potrebbero causare una comparazione sociale, in cui più vediamo contenuti positivi più tendiamo a sentirci peggio degli altri è assolutamente sbagliata.

La ricerca è stata realizzata su utenti con autorizzazioni fornite nella Data use policy al momento dell’iscrizione. Non mancano le polemiche sulla manipolazione dei dati per registrare le reazioni. È ovviamente qualcosa di legale, ma è altrettanto etico?

È doverosa una riflessione su quanto e come i Social Network sono in grado di influire su di noi in modo inconscio e sugli effetti che si possono ottenere dalla manipolazione degli algoritmi che decidono cosa far comparire sulla nostra home. Il potere di Facebook non si limita ad acquisti, pubblicità o marketing, ma è più grande di ciò che si pensava.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *