Dietro la pubblicità: ecco cosa succede nel tuo cervello

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Vi siete mai chiesti come mai durante le pubblicità più banali ad un certo punto accade qualcosa che ce le farà ricordare per sempre? La risposta più naturale e semplice che ci può venire in mente è quella dell’effetto sorpresa. Ma cosa avviene davvero nel nostro cervello quando guardiamo uno spot?

Gli studi condotti dal “Wellcome Trust Centre for Neuroimaging” dell’University College London hanno trovato una correlazione con le pubblicità e l’attività dell’ippocampo.

L’ippocampo è una parte del nostro cervello situato nel lobo temporale: esso gestisce la memoria a lungo termine e la navigazione spaziale, elementi che ricoprono un’importanza notevole nel marketing. Gli studi hanno determinato che l’ippocampo agisce sulla memoria su due fronti, previsione e confronto.

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Proviamo a pensare a quando guardiamo uno spot TV: spesso siamo di fronte ad un ambiente conosciuto o familiare, ci sono elementi che troviamo facilmente nella realtà e le azioni che si svolgono sono quelle che prevediamo. Qui l’ippocampo svolge i suoi due compiti di confronto e previsione, per poi arrivare alla fase di verifica con la realtà. Se tutto ciò che accade nella pubblicità è reale, allora tutto scorrerà davanti ai nostri occhi con leggerezza. Ma se ci dovesse essere un’immagine, un suono o qualche elemento contrastante con il resto, allora l’ippocampo entra in gioco, richiamando la nostra attenzione.

Vediamo due esempi che chiariscono meglio il funzionamento dell’ippocampo durante le pubblicità.

“Tzomet Sfarim” è una libreria israeliana che ha fatto molto parlare di sé grazie ad una campagna davvero originale quanto d’impatto. Studiata per denunciare il troppo tempo passato sui social network e quello sempre meno dedicato alla lettura, il claim della libreria è “Affronta un libro”. Niente di strano, se non fosse che in inglese suona più o meno così: “Face a book”. Un sapiente uso dei colori e del font poi ha fatto il resto.

Il secondo esempio utilizza una frase fatta. Avrete sicuramente sentito che “la pratica rende perfetti” (Practice make perfect). E se al posto di “perfect” ci mettessimo il nome del brand? È ciò che ha fatto “Patron”, nota azienda produttrice di tequila messicana. “Practice makes Patron” dunque!

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Come avete visto, basta poco per attirare l’attenzione e creare un messaggio che colpisca il cliente. L’arte del marketing è proprio questa: creare un messaggio che resti impresso, senza andare ad intaccare la reputazione del brand. Grazie ai recenti studi sul cervello e il suo funzionamento, oggigiorno si riescono a ideare messaggi sempre più efficaci e precisi. Che ne pensate di prendere spunto da queste campagne per crearne una per i vostri clienti? Voi mettete l’idea, noi vi aiutiamo a renderla realtà!

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